sabato 20 ottobre 2012

Augusto Benemeglio -rubrica - di beneinmeglio


Che cos’è la verità?



Sabato 20 ottobre 2012

La classica evangelica battuta  “storica”  di Pilato , rivolta a Cristo incatenato ,   che dice che è venuto al mondo per far conoscere la verità,  mi ha suggerito, chissà perché,  una riflessione, un’associazione d’idee , forse stramba la sua parte ,  incentrata sulla figura del vecchio Montale che, pieno di eczemi e nicotina che gli aveva impregnato di verde e di giallo il corpo , gli indumenti,  e la visione di tutto l'universo mondo, ( si può dire che , quasi costantemente ,  con una mano si grattava e con l'altra teneva accesa l'ennesima sigaretta), ripeteva che la storia non è magistra di niente che ci riguardi:

    "Dire nascita morte inizio fine/ sarà tutt'uno",

Sto parlando del vecchio  Eusebio della poesia-fogna  o deiezione e della parola vista come condanna ("straccia i tuoi fogli, buttali in una fogna...), del Montale che ricorda la Mosca  ( la moglie)  che prima di chiudere gli occhi gli dice un'ultima parola, "pirla", che parrebbe offensiva, mentre è per lui un dono, parola che ha una sua funzione escatologica, che è un punto fermo della loro condizione di vita. E’ il giuoco che si traveste nell'ironia di un giro di identificazione che riguarda non solo Mosca e Eusebio, ma tutti noi.
"Ci sono anche altri / pirla nel mondo ma come riconoscerli?/i pirla non sanno di esserlo... se pure ne fossero informati tenterebbero/di scollarsi con le unghie quello stimma"...
Che la verità, in fondo, sia quella, e cioè che siamo tutti "pirla"?
Che cos’è il vero e il falso?..

Un uomo può anche dire – scrive Bellow in  Herzog , “ D’ora in poi dirò sempre la verità , ma la Verità lo sente e scappa via già prima che lui finisca di parlare.”
La verità  scappa via in particolare non appena proclamata dai politici , che l’hanno sempre in punta di lingua , come campo aperto , frontiera di un cumulo di menzogne.
Montale , nella sua poesia ,”La verità, dice che  la possiamo trovare  negli scantinati dell’anima , nei rosicchiamenti delle tarme e dei topi, nella polvere ch'esce dai cassettoni ammuffiti e nelle croste dei grana stagionati;  la verità è una tela di ragno e può durare, ma stiamo attenti a non distruggetela con la scopa...
A tutt'oggi "non si è mai saputo se la vita/sia ciò che si vive o ciò che si muore... la vita non sta sopra e non sta sotto, /e tanto meno a mezza tacca"...
E allora, che vogliamo fare, vecchio Eusebio, della vita?
Coglierne un attimo, è tutto lì, questo è il segreto. Chi capisce può goderne, sia pure per un istante. E qui si chiude la partita del poeta, con questa eroica decisione :  ai posteri , cioè a noi,  raccomanda un bel fuoco per distruggere tutte le sue opere  e anche il suo ricordo. Del resto – dice - son ben poche le cose da salvare per uno che è vissuto nella misura di una "quotidiana decenza, al cinque per cento".
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 La verità

La verità è nei rosicchiamenti
delle tarme e dei topi,
nella polvere ch'esce da cassettoni ammuffiti
e nelle croste dei "grana" stagionati.
La verità è la sedimentazione, il ristagno,
non la logorrea schifa dei dialettici.
E' una tela di ragno, può durare,
non distruggerla con la scopa.
E' beffa di scoliasti l'idea che tutto si muova,
l'idea che dopo un prima viene un dopo
fa acqua da tutte le parti. Salutiamo
gli inetti che non s'imbarcano. Si starà meglio
senza di loro, si starà anche peggio ma si tirerà il fiato.

(Tutte le poesie - Eugenio Montale – Oscar Classici Mondadori )

Aug.


