venerdì 24 marzo 2017

VICINI - Raymond Carver - Racconto


Bill e Arlene Miller erano una coppia felice. Ma ogni tanto avevano come l'impressione di essere i soli, nella loro cerchia, a essere rimasti in qualche modo fuori: Bill, perso nel suo lavoro di ragioniere e Arlene, impegnata nei suoi compiti segretariali. Qualche volta ne discutevano, facendo dei confronti soprattutto con la vita dei loro vicini, Harriet e Jim Stone. Ai Miller pareva che gli Stone conducessero una vita più intensa e brillante della loro. I vicini andavano sempre a cena fuori, invitavano gente a casa o viaggiavano per tutto il paese in occasione di impegni di lavoro di Jim.
Gli Stone abitavano nell'appartamento di fronte a quello dei Miller. Jim faceva il rappresentante per una ditta che fabbricava pezzi di macchinari e riusciva spesso a combinare le trasferte di lavoro con i viaggi di piacere. Ora, per esempio, si sarebbero assentati per dieci giorni, andando prima a Cheyenne e poi a Saint

mercoledì 22 marzo 2017

Le inchieste del commissario Collura - Andrea Camilleri

1
Il mistero del finto cantante

Il commissario di bordo di nome faceva Vincenzo (per gli amici Cecè) e di cognome Collura. Per la verità, Cecè Collura il commissario di bordo non l’aveva mai fatto, anzi, a parlare papale papale, non aveva mai messo piede su una nave da crociera nemmeno mercantile, a voler essere onesti fino in fondo. Come passeggero a non qualificare come “navigazione” una trentina d’attraversamenti dello Stretto di Messina, aveva al suo attivo qualche viaggio d’andata e ritorno col traghetto Napoli-Palermo. E basta. Non era omo d’acqua, ma di terraferma. Infatti, quando gli toccava viaggiare, pigliava sempre il treno, l’aereo gli faceva scanto macari a taliarlo fermo all’aeroporto. Ancora qualche mese avanti, Cecè Collura commissario lo era stato, ma di polizia, fino a quando si era guadagnata una bella revorberata al fegato durante una sparatoria con alcuni rapinatori di banche. Dopo l’ospedale e la convalescenza, gli avevano concesso sei mesi di riposo.

martedì 14 marzo 2017

UN GIORNO IDEALE PER I PESCI BANANA - J. D. Salinger


Nell’albergo c’erano novantasette agenti pubblicitari di New York e tenevano le linee interurbane talmente monopolizzate che la ragazza del 507 dovette attendere la sua chiamata fin quasi alle due e mezzo. Ma non rimase con le mani in mano. Lesse in una rivista femminile un articolo intitolato Il sesso: paradiso…o inferno. Lavò il pettine e la spazzola. Tolse la macchia dalla gonna del tailleur nocciola. Spostò il bottone sulla camicetta di Saks. Strappò due peli da poco spuntati alla superficie del neo. Quando finalmente la centralinista fece il numero della sua stanza, se ne stava seduta nel vano della finestra e aveva quasi finito di laccarsi le unghie della mano sinistra.
Era il tipo di ragazza che non pianta le cose a metà - qualsiasi cosa -per un campanello. Non cambiò espressione, come se quel telefono fosse abituata a sentirlo suonare ininterrottamente fin dalla pubertà.

martedì 7 marzo 2017

È scappato il sarchiapone - racconto (Rubrus)



Il treno raggiungerà la sua destinazione finale.
Dino soffocò una risata. Che razza di annuncio.
Alzò lo sguardo verso l’altro uomo nello scompartimento, ma quello dormiva placido nella penombra verdognola creata dalle tendine abbassate.
Destinazione finale.
Chi cavolo era lo speaker, un fanatico di B – movie horror? 
Ridacchiò ancora. Nervosamente, suo malgrado. L’altro russava appena, la testa reclinata sul petto.
Destinazione finale. Ma che diavolo di annuncio. Era più che strano. Era così… definitivo. Metteva a disagio i passeggeri. C’era da fare reclamo, ecco cosa. Roba da class action.
Uscì dallo scompartimento, guardandosi intorno, come per scrollarsi di dosso quel sotterraneo, fastidioso senso di angoscia.
Avrebbe parlato con il capotreno, ecco che cos’avrebbe fatto. 

