martedì 29 agosto 2017

LE VACANZE - Jose' Saramago (Do este Mundo e do Otro, 1983")


Oggi parlerò delle vacanze: è tempo loro, come si dice che è tempo di ciliegie. Un altro albero dà questi frutti, e lo stesso albero li coglie: i giorni ce le portano, i giorni ce le tolgono. Così scorrendo passa il tempo, ma all’approssimarsi delle vacanze è tutto un desiderarle, fare progetti, cullare illusioni. Arrivato il momento, abbiamo davanti a noi uno spazio vuoto che ci aspetta, come una grande sala che dobbiamo occupare. Che ci metteremo dentro? C’è chi passa qualche giorno al suo paese, chi si arrischia all’estero, chi conta i centesimi per un ombrellone in spiaggia. C’è anche chi non esce di casa e resta a guardare, tutto il giorno, la strada dove abita. Sia come sia, i giorni delle vacanze acquistano d’improvviso un valore che gli altri non avevano. Sono giorni totalmente disponibili, alla mercé della fantasia e delle possibilità di ciascuno. Il tempo si è scollegato dal meccanismo dell’orologio, è una dimensione non delimitata, informe, un pezzo di argilla davanti alle mani che lo modelleranno.

venerdì 7 luglio 2017

ESTATE ITALIANA - eBook - Racconti AA.VV

SCHEDA


Titolo: ESTATE ITALIANA - 2017
Autori e Titoli: 
L. Pirandello -  Lo Scaldino
L. Sciascia -  L'esame
A. Moravia -  Fanatico
F. Tozzi -  La  Cognata
G. Scerbanenco - Chi Salverà la Volpe 
N. Ginzburg -  Elogio e Compianto dell'Inghilterra
I. Svevo -  Giacomo
D. Buzzati -  Qualcosa era successo
A. Campanile -  Il Bicchiere Infrangibile
A. Tabucchi - Piccoli Equivoci Senza Importanza

Genere: Raccolta Racconti AA.VV.

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sabato 17 giugno 2017

SOLO ANDATA - Robert Bloch


            Joe Gibson era in qualche posto più in su dell’inferno, ma non sapeva affatto dove, e non gliene importava un accidente finché quel bancone del bar restava davanti a lui. Ora stava ridendo, mentre qualcuno cantava con voce triste e lontana. Lui disse: «Sì, un altro» e poi…
            Ecco comparirgli davanti quel tipo col soprabito marrone.
            Uno strano tipo dall’aria un po’ pazza; teneva le mani ficcate in tasca, il bavero sollevato e la falda del cappello abbassata, come un gangster da strapazzo in un film poliziesco.
            Il pazzoide stava parlando, ma ci volle un buon minuto prima che le parole raggiungessero il cervello di Gibson e acquistassero un senso.
            «Il tuo guaio, amico, è che hai bisogno di un po’ di vacanza» diceva il pazzoide. «Diciamo che devi cambiar aria.»
            «Certo, certo» annuì Gibson, cercando il bicchiere. Lo aveva perso da qualche parte in mezzo alla nebbia.

lunedì 5 giugno 2017

COSCIOTTO D’AGNELLO Roald Dahl


La stanza era calda e pulita, le tende erano tirate, le due lampade da tavolo accese: quella accanto a lei e l’altra accanto alla poltrona vuota di fronte a lei. Sulla credenza alle sue spalle c’erano due bicchieri alti, le bot-tigliette della soda, il whisky. I cubetti del ghiaccio erano nel secchiello termoisolante.
Mary Maloney aspettava che il marito tornasse a casa dal lavoro.
Ogni tanto lanciava un’occhiata alla pendola, ma senza provare ansia, al solo scopo di rasserenarsi al pensiero che a ogni minuto che passava il momento del rientro del marito s’avvicinava. Aveva, come dire, un’aria sorridente e calma. Il modo in cui chinava il capo sul lavoro di cucito che stava eseguendo era stranamente tranquillo. La pelle - era infatti al sesto mese di gravidanza - aveva acquistato una meravigliosa trasparenza, le labbra non erano tese e gli occhi, con quel loro sguardo placido, sembravano più grandi e più scuri di prima.

