giovedì 13 settembre 2012

Due di nessuno - Daniela Fontana - narrativa


           Due e nessuno

                                  di
         Daniela Fontana

Come tutti i giorni, anche quel venerdì, Guido rientrava in casa per la pausa pranzo trafelato e accigliato, pronto a scatenare l’ennesima discussione per futili motivi.
-       “Possibile che dopo dieci anni di matrimonio torno a casa e ancora succede che non trovo il piatto in tavola? Sai bene che vado di corsa!”
-       “È già apparecchiato e sto proprio per scolare la pasta, non te ne sei accorto?”
Arrivava subito acida e scontrosa la risposta di Claudia.
-       “Ecco, ne ero certo, hai dato un’occhiata a questa bolletta? Dico, sono 350 euro di gas. Come faremo questo mese a tirare avanti?… ma a te, poi, cosa importa! Sono io che mi spezzo la schiena per mandare avanti la famiglia, sono io…”
-       “Silenzio! Non dire più una sola parola, sono stanca delle tue lamentele, sono stanca di essere trattata sempre come una bambina da redarguire. Sai benissimo quanto sia fredda questa casa, non possiamo rinunciare, né risparmiare sui riscaldamenti!”
-       “La verità è che per te tutto è indispensabile, non riesci a risparmiare su nulla; avresti dovuto sposare un milionario non un semplice impiegato come me !”
Tutti i giorni c’erano questioni e litigi all’ultimo sangue per i soldi che non bastano mai, per le camicie non stirate, per il pranzo non ancora pronto, e tutto questo portava, infine, a tirare in ballo con frasi accusatorie e offensive, suoceri, sorelle, fratelli, cognati e chi più ne ha più ne metta.
Una coppia come tante, con la loro storia e i loro problemi.

Lei, è Claudia, una donna ormai vicina ai quaranta, “desperate housewives” nostrana, con tante frustrazioni di sogni da “velina” irrealizzati e poche gratificazioni.
Di bell’aspetto, bruna, occhi scuri grandi e intensi, labbra carnose, alta e un fisico che cura quotidianamente con ginnastica, jogging e creme rassodanti.
La mattina, prima di uscire, anche se deve solo accompagnare i figli a scuola e fare un po’ di spesa, si trucca meticolosamente, indossa abiti scelti con cura che mettono in maggiore evidenza le sue forme femminili morbide e ancora splendide e, come tocco finale, si spruzza una generosa dose di profumo, di quelli dozzinali, che “si sentono”, perché a lei piace essere guardata, piace attirare l’attenzione non solo attraverso vestiti succinti, ma anche con il profumo, non importa se forte, purché abbia la capacità di far girare anche chi non l’ha notata.
Eh sì che quando passa lei, tutto il vicinato e la gente che incontra non può fare a meno di lanciarle un’occhiata, furtiva o esplicita non importa, anche per via di quella sua camminata: sinuosa e ondeggiante come il mare agitato.
Non si può certo dire che il suo esibizionismo sia dovuto allo scarso interesse che il marito, sempre troppo preso dal lavoro e dai suoi problemi, mostra nei suoi confronti; no, lei è sempre stata così: egocentrica, bisognosa di continue conferme, avida dell’ammirazione altrui.

Lui, Guido, per l’appunto il marito di Claudia, al contrario, è un uomo che seppur ancora giovane, ha l’aspetto perennemente trasandato: capelli tanti, arruffati come quegli adolescenti che ribelli, amano uscir di casa con la testa in disordine per il solo gusto di contraddire i genitori; barba mal rasata ad incorniciare un volto gonfio di stanchezza con due occhi blu strafottenti e accusatori.

