lunedì 3 settembre 2012

La stanza di Costanza



UNA FOLA DEL BOSCO – riservato agli adulti -

Un connubio di prosa e poesia

di Costanza Pocechini

L’ho vissuta per caso. È la verità, anche se la razionalità bolla la fantasia, specie se questa non la benefica,
anzi adombra il cuore, un muscolo vitale che pulsa col cervello.
 Altro è Mente. Altro è Anima.
* * *
L’autunno stava smantellando della stagione il lavorìo che era già stato,
colorava le foglie di rosso prima di sfinirsi, di lasciarle impregnare dalla pioggia e strappare dal vento,
 così stramazzando a terra morte.



Dopo i fasti e i riti della decomposizione, risuonò un memento nella fronte.
 <Che la vita torni polvere, per essere rinascita! >

Il bosco m’affascina da sempre, in qualunque aspetto,
 dicevo a Peter Pan, mentre m’aggiravo per cogliere qualche castagna.
E così vidi uno gnomo che mi fissava incredulo, agitai una mano per salutarlo.
Mi vede, pensò lo gnomo, forse la intimorisco.
 <Sì, ti vedo - gli dissi - e sei carino>.
S’avvicinò, mi fiutò come solo un innocente può fare, mi palpò il seno,
lo scoprì e agitò i rosei capezzoli come fossero campanellini.

Accorsero altri gnomi, cercai tra essi qualche femminuccia,
<Ma non ce ne sono nella specie> chiarì Peter Pan.
 < Allora… come si riproducono?> domandai.
Un altro gnomo si fece avanti, affiancando il primo e quasi si scappucciò per guardarmi meglio,
poi veloce come una girandola s’aggrappò alla mano d’un terzo gnomo,
 finché agganciati fra loro mi ritrovai al centro d’un girotondo.

S’alzò un venticello che fece risuonare le foglie ancora dondolanti,
quasi tintinnare le bacche e il fruscio dei rametti era il sottofondo.
Un canto intonò il bosco:
 <É ora di seminare mie creature, perché sia vita dopo l’inverno! >
<Ecco, te la sei cercata amica mia... ognuno di essi proverà a seminare nel tuo ventre>
fu una voce arcana a riecheggiare.

Dovevo solo scegliere il primo gnomo, il frutto che da me nasceva sarebbe stato di tutti.
Già, tutti per uno, uno per tutti, nel bosco regna la solidarietà.
S’inginocchiarono per la cerimonia dieci fraticelli, un rude saio, testa bassa, braccette incrociate.
Intanto il primo nano che mi aveva visto, nascosto dietro un tronco ogni tanto s’affacciava
e mi guardava dolente, con le manine giunte.
<È il più giovane e deve aspettare mille anni per essere scelto >. La voce della saggezza s’alzò solenne.
<Voglio in primis lui - gridai forte - altrimenti non se ne fa niente!>
Trotterellando mi venne accanto, mi prese per mano e mi portò via con sé,
 un letto nuziale era stato preparato, muschio dorato come pelle di camoscio,
 intorno ghirlandine di nobile lauro, foglie di mirto, felcette nane.

“Lei si distese - iniziò a cantare per i posteri Peter Pan - nuda e raggiante come una sposa,
lui tirò su la lunga tonaca e una “grifola frondosa” apparve in tutto il suo splendore,
che ebbrezza negli occhi di lei, che ansia scorreva nello stelo umido di rugiada.
La sposa tese le mani
- continuava languido il canto – lo sposo s’avvicinò fremente e titubante.
Cosa devo fare, pareva che chiedesse, allora lei l’attrasse su di sé
e dischiuse il suo riccio di castagna, come una madre gli insegnò a far l’amore, e l’istinto emerse,
li fece godere come folli amanti che non si saziano mai.
Finché la sposa cadde in deliquio....

... E RACCONTERA’:

ma il senso di calore che man man provavo era l’avvicinarsi di altro piacere,
ed era sempre più intenso, da rallentare il respiro.
Non conoscevo il fiato che percepivo sul collo, sul ventre, poi verso il seno,
 infine sul viso e l’avvertivo umido, profumato di miscele boscose.
Forse l’ultimo nano decisamente si posò sulle mie labbra,
 insistendo a disserrarle, qualcosa d’unghiuto mi ferì un labbro.
Un attimo di paura: di chi sarà la bocca? Non aveva importanza.
Morsi leggera la punta che immagino soffice e rosata, un ovolo di bosco, un pregiato amanita caesarea?
<Non fuggire – gli dissi - ti accetto>
Non lo fece, il mio invito a restare era stato inutile
<No... no... non così>
, gridai.
La presa fu immediata, un bisturi sottile da mozzare  un po’ d’anima,
s’insinuò, lacerò, fino a sentir bruciare la mente.
Voleva arrivare a penetrare il mio spirito e là sgorgare linfa nuova, rigeneratrice della natura.
Ma non lo trovò. Forse era roteato nel vuoto e rimbalzava in un vortice.

Poi avvertii anche questo acquietarsi, un velo posarsi sulla mia schiena nuda,
la pelle sudata agghiacciarsi, sensazioni che non riescono a dare senso,
qualcosa da cogliere, da sentire proprio.
Poi un alito più caldo prese a salire lungo le gambe.
Qualcuno mi stava incidendo le caviglie. Stanno sfilando la mia pelle?!
Non lo so. Non guarderò. Il dolore violenta i sogni.
<Chi sia, sia. Tutti abbiamo diritto alle pari opportunità.>

*****


16 commenti:

  1. La fola è una favola, una fiaba, il frutto di un sogno oppure della fantasia, ma se non ricordo male signigica anche bugia... e cara Costanza, devo dire che come le racconti tu sembrano vere. E io non voglio riaprire gli occhi, non voglio guardare la realta, non voglio soffrire perchè come dici tu "Il dolore violenta i sogni".
    Birichina la tua storia, la differenza la fa il tuo modo di raccontarla.
    Ciao e benvenuta.