giovedì 2 marzo 2017

COLPI DI SCURE - Grazia Deledda (1871 - 1936)


Il vento scuote i fucili e le leppas del vecchio pastore pendenti da un enorme elce di Monte Albu: par d'essere sotto le sacre quercie dei Druidi, ornate d'armi fatidiche, nelle foreste della Gallia primitiva. Ed anche il vecchio, seduto sulle radici dell'elce e intento a incidere uno strano disegno su una tabacchiera di corno, ha un'aria sacerdotale: ha gli occhi obliqui sotto l'ampia fronte solcata da rughe scure, un gran naso aquilino e la barba grigio-rossastra, le cui punte formano due grossi riccioli e gli arrivano fino alla cintura.
  Le greggie meriggiano all'ombra delle roccie, sulle quali sorgono elci selvaggi che fremono al vento. In fondo al bosco s'odono ininterrotti colpi di scure, ripetuti dall'eco, e pare che tutta la foresta ne tremi. Squadre di carbonari e di scorzini abbattono le piante millenarie, e di giorno in giorno si avvicinano al cuore della foresta, all'elce enorme sotto il quale il pastore ha stabilito il suo domicilio e appese le sue armi. E la pianta selvaggia e forte come un leone, che ha ingoiato i fulmini e protetto i banditi contro l'ira dell'uragano, e il vecchio pastore al quale gli anni non hanno potuto strappare i denti da lupo e i peli rossicci, aspettano i nuovi devastatori, la cui scure è più potente della folgore e del tempo: li aspettano con la stoica impassibilità con cui aspettano la morte.

mercoledì 1 marzo 2017

E' tutto verde - David Foster Wallace (1962 - 2008)

“Della sua scrittura virtuosistica,” dice Mattia Carratello in un commento critico a La ragazza dai capelli strani, “ricca di timbriche e stili diversi, capace di perfette imitazioni e di plagi appassionati. Alle spalle di Wallace, insegnante di letteratura inglese e creative writing in un college dell'Illinois, troviamo i grandi autori statunitensi degli ultimi decenni: le anatomie enciclopediche e colossali di Thomas Pynchon, Don Delillo e William Gaddis, gli esperimenti metaletterari di John Barth e Robert Coover, ma anche l'umanità dolente di Salinger e Carver.”

lunedì 27 febbraio 2017

Compassione per gli scrittori (ovvero anche gli scrittori hanno una mamma) Javier Cercas


Credo sia stato Goethe ad aver detto che bisogna stare molto attenti a quello che si vorrebbe fare da grandi, perché si potrebbe realizzare. Come tutti i giovani, anch’io ho fatto il possibile per avere successo nella vita, e infatti volevo diventare scrittore, con l’idea squinternata che, a giudicare da certe biografie di Ernest Hemingway, essere scrittore consistesse essenzialmente in baldorie sfrenate, andare in giro, assediato da donne spettacolari e ogni tanto sedersi e partorire capolavori dei quali si sarebbero immediatamente vendute migliaia di copie in tutto il mondo. Ormai sono un uomo maturo, anche se non sono né Goethe né Hemingway, però sono uno scrittore (per modo di dire), e la sgradevole verità si impone: niente eccessi. 

mercoledì 22 febbraio 2017

LA MADRE - Italo Svevo


           In una valle chiusa da colline boschive, sorridente nei colori della primavera, s’ergevano una accanto all’altra due grandi case disadorne, pietra e calce.
            Parevano fatte dalla stessa mano, e anche i giardini chiusi da siepi posti dinanzi a ciascuna di esse, erano della stessa dimensione e forma. Chi vi abitava non aveva però lo stesso destino.
            In uno dei giardini, mentre il cane dormiva alla catena e il contadino si dava da fare intorno al frutteto, in un cantuccio, appartati, alcuni pulcini parlavano di loro grandi esperienze. Ce n’erano altri di più anziani nel giardino, ma i piccini il cui corpo conservava tuttavia la forma dell’uovo da cui erano usciti, amavano di esaminare fra di loro la vita in cui erano piombati, perché non vi erano ancora tanto abituati da non vederla. Avevano già sofferto e goduto perché la vita di pochi giorni è più lunga di quanto possa sembrare a chi la subì per anni, e sapevano molto, visto che una parte della grande esperienza l’avevano portata con sé dall’uovo. Infatti appena arrivati alla luce, avevano saputo che le cose bisognava esaminarle bene prima con un occhio eppoi con l’altro per vedere se si dovevano mangiare o guardarsene.

