domenica 7 luglio 2019

CAMPO INDIANO - Ernest Emingway




            Sulla riva del lago c’era un’altra barca a remi tirata in secco. I due indiani aspettavano in piedi.
            Nick e suo padre si misero a poppa e gli indiani spinsero in acqua la barca e uno di essi si mise ai remi. Zio George sedeva a poppa nella barca a remi del campo. L’indiano giovane spinse in acqua la barca del campo e si mise ai remi per portare zio George.
            Le due barche partirono nel buio. Nick sentiva il cigolio degli scalmi dell’altra barca davanti a loro nella nebbia. Gli indiani remavano con colpi veloci e taglienti. Nick appoggiava la schiena alla sponda e aveva un braccio di suo padre sulle spalle. Faceva freddo sull’acqua. L’indiano che li portava remava con tutte le sue forze, ma l’altra barca era sempre davanti a loro nella nebbia.

domenica 2 giugno 2019

IL ROMANZO GIALLO - Augusto De Angelis


Augusto De Angelis nasce a Roma il 28 giugno 888. Studia legge, ma la sua passione è il giornalismo in cui esordisce giovanissimo. I suoi conflitti con il regime fascista gli impediscono di fare carriera. Per tirare a campare, lavora moltissimo sia come giornalista sia come autore di romanzi polizieschi e di testi teatrali. Alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943 trova posto come redattore capo alla "Gazzetta del Popolo". Ma, restaurato di nuovo il fascismo, finisce nelle liste di proscrizione. Si rifugia a Bellagio dove una sconosciuta lo denuncia e finisce nel carcere di Como. Tornato in libertà, debilitato, muore il 16 luglio 1944. Della sua notevole produzione ci restano i romanzi polizieschi, saggi tra cui questo sul Giallo, un personaggio come il commissario De Vincenzi raro nella nostra letteratura e una Milano che in certe zone centrali stenti a raccapezzarti, che suscita curiosità e nostalgia.

IL ROMANZO GIALLO
Confessioni e Meditazioni
1
C'è da tempo, sott'acqua, la questione grossa se il "giallo letterario sia morale o immorale, s'esso inquini le menti «le coscienze e, soprattutto, finora s'è detto soltanto che occorre proteggerne la gioventù come dalla varicella e del morbillo.

venerdì 26 aprile 2019

STAND BY - Marcello Fois


Lo squillo fa voltare con uno scatto la signora in gramaglie. Guarda il marito con un'occhiata che spezza in due.
  Lui sbarra le palpebre e scuote la testa: - Non è il mio...- sussurra con quella solita voce che lo fa sembrare perennemente colpevole. - Non è il mio! - ripete con un accenno di stizza. Tuttavia non può fare a meno di tastarsi la giacca all'altezza del cuore, come se giurasse, ma è solo per controllare. Tira fuori il cellulare e il volto gli si scioglie.
  - Ecco, vedi, è spento! - urla pianissimo mostrandolo alla moglie. Ora, davanti a questa certezza inoppugnabile, ci sono gli estremi per fare l'offeso. E infatti fa l'offeso.
  La signora in gramaglie lo ignora tirando su col naso. Si è trattato di un solo squillo, poi più niente. Di sicuro aveva lasciato il cellulare acceso, quel deficiente, roba da pazzi, e ora fa finta che fosse spento, ma l'ha spento dopo il primo squillo: a lei non la si fa! Insomma salvare almeno le apparenze: nessun parente che sia davvero addolorato va a un interramento col cellulare acceso... quasi nessuno, pensa la signora in gramaglie: c'è sempre il deficiente a farle fare brutte figure!

