sabato 29 settembre 2012

la stanza di Daniela



Analisi estrema

                 di
    Daniela Fontana


DOSTY

Sento i suoi occhi puntati su di me come zavorra, come punteruoli che scavano fino alle ossa.
Non lo vedo eppure saprei dire con esattezza quale espressione aleggia sul suo volto e con quale sguardo mi osserva dall’alto della sua poltrona in vera pelle, di quelle che solo uno studio importante può avere.
Incombe alle mie spalle come un gufo sul giorno e come l’alba sulla notte; il suo respiro al biancospino tuona in questa stanza di pochi metri quadri e la sua voce è calda e forte come un caffè ristretto.
L’età non saprei dirla: l’aspetto giovanile urta con la sua aria da uomo vissuto. Quarant’anni di certo e forse una moglie nevrotica, da curare anche lei con le sue sedute. Figli, chissà… ma se ne avesse, sarebbero sicuramente di quelli da complesso edipico perché con una madre nevrotica non ti puoi aspettare altro e in aggiunta, poverini, soffrirebbero di anaffettività paterna. 

giovedì 27 settembre 2012

la stanza di Cinzia


La mia tana

di
Cinzia


Vuoi vedere la mia casa?
Ti avverto, non è niente di speciale, ti pregherei di usare solo un accorgimento prima di entrare: rimanere in silenzio mentre ti accompagno perché preferisco il rumore del tuo sguardo, più efficace di ogni parola.



mercoledì 26 settembre 2012

in soffitta:


I giorni perduti

di Dino Buzzati


 Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion.


martedì 25 settembre 2012

La stanza di Serenella


Fra un pensiero e l'altro
e
Frammenti

di   Serenella Tozzi




Camminavo per le strade senza meta
quando incontrai una cometa
salii sulla sua coda e me ne andai...
Sarà capitato anche voi, qualche volta, di sentire forte il desiderio di
fuggire, di andarsene lontano, il più lontano possibile.
Fra fragori di tempeste? In mezzo al deserto assolato? In strade sconosciute? Sai
che paura!!
Ma no, meglio girare l'angolo di casa e dirigersi verso il parco più vicino e
fermarsi a guardare il gioco dei bambini, e tornare a casa sorridendo.
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domenica 23 settembre 2012

La stanza di Patty


AL CAMPO


          di 
    Patty S

Al campo era ancora tutto silenzioso quando Johanna si svegliò. Nel suo largo pigiama maschile
si mosse verso la finestra e scostò la tendina verde sbiadito. Era ancora buio. Freddo… Si sfregò con le mani incrociando le due braccia, si diresse verso la zona cucina. Accese il gas… ti prego fa’ che ci sia ancora caffé…Ne trovò giusto un cucchiaio. Sbadigliò mentre con la mano libera si riempiva la caffettiera. Riccardo era già partito…speriamo trovi lavoro oggi, anche solo un giardino, qualcosa al mercato…

venerdì 21 settembre 2012

… al vino ci penso io! - frame - racconto


… al vino ci penso io!
( monologo)

di
Franco Melzi



Sono stanco!
Sì, sono proprio stanco di trovare il telefono sempre occupato. E non ne posso più di sentire il tu-tu nelle orecchie, e quella voce di plastica che dice, il numero da lei chiamato potrebbe essere occupato in questo momento…
Ho capito!
Non sono uno stupido, lo so che la linea non c’è, non è necessario che lo ripeti tutte le volte!
Chiunque tu sia, maledetta, dimmelo ogni tanto, magari una volta la settimana, anche una sola volta al giorno, ma non c’è bisogno che parli… forse lo fai per non farmi sentire cosa sta dicendo quella là. Dimmi piuttosto con chi sta parlando, così ti rendi utile e perlomeno giustifichi la tua presenza nel mio telefono.
Una cosa è certa, io le donne in generale e in modo particolare le casalinghe, proprio non le capisco.
Ma come fanno? Mi domando sempre inutilmente.