La sua notevole altezza non basta a renderlo l’uomo piacevole che forse potrebbe essere se, oltre a trascurarsi, evitasse anche di indossare abiti ordinari con pessimi accoppiamenti di colore che gli conferiscono quell’aria “operaia” di chi lavora troppo e non guadagna mai abbastanza.
In effetti, il nostro Guido lavora davvero troppo giacché, oltre al suo impiego alle Poste, si arrabatta per arrotondare lo stipendio svolgendo i lavori più disparati: prima tecnico di televisori ed elettrodomestici in generale, periodo in cui, riempiendo la casa di diavolerie da aggiustare, pezzi di ricambio e attrezzi di vario tipo, litigava ferocemente con la moglie, che, giustamente, non mandava giù l’idea di una casa/accampamento… ma i soldi le facevano comodo; poi, clonatore di schede sky che proponeva a chiunque (poveri sciagurati!) gli rivolgesse la parola; successivamente si “specializzò” nell’installazione di antenne, fino ad occuparsi di impianti elettrici e piccoli lavori in muratura.
Tutto questo per guadagnare di più, sempre di più così da soddisfare, non solo i desideri di moglie e figli, ma anche e in buona parte, per soddisfare il suo amor proprio nei confronti del mondo intero ed in particolare, nei confronti della famiglia di Claudia.
Il suo limite è però rappresentato dalla totale assenza di quel guizzo in più che differenzia il ricco imprenditore che si è fatto da sé dall’ominicchio che, pur dandosi tanto da fare non decolla, né decollerà mai: per mancanza di talento, perché affronta vari mestieri in maniera sciatta e superficiale, perché ha come principale obiettivo il raggiungere “gli altri” in termini economici, piuttosto che l’affermazione di se stesso. Insomma, Guido si sarebbe cimentato in qualsiasi lavoro al solo scopo di eguagliare o superare i propri modelli di confronto.

…E inaspettate giunsero le conseguenze.
Già, perché Guido, da circa otto mesi, era affetto da improvvisi attacchi di panico che lo coglievano soprattutto in posti affollati e nei momenti più impensati.
Cominciò così la trafila presso psichiatri e strizzacervelli che, come se fossero stati clonati, affermavano tutti più o meno la stessa cosa: stress da lavoro, problemi in famiglia, ansia di prestazione. La cura? Antidepressivi e concentrarsi di più sulle proprie esigenze. La moglie, certo, sarebbe stata la persona più adatta per aiutarlo in questo percorso e lui, bisognoso delle sue attenzioni, le chiede di capirlo, di aver pazienza, che tutto presto passerà.
L’atteggiamento quasi remissivo di Guido durò ben poco, purtroppo, poiché già qualche giorno dopo l’inizio della cura, tornò ad essere quello di sempre: incazzato col mondo intero, ma soprattutto con la famiglia. Inizialmente Claudia cercò di stargli vicino soprassedendo ad alcune sue scenate davvero insopportabili. Ben presto però, l’insofferenza s’impadronì di lei.
Era stufa già prima di quella vita, eppure non le mancava niente… o forse sì. Forse le mancava la figura di un uomo diverso dal suo, forse non lo amava più suo marito e forse lui non amava più lei, perché, davvero, sembrava fossero giunti al temuto punto di non ritorno.
La tenerezza, la complicità, il rispetto erano ormai solo parole, atteggiamenti estranei alla loro quotidianità: litigi, improperi, parole offensive, questo erano ormai loro due. Lingue taglienti che squarciano l’aria  rendendola irrespirabile.
E fu così, tra un litigio e l’altro, che Claudia “la splendida” scelse di allontanarsi da lui proprio nel momento di maggior bisogno, oltrepassando il confine della fedeltà e dando inizio ad una relazione con uno dei tanti “tipi” incrociati nelle sue passeggiate.

Il senso di colpa non la sfiorava minimamente troppo convinta di essere lei la vittima e lui il carnefice; ogni tanto pensava solo ai suoi figli, compiangendoli e pensando che avrebbero meritato una famiglia migliore in grado di assicurar loro pace e tranquillità: “È tutta colpa di Guido!” si ripeteva, per poi tornare a pensare quale altra scusa inventarsi per non mancare all’appuntamento del giorno dopo.
Insomma, la situazione, senza che entrambi se ne rendessero conto, precipitava sempre più, fino a quel fatidico venerdì: all’apparenza un venerdì come tanti, all’apparenza un litigio come tanti, tutto quel venerdì era apparentemente consueto. Anche i vicini, abituati a sentire urla e pianti a tutte le ore, si guardarono quel giorno con il mezzo sorriso di chi pensa: “Siamo alle solite”.