sabato 18 febbraio 2017

IL SEGRETO DELLA ROULOTTE - Renato Olivieri


 « È stato Attila a scoprirla » disse la donna, con la scopa in mano, muovendo la testa verso la roulotte posteggiata sotto gli alberi della strada, tra vecchie automobili che parevano abbandonate.
            « Attila? » chiese Ambrosio pensando al Flagello di Dio che, ai tempi del liceo, gli era curiosamente simpatico, in contrasto con il suo insegnante di storia che lo dipingeva - a ragione, se vogliamo - a tinte un poco fosche. « Attila è il nostro pastore tedesco. » 
« Perché lo avete chiamato così? » 
« È stato mio marito. Da cucciolo rincorreva tutti i cani, che lo temevano come fosse il diavolo in persona. Mio marito, anche se faceva il fruttivendolo, sa un mucchio di cose, legge in continuazione. » « Le dispiace se entriamo in casa? » 
«Fa freddo, vero? È un febbraio gelido» disse la donna che indossava un maglione blu a coste e aveva in testa uno strano copricapo che la faceva somigliare, se non badavi al viso, a Henry Morgan, il corsaro gallese.

giovedì 16 febbraio 2017

L’ALBERO DI MAGGIO DI MONT’ALLEGRO -.Nathaniel Hawthorne


Erano gioiosi i tempi a Mont’Allegro, quando l’Albero di maggio era l’asta dello stendardo di quell’amena colonia! Coloro che lo innalzavano, per farne il loro trionfante vessillo, dovevano inondare di sole le selvagge colline del New England e spargere sulla terra sementi di fiori. Allegria e malinconia si contendevano il dominio di quell’impero. La vigilia di mezz’estate era giunta, portando un verde più intenso nella foresta, e rose nel suo grembo di una più vivida tonalità dei teneri boccioli di primavera. Ma Maggio, col suo spirito giocoso, abitava tutto l’anno intorno a Mont’Allegro, spassandosela nei mesi estivi, facendo baldoria in quelli autunnali, crogiolandosi al fuoco del caminetto in inverno. Nel mezzo di un mondo di fatiche e di stenti, Maggio aleggiava con un sognante sorriso, e scendeva lì per trovare asilo tra i cuori spensierati di Mont’Allegro.



giovedì 9 febbraio 2017

L'UOMO CHE RIDE - Heinrich Boell


 
Quando mi interrogano sulla mia professione, mi sento imbarazzato: divento rosso, balbetto, io che altrimenti sono noto per essere un uomo disinvolto. Invidio la gente che può dire: faccio il muratore.
  Ai parrucchieri, ai ragionieri, agli scrittori invidio la semplicità delle loro confessioni; queste professioni si spiegano da sole, non richiedono ulteriori chiarimenti.
  Io invece sono costretto a rispondere a queste domande: rido. Un’ammissione simile ne richiede altre, perché anche alla seconda domanda «Vive di questo Lei?» devo rispondere «sì»; il che risponde al vero. Vivo realmente del mio riso e vivo bene perché il mio riso, per esprimersi commercialmente, è richiesto. Rido bene, ho imparato a ridere, nessun altro ride come me, nessuno conosce come me le sfumature di quest’arte. Per molto tempo – per sfuggire a noiose spiegazioni – mi sono definito attore, ma le mie qualità mimiche e recitative sono così povere che questa definizione non mi è sembrata rispondere a verità e la verità è: rido.

lunedì 6 febbraio 2017

Panta Rei (una insignificante mossa di pedone) - Giacomo Colosio


Uno strumento di misura di una grandezza fisica possiede due caratteristiche, fra le tante: la precisione e la sensibilità.
Anche le persone sono così.
Se uno strumento è molto preciso non è detto che sia sensibile, e viceversa.
Il metro campione conservato al Louvre di Parigi, per esempio, ha caratteristiche tali da farlo ritenere precisissimo, per quanto concerne il rilevamento della misurazione di una grandezza vicina ad un metro, e proprio per questo lo si prende come riferimento.
Non si può certo dire che sia sensibile, però. Infatti se dobbiamo valutare lunghezze dell'ordine dei centesimi di millimetro dobbiamo usare altri strumenti, anche meno precisi.

