mercoledì 5 settembre 2012

Janco B. - Bobby Chaltron...- narrativa - racconto

Bobby Chaltron e lo piscologo

                      di
                  JancoB.
  

Ecco fatto. Lulù ha chiamato lo psicologo.

Fatale mi è stato l'ennesimo incipit Voi Umani, a me tanto caro nell'avviare le diatribe quotidiane.
I mediocri, si sa, ha svolto egregiamente il suo porco lavoro di incipit per decenni, ma ora è esausto. L’altro giorno l’ho sentito pronunciare dal mio ortolano, riferito ai colleghi maldestri nel preservare il peperone giallo in vigilia di mercato.
Dell’altro, invece, l’ortolano ancora non padroneggia la spocchia. Ed è così pregnante. Un uno-due da far vacillare l'interlocutore al primo round. Il “Voi” lo spersonalizza all'istante attribuendone il pensiero all'acritica assunzione di marmellate di massa anziché a personale elaborazione; l' ”Umani” completa l'azione applicandogli il bollino rosso delle debolezze e delle imperfezioni dell'intero Scibile in piena fronte ed implicitamente lasciando pulita la propria. Il tutto in due parole.
Ma non va usato con persone troppo semplici in quanto scorretto, né con chi possegga discrete risorse sofistiche a valenza cinica, in quanto boomerang potenzialmente letale.
Quando rivolto ad altri, Lù lo reputa raffinatamente sarcastico; se rivolto a lei lo trova sgradevole, eccessivo. Ma chi ha mai nutrito dubbi?

Oggi l'ho utilizzato nel dettagliare il rifiuto di accedere ad una nota cremeria del viale centrale, a causa dello scarso gradimento dei modi del titolare, tale Giacomo.
Ed ecco partire repentina la domanda, una delle meno sopportabili, una delle più becere: -Perché, cosa ti ha fatto?-

Non l'avesse mai detto.
-Voi Umani..- mi indigno, attento ad assumere una posa plastica, -plasmate la vostra meschina morale nel piscioso vialetto dei favori goduti e dei torti subiti; ecco dove. Manco Vi sfiora l'idea che esistano menti nobili animate da principi immutabili. Beh, se interpreto bene il tuo pensiero...- rimarco l’ultimo termine sogghignando fastidiosamente, -Bin Laden cosa m'ha fatto? Semplice! Niente! Non mi ha fatto niente! Su, dai, andiamolo a trovare! E se Giacomo maltratta i suoi indifesi inservienti, spesso poveri ragazzi al primo impiego... massì.. ma che vvòi…nun-me-rompe-er-ca.zo! Boicottarlo sarebbe condivisibile solo se quello mandasse affanculo inequivocabilmente... me! No? Cosa ne pensate?-
-Chi- azzarda lei . -Voi Umani... chi altri...- rispondo già pronto all’evenienza.

Contrariamente al solito, non accenna a ribattere. Nemmeno la scrollata di capo da compatimento rituale. Penso dunque che quel silenzio celi una resa per manifesto torto. Invece, mentre sbircio le sue reazioni sforzandomi di mantenere l'aspetto radical-cattedratic-coatto che si sarà certo dipinto sul mio volto, la scorgo consultare un'amena agendina a fiori gialli e rosa su sfondo bianco, e fare una rapida telefonata.
-Ecco qua- mi dice, allungandomi un bigliettino. -Dottoressa Anna Rossetti, Via Piave 24, domani, 15,30. Hai bisogno di una mano. Sei un tantino disturbato. Non ti offendere, Bobby. Insieme, tutto si può risolvere-.