Quel giorno, invece, si rivelò tutt’altro che uguale agli altri.
Erano soli… quel giorno. Claudia aveva lasciato i bambini da sua madre, un po’ perché incalzata dai suoi stessi figli, un po’ perché un vago e sinistro presentimento le si era affacciato alla mente.
Discutevano loro, per l’appunto,  e i toni  cominciarono a  farsi sempre più aspri e accesi, quando all’improvviso, il suono del campanello interruppe il loro litigio. Claudia aprì la porta pensando fosse la solita vicina  a cui mancava il sale, la farina o qualche altra diavoleria alimentare.
Ma il suo volto impallidì di colpo. Questo non l’aveva previsto, non era nei suoi programmi e lo conosceva da troppo poco tempo per immaginare che mai avrebbe avuto l’ardire di presentarsi davanti alla sua porta. Attimi che sembrarono eterni… e mentre Guido le chiedeva chi fosse, lei continuava a rimanere paralizzata di voce e di movimenti. Solo il suo cervello era in moto: perché era lì, perché aveva suonato alla sua porta? Voleva raccontare tutto al marito, smascherarla di fronte a tutto il condominio e già li vedeva: tutti appiccicati con l’orecchio alla porta per essere presenti all’inizio della sua fine, per succhiare una parte della sua vita e farne carne da macello.
Gli occhi di lui, però, erano strani: non erano quelli che tutti i giorni, ormai da circa due mesi, l’accoglievano, gioiosi e pieni di desiderio, nell’abitacolo della sua piccola e misera automobile; no, i suoi occhi oggi avevano una strana luce, quella della follia.
Questi pensieri le attraversarono la mente in una manciata di secondi e in un attimo realizzò ciò che stava per accadere.
Guido, non ricevendo risposta, nel frattempo si affacciò anche lui alla porta… e fu un attimo: l’uomo cacciò dalla tasca una pistola puntandola in direzione di Guido; Claudia, raccolte tutte le sue forze, si sbloccò di colpo e con prontezza e agilità si parò davanti al marito per proteggerlo. Un suono sordo riecheggiò nello stabile, poi un altro.
L’uomo, con altrettanta immediatezza, si dileguò lasciando in terra due corpi e una storia.
Una storia come tante.




21 commenti:

  1. Un racconto di ordinaria follia, come purtroppo se ne legge troppo spesso sulle cronache cittadine dei quotidiani.
    Hai ben descritto sia la situazione che si viene a creare quando le difficoltà economiche si aggiungono ad aggravare momenti di crisi sentimentale, sia i due personaggi chiusi nella loro limitatezza.
    Serenella

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  2. Daniela,non ci conosciamo ma credo che ci conosceremo... coabitiamo.
    Ovviamente prendi solo quello che vuoi dal mio dire e critica anche tu quello che scriverò io...perché sono solo dubbi da lettori,i nostri.
    Letto con interesse ma proprio per questo mi riesce difficile immaginare una coppia così vecchia alle soglie dei quaranta anni.
    A quell'età ancora sono ragazzi.
    Quello che tu hai descritto è un menage di una lei di cinnquanta anni e di un lui più in là, un uomo irrealizzato e irrealizzabile ormai, quasi al capolinea ,e quindi incattivito, con una andropausa iniziale.
    Mi riesce altresì difficile pensare che l'uomo con cui lei fa incontri saltuari vada a casa per uccidere lui, perchè poi?
    Perchè mai?
    Certo, il racconto prende ed interessa, troppo i casi di cronaca nera, nerissima, troppi...
    Scritto bene ma rivedrei un po'...perdonami
    Se io leggo e commento è perchè sono interessata.
    Con stima Ippolita

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    1. Ippolita, sai quante coppie sono già "vecchie" anche a soli trent'anni?
      Una marea... Purtroppo. Quell'aspetto del racconto, per me, è molto reale e ripeto "purtroppo".
      Matrimoni dove hanno la meglio le frustrazioni di ogni genere e non c'è la forza/voglia di cambiare le cose, ma si galleggia in situazioni ambigue.
      Molto triste, ma è così...

