venerdì 17 agosto 2012

La stanza di Serenella


Il mondo a metà
di
Serenella Tozzi

 Tieni duro dunque, cuore. Così almeno vivi. (Derek Alton Walcott)



Amilcare rallentò il passo, pensieroso: "La verità... la verità è l'interpretazione personale di ciascuno di noi! Mah! Chissà se esiste davvero una verità assoluta".
Dopo aver dato un calcio ad un sasso, che se ne andò rotolando poco lontano dai suoi piedi, si strinse nelle spalle e ricominciò a camminare risoluto.
Non aveva nessuna mèta in quel mattino di fine giugno, un sabato come tanti se non fosse stato per quello stato d'animo astioso che la lettura dei giornali gli aveva procurato.
Le cose si mettevano male, nella società dove lavorava si vociferava di possibili riduzioni di personale e le incertezze della politica facevano presagire tempi lunghi per una seria ripresa economica.
Anche con uno stipendio a disposizione aveva poco da scialacquare, ma cosa avrebbe potuto fare in caso di licenziamento? Non aveva capacità manuali, né conoscenze tecniche di alcun genere, e l'età oltre i quaranta era proprio l'età giusta per non avere speranze di collocamento...
E i giornali che continuavano a creare confusione pubblicando "non notizie", intendendo con questo i pettegolezzi inutili e tediosi, o, addirittura, notizie faziose ben lontane dal vero.
"In che cavolo di mondo viviamo se non esistono più speranze" concluse fra di sé, "se non possiamo più credere a niente e a nessuno".
Amilcare era un uomo normale, pacifico, onesto, tranquillo. Aveva sempre svolto il suo lavoro con sollecitudine e precisione: la sua onestà intellettuale non gli avrebbe permesso altrimenti ed eccolo ora astioso e turbato, rancoroso contro il mondo intero, un mondo che gli sembrava sempre più
diviso fra furbi intriganti danarosi e persone oneste come lui ridotte a sopravvivere.
Decise di fare ritorno a casa quando, dopo un clacson di richiamo, si sentì apostrofare allegramente: "Ehi, Amilcare, dove te ne vai così pensieroso?"
Era Giovanni, un suo vecchio compagno di liceo che dopo aver lasciato la scuola aveva trovato lavoro in un ente parastatale, e dove aveva fatto carriera dedicandosi all'attività sindacale.
A quanto pareva se la passava bene a giudicare dalla macchina.
Non era cattivo Giovanni, faceva solo parte dei furbi, e lui non aveva nessun motivo per mandarlo tranquillamente a quel paese facendo finta di non vederlo.
Si fermò volentieri, tanto per uscire dai tetri pensieri.
Si raccontarono delle rispettive famiglie: una bella famiglia, con una buona moglie, vicina spiritualmente, e due bravi figli per Amilcare; una famiglia allargata per Giovanni. Si era lasciato con la moglie e si era trovato una nuova compagna che, però, non voleva figli: troppa responsabilità, diceva.
A Giovanni avere dei figli, invece, sarebbe piaciuto, in fondo ora trovava un po' arida la sua esistenza; non si può fare l'eterno gaudente senza arrivare ad annoiarsi. Si giunge ad un punto della vita nel quale è inevitabile fare consuntivi e lui non era soddisfatto del suo.
"Beato te, caro Amilcare", concluse Giovanni ad un punto della conversazione che sembrava avviarsi alla conclusione.
"Beato me", sospirò l'altro, "ti sembro beato"? E non riuscendo a trattenersi cominciò a parlargli delle proprie difficoltà e dei suoi timori.
Giovanni rimase ad ascoltarlo dimostrando un sincero interessamento proponendo poi, per approfondire meglio la questione, di incontrarsi magari per una cena.
Decisero così di vedersi il giorno dopo a casa di Amilcare.

13 commenti:

  1. Ciao Serenella, ben trovata!
    Ma è un racconto a puntate? Non sarà mica finito così, neh? Adesso voglio sapere il seguito perché mi ha incuriosito, anche perché tratta di temi molto attuali.
    Attendo speranzosa;-)

    RispondiElimina
  2. Sì, anche a me ha dato l'impressione di una parte di qualcosa di più lungo che spero di leggere al più presto. Quanto a questa parte l'ho trovata un po' troppo legata a temi di carattere sociale. La storia s'intuisce, almeno la traccia ma non c'è quella molla che fa scattare la curiosità del lettore. A presto allora, per un commento più articolato.
    Un saluto, Sergio.

    RispondiElimina
  3. “A questo punto non so se Giovanni sia poi riuscito ad aiutare in qualche modo Amilcare, però è certo che l'amicizia vera, quando esiste, aiuta a vivere.”