Povera, dolce Lù. Rimedi dal Bignami di Nietzsche un ragionamento di grado minimo e lo riconduci a calci in un ambito intramorale, e già è lì che grida alla patologia.
Forse non immagina che, se il parco inservienti di Giacomo non annoverasse la Sammy, intrigante biondina con cui sta nascendo qualcosa tra un caffé con panna e un sorbetto, non avrei una visione così illuminata del rapporto padrone-dipendente.
Eppure, io l'avevo avvertita: iperaffettività rush, questa è l'unica delle diagnosi possibili per me e molti della mia generazione. -Iper nell’intensità, -iper nel numero di oggetti, -ipo nella durata.
Più chiaro di così.
Ma non esiste alcuna parola, pronunciata in alcuna lingua, né espressa tramite alcun tipo di linguaggio extra-verbale, che una donna possa recepire se ha intuito che può decidere impunemente di non farlo.

A mio giudizio lei sarebbe molto più indicata ad occupare il fatidico lettino.
Pare che, le volte in cui a cena stenta a mangiare, è per il terrore di non riuscire in seguito a debellare integralmente il grasso dal piano cottura, cosa che allora mi devo offrire di fare, con conseguente indecoroso raffreddamento dell’abbacchio reale. Oppure per l'insostenibile dubbio che il suo decimo maglioncino identico appena acquistato a completare il servizio non si incastri a meraviglia nel mosaico monocromo dell'armadio.
O perché non mandarci sua sorella, il cui tempo medio per lo smaltimento di un modesto quantitativo di rifiuti ammonta a circa tre ore? Due per vestirsi, scegliere matita e profumo adatti, cinque minuti circa per scendere le scale, aprire il bidone, assumere un’espressione di disgusto ed attendere un passante perché non vada sprecata. Poi fissarlo e disfarsi platealmente del sacco. L’altra ora scarsa è per rincasare, cambiarsi, eliminare il trucco e continuare le pulizie.
E dallo psicologo devo andare io.

Sarà di certo una provocazione. Ma di disdire non ho alcuna voglia. E poi, non ci sono mai stato.
D.ssa Rossetti. Anna... Ma certo. Ha frequentato il mio stesso liceo! Una donna. E che donna.
Se solo all’epoca non fossi stato assorbito dai tornei di subbuteo e biglie…
Uhm. La letteratura di serie C pullula di sordidi intrecci tra psicologi e pazienti. O forse faccio confusione con i fotoromanzi. Saranno tutti quei fili dell'anima estratti dalle sedute e lasciati là, all'aria aperta, soggetti così al rischio di piacevoli infezioni quali l'empatia carnale. Sarà che già pochi sono in grado di sopportare il coniuge, figuriamoci uno convinto che i figli ambiscano a trombarsi un genitore; ma in definitiva quel festival di amplessi sarà una mera stronzata trascritta nell'albo delle leggende metropolitane per far lievitare il loro fatturato.

Ma, tant'è, ho avuto una vita dura, ho sopportato tanti pesi, sebbene in questo momento non ricordi con esattezza quali. Non vedo il motivo di negarmi un giusto premio. E sia, Bobby: domani. 15.30. Via Piave 24. Scala A.

Nessuno mai che apra quando sei puntuale. Odo passi di anima viva salire le scale, e ho la folgorazione di nascondermi dietro la colonna per farle una sorpresa. Nell’attimo propizio balzo fuori urlando a squarciagola Cucù. In realtà si tratta di una mite vecchietta, molto somigliante a quella della candeggina. Emette un grido scomposto ed arretrando va a battere violentemente il capo nel sottoscala. Poi rotola silenziosamente sul pianerottolo. Oltretutto ho un leggero dubbio che, da piemontese modello, stia accentuando la caduta, già proiettata nelle sue piroette verso un congruo assegno per danni.
I minuti successivi sono un incessante accorrere di vicini di casa, che si alternano nel rincuorarla premendole la borsa del ghiaccio sulla nuca. Quando spiego loro che in realtà attendevo la psicologa, ai presenti sembra tutto molto più chiaro…
Ed eccola qui, la Rossetti. Nell’apprendere per sommi capi dell’accaduto, si lascia sfuggire un Ma che razza di deficien…-, che tronca prontamente quando intuisce di trovarsi davanti a un suo paziente.
Anna è esattamente come la ricordavo. Sebbene relegata dal suo fiuto femminile in un camice di psicologa e in un’alcova di cardiologo, è ancora la donna con cui vorresti rapinare banche e litigare fino alle botte, tanto la sua espressione è carogna, ma in quel modo da fare tenerezza.