giovedì 1 giugno 2017

LA NOTTE DEI PESCI - Joe R. Lansdale


Era un pomeriggio bianco come un osso, con un cielo privo di nuvole e un sole mostruoso. L'aria vibrava come una massa di ectoplasma gelatino-so. Non c'era un alito di vento.
            In quell'afa viaggiava una Plymouth nera vecchia e scassata, che tossiva e ruttava fumo bianco dal cofano. Starnutì due volte, ebbe un sonoro ritorno di fiamma, morì sul ciglio della strada.
            Il guidatore scese e andò al cofano. Era un uomo nei grami anni inverna-li della vita, con capelli di un castano smorto e un grosso stomaco a cavallo delle anche. La camicia era aperta fino all'ombelico, le maniche arrotolate fin sopra i gomiti. I peli sul petto e le braccia li aveva grigi.
            Un uomo più giovane scese dal lato del passeggero, e anche lui andò a mettersi davanti all'auto. Gialle esplosioni di sudore macchiavano le ascelle della sua camicia bianca. Al collo era appesa una cravatta a strisce, sciolta, come un serpente domestico morto nel sonno.

giovedì 25 maggio 2017

Birthday Girl - Haruko Murakami


 Voi cos'avete fatto il giorno del vostro ventesimo compleanno? Lo ricordate? Io sì. Il 12 gennaio 1969 – una giornata buia e fredda – per guadagnare qualcosina lavoravo come cameriere in un caffè. Non avendo trovato nessuno che mi sostituisse, finii col passare una giornata squallida, dall'inizio alla fine, una giornata che in quel momento mi parve un presagio di tutta la mia vita futura.
            Anche la protagonista di questo racconto, quando era ragazza, ha trascorso il suo ventesimo compleanno in modo poco entusiasmante. Era piovuto dal mattino alla sera. Ma chissà, forse all'ultimo momento l'aspettava una sorpresa.
             
            Il giorno in cui compì vent'anni, come ogni venerdì era di turno al ristorante, ma aveva chiesto alla collega di fare uno scambio e in teoria era libera. Desiderio comprensibile. Portare ai tavoli gnocchi alla zucca e fritto misto di pesce sotto gli improperi del cuoco non si poteva certo considerare un bel modo di festeggiare il raggiungimento della maggiore età. Peccato che la ragazza che doveva sostituirla, a letto con l'influenza, si fosse aggravata. Con la febbre a 40° e la diarrea, non era certo in condizioni di lavorare. Così all'ultimo momento lei aveva dovuto precipitarsi al ristorante.

venerdì 19 maggio 2017

TOP 10 di LETTERALMENTE - Gli ebook più scaricati


L’eBook - TOP 10
La classifica dei racconti più scaricati su:
letteralmentebook.blogspot.it

E' sempre il racconto di Tabucchi a guidare la classifica degli ebook più letti. Il suo post, anche negli ultimi due mesi, ha ottenuto una quarantina di click, portando il bottino complessivo a quasi 250 visualizzazioni. Guy de Maupassant, tre mesi fa non stava neppure nei primi trenta, invece nell'ultimo periodo il suo link è risultato, a sorpresa, il più cliccato. Buon andamento anche per i RACCONTI UMORISTICI  di Campanile e LA CIOCIARA di Moravia i quali, zitti zitti, lentamente ma con costanza, stanno risalendo la classifica. Inutile fare delle considerazioni su questa classifica, il web ha di queste stranezze: la fortuna o meno di un link dipende da un sacco di fattori impoderabili, e spesso non tiene conto della qualità del contenuto. Insomma, questa classifica è solo un gioco, una curiosità, un mezzo divertente (per il sottoscritto naturalmente) per tenere sotto controllo l'andamento del blog e niente di più.
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N° Cilck: 247 postato il: 20/11/16

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68 04/10/16

Dal 11° al 20° posto

mercoledì 17 maggio 2017

LA STELLA - Arthur C. Clarke


           Siamo a tremila anni luce dal Vaticano, qui. Una volta credevo che lo spazio non potesse nulla contro la fede, come anche credevo che i cieli proclamassero la gloria dell’opera del Signore. Ora ho visto quest’opera, e la mia fede è orrendamente scossa.
            Guardo il crocifisso appeso nella mia cabina sopra il Computer Mark VI, e per la prima volta nella vita mi chiedo...
            Non l’ho ancora detto a nessuno. Ma la verità non si può nascondere. E del resto i fatti sono qui, a disposizione di tutti, registrati nei chilometri e chilometri di nastro magnetico e nelle migliaia di fotografie che stiamo riportando sulla Terra. Per gli altri scienziati non sarà più difficile, interpretarli, di quanto sia stato per me; né io, da parte mia, sarei disposto ad alcuno di quei compromessi con la verità che hanno gettato, in passato, qualche ombra sulla reputazione del mio Ordine.