giovedì 20 settembre 2012

La stanza di Roberto

il tenero Giacomo
UN MAGO NEL PAGLIAIO

                                 di
           Roberto Miano

Il fumo denso aveva donato alla nebbia della pianura emiliana una tonalità plumbea. Da qualche parte un incendio stava banchettando, bevendo aria e mangiando polimeri.
Davanti alla fattoria del Bue non ci passava mai nessuno, perché non c’era una strada, perché Bue era un po’ stronzo ma soprattutto perché era un tipo molto, ma di molto, strano che nessuno voleva andare a trovare. La moglie, la Leonessa, per gli amici Laleo, lo aveva sposato per mettere in regola, di fronte a Dio e all’anagrafe, il piccolo Jacomo.
Quando nacque era la sera di un 10 agosto, nebbia compresa. Il Bue, nessuno ha mai saputo il suo vero nome, all’anagrafe Folla, decise di chiamare il suo primogenito come il suo paladino de “l'aradio”. L’omino dell’anagrafe, occhiale spesso, cacacazzi anche più frequentemente, obiettò che Jack non era proprio un nome emiliano. Il Bue prima disse all’omino di farsi i fatti suoi, senza perifrasi, poi però pensò che a lui i Mericani non gli erano proprio simpatici e che in fondo il tenero Giacomo era pur sempre un eroe nazionale della Settimana Nigmistica.

martedì 18 settembre 2012

La stanza di Costanza


Poesie di
Costanza Pocechini





APPUNTI DI STAGIONE

L’ombra,
sul primo tratto della via Bovillea
ha finito le ferie e ha fatto le valige,
gli ulivi al sole settembrino
finalmente sono felici:
i rami ad un palmo del tronco dondolano,
spavalde le drupe riappaiono
e le foglie vantano la schiena d’argento.

La stanza di Francesco


nasino alla francese


ALGEBRE D’AMORE

                di
Francesco Meccariello


Avvertenza. Mi scuso in anticipo con le signore che dovessero ravvisare un taglio larvatamente maschilista: è del tutto involontario.


Dritta + dritto = relazione
stupida + dritto = avventura
dritta + stupido = matrimonio
stupida + stupido = gravidanza
(proverbio)


lunedì 17 settembre 2012

La stanza di Ippolita

Ippolita Luzzo


La nutella 

Una vita da bonobi



La nutella  

Mi sono spalmata sui suoi racconti come la nutella sulle fette grosse di pane casareccio, il pane e nutella dell’infanzia di mia sorella, la nutella che il nonno comprava in grossi barattoli e divoravano, loro due, non io, a fine pasto, a merenda, a cena. D’un tratto erano già vuoti i contenitori, vuoti e perfettamente puliti, col cucchiaio, col coltello, a furia di leccate che mia sorella, golosa e grassoccia, continuava a dare fino alla trasparenza del vetro.

La stanza di Matteo



UNA STORIA MOLTO BREVE

di Ernest Hemingway

Traduzione di Matteo Vajani


A Padova, una calda serata, lo portarono sul tetto e lui poté vedere la città dall’alto. C’erano i rondoni nel cielo. Dopo un po’ si fece buio e vennero fuori i riflettori. Gli altri scesero portando con loro le bottiglie. Lui e Luz potevano sentirli, di sotto, sul balcone. Luz si sedette sul letto. Era fresca e sfacciata nella notte calda.