Finalmente riconosciutomi, la visita scorre senza intoppi, tra revival dall’intensità esagerata rispetto al loro reale valore dell’epoca e la chiacchierata di rito, dove non riesco a far emergere nulla di istituzionalmente patologico, a parte qualche tormento interiore che riporto pari pari da un blog per disadattati consultato di fretta la sera prima.
In particolare, mi approprio goffamente dei deliri maniaco-suicidari di un giovane milanese che è intenzionato a gettarsi dalla madonnina con indosso la sua maglietta preferita. Quella con su scritto in gotico “Inter me.da”. Ma nulla di credibile. Oltretutto mi chiede perché vorrei farlo, e impreparato non trovo di meglio che rispondere “con tutti quei favori arbitrali”.
Poi, terrorizzato dall’avvento della noia, tento molto cautamente di piaciucchiarle piazzando qualche messaggio subliminale qua e là. Così, tanto per non perdere il vizio. Certo, il suo pragmatismo è troppo forte per essere scardinato in poche battute, ma i messaggi vanno a segno.
Nell’accompagnarmi alla porta si fa un po’ caustica. Di certo sospetta qualcosa; forse pensa sia andata lì apposta per lei. La sua indignazione pare persino più forte della femminile lusinga. Certo, se potessi provare scientificamente tale fenomeno, mi darebbero il Nobel.
Da luminare consumata, davanti agli altri pazienti mi stringe la mano senza guardarmi, e conclude a bassa voce che non mi servono altre sedute. Non più che a qualsiasi altro uomo, aggiunge beffarda. Fingendo sollievo, la ringrazio sbadigliando.

Quando la porta si chiude, già non mi frega più nulla.
Tanto, da eterno studente svogliato, continuerò sempre a fare così: piluccare dalla vita degli altri sperando di non esserne coinvolto, aspettare qualcosa che non arriva, e poi concludere mentendo che quello che volevo ce l’avevo già, era sotto il mio sguardo, bastava solo scrutarlo meglio.
Intanto questi collezionano nozioni, ramificano l’albero delle amicizie da parata, si riproducono, e per quelli come me nulla di tutto questo è in lista.

Le pareti interne del palazzo signorile sono verniciate da poco, di un beige talmente anonimo che, se non fosse per l’odore, parrebbero da ricoprire urgentemente, piuttosto a spruzzi di piscio.
Nel vedermi, un’attempata coppietta conosciuta in occasione dello scherzetto bisbiglia, poi si volta altrove sdegnata. Sono quegli strani sodalizi che scenderanno nel gorgo parlando e tenendosi ancora per mano. Magari limonando pure.
Come al solito, mentre rovisto nelle tasche per cercare le chiavi della panda, ne fuoriescono due voluminosi mazzi che cadono giusto nella tromba. Uno è della cantina, da dove manco ormai dalle verifiche post-alluvionali del 95 e che temo finirà in usucapione. Una è di un trolley che adibii a portagazzette dopo i mondiali e abbandonai alle intemperie su un terrazzo.
Mi cade pure il biglietto da visita della Rossetti, col lato stampato verso terra.
Ma curiosamente il retro non è bianco. Mi avvicino, strabuzzo gli occhi e noto, scarabocchiati nervosamente a mano, un numero di cellulare, e una scritta: anche stasera. Anna.