domenica 5 febbraio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani - 2017/05 -Siddharta


A – Guardiamoci negli occhi.
Internet è proprio quello che ci aspettavamo da sempre, un interlocutore paziente a tutte le nostre magagne.
Svolge un’importante azione psicofisica benefica e calmierante, attutendo le nostre pene: un bello sfogo politico, socio-religioso, ecc. e per un po’ di tempo ci sentiamo interiormente appagati.
Un nostro comune Amico parla addirittura di egoweb, laddove il nostro narcisismo trova finalmente esaltazione in rete.
I social stanno sostituendo i confessionali, sempre più vuoti, aiutandoci a vivere in ascolto e in esternazione.

Post-it di Rubrus - Un invito

La lettera dei 600 docenti universitari al governo: "Molti studenti scrivono male, intervenite"
.
"Molti studenti scrivono male in italiano, servono interventi urgenti".  E' il contenuto della lettera che oltre 600 docenti universitari, accademici della Crusca, storici, filosofi, sociologi e economisti hanno inviato al governo e al parlamento per chiedere "interventi urgenti" per rimediare alle carenze dei loro studenti: "È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente"
Lettera 

Un invito a chi, a vario titolo, si occupa di educazione ed istruzione,
L'articolo che si può leggere andando sulla pagina di cui al seguente link: docenti universitari al governo molti studenti scrivono male intervenite
conclude dicendo che molti insegnanti devono occuparsi di troppe cose, di cui troppe non connesse all'insegnamento, e che i programmi scolastici sono dispersivi. Ora dirò un'eresia: secondo me è del tutto inutile insegnare l'informatica ai ragazzi (sempre che si possa perchè spesso i computer non vanno): casomai, sovente sono i ragazzi a insegnarla agli insegnanti. Meglio occuparsi, dice l'articolo, specie a livello elementare o primario, delle basi, dei c.d. "fondamentali". Come diceva Archiloco "la volpe conosce molti trucchi, il riccio uno solo, ma buono".

venerdì 3 febbraio 2017

LE SCARPE ROTTE * L'INVERNO IN ABRUZZO - Natalia Ginzburg

Le scarpe rotte
Io ho le scarpe rotte e l’amica con la quale vivo in questo momento ha le scarpe rotte anche lei. Stando insieme parliamo spesso di scarpe. Se le parlo del tempo in cui sarò una vecchia scrittrice famosa, lei subito mi chiede: «Che scarpe avrai?» Allora le dico che avrò delle scarpe di camoscio verde, con una gran fibbia d’oro da un lato.
Io appartengo a una famiglia dove tutti hanno scarpe solide e sane. Mia madre anzi ha dovuto far fare un armadietto apposta per tenerci le scarpe, tante paia ne aveva.
Quando torno fra loro, levano alte grida di sdegno e di dolore alla vista delle mie scarpe. Ma io so che anche con le scarpe rotte si può vivere. Nel periodo tedesco ero sola qui a Roma, e non avevo che un solo paio di scarpe. Se le avessi date al calzolaio avrei dovuto stare due o tre giorni a letto, e questo non mi era possibile. Così continuai a portarle, e per giunta pioveva, le sentivo sfasciarsi lentamente, farsi molli ed informi, e sentivo il freddo del selciato sotto le piante dei piedi. È per questo che anche ora ho sempre le scarpe rotte, perché mi ricordo di quelle e non mi sembrano poi tanto rotte al confronto, e se ho del denaro preferisco spenderlo altrimenti, perché le scarpe non mi appaiono più come qualcosa di molto essenziale.

mercoledì 1 febbraio 2017

"Celo, mio marito!" - racconto - Rubrus



Mi viene una ridarella incontrollabile e devo soffocarla nel primo indumento che mi capita sottomano.  Deve essere un boa a forma di volpe perché è peloso e puzzolente: un familiare, antico tanfo di naftalina mi solletica il naso mentre i peli si infilano nelle narici. Mi viene da starnutire, ma riesco a trattenermi.
Mi sembra di essere finito dentro una pochade di Feydeau. Anzi, dentro l’armadio di una pochade di Feydeau.
Mi ricordo una barzelletta. Pierino chiede alla nonna: “Nonna, cosa sono gli amanti?”. La nonna si dà una manata in fronte, corre all’armadio, lo apre e dentro ci trova uno scheletro.
È poco più di una freddura e non fa ridere, così posso lasciare andare il boa, o stola, o quel che è. Mi ha lasciato in bocca un sapore acre.
Be’, niente scheletri, qui.
Che, a rigore, non sarebbe neppure un armadio. 