La stanza di Giancarlo





IL CAVALLO BIANCO DI GARIBALDI

 Pressato da Mario, alla fine ho ceduto. Voleva a tutti i costi portarmi a Caprera, a vedere la casa di Garibaldi, dove era stato in viaggio di nozze. Deve aver posto sotto assedio anche altra gente del campeggio, perché alla fine siamo partiti in due macchine. Due macchine che la mattina alle sette (tutto molto preciso ed organizzato, mancava solo di timbrare il cartellino, Mario è imbattibile in questo) hanno lasciato il parcheggio ballonzolando sul vialetto in terra battuta. Mario mi ha concesso l’onore di sedergli accanto, pregando la moglie di accomodarsi dietro. Abbiamo fatto sosta ad Olbia, a un bancomat, dove un tizio della seconda macchina, un vecchio vedovo dall’aria sconsolata, doveva rifornirsi di soldi.

venerdì 14 settembre 2012

La stanza di Beppe


          Catrame

                     di
          Beppe C.


Stendo catrame sulla strada tutto il giorno. Sono asfaltista. Questa è la mia qualifica di operaio precario da molti anni, ormai.
Se mi chiedono del lavoro che faccio, rispondo che mi occupo del manto stradale. Mi piace la parola manto. È regale. Mi ricorda il velo di una sposa, lo strascico di una regina, le storie che mi raccontava la nonna: Biancaneve, Cenerentola e il Principe Azzurro. Anche lui portava sulle spalle un mantello, se non ricordo male. Amo il suono di quella parola e quando la pronuncio, sembra che la gente mi guardi in modo diverso.

giovedì 13 settembre 2012

Due di nessuno - Daniela Fontana - narrativa


           Due e nessuno

                                  di
         Daniela Fontana

Come tutti i giorni, anche quel venerdì, Guido rientrava in casa per la pausa pranzo trafelato e accigliato, pronto a scatenare l’ennesima discussione per futili motivi.
-       “Possibile che dopo dieci anni di matrimonio torno a casa e ancora succede che non trovo il piatto in tavola? Sai bene che vado di corsa!”
-       “È già apparecchiato e sto proprio per scolare la pasta, non te ne sei accorto?”
Arrivava subito acida e scontrosa la risposta di Claudia.
-       “Ecco, ne ero certo, hai dato un’occhiata a questa bolletta? Dico, sono 350 euro di gas. Come faremo questo mese a tirare avanti?… ma a te, poi, cosa importa! Sono io che mi spezzo la schiena per mandare avanti la famiglia, sono io…”
-       “Silenzio! Non dire più una sola parola, sono stanca delle tue lamentele, sono stanca di essere trattata sempre come una bambina da redarguire. Sai benissimo quanto sia fredda questa casa, non possiamo rinunciare, né risparmiare sui riscaldamenti!”
-       “La verità è che per te tutto è indispensabile, non riesci a risparmiare su nulla; avresti dovuto sposare un milionario non un semplice impiegato come me !”

martedì 11 settembre 2012

La stanza di Giulia



  Estate
 (30 agosto 2012) 
            di 
Giulia Sarli


Bussarono alla porta, caparbiamente, con la costanza del martello che batte sul chiodo. La vecchia vicina era venuta a lamentarsi per i rumori notturni che le guastavano il sonno: «Signor Stracci io non so che lavoro faccia e che cosa combini fino alle cinque del mattino, ma io abito proprio qui sotto e non riesco a chiudere occhio con lei che passeggia avanti e indietro sopra la mia testa e parla non si sa con chi.
Qui i muri sono sottili.. e insomma, provi a dormire a una cert’ora o, almeno, non faccia tutto questo rumore!». Le occhiaie sul viso magro dell’uomo ebbero un breve tremolio di rammarico e rassegnazione; quanto bastava perché l’anziana donna avvertisse il piacere inconfondibile del proprio potere. «Vedo che ci siamo intesi, bene. Si ricordi della riunione di domani, ci saranno tutti gli altri condomini. Mi raccomando! E su col morale, è sempre così cupo!». La porta si richiuse; e il corpo esile di Beppe Stracci rimase immobile, lo sguardo magnetizzato dall’occhio nero dello spioncino.

domenica 9 settembre 2012

La stanza di Stefania T.