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  3. Ebbene sì, caro Frame alias Zabbbetta-con-tre-B, la Dany l'ho portata io e me ne vanto!;-)
    Ciao Dany, ecco finalmente il tuo esordio qui dentro!
    La tua scrittura mi piace, lo sai bene; mi piace perché è priva di forzature alla ricerca di effetti speciali esagerati che appesantirebbero la lettura (secondo me), è scorrevole, è moderna ma corretta, nel senso che non si prende la scusa che la scrittura dei nostri tempi è cambiata e quindi è consentito fregarsene delle regole grammaticali;-) Insomma,il tuo è lo stile che prediligo.
    Il tema scelto dipinge un quadretto che all'inizio assomiglia a quello di tante storie, matrimoni dove ormai non esiste più niente e tutto ciò che ne consegue. Poi c'è il colpo di scena finale che però giunge, secondo me, senza preparazione, e questo potrebbe essere normale visto che trattasi di colpo di scena, però un'azione tanto drammatica, (forse) meritava qualche precedente accenno alla storia col tizio, il pazzo che si presenta alla porta. (Forse) Manca, secondo me, un tassello, un passaggio, un anello... tra la descrizione del matrimonio e il tipo che suona il campanello.
    Ma giusto a voler trovare il pelo nell'uovo;-)
    Ottimo esordio, dunque, ma non avevo dubbi! E so che hai assi nella manica che faranno apprezzare ancora di più la tua scrittura e la tua disinvoltura nel narrare storie.
    So che ne hai di stupende e vorrei che tu le postassi qui al più presto! Per godermele di nuovo:-)
    Un super abbraccio!:-)))

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  4. Storia di ordinaria follia, così l'ha definta Serenella e mi trova d'accordo.
    Molto più facile però descrivere fatti straordinari, molto più semplice andare di fantasia che ricreare la quotidianità e tenere alto l'interesse. Il finale inaspettato aggiunge un po' di sale, ma è la storia, nel suo complesso, a non avermi coinvolto.
    Ciao, contento di leggerti anche qui.

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  5. dopo averlo letto questo racconto, sono rimasto un po' perplesso, ma dico occorrono dieci anni per capire che non si è compatibili???????
    così diversi tra loro, così in contrapposizione i loro interessi...
    anche il finale non mi ha convinto, questo amante che manifesta segni di follia, forse doveva essere inserito prima il suo personaggio per mettere un po' di pepe al racconto, boh
    mi ha fatto comunque piacere leggerti perché hai una scrittura fluida e che non annoia.
    ciao e a rileggerti

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    1. Bruno perchè perplesso? Sai, le dinamiche dei rapporti fra coniugi includono dpendenze infelicissime che possono durare anche venti trenta cinquanta anni.
      Sai mi raccontano storie vere molto complesse ed anche noi ed anche io potrei raccontare stupefatta la mia storia.
      Romanzata? Non credo.
      La realtà, a saperla raccontare, non ha bisogno di troppi voli di fantasia.
      Avevo dei dubbi sul racconto appena letto, sull'età dei protagonisti, ma forse ho scordato l'abiezione dei quaranta anni.
      Forse ho scordato perchè si scorda per essere di nuovo felici di non essere più in una coppia come quella sopra descritta.
      Ippolita

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  6. E va bene, ragazzi. Io, però, lo avevo anticipato sia a Franco che a Stefania che questo racconto era un po' sottotono rispetto ad altri. Ma sono stata costretta perché il buon Franco mi ha suggerito di inviare un inedito e, non avendo materiale fresco, ho dovuto attingere dall'archivio e accontentarmi.
    Quindi sono perfettamente d'accordo sul non sentirsi coinvolti, meno sull'aspetto tempo/compatibilità. Nel senso: a volte ci vogliono anche più di dieci anni per accorgersi che il proprio matrimonio non va, o per avere il coraggio di dire basta a una quotidianità che soffoca e inoltre, a quarant'anni è possibilissimo che si verifichi una situazione del genere.