9 commenti:

  1. Una domandina da niente hai scelto, caro Augusto, per il debutto di questa nuova rubrica. Perfino quasi impossibile per un milanese, perché da come poni la questione solo conoscendo il vero significato di “pirla”, per contrasto e per opposto possiamo conoscere la verità. L’altra faccia della medaglia.
    Tuttavia noi meneghini abbiamo le idee molto confuse su questo argomento. Pensa che due nostri illustri concittadini, Arbasino e Gadda, dopo la colazione si dilettavano in “piccole impenitenti dispute”: definire i diversi tipi di coglioni, secondo i vari casi e ceti della vecchia Milano
    Ricchi lemmari:
    “babacio, macaco, tarlùcch, farlocch, bamba, pirla (con pirlott e pirlutón), ciula (da cui « grand-e-ciu-la», «ciulandari», ecc), sempi, erti, loffi, imbesuii, tripee, intreggh, martùff, asnón, minción, lendenón, pùvión, lasagnón, lùmagón, babión, baùsción, biciolan, gadan, bagian, giavan, trigoss, semo, gianduia, gandula, sgolgia, cucudrila, balabiott, ciaparatt, «fa’ minga el cucù» (pag. 121 di L’Ingegnere in Blu . Arbasino . Adelphi.)
    Me lo dici come posso rispondere alla tua domanda?


    Ps: per quei pochi che ancora non lo sapessero,
    pirlare vuol dire rotolare, pirla è colui che rotola
    Da pirla a birla. Infatti cadere si dice: burlà giò.

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  2. La verità è nel fondo di un pozzo- dice Sciascia-
    Tu guardi giù e vedi il sole e la luna ma se ti butti giù non c'è nè sole e nè luna ma la verità.
    Me lo ripeto sempre
    Qui mi sembra che Franco concluda il suo commento sempre con un rotolare un cadere giù
    mi sembra uguale
    tale e quale

    Ippolita

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  3. Intanto, caro Franco, ci ha rivelato...una verità, cioè il significato di "Pirla", che mi era ,francamente, ignoto. E poi tutti quei lemmi di " coglioni", niente male davvero. Mi ricordano un po' i tanti modi di chiamare il "padre dei santi" (il pene) di Gioachino Belli, molto sfruttato in diversi film. L'ingegner Gadda, poi, che a Roma ci ha vissuto a lungo ( e ci è morto) , ha scritto praticamente tre quarti di quel capolavoro che è "Quer pasticciaccio..." in dialetto romanesco, ha fatto un'opera rivoluzionaria , rivoluzionando di fatto la narrativa italiana con la geniale mescidazione di dialetti, gerghi , tecnicismi e linguaggi diversi, e attraverso un continuo imprevedibile stravolgimento delle strutture romanzesche tradizionali. Pensiamo solo all'uso che fa della digressione, tipo quella dei piedi dei santi nelle opere d'arte ( sempre nel "pasticciaccio") , pensiamo ai suoi ribollenti umori di passione morale e civile , o al suo personalissimo freudismo; lo so che ci mette molto sarcasmo , sale pepe e peperoncino , in tutto quel che scrive, ma alla fine mostra anche una grande, profonda pietà verso l'uomo, che è un povero pazzo cieco e non troverà mai la verità senza uno straccio di fede , nonostante tutti i suoi sforzi. La vita - sembra voler dire Gadda - è in fondo un nodo, un groviglio, uno "gnommero" , un pasticciaccio per lo più tragico, ma non necessiariamente immangiabile , dipende da come la prendi, a volte la vita può essere anche una commedia, magari un po' satirica.

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  4. Che bella domanda davvero.
    La verità dalle mille sfaccettature.
    Ognuno di noi si crede possessore di verità, ma, poi, dove risiede la verità se ognuno ne ha una propria?
    Forse è nascosta nel buio della notte, quando vengono a mancare i filtri della coscienza vigile.

    La verità nel buio della notte
    quando gli occhi dormono
    e la mente veglia
    e il mondo appare trasformato
    e il tempo non ha tempo
    e tra futuro e passato
    il presente è assente.