venerdì 12 maggio 2017

Au Sable. - Joyce Carol Oates (racconto)


            Agosto, all’imbrunire. Nel silenzio della villetta di periferia squillò il telefono. Mitchell esitò un istante prima di alzare il ricevitore. “Ed ecco la prima nota sbagliata”. A chiamare era il suocero di Mitchell, Otto Behn.
            Otto non telefonava mai prima delle undici di sera, quando scattava la tariffa notturna. Anche quando sua moglie Teresa era stata in ospedale.
            “La seconda nota sbagliata. La voce”. “Mitch? Pronto! Sono io, Otto.” Il tono era stranamente alto, ansioso, come se Otto fosse più lontano del solito, e temesse che il genero non lo potesse sentire.
            Ma sembrava anche cordiale, perfino brioso, come in quel periodo era di rado. Lizbeth, la figlia di Otto, era arrivata a temere le sue telefonate notturne: appena alzavi la cornetta, Otto si lanciava in una delle sue interminabili invettive che non si sapeva mai se prendere sul serio, un po’ in stile Lenny Bruce (un idolo di Otto alla fine degli anni Cinquanta). Adesso che aveva passato gli ottanta, anche Otto era diventato un arrabbiato: ce l’aveva su col cancro di sua moglie, con i suoi malanni cronici, con i vicini di Forest Hills (marmocchi rumorosi, cani che abbaiavano, tosaerba, aspirafoglie), con le due ore di attesa “in una ghiacciaia” per la sua ultima risonanza magnetica, con i politici - compresi quelli che aveva aiutato in campagna elettorale quindici anni prima, durante la prima ondata di attivismo postpensionamento, dopo avere smesso di insegnare alle superiori. Era con la vecchiaia che ce l’aveva su Otto, ma chi aveva il coraggio di dirglielo? Non sua figlia, e di certo non suo genero.

mercoledì 10 maggio 2017

La storia dell’immagine perduta - E. T. A. Hoffmann

Finalmente arrivò il momento in cui Erasmo Spikher poté esaudire il desiderio che aveva nutrito in cuore per tutta la vita. Con umore allegro e la borsa piena montò sulla carrozza per lasciare la sua patria e recarsi verso le calde terre del Sud.

 La devota moglie si sciolse in lacrime, sollevò il piccolo Rasmo dopo avergli pulito accuratamente naso e bocca, perché il padre prima della partenza gli desse ancora qualche bacetto... «Addio, mio caro Erasmo Spikher» disse la donna singhiozzando «ti terrò la casa in ordine, pensa spesso a me, siimi fedele e non perdere il bel berretto da viaggio, se, come spesso ti succede addormentandoti, sporgi il capo della carrozza.» Erasmo Spikher promise.

mercoledì 3 maggio 2017

Il coccodrillo sapiente - NOVELLE FATTE A MACCHINA - Gianni Rodari


Un coccodrillo si presenta alla sede della RAI-TV, viale Mazzini 14, Roma, e chiede di essere ricevuto dal direttore del programma Rischiatutto. Il portiere non vuole lasciarlo passare. Il coccodrillo insiste:
— Non vedo alcun cartello che vieti l'accesso ai coccodrilli. Lei vuole forse saperne più dei cartelli?
— Aspetti almeno che faccia una telefonata.
— Bravo. Non ho niente contro l'uso del telefono.
Il portiere chiama l'ufficio del capo supremo del Rischiatutto.
— Dottore, c'è qui un certo coccodrillo.
— Ah, — dice il dottore, il quale, siccome parla sempre in due o tre telefoni contemporaneamente, le parole lunghe le capisce solo a metà, — il signor Cocco. Va bene, lo faccia salire.

lunedì 1 maggio 2017

RUMORE DI TUONO - Ray Bradbury



La scritta sul muro sembrò baluginare, come sotto una pellicola d’acqua calda in movimento. Eckels si sentì battere le palpebre sulla fissità degli occhi, e in quella momentanea oscurità la scritta arse:

SAFARI NEL TEMPO, INC.