Lenti colorate e qualche strass

di Stefania Tolari




«Salve. In cosa posso aiutarla?». 
            Tituba...
            «Deve farsi la visita ottometrica o audiometrica?».
            Mi segnala gli occhiali da sole che ha indosso.
            «Le si sono rotti? Le cascano? Vuole che li aggiusti? Che li stringa? Ha perso una vite? Ha sotto le lenti a contatto? Le pizzicano? Ne ha persa una? Problemi di tensione oculare?...».
            «...».
            «Ma che vuole sapere? Santiddio! Se sono carini? Non lo vede quanta gente c'è? Ho da fare! Mi stanno aspettando su al piano di sopra...!»

venerdì 7 settembre 2012

La stanza di Ippolita


Ippolita Luzzo




Io non sono una donna del sud

Io non sono una donna del sud
Non ho mai fatto la salsa di pomodoro
Le melanzane ripiene, la conserva di peperoni.
Non ho mai  insaccato una salsiccia, non l’ho mai bucherellata
Mi fa senso il sanguinaccio, non lo mangerei mai
Non pranzo  dalla suocera, però l’ho tanto amata.
Non vado a matrimoni,battesimi  e prime comunioni.
Non vado neppure ai funerali.
Come potrei salutare quelle persone
Affrante
messe lì, in fila indiana
Non conosco il parentado, non ricordo  i vari gradi
Mi sfuggono gli intrecci,proprio quelli più succosi
Mi distraggo e poi apro le finestre,tiro giù le tende
Su balconi spalancati.
Non spedisco barattoli a mio figlio,non stiro le camicie
E poi non mi nascondo non dico -ho un impegno-
E non ho mai gente a casa, a volte solo amiche
Non ho mai abitato qui,
non ho mai vissuto qui, ma ora che lo vedo,
ne sono tanto fiera.
Il sud lo porto nel sangue, nel suo colore, nel suo calore
Nella storia, nel presente, nel mio viso da bambina
Nel dolore delle mamme, delle donne
Sempre attente, sempre pronte
Sempre vigili e custodi  di una cura sempre eterna.

13 agosto 2011
            Ippolita ad Ippolita

La stanza di Patty



Patty'S


Ahaaaaaaaaaaaa


Guarda ! Queste manii  fredde !
Se tocchi quella scienza, il corpo.
Serie infinita, infinita, infinita !
Non è forse vero
che si ama per replica
Adesso.
Che si prenda in ghiaccio, il ghiaccio.
Ghiaccio !!

Sergio Boldini - Montecristo - narrativa - racconto

MONTECRISTO

                 di


Sergio Boldini


Una vacanza all’isola d’Elba.
La cinquecento carica come una scatola di sardine, Silvio con i piedi sul cruscotto e il gomito fuori dal finestrino, Leo sul sedile posteriore, pallido, piegato in due, come cercasse di nascondersi tra le valigie e i sacchetti di nylon colorati.
Tre ore di coda ad aspettare di sventrare la pancia di un traghetto bianco e azzurro. Odore di metallo e di olio bruciato. Lo sguardo oltre il parapetto di ferro sulle increspature bianche di schiuma. Il vento a pungerti il viso e i pensieri a rincorrere il volo dei gabbiani, appena al di là di quel braccio di mare.
Portoferraio non lo vedi neppure, hai fretta di arrivare e spingi la macchina sui tornanti che attraversano l’isola. L’ultimo pezzo di strada sembra un nastro che si attorciglia alle rocce di una scogliera.
Porto Azzurro ti arriva addosso come uno schiaffo.

mercoledì 5 settembre 2012

Janco B. - Bobby Chaltron...- narrativa - racconto

Bobby Chaltron e lo piscologo

                      di
                  JancoB.
  

Ecco fatto. Lulù ha chiamato lo psicologo.