martedì 24 gennaio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani 2017/04 - Siddharta

A – Cos’è.
Parafrasando S. Agostino, se non me lo chiedete io so tutto della poesia: vita, morte e miracoli.
Ma se me lo chiedete, allora cado subito in confusione…

B –Sempre sul tempo.
Secondo il creazionismo, il tempo scorre linearmente dal passato, al presente ed al futuro.
In modo però irreversibile.
Secondo i si dice, taluni in punto di morte e poi miracolati, avrebbero visto scorrere in una frazione di secondo tutti i fotogrammi principali della loro vita.
In altre parole un ritorno al passato.
Così in sogno, dove certo vissuto viene ripassato vividamente tra incubi e certezze.
E allora come la mettiamo colla irreversibilità?
Vabbè, penso che il tempo non esista, ma sia una creazione trasformista della nostra mente.
Quindi una semplice sollecitazione elettrica in taluni centri del cervello ed eccoti spiegato il perché del tempo…

sabato 21 gennaio 2017

Cagna 522 - racconto (Rubrus)

«È adorabile, non trovi? Non è il regalo ideale?».
Avrei dovuto rispondere con un sì e con un no, quindi non dissi niente.
Sì, il cucciolo (anzi la cucciola) di San Bernardo che Piero teneva in braccio era davvero adorabile. L’animale si protese verso di me, tentando di leccarmi la faccia.
No, non era il regalo ideale. Non per Giuditta.
Lei adorava i gatti.
Era Piero ad amare i cani ed era convinto che, per simpatia, la sua dolce metà dovesse  provare lo stesso verso la scondinzolante bestiola.

lunedì 16 gennaio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani 2017/03 - Siddharta


A – Le due poesie.
La poesia sperimentale dell’oggi risponde appieno al secondo principio della termodinamica ( entropia positiva ).
Per il quale l’Universo muove costantemente al disordine.
Invece la poesia classica, con le sue regole e condizioni, risponde miracolosamente ad un mondo letterario del tutto ordinato ( entropia negativa ).
Al pari della vita animale e vegetale che per sussistere abbisogna di una scansione rigida e metodica.
Così i batteri che in un brodo di cottura si moltiplicano in scala progressiva di 2-4-8-16-ecc. unità fino a miliardi di miliardi in poche ore.
Purtroppo il paradosso delle leggi biologiche, al pari della poetica di un tempo, si risolve sempre a favore del disordine più nero imperante nel cosmo. 

sabato 14 gennaio 2017

Misura la tua velocità di lettura - Test/Prova : LA CALZA DI SETA NERO - Renato Olivieri

SCHEDA

Autore: RENATO OLIVIERI
Titolo : LA CALZA DI SETA NERA
Tit. Raccolta: IL COMMISSARIO AMBROSIO INDAGA
Genere: Noir (Rizzoli)
Numero parole: 2100
Tempo di lettura medio: 10 Minuti





LA CALZA DI SETA NERA
di
Renato Olivieri
 

mercoledì 11 gennaio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani 2017/02 - Siddharta

A – Siam foglie secche.

Uno stridìo di gomme sull’asfalto, un cozzo contro la roccia, il corpo del motociclista in volo ai margini del mio campo.
Ed io ad osservarne i singulti in respiro affannoso.
Ambulanza, elisoccorso, traffico bloccato nei due sensi.
Dopo alcune manovre errate di pronto intervento dei tecnici, uno spasimo e il corpo si irrigidisce.
Morte sopravvenuta, dicono i parasanitari.
Con mia delusione nessun ectoplasma svolazzante sul cadavere, né ectosarchi similari all’intorno.
Stecchito, come foglia morta caduta da un ramo e nulla più.

lunedì 2 gennaio 2017

Pensieri Cinici Quotidiani 2017/01 - Siddharta

A – Misteri.
Siate egoisti, impegnatevi a fare del bene.
Così recita una nota massima.
Tralasciando un più scontato < impegnatevi a fare del bene >, i detti proverbiali contengono sempre una verità < a contrario >.
Comunque pare ovvio che chi fa del male potrebbe andare anche in galera, tuttavia pure l’invito a fare del bene va preso con un pizzico di buon senso.
Ad esempio la prodigalità eccessiva viene sanzionata perché potrebbe risolversi in una tutela giudiziaria per evitare una folle dispersione patrimoniale.
Proseguendo sull’onda del basso continuo, un’esperienza personale.
Ogni volta che mi sono risolto a generose donazioni di pancia, a breve tempo sono sempre stato compensato il doppio con benefici insperati e non richiesti.
Misteri della vita…

Conto alla rovescia - racconto - Rubrus.