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  5. Il "mio" Pilato del " Caso Gesù", - un dramma che ho rappresentato una ventina di volte , - che poi trae in parte ispirazione dal Pilato del "Maestro e Margherita" di Bulgakov, alla fine dirà, replicando a Gesù Cristo , che rivede ancora in sogno: "Caro filosofo ,tu per un attimo mi avevi illuso , ma ora ti posso dire con assoluta certezza che non esiste alcuna verità . Esiste solo la coscienza dei nostri limiti".
    Noi scriba siamo sempre oscillanti tra menzogna e sortilegio, il romanzo fiume della Morante, di cui ti riporto la poesia dedicata ad Anna, personaggio centrale del romanzo:
    Di te , Finzione, mi cingo,
    fatua veste.
    Ti lavoro con l'auree piume
    che vestì prima d'esser fuoco
    la mia grande stagione defunta
    per mutarmi in fenice lucente!
    L'ago è rovente, la tela è fumo
    Consunta fra i suoi cerchi d'oro
    giace la vanesia mano
    pur se al gioco di m'ama non m'ama
    la risposta celeste
    mi fingo.
    E mi viene in mente Pessoa, là dove dice che il poeta è un fingitore,
    ma finge talmente bene che è vero dolore quel che sente.

    C'è un sonetto del Metastasio ancora attuale:
    Sogni e favole fingo, e pure in carte,
    mentre favole e sogni orno e disegno,
    in lor, folle ch'io son, prendo tal parte
    che del mal che inventai piango e mi sdegno


    Sulla Verità si sono consumate milioni di pagine , e non si sa più quali citazioni andare a cercare. Ma io, dentro di me, nel "buio della notte", credo che esista la verità. Almeno lo spero. Ma di una cosa son certo: sicuramente non la possiedo, almeno per ora.
    Bella la tua poesia, cara Serenella, piena di una filosofica musicale attesa del... nulla.
    un abbraccio.

    augusto

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  6. Domenica alle 3.00 si riporta l’orologio indietro di un’ora. Per sessanta minuti il tempo si fermerà.
    Dopo un lungo periodo in cui abbiamo finto di credere ai nostri orologi “malati” che non dicevano la verità.
    Per sette lunghi mesi abbiamo vissuto nell’inganno, con il solo scopo di risparmiare energia. Abbiamo mentito a noi stessi e a tutti quelli che per strada ci chiedevano l’ora. Ai bambini che ci domandavano l’ora, abbiamo detto che era mezzogiorno quando in realtà mancavano ben sessanti minuti allo zenit. Sotto questo punto di vista si potrebbe affermare che la verità è una pura e semplice convenzione tra gli uomini. Il mio gallo sul trespolo invece si è fatto beffe del decreto legge e delle disposizioni CEE e non è sceso a compromessi per pochi spiccioli. E con lui le mucche nella stalla del mio vicino e gli uccelli sulla quercia, insomma tutte quelle creature che non hanno bisogno di leggere Aristotele, Newton e Sant’Agostino, per sapere dove sta la verità. Solo loro non mentono mai. Allora secondo me questa domanda bisognerebbe rivolgerla agli animali:
    Forse solo San Benedetto, che ha avuto la fortuna di parlare con loro, potrebbe sapere cos’è la verità.

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  7. (Franco Luigi Melzi: l'ho portato io! ;-D ;-) )

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  8. Hai ragione, Stefania, forse gli animali sono gli unici che conoscono la verità. C'è una poesia di Salvatore Toma, un salentino che viveva sugli alberi , un po' come il barone rampante di Calvino, e che amava "lu mieru" (il vino) e gli animali, molto interessante al riguardo. Eccola:
    " Bestiario salentino del XX secolo"
    E adesso voglio dirvi /cosa penso io della fine del mondo.
    Non ci sarà nessuna apocalisse
    nessuna catastrofe colossale
    nè un dio decantato
    seduto a un bivio
    che con un cenno studiato dlela mano
    sotto lingue di fuoco
    e voragini indicibili
    manda a destra e a sinistra
    ora i buoni ora i cattivi
    come una macchina industriale.
    Ma la terra si trasformerà
    in un prato verde fiorito
    infinito e gioioso
    pieno di porci agnelli
    cavalli conigli
    vacche anatre galli...
    e tanti altri animali
    che per infiniti secoli
    abbiamo violentato ucciso
    mangiato e fatto a pezzi
    Essi sono là
    che ci aspettano...
    ( da: Il canzoniere della morte, Einaudi editore, 2007

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    1. Però, siccome gli animali non portano rancore

      "essi sono là
      che ci aspettano..."

      ma non per farci a pezzi.

      Chissà perché mi viene da concluderla così.

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