13 commenti:

  1. Ehilà, Janco, sei arrivato! F.i.n.a.l.m.e.n.t.e. :-) Sono contenta di vederti in questo blog che, ti assicuro, è completamente diverso dagli altri: molto vivo, di alta qualità (non per niente ci siamo noi ;-) :-D ) e con un padrone di casa così attento, premuroso, che ha sempre pronti caffè e pasticcini per gli ospiti delle proprie stanze;-)
    Terminati i convenevoli, veniamo al tuo Bobby.
    Come al solito il tuo racconto è pieno di ironia e questo mi piace assai;-) Va beh, lo sai come la penso rispetto ai personaggi maschili dei tuoi racconti, sempre un po' vitelloni (vedi tentata conquista, a quanto pare riuscita, della psicologa), sempre un po' maschilisti;-) (vedi descrizione delle debolezze della dolce lù e dell'amica col rituale della spazzatura), sempre dei Peter Pan (vedi scherzetto sulle scale all'anziana signora), però riescono sempre a farmi sorridere, a divertirmi e a farsi perdonare;-)
    Mi è piaciuta l'osservazione di cui faccio copia e incolla:"-Voi Umani..- mi indigno, attento ad assumere una posa plastica, -plasmate la vostra meschina morale nel piscioso vialetto dei favori goduti e dei torti subiti; ecco dove. Manco Vi sfiora l'idea che esistano menti nobili animate da principi immutabili. Beh, se interpreto bene il tuo pensiero...- rimarco l’ultimo termine sogghignando fastidiosamente, -Bin Laden cosa m'ha fatto? Semplice! Niente! Non mi ha fatto niente! Su, dai, andiamolo a trovare! E se Giacomo maltratta i suoi indifesi inservienti, spesso poveri ragazzi al primo impiego... massì.. ma che vvòi…nun-me-rompe-er-ca.zo! Boicottarlo sarebbe condivisibile solo se quello mandasse affanculo inequivocabilmente... me! No? Cosa ne pensate?- "
    Anche se poi, proseguendo nella lettura, si legge che l'interessamento per i dipendenti della cremeria era un po' "interessato";-), ho trovato condivisibile al 100% ciò che il protagonista afferma: voi umani etc etc... E apro una parentesi per dire che è proprio vero che funziona così, soprattutto nei rapporti interpersonali del tipo: se l'amica A viene fortemente ferita da un soggetto B(maschile o femminile), succede che ci si senta dire: scusa amica A, ma a me il soggetto B non ha fatto niente e quindi non posso mandarlo a quel paese. Ma come non ti ha fatto niente?? Ha ferito colei che dovrebbe essere una tua amica e quindi ha ferito te! Per tradurre come hai fatto tu nell'esempio con Bin Laden, viene da dire alla persona che non prende posizioni perché il soggetto B non ha agito personalmente contro di lei: ma allora se uno stupratore violenta una donna che non sei tu, non ce l'hai con lui perché non l'ha fatto a te e quindi magari ci esci a bere un caffè insieme?
    (Ho divagato, lo so, ma è un passaggio del racconto che mi ha molto colpita e quindi l'ho sottolineato.)
    Go on.
    La padronanza della scrittura che non è mai scontata è un tuo pregio; sai scrivere, Janco, e lo fai bene! Anzi, di più. Sei solo un po' pigro;-) ma speriamo che tu qui apra tante stanze in modo da farci leggere numerosi racconti come questo che con la sottile ironia che lo attraversa, offre svariati spunti di riflessione.
    Insomma, piaciuto al cubo.
    :-)

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  2. uau. Sicuramente un racconto complesso, a tratti visionario, 'Rimedi dal Bignami di Nietzsche un ragionamento di grado minimo e lo riconduci a calci in un ambito intramorale, e già è lì che grida alla patologia', basterebbe per il capitolo di una tesina. Il gorgo di alcuni piccoli monologhi mi ricorda certi slanci di Arbasino, una prosa ego-diretta, avvitata su sè stessa, di grande impatto. chi scrive, insomma, è dannatamente bravo.
    Dove l'hai pescato, Franco?
    U'

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    1. U', Janco è amico mio;-)
      p.s. come mi piace prendermi il merito di aver portato qui dei genietti;-) scusa zabbbetta, mi perdoni?;-):-D

