sabato 27 ottobre 2012

Augusto Benemeglio - rubrica - di beneinmeglio



             CHI E' IL PICASSO DELLA LETTERATURA?


Caro Franco , tu  mi  hai chiesto a bruciapelo:  "Chi è il  Picasso della letteratura?"
Ed io ho subito pensato, senza riflettere neppure un attimo a  James Joyce.
Il parallelismo mi sembra evidentissimo. Tutti e due hanno cominciato col tradizionale, col classico. Picasso a quindici anni dipingeva come Raffaello, Joyce a diciotto scrisse il suo primo libro di poesie, "Musica da camera", con uno stile semplice, attento al ritmo, alla musicalità del verso, all'armonia delle immagine, insomma tradizionale, classico.
Poi Picasso ha inventato (insieme a Braque) il cubismo, e  nuovi modi di espressione , o ne ha interpretati altri di artisti e culture  diverse, rinnovando   profondamente tutta l'arte figurativa ( già rivoluzionata dall'impressionismo) , basandosi sulla conoscenza oggettiva della realtà. E Joyce , con Ulysses, "il romanzo biografico  di immensa futilità e anarchia della storia contemporanea, che è di volta  in volta ,drammatico, farsesco, parodistico, sentimentale, pedante, commovente, polifonico, caotico, ha rivoluzionato la letteratura, con le tecniche espressive ( il monologo interiore, il flusso di coscienza ,la complessità di un linguaggio che combina vocaboli e sintagmi nuovi, manipolazione delle dottrine freudiane ), suggerendo letture a più livelli : in chiave retorica materica psicoanalitica, mitologico, ecc. Ma soprattutto le opere di entrambi costituiscono un tentativo di dire  la " verità " ( e ci risiamo!) , senza finzioni e senza veli, il bisogno etico ed estetico di accettare e analizzare la vita umana in ogni suo aspetto .
I due erano molto diversi. Ricordiamo  tutti ad. es. la famosa frase di Picasso che riflette e caratterizza il personaggio: "Io non cerco, trovo",  mentre Joyce ,  un irlandese pieno di humor , che andava a whisky e soda ,aveva detto anni prima: "La  letteratura?  Un cumulo di cazzate!, anticipando  il vecchio Montale con la poesia  "deiezione e  fogna".  Ovviamente si tratta di provocazioni.
Però ora che ti ho dato la risposta, mi sembra che potrebbero esserci altri Picasso della letteratura, ad esempio la sua Guernica fa il paio con  "La Storia" della Morante, e alcune  sue  ricorrenti memorie alla tauromachia, fanno pensare a Hemingway.
Beh, stammi bene, Franco. Alla prossima.

Augusto 

7 commenti:

  1. Una considerazione di giustezza che condivido molto. Quando lessi l'Ulisse capii di trovarmi davanti a qualcosa di completamente diverso da qualunque altra avessi mai letto. un testo ostico, difficilissimo, uno stream portato al limite, un testo visionario, esattamente come alcuni quadri di Picasso, è vero. Crani di questa levatura ce ne sono davvero pochi. In letteratura mi vengono in mente Celìne, Sartre, Salinger, Fante, Borges il già citato Heminguay, pochi altri.
    ottimo post. ciao!

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  2. Caro Uriah,
    avevo pensato anch'io ad aggiungere Celine e Borges, poi ho riflettuto che il primo , per quanto rivoluzionario e provocatorio come Picasso colle sue sfrenate invenzioni linguistiche e la trasfigurazione fantastica delle sue storie violente disperate e dolorose , mi sembra troppo schierato politicamente e razzista oltremisura ; nel secondo ( che amo moltissimo) , una sorta di simbiosi tra Omero( e non solo per la cecità, ma per la potenza , sonorità, la scultoreità , classicità del verso), Erasmo ( vastissima la sua cultura umanistica ,letteraria e filosofica, che ne fanno un saggista impareggiabile) e Simenon ( la componente giallistica , i simboli del labirinto e degli scacchi li accomunano), - non ci vedo quella costante insaziabile ricerca e gusto della provocazione picassiana. Borges rimane " classico" fino alla fine, anzi elitario, aristocratico, pur nella sua chiarezza espositva. Su Sartre non mi pronuncio . Su Salinger, autore di un solo libro, e Fante, riscoperto da Capossela anche musicalmente, ci tornerò su nei prossimi post. Anzi , credo che ne proporrò dei profili a Franco nella "Stanza di Augusto".
    Ti ringrazio e ti saluto.
    Augusto

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  3. La domanda è sorta impostando un’equazione astratta di infimo grado e di questo tipo: Moravia sta a Guttuso, come X sta a Picasso. L’incognita non poteva certo essere un Italiano, ma sinceramente non pensavo a Joice. Pensavo piuttosto a Dosto. La tua risposta tuttavia è convincente. Non li amo entrambi ma l’accoppiata è certamente la migliore che si potesse trovare. Sono un passatempo, niente di serio, ma adoro queste similitudini tra gli artisti del passato. Non so perché, ma amo pensare che il nostro grande della musica Giuseppe Verdi sia l’equivalente di Alessandro Manzoni per la letteratura. E chi accostare a un grande del jazz come Louis Amstrong se non a un altrettanto grande astrattista come Paul Klee?
    E via di questo passo. Senza contare che molti scrittori si sono espressi anche nella pittura, Mi viene in mente Buzzati. Sì è un argomento ricco di spunti interessanti, da riaffrontare.