SAFARI IN QUALUNQUE ANNO DEL PASSATO.

VOI SCEGLIETE L’ANIMALE.

NOI VI PORTIAMO LÀ.

VOI SPARATE.

 Un muco caldo si raggrumò nella gola di Eckels, che inghiottì per mandarlo giù. I muscoli attorno alla sua bocca formarono un sorriso, mentre tendeva lentamente la mano nell’aria, e in quella mano sventolava un assegno di diecimila dollari verso l’uomo seduto alla scrivania.

lunedì 24 aprile 2017

LetteralmenteBook: GLI OROLOGI - Federigo Tozzi

LetteralmenteBook: GLI OROLOGI - Federigo Tozzi:



GLI OROLOGI

             Bernardo Lotti teneva nella sua casa un orologio per ogni stanza, anche in camera: soltanto nel salotto quattro. Erano orologi vecchi, a pendolo, quasi tutti eguali meno che di grandezza, con il quadrante di legno e una ghirlanda di rose, a mazzi, dipinta attorno alle ore. Ve n'era uno, nel salotto, che sembrava nato lì dalla parete e poi cresciuto più di tutti gli altri. Erano venti o trent'anni che nessuno lo staccava più. I suoi pendoli di ottone pareva che dovessero pesare qualche quintale.
Le sue lancette nere parevano lame di coltelli: facevano il giro come se avessero da tagliare e da uccidere; e aveva un tic-tac come un respiro. Il suo quadrante, prima verniciato di bianco, era di un colore indefinibile e sporco, con la ghirlandetta delle rose mezzo falciate dalla punta di quelle lancette lunghe: i tarli lo avevano forellato come tanti spilli. Quando batteva le ore, si stava ad ascoltare la sua voce; dimenticando di contarle. Era una specie di canto sommesso; e ci si aspettava che avesse pronunciato anche qualche parola. La ruggine dei suoi congegni aveva una dolcezza sentimentale. Gli altri tre orologi si udivano a pena, e pareva che avessero paura di quello.

giovedì 20 aprile 2017

LetteralmenteBook: LA LUISONA - Stefano Benni

LetteralmenteBook: LA LUISONA - Stefano Benni:

Stefano Benni?
Dopo Pirandello, dunque non un pinco pallino qualunque, proprio Stefano Benni? E con che cosa? Nientemeno con la Luisona del Bar dello Sport, la pastarella o il pasticcino, (dipende da dove siete nati), più celebre di certa letteratura moderna.
Ebbene sì, lo ammetto, passo da un autore della fine Ottocento a uno scrittore contemporaneo forse con troppa indifferenza. E’ vero, non ho un progetto letterario in testa, nessuna fregola intellettuale, non ho interessi editoriali di sorta, mi affido piuttosto all’istinto, all’umore del momento, al mio naso e sovente lascio che sia il caso a decidere quale autore pescare nel mazzo dei migliori, mai di testa mia, bensì secondo la critica ufficiale.
Non sono onnivoro in lettura, anch’io ho le mie preferenze, i miei gusti, ma per il momento li ho messi da parte. Non so fino a quando, forse presto mi stanco, in ogni caso per non sbagliare seguo l’esempio di quelle radio libere che diffondono nell’etere soltanto grandi successi musicali. E’ più facile, non ci sono rischi e poi con un classico si fa sempre bella figura. Tanto i racconti, voi lo sapete meglio di me, su carta e sul web, classici o moderni, famosi o sconosciuti che siano, non sono mai andati a ruba.
Questo per quanto riguarda la pesca dell’autore, per la scelta del racconto da postare invece le cose sono un po’ più complesse. Intanto leggo sempre ciò che pubblico, non scelgo a cacchio, e talvolta sono costretto a sorbirmi tutta una raccolta di un autore, anche se non è nelle mie corde, prima di trovare il racconto più adatto o il meno peggio, non in assoluto, ma tra quelli che sono riuscito a reperire nel web. E talvolta non è così semplice come sembra.
Lascio da parte il lavoro editoriale, grafico e pratico, necessario per rendere l’opera presentabile e leggibile anche sui moderni lettori elettronici, che è la parte forse più evidente, ma certamente la più noiosa. Però faccio tutto questo con piacere e soprattutto con un grande rammarico, quello di non averlo fatto prima. Buona lettura.

