domenica 23 settembre 2012

La stanza di Patty


AL CAMPO


          di 
    Patty S

Al campo era ancora tutto silenzioso quando Johanna si svegliò. Nel suo largo pigiama maschile
si mosse verso la finestra e scostò la tendina verde sbiadito. Era ancora buio. Freddo… Si sfregò con le mani incrociando le due braccia, si diresse verso la zona cucina. Accese il gas… ti prego fa’ che ci sia ancora caffé…Ne trovò giusto un cucchiaio. Sbadigliò mentre con la mano libera si riempiva la caffettiera. Riccardo era già partito…speriamo trovi lavoro oggi, anche solo un giardino, qualcosa al mercato…

- Spostati Johanna! – I suoi invadenti colleghi erano arrivati nella sala pausa. Quanti erano! Non fatemi del male! Le si erano seduti stretti stretti tutti intorno. Parlavano ad alta voce, ridevano.
- Ehi Johanna eh, tu che ne pensi??

- Ah… che vuoi che pensi.- Distolse  lo sguardo, come se la calma fosse visibile e rintracciabile, in un angolo, in disparte.
E nella sua ricerca affannosa di tutt’altro, lo vide.  Vicino a lui non si era seduto nessuno. Il vuoto.
La fissava. Aveva occhi tondi, infossati.
Johanna non sentì più le voci. Erano state risucchiate da quello sguardo. Lo conosceva. Erano
passati anni. La faccia sempre magra, emaciata. Fumava, con quelle sue lunghe dita magre. Soffiava il fumo e per un momento la scena si velava, i contorni sbiadivano, tremando leggermente.
Tra una boccata e l’altra, riusciva a vederlo, nitidamente.
- Il cane è morto, lo vuoi vedere? – le chiese.
- No - fece cenno lei con la testa.
- Ha fatto una fine orribile. Squartato. Sì, non è un bello spettacolo.
- Quando sei tornato?  

Johanna cominciò a sentire la nausea che le saliva.
Il caffé era pronto. Prese una tazzina, dello zucchero. Accese il televisore sopra il tavolino e si
sedette sopra una seggiola.
- Brooke! Non ti perdonerò mai! Esci dalla mia vita, mi hai fatto soffrire troppo…
La porta della roulotte si aprì e Riccardo apparve portandosi dentro una fredda nebbiolina. Aveva la solita faccia, un po’ molle di un uomo ancora giovane, ma a cui la vita sembrava non riservare più nessuna opportunità.
Si sedette pure lui e senza togliersi la giacca si accese una sigaretta.
- Stefanie, ormai ho deciso; io e Ridge faremo quella crociera…
- Al mercato non avevano bisogno – disse Riccardo – forse domani. –
- Consuelo! Per favore, prepara tutti i miei vestiti da sera, scarpe e gioielli…
- Ho visto Marco ieri. – disse Johanna.
- Ah sì?! E dove l’avresti visto?
- Al lavoro. Durante la pausa. Ha detto che vuole portarmi via. Lontano da te. Che tu mi stai
facendo del male. Credo che abbia ragione.
- Poi? Che altro ti ha detto?
- Niente. E’ stato via tanto tempo… io non sapevo che dirgli. Ha parlato quasi solo lui. Oggi viene.
Mi aspetta in fondo al campo.
Johanna si cercò una sigaretta, parlava con occhi bassi, con un filo di voce.
- Signora Stefanie ma perché lei piange? La prego non piangi.
- Ah Consuelo! Sono così addolorata! Ora Brooke ha deciso di partire con Ridge per quella
crociera. Non lo posso sopportare.
- Com’era? – chiese ancora Riccardo.
- In che senso? Fisicamente? – Riccardo la scrutava cercando di capire mentre Johanna rispondeva
che l’aveva trovato bene, che era un po’ magro, forse, come sempre.
Una sonora e gustosa risata echeggiò per la roulotte facendola quasi scoppiare.
- Oddio Johanna! – Rideva Riccardo, di gusto – La devi smettere con queste scemenze! – Picchiò il pugno sul tavolo.
Johanna cominciò a tremare.
Riccardo tornò serio di colpo. Si alzò di scatto e preso da una furiosa eccitazione cominciò ad aprire dei cassetti, prima uno, poi l’altro. Frugava, cercava sotto i vestiti, sotto oggetti vari e infine, trovò.
- Questo è tuo, no? – Urlò Riccardo porgendo a Johanna un vecchio album in pelle.
Johanna faceva no no con la testa, non voleva vederlo.
- Allora ti faccio vedere io! Per la miseria! E poi la finiamo con questi vaneggiamenti! Che cosa è questo? – Aprì l’album ad una pagina precisa. Con il dito le indicava un articolo di giornale:
“Giovane muore in un incidente automobilistico cadendo in una scarpata.”
- Adesso ti viene in mente eh? – Riccardo era fuori di se. – L’hanno ritrovato che era tutto
squartato, con gli occhi liquidi. Non ricordi?  
- Io l’ho visto ieri; è venuto a trovarmi al lavoro. – Johanna era calmissima. Aveva smesso di tremare e di piagnucolare. Guardò Riccardo dritto negli occhi e disse: - Me ne vado. Non ne posso più di questa vita, in questo stupido campo, in questa stupida roulotte con un fallito come te. Marco mi aspetta, te l’ho detto. – Si alzò, con calma, e uscì dalla roulotte. Il giorno si stava chiarendo. Sì.
- Tu sei pazza! Pazza! Vattene! Che me ne faccio di una come te? – Riccardo lo disse ma sapeva che sarebbe tornata a breve.
Ecco, avrebbe preso la borsa già preparata, appoggiata a fianco della roulotte, sarebbe andata in fondo al campo, in mezzo alle altre misere catapecchie e poi sarebbe tornata indietro.
- Ciao! – Johanna vide Marco appoggiato al muro. L’aspettava, le braccia incrociate, un  piede appoggiato al muro. La sua posa di sempre. Sorrideva.
Johanna si diresse verso di lui. Era felice, dopo tanti anni Marco era tornato. Le avrebbe raccontato tutto con calma.
Stava lasciando il campo alle spalle e si girò per un’ultima occhiata a quella vita maledetta e i suoi occhi si soffermarono su qualcosa che non aveva notato passando. A lato del cammino sterrato, disteso, c’era un cane. Morto. Sventrato.
Johanna si fermò di colpo, stava aprendo la bocca per cacciare un urlo. Marco la prese per un braccio, energico.
- Ti avevo detto che non era un bello spettacolo! – La portò via.