Non si può mai sapere cosa si trova dentro gli scatoloni vecchi.
Aldo guardò il Calendario dell’Avvento appeso al muro.
Niente di eccezionale. Un babbo natale che, sacco in spalla, arrancava nella neve. Le caselle, piuttosto grandi, erano disposte in ordinate file orizzontali. Sopra ognuna, un numero, dall’uno al ventiquattro. Cifre di color rosso, caratteri convenzionali.
Nessun’altra decorazione, niente auguri, niente frasi edificanti. Nemmeno “Buon Natale”.
Guardò negli angoli, alla ricerca del nome del tipografo. Niente.
Lo aveva trovato in soffitta, insieme a roba risalente ai tempi ormai lontani della sua infanzia e adolescenza. Cianfrusaglie tenute perché “chissà potrebbe servire” o perché “in fondo ci sono ancora affezionato” oppure perché (un giorno o l’altro avrai dei figli e allora...).
Magari era stato fatto in casa, chissà da chi, chissà quando.

venerdì 23 dicembre 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/61 - Siddharta


A – Si dice.

Si fa presto a dire coscienza.
Questa grande, violenta disgrazia dell’umanità, che ci rende nudi nell’esistenza tragica assegnataci.
Soprattutto col perenne monito della morte, appollaiata sulla nostra spalla.
Taluni dicono < beati > gli animali perché non si rendono conto se non per istinto di conservazione del destino che li attende.
Perché, si dice, essi non hanno percezione cosciente, e quindi vivono beati nell’hic et nunc.
Tuttavia qualche dubbio io ce l’avrei.
Il mio gatto e il mio cane, quando fanno una marachella, dopo strisciano alla larga dalla mia vista per qualche tempo, per evitare reazioni punitive.
Che abbiano coscienza del mal fatto, anche se in modo approssimativo?

mercoledì 21 dicembre 2016

L'ULTIMO TRENO - Fredric Brown - letteralment'ebook

SCHEDA

Autore Brown Fredric (1906
Titolo: L'ultimo treno
Tit. Originale: The last train
Anno 1950
Genere: Racconto - Fantascienza

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Descrizione
Fredric Brown (Cincinnati, 29 ottobre 1906 - Tucson, 11 marzo 1972) è stato uno scrittore statunitense di fantascienza e di gialli, noto soprattutto per la sua capacità di scrivere racconti brevi con una vena umoristica ed evocativa.
Il suo primo racconto di fantascienza, Not Yet the End (Non è ancora finita - Per questa volta no) venne pubblicata in Capitan Future del 1941. Molti dei racconti che seguirono erano brevi, praticamente scherzi estesi piuttosto che racconti veri e propri, ma scritti con uno stile che affascinava e con una rara capacità di sintesi. Spesso il tono leggero era un pretesto per mettere in ridicolo i pregiudizi su temi drammatici come la guerra e la corsa agli armamenti.

lunedì 19 dicembre 2016

Switch off - racconto - Rubrus


«Si potrebbe sentir arrivare Babbo Natale»
«Eh... cosa?».
Antonio si voltò verso Carla e arrossì. Come al solito, aveva parlato a voce alta senza accorgersene.
«Quando ero bambino era così che me l'immaginavo, l'arrivo di Babbo Natale. Con un silenzio così» Guardò fuori dalla finestra, scrutando il pendio bianco nel buio. «Un silenzio tale che si potevano sentire i suoi stivali scricchiolare sulla neve. Cercavo di stare sveglio ed ascoltavo i rumori: il crepitio del ghiaccio che si rapprendeva, gli schiocchi del legno che si raffreddava nel camino, il passo di qualche animale uscito dal bosco. Speravo di sentire Babbo Natale mentre si avvicinava col suo carico di regali. Ovviamente finivo per addormentarmi. Ho smesso di ascoltare quando ho smesso di credere». Arrossì di nuovo.