mercoledì 19 aprile 2017

lunedì 3 aprile 2017

UNA GIORNATA - Luigi Pirandello


             Strappato dal sonno, forse per sbaglio, e buttato fuori dal treno in una stazione di passaggio. Di notte; senza nulla con me.
             Non riesco a riavermi dallo sbalordimento. Ma ciò che più mi impressiona è che non mi trovo addosso alcun segno della violenza patita; non solo, ma che non ne ho neppure un’immagine, neppur l’ombra confusa d’un ricordo.
             Mi trovo a terra, solo, nella tenebra d’una stazione deserta; e non so a chi rivolgermi per sapere che m’è accaduto, dove sono.
             Ho solo intravisto un lanternino cieco, accorso per richiudere lo sportello del treno da cui sono stato espulso. Il treno è subito ripartito. E subito scomparso nell’interno della stazione quel lanternino, col riverbero vagellante del suo lume vano. Nello stordimento, non m’è nemmen passato per il capo di corrergli dietro per domandare spiegazioni e far reclamo.

domenica 26 marzo 2017

UN CANE MARRONE SCURO - Stephen Crane

SCHEDA

Autore: Crane Stephen (1871 - 1900)
Titolo: Un cane marrone scuro
Anno: 1 edizione 1900
Genere: Racconto
N° Parole: 2330

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Descrizione
Stephen Crane è stato uno scrittore, giornalista e poeta statunitense. Insieme a Garland e Howells fu tra gli iniziatori del romanzo naturalistico americano. Fu corrispondente nelle guerre greco-turca e ispano-americana e autore di numerosi racconti tra cui Un cane marrone scuro. Stephen Crane è considerato dalla critica moderna come uno dei più innovativi scrittori della sua generazione. Nella parte finale della sua vita, in Inghilterra, fece amicizia con scrittori come Joseph Conrad e H. G. Wells.
(font: altrianimali)

venerdì 24 marzo 2017

VICINI - Raymond Carver - Racconto


Bill e Arlene Miller erano una coppia felice. Ma ogni tanto avevano come l'impressione di essere i soli, nella loro cerchia, a essere rimasti in qualche modo fuori: Bill, perso nel suo lavoro di ragioniere e Arlene, impegnata nei suoi compiti segretariali. Qualche volta ne discutevano, facendo dei confronti soprattutto con la vita dei loro vicini, Harriet e Jim Stone. Ai Miller pareva che gli Stone conducessero una vita più intensa e brillante della loro. I vicini andavano sempre a cena fuori, invitavano gente a casa o viaggiavano per tutto il paese in occasione di impegni di lavoro di Jim.
Gli Stone abitavano nell'appartamento di fronte a quello dei Miller. Jim faceva il rappresentante per una ditta che fabbricava pezzi di macchinari e riusciva spesso a combinare le trasferte di lavoro con i viaggi di piacere. Ora, per esempio, si sarebbero assentati per dieci giorni, andando prima a Cheyenne e poi a Saint

mercoledì 22 marzo 2017

Le inchieste del commissario Collura - Andrea Camilleri

1
Il mistero del finto cantante

Il commissario di bordo di nome faceva Vincenzo (per gli amici Cecè) e di cognome Collura. Per la verità, Cecè Collura il commissario di bordo non l’aveva mai fatto, anzi, a parlare papale papale, non aveva mai messo piede su una nave da crociera nemmeno mercantile, a voler essere onesti fino in fondo. Come passeggero a non qualificare come “navigazione” una trentina d’attraversamenti dello Stretto di Messina, aveva al suo attivo qualche viaggio d’andata e ritorno col traghetto Napoli-Palermo. E basta. Non era omo d’acqua, ma di terraferma. Infatti, quando gli toccava viaggiare, pigliava sempre il treno, l’aereo gli faceva scanto macari a taliarlo fermo all’aeroporto. Ancora qualche mese avanti, Cecè Collura commissario lo era stato, ma di polizia, fino a quando si era guadagnata una bella revorberata al fegato durante una sparatoria con alcuni rapinatori di banche. Dopo l’ospedale e la convalescenza, gli avevano concesso sei mesi di riposo.