Nella vecchia roulotte, risuonava ancora la telenovela.


6 commenti:

  1. Ciao Patty.

    Un racconto in linea con i nostri tempi. Drammatico come i nostri tempi.
    Un'istantanea scattata con realismo e senza tanti piagnistei intorno. Una decisione estrema presa dalla protagonista che osserva con disincanto il suo presente senza futuro e si aggrappa a un amore che non c'è più e che le darà la forza di compiere l'insano gesto.
    Interessante anche la trovata di mettere in sottofondo la soap più trash e più "paiettata", in netto contrasto con la precarietà e la miseria, vere protagoniste del racconto.

    Sempre un piacere leggerti.

    Daniela

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  2. Sarö brevissima.ho un tsablet e unatastiera infernale. Brava. Perdonami . Ippolita

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  3. Lo straniamento, cioè il processo attraverso il quale uno scrittore, mediante procedimenti espressivi e stilistici, induce nel lettore una percezione non abituale della realtà, suggerendo significati alternativi, è pienamente riuscito. Anche stilisticamente ci si sente sottoposti a sobbalzi e balzi temporali che tuttavia aiutano a creare quel senso d'incertezza tra reale e virtuale. Insomma l'idea è buona, ma lo sviluppo forse troppo breve, quasi un approccio. Bè, puoi sempre ritornarci sopra in futuro e imbastirci sopra un'altra storia. Gli elementi ci sono.
    Ciao

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  4. Originale al punto giusto!

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  5. Mmmmm suggestivo! grazie anche alla location davvero insolita e all'alternarsi
    di fiction, realtà e sogno senza discontinuità. Bella idea e ottima scrittura. Brava Patti!

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  6. Che dire, l'atmosfera surreale prende.
    Mi sembra messo ben in evidenza il senso di precarietà, di provvisorietà, di vite senza un approdo sicuro.
    Ai tempi, una donna dalla personalità svagata l'ho incontrata anch'io.
    Bellissima, era cresciuta senza riferimenti certi, alquanto sbandata.
    Non si sapeva mai cosa pensasse realmente, forse tanto, forse niente.
    Chissà che fine avrà fatto, se mai partita per avventure senza senso.
    A fine lettura ci si sente alquanto incerti, spiazzati, permeati da sensazioni sfuggenti.
    Lo stile e la forma: moderne, sincopate, prendere o lasciare.
    Dovendo scegliere, accostiamoci a questo modo di scrivere.
    Sid

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