Fatale mi è stato l'ennesimo incipit Voi Umani, a me tanto caro nell'avviare le diatribe quotidiane.
I mediocri, si sa, ha svolto egregiamente il suo porco lavoro di incipit per decenni, ma ora è esausto. L’altro giorno l’ho sentito pronunciare dal mio ortolano, riferito ai colleghi maldestri nel preservare il peperone giallo in vigilia di mercato.
Dell’altro, invece, l’ortolano ancora non padroneggia la spocchia. Ed è così pregnante. Un uno-due da far vacillare l'interlocutore al primo round. Il “Voi” lo spersonalizza all'istante attribuendone il pensiero all'acritica assunzione di marmellate di massa anziché a personale elaborazione; l' ”Umani” completa l'azione applicandogli il bollino rosso delle debolezze e delle imperfezioni dell'intero Scibile in piena fronte ed implicitamente lasciando pulita la propria. Il tutto in due parole.
Ma non va usato con persone troppo semplici in quanto scorretto, né con chi possegga discrete risorse sofistiche a valenza cinica, in quanto boomerang potenzialmente letale.
Quando rivolto ad altri, Lù lo reputa raffinatamente sarcastico; se rivolto a lei lo trova sgradevole, eccessivo. Ma chi ha mai nutrito dubbi?

martedì 4 settembre 2012

In soffitta:


I primi sette anni

di
Bernard Malamud


Feld, il ciabattino, era seccato che Sobel, l’aiutante, fosse così sordo alle sue fantasticherie da non cessare per un attimo il suo fanatico martellare sull’altro deschetto. Gli lanciò un’occhiata, ma la testa calva di Sobel restò china sulla forma, senza accorgersene. Il ciabattino si strinse nelle spalle e, strizzando gli occhi, continuò a guardare dalla vetrina parzialmente gelata la miope foschia di quella vorticosa neve di febbraio. Né la mutevole macchia bianca là fuori, né l’improvviso intenso ricordo del nevoso paesucolo polacco in cui aveva sciupato la sua giovinezza riuscirono a distogliere i suoi pensieri da Max lo studente (un ospite stabile della sua mente fin da quel mattino presto, quando Feld l’aveva visto avviarsi a scuola arrancando sulla neve), che tanto ammirava per i sacrifici compiuti in tutti quegli anni ‒ d’inverno o col caldo più torrido ‒ allo scopo di migliorare la propria istruzione. Un vecchio desiderio tornò a pungere il ciabattino: avere un figlio anziché una figlia, ma subito la neve se lo portò via perché Feld, se non altro, era un uomo pratico. Eppure non poteva fare a meno di contrapporre alla diligenza del ragazzo, che era figlio di un venditore ambulante, l’indifferenza di Miriam per la cultura. D’accordo stava sempre con un libro in mano; però, quando le si era presentata la possibilità di iscriversi al college, aveva detto di no, che preferiva trovarsi un lavoro.

lunedì 3 settembre 2012

La stanza di Costanza



UNA FOLA DEL BOSCO – riservato agli adulti -

Un connubio di prosa e poesia

di Costanza Pocechini

L’ho vissuta per caso. È la verità, anche se la razionalità bolla la fantasia, specie se questa non la benefica,
anzi adombra il cuore, un muscolo vitale che pulsa col cervello.
 Altro è Mente. Altro è Anima.
* * *
L’autunno stava smantellando della stagione il lavorìo che era già stato,
colorava le foglie di rosso prima di sfinirsi, di lasciarle impregnare dalla pioggia e strappare dal vento,
 così stramazzando a terra morte.

domenica 2 settembre 2012

La stanza di Giancarlo




Giancarlo Vietri


AFORISMI


http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=81474545




26



La paura di non essere all’altezza conduce ad altezze imprevedibili.







27



L’autocritica richiede una distanza. Non c’è oca che possa dire di sé “Sono stupida come un’oca”.







28



Tutto ciò che è grande ha bisogno di silenzio, perché possa essere colto per intero. 



29



La vita è una continua sfida alla morte, vinta ogni volta e persa all’ultimo istante.







30



La rabbia è una strategia sbagliata sulla via della distensione.