martedì 14 marzo 2017

UN GIORNO IDEALE PER I PESCI BANANA - J. D. Salinger


Nell’albergo c’erano novantasette agenti pubblicitari di New York e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata fin quasi alle due e mezzo. Ma non rimase con le mani in mano. Lesse in una rivista femminile un articolo intitolato Il sesso: paradiso…o inferno. Lavò il pettine e la spazzola. Tolse la macchia dalla gonna del tailleur nocciola. Spostò il bottone sulla camicetta di Saks. Strappò due peli da poco spuntati alla superficie del neo. Quando finalmente la centralinista fece il numero della sua stanza, se ne stava seduta nel vano della finestra e aveva quasi finito di laccarsi le unghie della mano sinistra.
Era il tipo di ragazza che non pianta le cose a metà - qualsiasi cosa -per un campanello. Non cambiò espressione, come se quel telefono fosse abituata a sentirlo suonare ininterrottamente fin dalla pubertà.

martedì 7 marzo 2017

È scappato il sarchiapone - racconto (Rubrus)



Il treno raggiungerà la sua destinazione finale.
Dino soffocò una risata. Che razza di annuncio.
Alzò lo sguardo verso l’altro uomo nello scompartimento, ma quello dormiva placido nella penombra verdognola creata dalle tendine abbassate.
Destinazione finale.
Chi cavolo era lo speaker, un fanatico di B – movie horror? 
Ridacchiò ancora. Nervosamente, suo malgrado. L’altro russava appena, la testa reclinata sul petto.
Destinazione finale. Ma che diavolo di annuncio. Era più che strano. Era così… definitivo. Metteva a disagio i passeggeri. C’era da fare reclamo, ecco cosa. Roba da class action.
Uscì dallo scompartimento, guardandosi intorno, come per scrollarsi di dosso quel sotterraneo, fastidioso senso di angoscia.
Avrebbe parlato con il capotreno, ecco che cos’avrebbe fatto. 

giovedì 2 marzo 2017

COLPI DI SCURE - Grazia Deledda (1871 - 1936)


Il vento scuote i fucili e le leppas del vecchio pastore pendenti da un enorme elce di Monte Albu: par d'essere sotto le sacre quercie dei Druidi, ornate d'armi fatidiche, nelle foreste della Gallia primitiva. Ed anche il vecchio, seduto sulle radici dell'elce e intento a incidere uno strano disegno su una tabacchiera di corno, ha un'aria sacerdotale: ha gli occhi obliqui sotto l'ampia fronte solcata da rughe scure, un gran naso aquilino e la barba grigio-rossastra, le cui punte formano due grossi riccioli e gli arrivano fino alla cintura.
  Le greggie meriggiano all'ombra delle roccie, sulle quali sorgono elci selvaggi che fremono al vento. In fondo al bosco s'odono ininterrotti colpi di scure, ripetuti dall'eco, e pare che tutta la foresta ne tremi. Squadre di carbonari e di scorzini abbattono le piante millenarie, e di giorno in giorno si avvicinano al cuore della foresta, all'elce enorme sotto il quale il pastore ha stabilito il suo domicilio e appese le sue armi. E la pianta selvaggia e forte come un leone, che ha ingoiato i fulmini e protetto i banditi contro l'ira dell'uragano, e il vecchio pastore al quale gli anni non hanno potuto strappare i denti da lupo e i peli rossicci, aspettano i nuovi devastatori, la cui scure è più potente della folgore e del tempo: li aspettano con la stoica impassibilità con cui aspettano la morte.

mercoledì 1 marzo 2017

E' tutto verde - David Foster Wallace (1962 - 2008)

“Della sua scrittura virtuosistica,” dice Mattia Carratello in un commento critico a La ragazza dai capelli strani, “ricca di timbriche e stili diversi, capace di perfette imitazioni e di plagi appassionati. Alle spalle di Wallace, insegnante di letteratura inglese e creative writing in un college dell'Illinois, troviamo i grandi autori statunitensi degli ultimi decenni: le anatomie enciclopediche e colossali di Thomas Pynchon, Don Delillo e William Gaddis, gli esperimenti metaletterari di John Barth e Robert Coover, ma anche l'umanità dolente di Salinger e Carver.”

lunedì 27 febbraio 2017

Compassione per gli scrittori (ovvero anche gli scrittori hanno una mamma) Javier Cercas