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  3. Il tempo di una sigaretta
    Contributo di: Janco B. on Friday, 20 February 2009 @ 14:16

    Ah ah fortissimo.
    Come una “melina” a centrocampo, dove, tanto per non farti prendere per brocco, infili qualche palleggio sopraffino ma non sterile (a me piace l’idea della parola-verso finale). E ottieni di guadagnare tempo senza problemi.
    [ ]

    Che ti avevo detto Janco? ;-))))))))))

    Mi voglio fare un regalo, ho fatto il copia incolla del tuo commento al mio primo inserimento al Club dei Poeti.
    Tanto per farlo leggere alla Zabetta.Per favore ripeti con me: "Se sono qui il merito è tutto della Stefania Convalle ;-D" Non te lo dimenticare neh...
    Ciao, poi con calma ti commento, intanto benvenuto in questa combricola di svitati,e a parte gli scherzi, ringrazio davvero Stefania per averti rintracciato e tu per aver accettato l'invito.

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  4. Ciao Janco, felice di rileggerti.

    Parti alla grande con sofisticherie che all'inizio sembrano inestricabili: ho detto sembrano, eh!
    Poi prosegui alla grande con l'ironia e, infine, come in un giallo di tutto rispetto, concludi a sorpresa (oltre più gratificando la general-generica presunzione maschile. :-)
    Un racconto molto gradito e simpatico, completo di tutti gli ingrediente per piacere.
    Serenella

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  5. No, io vorrei sapere chi ha avuto la pessima idea di invitare questo soggetto...:-)

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  6. Ah ah ah, Patti, che burlona;-)

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  7. Ma che bella combriccola neh

    Ringrazio Frame e tutti Voi dell'accoglienza e dei commenti.

    Divorerò le vostre opere lento ma inesorabile,
    non per pigrizia... Stefy...:-), ma perché, in attesa di circuire un'ereditiera
    possibilmente non vedente, mi tocca lavorare tutto il giorno....

    ciao a presto

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  8. Ben ritrovato e plauso a Bobby, simpatico antieroe dei nostri tempi.
    Beh, io l'ho visto un po' così, un antieroe come oggi ce ne sono tanti. Colpa di questa nostra società che non ci fa credere più nei valori e che ci ha tolto tutti gli ideali. E questo aspetto amaro, che spicca su di un racconto fondamentalmente ironico e divertente, lo si evince soprattutto dall'inciso qui di seguito indicato:

    "Quando la porta si chiude, già non mi frega più nulla.
    Tanto, da eterno studente svogliato, continuerò sempre a fare così: piluccare dalla vita degli altri sperando di non esserne coinvolto, aspettare qualcosa che non arriva, e poi concludere mentendo che quello che volevo ce l’avevo già, era sotto il mio sguardo, bastava solo scrutarlo meglio.
    Intanto questi collezionano nozioni, ramificano l’albero delle amicizie da parata, si riproducono, e per quelli come me nulla di tutto questo è in lista".

    Un'osservazione che fa riflettere e meditare sull'uomo contemporaneo.

    A presto

    Daniela

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  9. Quando in macchina davanti a dei biscottini una signora prese a citare tutto Proust e le madeleine...io ho avuto la tentazione di mandarla dalla psicologo, proprio come Lei.
    Ma poi tu hai continuato irriverente e scanzonato, scherzoso e ironico, giustamente affascinante nell'insostenibile leggerezza dell'essere da poter conquistare in un solo momento dottoressa ex compagna di liceo e me lettrice, ridente e in ritardo sui miei impegni ...per commentarti ammaliata.AhAhAhah Ippolita

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  10. Ma io ti adoro perché sei un tenerone....:-) con quell'aspetto da radical-cattedratic-coatto, senti...perché mi hai abbandonata nella cage aux folles? Lasciandomi con tre bocche piccole da sfamare e il cane da pisciare? Aò, e mòvete che l'abbacchio reale se sfredda!!!

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