giovedì 25 aprile 2019

LA LEZIONE DI CANTO - Katherine Mansfield



Con la disperazione - fredda- acuta disperazione - conficcata in fondo al cuore come un perfido coltello. Miss Meadows, con toga, tòcco e bacchetta in mano, percorreva i freddi corridoi che portavano alla sala da musica. Ragazze di tutte le età, rosate dal vento, traboccanti dell’allegra eccitazione della corsa verso la scuola nella bella mattina d’autunno, le si affrettavano, le saltellavano, le svolazzavano intorno: dalle aule echeggianti veniva un fitto tamburellare di voci: suonò una campana: una voce come di uccello gridò: «Muriel». E poi dalle scale, pam, patapam, venne un tremendo fracasso. A qualcuna era caduto il manubrio da ginnastica. L'insegnante di scienze fermò Miss Meadows. «Buongiorno» gridò, con la sua voce melliflua e strascicata. «Freddo, vero? Pare inverno.» Stringendosi il coltello al seno, Miss Meadows la fissò con odio. Tutto in lei era dolce e sbiadito come miele. Non avrebbe sorpreso vedere un'ape impigliata nel groviglio di quei capelli giallognoli.
«Sì è piuttosto tagliente», disse Miss Meadows, tetra.

lunedì 28 maggio 2018

GERDA - Giovannino Guareschi



Una mattina dell'ottobre del 1944 arrivò al Palazzone una squadra di soldati tedeschi. Erano in piena tenuta di guerra, con una quantità incredibile d'armi addosso e li comandava un sottufficiale alto un metro e ottanta che urlava come un maledetto.
Il vecchio Rolli, investito da una raffica di parole tedesche, allargò le braccia:
        Io non ho fatto niente, — balbettò.
        Voi italiani non fate mai niente! — ruggì lo scatenato in un italiano molto approssimativo ma assai efficace. — Voi italiani tutti angioletti con le ali.
Finì il suo discorso in tedesco ma il vecchio Rolli, pur non comprendendo una sola parola, capì ugualmente il senso dell'invettiva e si preparò al peggio.
Il sottufficiale fece cenno al Rolli di seguirlo e si avviò decisamente verso il parco, dietro al palazzo. Qui giunto, si fermò e si guardò attorno; poi borbottò qualcosa a due della squadra indicando la pianta più grossa. E i due, con la rotella metrica misurarono la circonferenza del tronco a una spanna da terra e urlarono la misura al sottufficiale.

lunedì 16 aprile 2018

IL BABBO DI KAFKA - Tommaso Landolfi



 Arrendendomi alle insistenze di molti amici, racconterò brevemente l'episodio che tanta influenza doveva avere sulla vita del Maestro (ed anche sulla mia).
— E se ora fra i battenti di quella porta (che era appena accostata) s'insinuassero due. Anzi alcune, zampe, lunghissime sottili e pelose: e. la porta stessa cedendo alla pressione ed aprendosi pian piano, comparisse un enorme ragno, grosso quanto un cesto da bucato?...
— Ebbene?
— Aspetta, non t'ho detto tutto. Se questo ragno avesse al posto del corpo una testa duomo che ti guardasse fissamente da terra? Tu che faresti? T’ammazzeresti no?
— Io? Io non ci penserei neppure. Perché diamine dovrei ammazzarmi! Piuttosto ammazzerei lui.
— Io si io m'ammazzerei. Perbacco, vivere in un mondo dove sono possibili cose di questo genere!
— E io ti so dire che tutto farei, tranne che ammazzarmi, neanche per sogno.

venerdì 30 marzo 2018

FILASTORIE DI FATA PRIMAVERA - AA. VV. G. Facebook LE FILASTROKKE DI NONNA TA'


LE FILASTROCCHE DI NONNA TA'
" Ancora Nonna Ta" chiede la mia nipotina...
Scrivere per i bimbi è meraviglioso ma  quando si diventa nonni  pensare  ninne nanne e filastorie  diventa una dolce necessità.