    Il tipo che suona al campanello, comunque l'avevo già inserito qui:

    "E fu così, tra un litigio e l’altro, che Claudia “la splendida” scelse di allontanarsi da lui proprio nel momento di maggior bisogno, oltrepassando il confine della fedeltà e dando inizio ad una relazione con uno dei tanti “tipi” incrociati nelle sue passeggiate.

    Il senso di colpa non la sfiorava minimamente troppo convinta di essere lei la vittima e lui il carnefice; ogni tanto pensava solo ai suoi figli, compiangendoli e pensando che avrebbero meritato una famiglia migliore in grado di assicurar loro pace e tranquillità: “È tutta colpa di Guido!” si ripeteva, per poi tornare a pensare quale altra scusa inventarsi per non mancare all’appuntamento del giorno dopo."

    Forse è sfuggito, ma forse è anche colpa di questo racconto, visto che i miei scritti spesso attingono da storie sentite qua e là, da momenti di vita reali che probabilmente non sono riuscita a trasemettere al meglio.

    Ringrazio comunque tutti per l'attenzione e spero quanto prima di leggere gli altri autori che affollano questo blog.

    A Stefy e Franco un saluto particolare.

    A presto

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    1. Si è vero Daniela, mi avevi avvisato, e posso dire che neppure tu eri convinta di pubblicarlo, ma sono stato io ad insistere. Volevo anche precisarlo in qualche modo, ma non volevo influenzare nessuno negativamente, mettendo le mani avanti. E poi, ammettiamolo, ce ne fossero di queste discussioni sul contenuto del testo. L'autore non era in discussione, figuriamoci poi... e per un racconto? No di certo.
      Ciao e a presto con il prossimo racconto. Ci conto! Ho fatto anche la rima che vuoi di più? :-)))))))

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  7. Hai assolutamente ragione, Dany. Come ho già detto nel mio intervento al post di Ippolita, la storia tra i due è verosimilissima perché è la realtà più comune; gente che si è accorta da anni di essere incompatibile, ma non si separa per svariati motivi: soldi, figli, stato sociale, vigliaccheria.
    Quindi, per quanto mi riguarda, non c'è proprio niente di irreale nella narrazione relativa al quadro familiare.
    E poi, Dany, anche se è un vecchio racconto, non ha niente da invidiare ad altri tuoi, perché scrivi bene e questo è ciò che conta: poi le storie possono piacere oppure no, ci si può immedesimare oppure no, ma questa è un'altra questione;-)
    Però non capisco perché non mettere anche qualche racconto già uscito altrove, sono sicura che ci sono persone qui dentro che non hanno avuto il piacere di leggere tuoi pezzi postati altrove e che invece apprezzerebbero qui dentro.
    Un abbraccio:-)

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  8. Perché no? Perché non postare anche vecchi racconti già pubblicati altrove, tanto qui siamo tutti, o quasi, nuove conoscenze.
    In quanto allo scritto di Daniela, la storia raccontata può essere, sì, considerata verosimile. La descrizione di Claudia, infatti, ce la mostra come una donna superficiale e civetta che pur di lusingare la propria vanità non esita a mettere da parte ogni scrupolo morale o, perlomeno, di prudenza, tanto da non accorgersi di essersi accompagnata ad un folle;
    io credo anche che un approfondimento su quest'ultimo personaggio sarebbe ininfluente sullo sviluppo narrativo del racconto.
    Serenella

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    1. Tanto per essere chiari e rispondo a Serenella e Stefania.