Credo sia stato Goethe ad aver detto che bisogna stare molto attenti a quello che si vorrebbe fare da grandi, perché si potrebbe realizzare. Come tutti i giovani, anch’io ho fatto il possibile per avere successo nella vita, e infatti volevo diventare scrittore, con l’idea squinternata che, a giudicare da certe biografie di Ernest Hemingway, essere scrittore consistesse essenzialmente in baldorie sfrenate, andare in giro, assediato da donne spettacolari e ogni tanto sedersi e partorire capolavori dei quali si sarebbero immediatamente vendute migliaia di copie in tutto il mondo. Ormai sono un uomo maturo, anche se non sono né Goethe né Hemingway, però sono uno scrittore (per modo di dire), e la sgradevole verità si impone: niente eccessi. 

mercoledì 22 febbraio 2017

LA MADRE - Italo Svevo


           In una valle chiusa da colline boschive, sorridente nei colori della primavera, s’ergevano una accanto all’altra due grandi case disadorne, pietra e calce.
            Parevano fatte dalla stessa mano, e anche i giardini chiusi da siepi posti dinanzi a ciascuna di esse, erano della stessa dimensione e forma. Chi vi abitava non aveva però lo stesso destino.
            In uno dei giardini, mentre il cane dormiva alla catena e il contadino si dava da fare intorno al frutteto, in un cantuccio, appartati, alcuni pulcini parlavano di loro grandi esperienze. Ce n’erano altri di più anziani nel giardino, ma i piccini il cui corpo conservava tuttavia la forma dell’uovo da cui erano usciti, amavano di esaminare fra di loro la vita in cui erano piombati, perché non vi erano ancora tanto abituati da non vederla. Avevano già sofferto e goduto perché la vita di pochi giorni è più lunga di quanto possa sembrare a chi la subì per anni, e sapevano molto, visto che una parte della grande esperienza l’avevano portata con sé dall’uovo. Infatti appena arrivati alla luce, avevano saputo che le cose bisognava esaminarle bene prima con un occhio eppoi con l’altro per vedere se si dovevano mangiare o guardarsene.

sabato 18 febbraio 2017

IL SEGRETO DELLA ROULOTTE - Renato Olivieri


 « È stato Attila a scoprirla » disse la donna, con la scopa in mano, muovendo la testa verso la roulotte posteggiata sotto gli alberi della strada, tra vecchie automobili che parevano abbandonate.
            « Attila? » chiese Ambrosio pensando al Flagello di Dio che, ai tempi del liceo, gli era curiosamente simpatico, in contrasto con il suo insegnante di storia che lo dipingeva - a ragione, se vogliamo - a tinte un poco fosche. « Attila è il nostro pastore tedesco. » 
« Perché lo avete chiamato così? » 
« È stato mio marito. Da cucciolo rincorreva tutti i cani, che lo temevano come fosse il diavolo in persona. Mio marito, anche se faceva il fruttivendolo, sa un mucchio di cose, legge in continuazione. » « Le dispiace se entriamo in casa? » 
«Fa freddo, vero? È un febbraio gelido» disse la donna che indossava un maglione blu a coste e aveva in testa uno strano copricapo che la faceva somigliare, se non badavi al viso, a Henry Morgan, il corsaro gallese.

giovedì 16 febbraio 2017

L’ALBERO DI MAGGIO DI MONT’ALLEGRO -.Nathaniel Hawthorne


Erano gioiosi i tempi a Mont’Allegro, quando l’Albero di maggio era l’asta dello stendardo di quell’amena colonia! Coloro che lo innalzavano, per farne il loro trionfante vessillo, dovevano inondare di sole le selvagge colline del New England e spargere sulla terra sementi di fiori. Allegria e malinconia si contendevano il dominio di quell’impero. La vigilia di mezz’estate era giunta, portando un verde più intenso nella foresta, e rose nel suo grembo di una più vivida tonalità dei teneri boccioli di primavera. Ma Maggio, col suo spirito giocoso, abitava tutto l’anno intorno a Mont’Allegro, spassandosela nei mesi estivi, facendo baldoria in quelli autunnali, crogiolandosi al fuoco del caminetto in inverno. Nel mezzo di un mondo di fatiche e di stenti, Maggio aleggiava con un sognante sorriso, e scendeva lì per trovare asilo tra i cuori spensierati di Mont’Allegro.