Così ci ritroviamo con fate ,  personaggi e  Filastrokke, inventate al momento,  che reclamano una casa, una certa collocazione affinché le parole non si perdano nella fine della storia .
Ecco lo scopo del  gruppo " Le Filastrokke di Nonna Ta":  un luogo dove comporre , inventare, divertirsi e anche, ma non ultimo,  crescere con i nostri bimbi !
Molti sono i poeti che hanno aderito , non tutti sono nonni, ovviamente, ma tutti sono animati dal medesimo spirito di giocosa fantasia alimentata dalla musicalità che può dare una Filastrocca.
Ringrazio tutti i nonni del gruppo,  il poeta Giuseppe Cassese che mi ha sostenuto in questa avventura e curato con grande amicizia la raccolta di  Fata Primavera, Franco Melzi per l'edizione elettronica dei nostri canti e ringrazio quanti leggeranno ai loro bambini, condividendolo,  il nostro primaverile e un po'  fatato mondo d'amore.
LorettaZoppi

martedì 27 marzo 2018

LA FIDANZATA DI ELIO - Carlo Emilio Gadda



Quarantaquattro lettere di congratulazione e vassoio di biglietti. «La compagna che ti sei scelta... Le zie di Elio non avevano mai stillato una prosa così commovente.
Avevano scandito i lunghi anni del tempo con puntualità de' loro auguri di Pasqua: ogniqualvolta inghirlandavano la Resurrezione di squisiti saggi calligrafici, oculatamente svolti fra le più imprevedute ova sode. Fra le gambe dei pigolanti avevano messo in grammatica i più delicati affetti, gli augurii più fervidi,
E cosi per tutta la ginnasiale pace e nella tempesta di poi, quando ai pulcini era succeduta la Gloria aureolata di giallo, svolazzante con ali di pellicano fra i nembi, sopra le dirute3 case e i barili sventrati.
E tutto pareva non fosse stato se non un laborioso esercizio per arrivare a tanto: alle felicitazioni e alle benedizioni supreme.

mercoledì 21 marzo 2018

LA DONNA PERFETTA - Robert Sheckly



 Il signor Morcheck si svegliò con un sapore aspro in bocca e una risata che gli echeggiava nelle orecchie. Era la risata di George Owen-Clark, l’ultima cosa che ricordava del party di Triad-Norgan. E che party era stato! Tutta la Terra celebrava il nuovo secolo. L’anno Tremila! Pace e prosperità per tutti, e vita felice…
            - Quant’è felice la tua vita? - aveva chiesto Owen-Clark con un ghigno sornione, molto più che brillo. - Voglio dire, come va la vita con la tua dolce mogliettina?
            Il che era stato spiacevole. Tutti sapevano che Owen-Clark era un primitivista, ma che diritto aveva di farci strofinare su il naso alla gente?
            Solo perché aveva sposato una Donna Primitiva…
            - Amo mia moglie, - aveva detto risoluto Morcheck. - È un sacco più carina e affettuosa di quel mucchio di nevrosi che tu chiami tua moglie.

lunedì 12 marzo 2018

IL FAMOSO RANOCCHIO SALTATORE - Mark Twain


  Per accogliere la richiesta di un mio amico che mi aveva scritto dalla costa orientale, andai a trovare il buon vecchio chiacchierone Simone Wheeler e a chiedergli notizie dell'amico del mio amico, Leonida W. Smiley, come mi era stato richiesto; e ecco come andò a finire. Ho il vago sospetto che Leonida W. Smiley sia un mito, che il mio amico non abbia mai conosciuto un simile personaggio e abbia semplicemente architettato che, chiedendo informazioni su di lui al vecchio Wheeler, gli avrei fatto venire in mente l'infame JIM Smiley, e così si sarebbe messo all'opera per scocciarmi a morte con qualche esasperante ricordo sul suo conto, lungo e fastidioso quanto inutile per me. Se questo era il suo scopo, ci riuscì benissimo.
  Trovai Simone Wheeler che sonnecchiava, tranquillamente seduto vicino alla stufa del bar, nella taverna malandata del decrepito campo di minatori di Angel, e notai che era grasso e calvo e che aveva sul viso pacioso un'aria dolce e ingenua che attraeva. Si svegliò e mi augurò il buon giorno.