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  4. Dimenticavo:
    Il primo numero di questa rubrica del sabato, lo trovate nella stanza di Augusto Benemeglio. (Il link delle stanze sono sulla destra della home page. Mi pare questa la migliore soluzione per archiviare le opere. Sempre consultabili e facilmente reperibili.
    Ciao e grazie.

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  5. Caro Franco,
    l'equazione ( che sinceramente avevo dimenticato)Moravia sta a Guttuso, avrebbe fatto aggrottare i proverbiali ciglioni dello scrittore romano, perchè lui stesso - intervistato da Siciliano - dice: Gli indifferenti è un romanzo esistenzialista in anticipo di dieci anni su Lo Straniero di Camus e La Nausea di Sartre. Intendiamoci, secondo me dice delle "cazzate", pur essendo il grande Moravia.
    Tuttavia non mi sembra un accostamento molto arbitrario, per me Guttuso potrebbe essere accostato più a Carlo Levi, Pavese , Lussu, e soprattutto il conterraneo Vittorini. Tra Moravia e Guttuso il collegamento potrebbe essere c'è il c.d. realismo espressionistico nel versante sessuale . Il sesso, dice lo stesso Moravia ( e qui sono d'accordo con lui), è un filtro per vagliare i rapporti tra individuo e società, tra es e super io, insomma tra Marx e Freud. Il giovane Verdi , quando andò a trovare il vecchio Manzoni, gli si inginocchiò, come davanti ad una reliquia vivente , talmente lo venerava, ma non mi sembra che ci siano moltissime affinità, pur essendo io un completo ignorante in materia musicale. Verdi tocca tutti i registri possibili della musica lirica ( dall'Aida alla Traviata); Manzoni - sia pure con mille digressioni ,un senso morale altissimo e una potenza narrativa straordinaria - ne tocca uno solo, quello della Provvidenza. Mentre tra Klee ( ottimo suonatore di violino) e il grande Satchmo c'è una grande affinità legata alla fantasia, direi alla fantasmagoria. Buzzati, grande scrittore al cospetto di Dio, ammirato anche da Borges, per il suo "Deserto dei Tartari", era anche un grandissimo fumettista. Perchè non accomunarlo a un Pratt o a un Bonelli, ugualmente artisti che spesso non consideriamo? Può essere divertente fare certi parallelismi, certi accostamenti, perchè ognuno in fondo può dire la sua, senza aver nessuna pretesa , ovviamente, che sia quella più azzeccata .

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  6. Il fumetto è poco considerato (a torto secondo me). Un'arte minore? No davvero.
    Certi fumetti hanno dei contenuti così poetici (pensiamo a Disney, alle storie di Carl Barks con il Klondike di Paperone; a Charles Schulz con i Peanuts). E poi mi vengono alla mente quelli di fantascienza: Flash Gordon di Alex Raymond, e i fumetti di avventure di Pratt con Corto Maltese o Bonelli con Tex da te già citati. Senza parlare di Jacovitti e Sto (Sergio Tofano).
    E pensare che il fumetto era nato come espediente per aumentare la vendita dei quotidiani!
    Anche Gustave Doré è stato un illustratore del secolo scorso: non fu solo quell'illustre incisore che sappiamo, ma fu pure un pioniere della caricatura e del disegno umoristico: un vignettista.

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  7. Vero quel che dici, Serenella. Ci sono innumerevoli esempi, ma se vogliamo, c'è tutta un'arte vera e propria che precede il fumetto e poi lo accompagna fino alle ultime performances degli artisti della pop art. Se andiamo indietro nel tempo, come non ricordare Toulose Lautrec e le famose caricature di un grande maestro come Daumier, i suoi feroci attacchi satirici con la sua proverbiale matita litografica sulla "Caricature", un giornale ostile al governo di Luigi Filippo che gli procurarono una serie di condanne e di soggiorni in galera.I suoi magistrati, i suoi avvocati, le illsutrazioni del Gargantua, quella del Don Chisciotte , sono dei veri e propri capolavori. E poi alcuni pittori dada come lo stesso fondatore, Tzara, e ai tempi nostri ( cinquant'anni fa)ecco un artista come Roy Lichtenstein, coi suoi "Whaam!, le sue opere dichiaratemente d'eros fumettistico come " Ci siamo alzati lentamente", ad es. ,che non sono altro che un'isola vignetta ingrandita della striscia del fumetto, e diventano capisaldi dell'iconografia della pop-art, simboli e stereotipi della cultura statunitense di quell'epoca, come aveva capito bene quel grande e geniale "paraculo" di Andy Wharhol, con la scelta della riproduzione fotografica per la sua dichiarata oggettività. Prendi immagini pubblicitarie (bottiglie di coca cola , scatole di pomodori) o quelle deii rotocalchi del cinema e della televisione, le allinei in fila, ripetute con iterazione ossessiva , magari investite di colori accesi in funzione antinaturalistica, ed ecco che queste immagini banalissime assumono una funzione di denuncia, di tragico distacco, di spietatezza, di senso di disperazione per il vuoto della tua vita.
    Insomma, la fumettistica è entrata da parecchio tempo nel novero dell'arte figurativa , ben prima della fotografia e dello stesso cinema.

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