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/60 - Siddharta

A – Giovanna.

Giovanna d’Arco ( 1412-1431 ) fu condannata al rogo a 19 anni.
Dopo un processo per eresia durato cinque mesi.
Durante gli interrogatori la Pulzella in voto di castità venne sottoposta a due accertamenti di verginità.
Si discusse a lungo anche del perché non avesse le mestruazioni.
Fatalmente per similitudine il discorso cadde anche sulla Madonna: la Vergine ebbe o no le mestruazioni prima e dopo il parto, attesa la sua natura divina?
Al solito si formarono due schieramenti a favore e contro, senza venirne a capo.
Nel 1455/56 si ebbe un secondo processo di revisione a correzione del primo, con riabilitazione per innocenza.
Nel 1920 fu dichiarata Santa dalla Chiesa di Roma: ma , dico io, la Jeanne guerriera ai tempi ebbe ad uccidere personalmente a fil di spada dei nemici inglesi-borgognoni, o no?
Alla santificazione non ci sono limiti…

giovedì 15 dicembre 2016

GABRIELE CHE SI ERA PERDUTO... - Gloria Castellana

SCHEDA:
Autore: Castellana Gloria
Titolo: Gabriele che si era perduto...e suo incontro con Frate Giuseppe da Copertino
Anno:2014
Genere: Fiaba

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Descrizione:
Secondo racconto della trilogia "tre Angeli".
L’Arcangelo Gabriele viene incaricato di annunciare a Maria che darà alla luce un Figlio. Ma, viaggiando nell’immensa volta del Tempo, Gabriele si perde.
Troverà aiuto nei bimbi, negli altri Angeli e in Frate Giuseppe da Copertino, con il quale si capirà…al volo!

mercoledì 14 dicembre 2016

Bruno non correre - frame - racconto


Là dove sono nato e al tempo in cui quasi tutto il mondo non andava oltre i confini della mia cascina, Bruno era il bambino più alto e robusto di tutta la corte ma, nonostante la sua faccia rubiconda e il suo aspetto florido, tutti pensavano che fosse malato.
A ricordarci costantemente che Bruno era diverso, provvedeva personalmente sua madre Caterina: una donna energica e severa che non lo perdeva mai di vista neppure per un momento e che lo ammoniva costantemente a non correre, a non sudare, a non stancarsi e lo supplicava di non farsi del male. 

sabato 10 dicembre 2016

Pensieri Cinici Quotidiani 2016/59 - Siddharta

A – La pivetta.

I burattini del passato si avvalevano della pivetta, un congegno di stoffa e metallo piazzato sul palato: per ottenere la voce stridula di questa o quella marionetta.
Spostandola velocemente con un colpo di lingua a lato della bocca ottenevano poi le diverse vocalità degli altri personaggi.

B – Letteratura in gamba.
Per veicolare la letteratura di questi tempi alquanto immobile ( sempre meno lettori, librerie chiuse o in crisi, concorrenza degli e-book sempre più free, ecc. ),si è cercato il suo rilancio pubblicitario sulle due gambe.
Quelle delle donne, s’intende.
Collant e autoreggenti coprenti e colorati con stampigliate ben in evidenza nei punti strategici frasi o citazioni di autori famosi, a scelta delle clienti, anche con sovra impressione sul posto d’acquisto.
Le vive gambe delle signore come contenitori culturali.
Ma c’è di più.
Dal 12.11.2016 a Milano ha aperto il < Narratè >, uno show room dal nome che è tutto un programma: assieme alla tazza bollente ed alla bustina di tè viene fornito un libretto dalla lettura veloce ( cinque minuti ), il tempo dell’infusione!

C – Il garage.
Mario Veronesi ( 84 anni ) è il farmacista e imprenditore seriale che nel 1962 da un garage ha dato vita al distretto biomedicale di Mirandola ( Modena ): nel ‘65presentò la prima linea per dialisi completa all’Ospedale di Padova: poteva dializzare contemporaneamente nove pazienti.
Da lì è nata la dialisi in Italia.
Io un garage libero ce l’avrei: chi avesse idee brillanti da sviluppare…

SIDDHARTA

9.12.2016