lunedì 17 settembre 2012

La stanza di Matteo



UNA STORIA MOLTO BREVE

di Ernest Hemingway

Traduzione di Matteo Vajani


A Padova, una calda serata, lo portarono sul tetto e lui poté vedere la città dall’alto. C’erano i rondoni nel cielo. Dopo un po’ si fece buio e vennero fuori i riflettori. Gli altri scesero portando con loro le bottiglie. Lui e Luz potevano sentirli, di sotto, sul balcone. Luz si sedette sul letto. Era fresca e sfacciata nella notte calda.


Luz rimase al turno di notte per tre mesi. Erano lieti di lasciarglielo fare. Quando lo operarono, lei lo preparò per il tavolo operatorio; e fecero una battuta su amico o clistere1. Lui andò sotto anestesia mantenendo il controllo di sé, per non blaterare di niente durante la fase loquace e di stordimento. Dopo aver cominciato a usare le stampelle prese l’abitudine di misurare le temperature, così Luz non avrebbe dovuto alzarsi dal letto. C’erano solo pochi pazienti, e lo sapevano tutti. Luz piaceva a tutti. Mentre tornava indietro lungo le corsie, pensava a Luz nel suo letto.
Prima che lui tornasse al fronte entrarono nel Duomo e pregarono. Era buio e silenzioso, e c’erano altre persone che pregavano. Volevano sposarsi, ma non c’era abbastanza tempo per le pubblicazioni matrimoniali, e nessuno dei due aveva il certificato di nascita. Si sentivano come se fossero sposati, ma volevano che tutti lo sapessero, per fare in modo di non perdere ciò che avevano.
Luz gli scrisse molte lettere che lui non ricevette fino a dopo l’armistizio. Al fronte ne giunsero quindici in un mucchietto e lui le ordinò in base alla data e le lesse tutte di seguito. Parlavano tutte dell’ospedale, e di quanto lei lo amasse e come fosse impossibile tirare avanti senza di lui e come fosse terribile sentire la sua mancanza di notte.
Dopo l’armistizio decisero insieme che lui sarebbe tornato a casa per trovare un lavoro in modo da potersi sposare. Luz non sarebbe tornata a casa finché lui non avesse ottenuto un buon lavoro e fosse potuto andare a New York per incontrarla. Era inteso che non avrebbe bevuto, e non voleva vedere i suoi amici o chiunque altro negli States. Solo per trovare lavoro e sposarsi. Sul treno da Padova a Milano litigarono per il fatto che lei non fosse disposta a tornare subito a casa. Quando dovettero salutarsi, alla stazione di Milano, si salutarono con un bacio, ma non avevano finito di litigare. Lui rimase male nel dirle arrivederci in quel modo.
Andò in America su una nave partita da Genova. Luz fece ritorno a Pordenone per aprire un ospedale. Lì era isolato e piovoso e c’era un battaglione di arditi2 acquartierato in città. Mentre passava l’inverno nella città piovosa e piena di fango, il maggiore del battaglione fece l’amore con Luz, e lei non aveva mai conosciuto italiani prima, e scrisse infine negli States che la loro era stata solo una storiella. Le dispiaceva, e sapeva che lui probabilmente non sarebbe stato in grado di capire, ma forse un giorno l’avrebbe perdonata, e le sarebbe stato grato, e lei prevedeva, del tutto imprevedibilmente, di sposarsi in primavera. Lo amava come sempre, ma ora capiva che era stato solo un amore da ragazzi. Sperava che lui avesse una grande carriera, e credeva in lui nel modo più assoluto. Sapeva che era la cosa migliore.
Il maggiore non la sposò in primavera, né in qualsiasi altra stagione. Luz non ricevette mai risposta alla lettera spedita a Chicago. Poco tempo dopo lui contrasse la gonorrea da una commessa di un grande magazzino del Loop3 mentre facevano un giro in taxi attraverso Lincoln Park.



1: Nel testo originale, il calembour friend or enema si riferisce alla somiglianza di pronuncia tra enema (clistere) ed enemy (nemico). (N.d.T.)
2: In italiano nel testo. (N.d.T.)
3: Centro storico della zona economica di Chicago. (N.d.T.)


8 commenti:

  1. Molto breve ed in stile telegrafico questa storia.
    Ha il vantaggio di farsi leggere di corsa.
    Quanto devono essere stati intensi gli istanti nel periodo di guerra!
    Grazie Matteo.
    Serenella

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  2. Uè Dutùr,
    adesso ci permettiamo anche le traduzioni di autori famosi? Che ti devo dire?
    Hemingway ha scritto racconti senza dubbio migliori di questo, però ha ragione Serenella si legge in soffio e lascia un buon retrogusto, Eh... in periodo di vendemmia mi escono 'ste pensate.
    Bravo comunque, sono convinto che parli e scrivi meglio l'inglese che il tuo dialetto lodigiano. Vero belo? Sei un elemento pieno di sorprese. Ciao

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  3. Uè, Matteo, preferisco i tuoi racconti! ;-) Ma chi è questo Hemingway? ;-) A parte gli scherzi, non è tra i miei autori preferiti, ma ho comunque apprezzato questo raccontino lampo, conciso nella sua drammaticità.
    Complimenti per il tuo lavoro di traduttore:-)

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  4. mi basterebbe poter scrivere una riga come lo faceva lui..

    ehi Vajo, una curiosità, ma perchè ti sei preso la briga di tradurlo ex-novo?
    U'

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    1. Mi permetto di risponderti io a questa domanda, poi eventualmente Matteo confermerà o meno.
      L'idea è nata perchè scaricare gratis racconti dal web non sempre è facile e poi trovi roba molto vecchia, oppure potresti incorrerere in qualche guaio con i diritti d'autore. Allora Matteo, con la solita generosità mi ha detto " ghe pensi mì"
      In realta un traduttore in questa banda non stona affato anzi... ci canta perfino.
      E tu non convincerlo del contrario, prima che cambi idea, neh...

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    2. Capito. Nella mia ingenuità lo avrei trascritto paro paro dalla vecchia raccolta.
      tra parentesi non sapevo che il fatto di tradurlo potesse metterci al sicuro da qualche 'guaio con i diritti d'autore'.
      cià.
      U'

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    3. Innanzitutto, grazie mille per i commenti! L'idea è nata più o meno come ha detto Franco... più che per i diritti d'autore, per offrire qualcosa in alternativa ai racconti d'autore veri e propri (tradotti da professionisti) e ai racconti degli utenti. Un ghiribizzo personale, in realtà, senza la presunzione di poter fare un lavoro migliore di chi lo fa di mestiere. Mi verrebbe da dire che l'ho fatto per divertimento, ma rischierei di passare per il Giacomino Leopardi di turno... Però divertente lo è davvero, anche se parecchio faticoso. Ma con un buon dizionario si può fare tutto! :-)
      Grazie Uriah e Franco, e grazie ancora anche a Serenella, Stefania e Francesco!

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  5. Gradevole racconto, reso tale anche dalla forma in cui è stato tradotto. Un parere “tecnico” sulla traduzione richiederebbe un approccio di tipo fililogico, che, ovviamente, lascio agli esperti della lingua della letteratura inglese. Io mi limito a dire che mi piace.
    Ciao
    Francesco

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