martedì 27 febbraio 2018

LA SPOSA BAMBINA - Beppe Fenoglio


         

            Catinina del Freddo era di quel a razza che da noi si marchia col nome di mezzi zingari perché mezza la loro vita la passano sotto l’ala del mercato. Proprio sotto l’ala si trovava, a tredici anni giusti, a giocare coi maschi a tocco e spanna, quando sua madre le fece una chiamata straordinaria.
            – Lasciami solo più giocare queste due bilie! – le gridò Catinina, ma sua madre fece la mossa di avventarsi e Catinina andò, con ben più di due bilie nel a tasca del grembiale.
            A casa c’era suo padre e sua sorella maggiore, tra i quali vennero a mettersi lei e sua madre, e così tutt’insieme fronteggiavano un vecchio che Catinina conosceva solo di vista, con baffi che gli coprivano la bocca e nei panni un cattivo odore un po’ come quel o del ’acciugaio. I suoi di Catinina stavano come sospesi davanti al vecchio, e Catinina cominciò a dubitare che fosse venuto per farsi rendere ad ogni costo del denaro imprestato e i suoi l’avessero chiamata perché il vecchio la vedesse e li compatisse. Invece il vecchio era venuto per chiedere la mano di Catinina per il suo nipote che aveva diciotto anni e già un commercio suo proprio.

giovedì 22 febbraio 2018

L'EROE di Gabriele D'annunzio

(Novella tratta dalla Raccolta: SAN PANTALEONE 1886)
     
Già i grandi stendardi di san Gonselvo erano usciti su la piazza ed oscillavano nell'aria pesantemente. Li reggevano in pugno uomini di statura erculea, rossi in volto e con il collo gonfio di forza, che facevano giuochi.
            Dopo la vittoria su i Radusani, la gente di Mascalico celebrava la festa di settembre con magnificenza nuova. Un meraviglioso ardore di religione teneva li animi. Tutto il paese sacrificava la recente ricchezza del fromento a gloria del patrono. Su le vie, da una finestra all'altra, le donne avevano tese le coperte nuziali. Li uomini avevano inghirlandato di verzura le porte e infiorato le soglie. Come soffiava il vento, per le vie era un ondeggiamento immenso e abbarbagliante di cui la turba s'inebriava.
            Dalla chiesa la processione seguitava a svolgersi e ad allungarsi su la piazza. Dinanzi all'altare, dove san Pantaleone era caduto, otto uomini, i privilegiati, aspettavano il momento di sollevare la statua di san Gonselvo; e si chiamavano: Giovanni Curo, l'Ummálido, Mattalà, Vincenzio Guanno, Rocco di Céuzo, Benedetto Galante, Biagio di Clisci, Giovanni Senzapaura. Essi stavano in silenzio, compresi della dignità del loro ufficio, con la testa un po' confusa. Parevano assai forti; avevano l'occhio ardente dei fanatici; portavano alli orecchi, come le femmine, due cerchi d'oro. Di tanto in tanto si toccavano i bicipiti e i polsi, come per misurarne, la vigoria; o tra loro si sorridevano fuggevolmente.

venerdì 16 febbraio 2018

PICCOLE ANIME (Una Fioraia - Canituccia) - Matilde Serao



Una Fioraia


Date lilia......

La bimba camminava lentamente, rasentando il muro, per la via stretta e tortuosa dei Mercanti.
Ella non guardava nelle botteghe, non alzava gli occhi a quella lunga striscia di cielo che appariva fra le alte case, non guardava neppure dinnanzi a sè. Guardava le pietre, come se le contasse.
Camminava, senza curarsi del fango del selciato, degli urtoni che le davano, di qualche rara carrozza che passava. Quando arrivò alla chiesetta del Cerriglio, dirimpetto alla statua dell’ Eccehomo vestito di rosso, coronato di spine, con gli occhi pieni di lagrime immobili, la fronte e il petto macchiati di sangue coagulato, la bimba gli dette uno sguardo indifferente e tornò indietro, con la stessa andatura rigida.