      Perchè non pubblicare vecchi racconti?
      Ma chi l'ha detto di no?
      Fino a questo momento, salvo rare eccezioni non si è fatto altro.
      Molte opere presenti nelle stanze, anzi, la maggior parte di loro non sono lavori recenti. Per ovvi motivi preferisco pubblicare materiale inedito, o perlomeno che non sia stato recentemente apparso nel web. Ma il mio è solo un consiglio, poi un autore può decidere di pubblicare ciò che vuole.
      Io scelgo l'autore, decido secondo miei criteri del tutto personali a chi aprire una stanza, ma non entro mai nel merito dell'opera. Il problema semmai ce ne fosse uno, è che non mi mandate nulla, nè di nuovo e neppure di vecchio. Io sono pronto, ho un numero di stanze infinito che aspettano soltanto di essere occupate. Prego, bussate e vi sarà aperto.

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  9. storia di ordinaria follia
    servono sempre gli esempi
    della letteratura
    ve la posto qui
    la violenza della gentilezza e dell'indifferenza
    Storia di ordinaria follia
    Si dipanava giorno per giorno il mio vivere coniugale secondo ritmi e modalità sempre uguali.
    - Buongiorno caro –
    - Buongiorno cara –
    Gli esercizi di streching suoi, la pillala di “Eutirox” mia, in bagno lui – Cosa mi metto? – Chiede nell’altra stanza che funge da guardaroba.
    Lei nel letto – Quello che vuoi poi passa da qui e vediamo. Il celeste lo vedo meglio con il beige, col nocciola, la cintura più chiara. Ecco adesso va bene. Sei bellissimo caro. –
    - Ciao tortorella , quaglietta – cinguetta lui.
    - Buona giornata.- Lei.
    Poi la giornata si svolgeva -.
    Lei a scuola -.
    Lui ufficio – cantieri – operai – banche – amici.
    Pranzo ore 13,30 – 14.
    Lui – Buonissimo, ti metto dieci, cento, mille. Hai cucinato benissimo, come sempre. Hai visto cosa è successo oggi? -.
    Si discute di politica nazionale, internazionale, schieramenti possibili, probabili futuri scenari, alleanze, alta finanza, poi televisione. Commento – effusioni – riposo.
    Alle 15,30 via di nuovo -.
    Poi il nulla. Lui decide cosa fare, se rientrare o non rientrare, se cenare o ritornare, senza legami, senza rispetto per chi a casa aspetta, senza racconto delle serate trascorse quelle si bene, fuori con altri. Senza dovere rendere conto e quando si torna a casa tardi o presto, c’è il telegiornale, c’è “Ballarò”, c’è “Anno Zero”, c’è “Porta a Porta”, c’è sempre qualcosa di importante. Ok, è per tutti così. Sempre? Lunedì – martedì – mercoledì- giovedì – venerdì – sabato – domenica. Si, anche sabato e domenica. Anche Natale – Capodanno – Epifania – Ferragosto e tutte le feste comandate? Lei accetta per anni.
    Ne parla.
    Con dolore, con rabbia, con rassegnazione, con ironia, con sarcasmo, con riferimenti letterari, con amiche, con lui, con se stessa.
    Analizza, si spiega, si interroga, piange, strepita, si dimena, non parla più osserva e incamera l’assenza.
    Lui sorride, ogni tanto magnanimamente le concede anche uno sguardo, una carezzina, quella si, ogni mattina, quella del buongiorno, meno impegnativa, più fugace.
    I veri uomini si annoiano con le donne, i veri uomini preferiscono stare con altri uomini.
    - Ti sei mai chiesta perché non voglio mai uscire con te? E’ perché mi annoi. Tu sbagli il metodo. Cambia metodo – lui.
    - Lei, ripiegata, accetta le critiche, quale sarà mai questo metodo giusto in tanti anni non l’ha mai capito.
    Intanto oltre all’assenza succedono strane cose. La vita si evolve. Il tempo trascina con sé polvere, anni, risentimenti. Il figlio cresce – fotocopia – è un vero uomo – guai se non lo fosse sarebbe messo alla berlina - .
    Continuano a succedere strane cose in casa.
    Chiave della posta che spariscono, la salute vacilla, finanziaria non concessa, una cavolata – e lei si accorge della violenza insita in quel buongiorno fiorellino, tortorella, quaglietta.
    Quando lei ormai odia, suo malgrado, tutta la fauna avicola con la quale viene rappresentata, tutta la flora e il mondo vegetale, quando anche il buongiorno suona come una staffilata, trova la forza per dire basta.
    E a quel punto lui dice – E’ pazza, è stata manovrata da una setta, ha le magarelle nella testa. Chissà chi la spinge? –
    Già chissà! Ah, saperlo!
    IPPOLITA
    UNO stralcio di un mio racconto più ampio