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    1. Grazie Franco, però mi spieghi perché devo firmarmi "anonimo" o... come al solito non ho capito niente?
      Mi raccomando, lasciami la mia stanza.
      Un caro abbraccio

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  2. Sulla prosa di Costanza ci sarebbe da dire davvero molto. Eppure, sopra a tutto, c'è la soddisfazione di ritrovare qui la sua vergata elegante, dopo averne perso le tracce per un pò.
    Brava Costanza. Grazie Franco.
    Uriah.

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    1. Mon dieu, Uriah!
      Grazie di avermi onorato... per ora non posso dire altro... sono facile ad emozionarmi, non piango mai... ma il groppo alla gola... eh...

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  3. prima di tutto : piacere di conoscerti...quanto mi piace la tua scrittura!
    l'ho letta ora, velocemente, il primo commento che mi viene da fare è semplicemente huaooooo
    mi riservo di rileggerla attentamente e proseguire con i complimenti tutti meritati.
    ciao e spero di rileggerti presto

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    1. Riverisco, piacere il mio di leggere il Tuo commento... e premesse.

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  4. Ciao Costanza sono Beppe, il padrone di casa mi ha intimato di farmi riconoscere altrimenti mi caccia, e pensare che sono un suo amico d'infanzia e lo conosco sin troppo bene, abbaia ma non morde. A ogni buon conto, fatte le dovute presentazioni, riconosco nel suo brano una notevole capacità espressiva, una spirazione e un bagaglio culturale non indifferenti e l'aspetto con estremo interesse anche su temi... come la vogliamo chiamare, più pregnanti?
    Con stima e curiosità salutoni
    Beppe.

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    1. Beppe? Forse ti conosco: sto ancora aspettando che vieni a prendere il caffè sulla mia veranda! Ti offre una spettacolo indimenticabile: tutti i Castelli Romani!

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  5. "anzi adombra il cuore, un muscolo vitale che pulsa col cervello.
    Altro è Mente. Altro è Anima"

    sopra la citazione che mi ha trattenuto da subito...

    il testo è a dir poco intrigante, scritto bene e con la consapevolezza del quadro... arte tutta femminile quella di un erotismo soprattutto (ma non solo) cerebrale... e il contesto tutto... letta due volte ci tornerò... perché magari scoprirò altre creature e significati...


    grazie
    Rob

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    1. Io scrivo "anche" poesie, ma, sostengo, che le mie composizioni in merito e nmel merito sono piccole storie dove la metafora, filosofica-psicologica-interiorista giocano (così vorrei)un ruolo, sta al lettore "scegliere" quale. In questa prosastica, là dove ho inteso Peter Pan essere la mia parte bambina, ho voluto enfatizzare l'adolescente col senno di poi, la mia "informatrice", sulle "cosette" sensual-erotic, eran una mia compagna del primo ginnasio (non ridere, oggi è missionaria in Sierra Leone).
      Grata davvero del tuo intervento.
      Costanza

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  6. Cara Costanza,
    benvenuta in questo gruppo di amici speciali:-)
    Non sono amante della prosa poetica, ma la tua l'ho letta con interesse, non mi ha annoiata e, anzi, mi è piaciuta!
    Complimenti:-)

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    1. Grazie Stefania, spero di "interessarti" anche con altre mie composizioni-scritti. Gioco con la bic da quando ero "un po' strana" diceva mia nonna, finivo sempre i quadernini della prima elementare (non ridere...)
      Alla prossima?

      costanza pocechini

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  7. Costanza, Mina, ci sono io, Ippolita.
    Ti ho trovato
    Ti ho letto
    ed ora vado a letto
    MIna
    Mina, sono senza parole
    leggo da un'ora e mezza
    appiccicata a sto blog
    E' un incantooooooooooooooooooooooooooooooooo
    Buona notte...nell'albergo più bello che ci sia

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    1. Qualcuno sosteneva che "ippolita" ero io... sì, là in quel Sito (adesso so' un'altra, meno male che non mi cambiano per qualche nick "maschile", ma, gira gira il "suppositore" annuserà e... pfffffff, un altro/altra se ne fuje da ....Ten...
      Questa è UNA CASA, in che piano alloggi?
      Ciao... grazie a ranco ci incontremo spesso.
      costanza/mina

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  8. Costi sono in una stanza Bellissima

    vatti a leggere il mio ultimo commento alla maniera della Littizzetto e dimmi se continuo a

    continuo a raccontare i fatti miei????

    ahahah

    Mina Vai a leggermi

    Ippolita

    Ipèpolita Alla maniera...ma proprio...dellla Littizzetto

    Bacin bacin sempre imparati sul web
    tutti sti baci virtuali virtualissimi
    non becco un bacio vero che saran decenni
    ahahahah

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  9. Ciao Costanza, hai un bel modo di raccontare, mi piace molto.
    Sai alla prima lettura (io ho bisogno di carburare, prima)non ero riuscita a penetrare il tuo scritto poi riletto e riletto, finchè mi sono sentita trasportare dalla tua prosa.Complimenti
    Benvenuta

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