    Credo di aver sbagliato a non inserire questa postilla che avevi allegato al racconto. Chiarisce di molto il tuo concetto senza bisogno di aggiungere altro.
    Scritto in punta di penna come tu sai fare, le storie nelle tue mani diventano solo un pretesto per affermare un pensiero, un concetto, in questo caso sull’amicizia.
    Ciao

    RispondiElimina
  4. Avete ragione Stefania e Sergio, il finale risulta quasi troncato di netto, ma ho voluto lasciare che sia chi legge ad arrivare a delle conclusioni a seconda della propria visione della vita.
    Comunque il mio vuole essere quasi un messaggio subliminale di incoraggiamento per i tanti che, soprattutto in questi momenti, si trovano ad affrontare simili frangenti.

    Grazie Franco per aver aggiunto la precisazione, senz'altro era necessaria. E devo dirti davvero bravo per la grande capacità di scelta dei disegni che accompagnano gli inserimenti: davvero appropriati.
    Serenella




    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Serenella:-) scusa se ti rompo;-) però questo non mi pare un "finale aperto", che sarebbe pur sempre un finale, quanto una troncatura che prevede un seguito e quindi ti invito a scriverlo, dai, sfida te stessa e vai avanti! Siamo curiosi! Fallo per me e per Sergio;-)

      Elimina
  5. L'amicizia, specialmente nata in tempi lontani, è consolidata. Risultato di rapporti puri, senza ruffianerie di sorta.
    Uscendo di casa Amilcare pensava solo al disastro imminente e vedeva solo un domani senza speranza.
    L'incontro inaspettato con Giovanni, vecchio compagno di liceo, apre una porta che lui credeva chiusa per sempre.
    E:
    Decisero così di vedersi il giorno dopo a casa di Amilcare...
    Questa chiusa La dice lunga sul futuro.
    Sì, c'è il fascino dei vecchi film francesi.

    Piperita patty


    RispondiElimina
  6. Ciao Serenella, mi accodo alle osservazioni precedenti nel dire che questo tuo racconto sembra proprio il principio di un testo più lungo, non tanto un racconto quanto un romanzo. Anzi, più che l'inizio sembra un frammento, ed è questo che mi ha colpito: è come se fossi riuscita a strappare da un libro la pagina essenziale, in grado di far immaginare al lettore l'intera trama e perfino il carattere, i turbamenti, le problematiche del protagonista. Le informazioni salienti ci sono tutte, come in una bozza d'artista, sono ben tratteggiate e a noi non resta che completarla con qualche pennellata di colore. Complimenti davvero per la tecnica e la bravura con le quali sei riuscita a regalarci questa vivida istantanea. Un saluto e a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Matteo, il tuo commento mi ha fatto particolarmente piacere e, chissà che, vincendo la mia innata pigrizia, non mi metta di buzzo buono a continuarlo. Grazie Davvero.
      Serenella

      Elimina
  7. Va beh, va beh, p.i.g.r.o.n.a., stai lavorando al seguito???
    ;-)

    RispondiElimina
  8. Ed eccoci qua. E ben ritrovata anche a te neh...
    Va bè dai, sono d'accordo con tutti, nel senso...
    questo godibile scorcio di inizio millennio (che lascia presagire l'imminente bivio tra un'ulteriore estremizzazione della lotta e un mondo di mutuo soccorso...)
    ...chiede a gran voce un seguitooooo

    RispondiElimina
  9. Piperita patty te ne ha scritto uno.io sono curiosa ma ma é bello cosi..ciao ippolita

    RispondiElimina
  10. Ciao Serenella,

    beh, fin qui, tutto molto bene; ma ora, mi piacerebbe conoscere 'l'altra metà del mondo'!!!
    Il tuo racconto è scritto con abilità e sono sicura che in quello che ancora non hai proposto, si nasconde una grande verità che vorrai proporci un pò più avanti: per destare curiosità, ma soprattutto per dargli ancora più importanza, perchè ne merita veramente.

    E 'Tieni duro cuore. Così almeno vivi' rappresenta il suo prologo, nonché il suo significato, regalatoci per il momento solo come una splendida introduzione, per anticipare un insegnamento talmente semplice quanto difficile da mettere in pratica.


    Con grande stima.

    RispondiElimina
  11. Ciao Serenella,

    lo commento qui il tuo racconto che di là, al momento, riesco a commentare solo le poesie.
    Le tue proposte sono spesso sintetiche ma che punzecchiano temi di interesse generale e che, personalmente, leggo sempre con piacere. Merito anche di una scrittura che scivola via senza intoppi.
    Questa volta, però, sul finale, sono d'accordo anch'io. Va bene il volere dare respiro a varie interpretazioni, ma avresti dovuto escogitare una chiusa diversa, da non dare l'impressione di un'omissione, di un troncamento che lascia il lettore spiazzato e anche un po' insoddisfatto.

    Il racconto merita perché, ripeto, tocca un tema importante che andrebbe approfondito.

    Ciao Daniela

    RispondiElimina