    Io non sono la Stazione Termini

    se vi piace
    se vorrete leggerlo
    basta dirlo
    e
    vi farò leggere

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  10. Ciao! Ho letto il tuo racconto. in effetti ne hai di migliori, però, tra le righe, tla le pieghe nascoste io ci trovo qualcosa di molto interessante su cui lavorare: la gelosia, o meglio l'invidia. Chi non ha mai avuto un'amica o una vicina più bella e più fortunata di noi? Che poi niente dipenda dalla realtà oggettiva potrebbe essere ancora più intrigante. E' chiaro dall'inizio che questa tipa qui la volevi far fuori....:-) .. e così, l'hai liquidata nella maniera più ridicola (muore per difendere l'uomo che odia). Insomma, spunti interessanti secondo me ne ha molti. Con una narrazione in prima persona, una visuale, magari da dietro le tendine di una finestra, questo racconto potrebbe diventare qualcosa. sisi. ciao cara.

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  11. tla le lighe anche tanti cinesini....scusa refuso! Patti

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  12. Ciao Daniela, benvenuta.
    Ti leggo da un pò sul club e le tue scritture mi sono sempre piaciute.
    Questo non lo conoscevo, ma si fa leggere volentieri, scorrevole la scrittura.
    Casa aggiungere sul contenuto, io la penso come Stefania, è molto attuale la tua storia.Il finale dicono inverosimile, inqueietante ? non direi, succede anche nella vita di tutti i giorni.
    A me è piaciuto.
    Ciao Lucia

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  13. Evvvai... la giusta fine di due individui piuttosto inutili...

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  14. L'occhio della videocamera puntato ossessivamente sui due protagonisti.
    Senza l'entrata in campo dei figlioletti, comprimari relegati a ruolo secondario, forse inesistente.
    Se così, allora la storia giustifica la sua compattezza narrativa.
    Con la superficialità di certe scelte sentimentali, la routine quotidiana che uccide ogni futuro, l'impazienza del non saper attendere e comprendere, la rincorsa a compensazioni impossibili.
    Fino alla soglia delle righe finali, tutta roba da televisivo, coi suoi drammi, ripulse, rivendicazioni, scontri.
    Poi l'epilogo calca sul doppio omicidio e fuga dell'assassino ( altro materiale per < Quarto grado > tv.
    Con queste premesse, la narrazione trova un interesse d'intreccio, ben condotto e con battute appropriate sull'attuale condizione coniugale nella nostra società.
    Quasi a confermare che il vincolo matrimoniale dovrebbe avere durata contrattuale quadriennale, come negli affitti ad equo canone.
    Alla scadenza, il rinnovo se del caso.
    Molto brava, tenuto anche conto della brevità del racconto che non consentiva eccessive introduzioni.
    Sid

    P.S.: Con gli antidepressivi ci andrei piano ( panico, ansia, ecc. ).
    In breve comprimono il soggetto, tra sonnolenza, perdita della temporalità, dell'orientamento ed altro.
    Difficilmente favoriscono irascibilità, violenza verbale, ecc.

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    1. Piaciuta la tua analisi e sì, un buon materiale per Quarto grado.

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  15. Errata corrige: < tutta roba da Forum televisivo...>.
    Sid

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