giovedì 4 ottobre 2012

Augusto Benemeglio - La Capria - articolo


NON ESISTONO ROMANZIERI  ITALIANI
PAROLA DI DUDU’ LA CAPRIA, OGGI NOVANTENNE



di Augusto Benemeglio

1.     Novant’anni.

Raffaele La Capria  ha   compiuto novant’anni   essendo nato a Napoli il 4 ottobre  1922,  festa di San Francesco d’Assisi , ma  sembra ancora un ragazzo, tanta e tale la sua  energia  e vitalità.


Dudù , come lo chiamano gli amici, vive a Roma da   sessant’anni  ed è  un innamorato  di Santa Maria in Cosmedin, e
della “Bocca della  Verità” ( Qualche volta ho dei miraggi, e vedo tutte le persone che incontro con dei moncherini al posto delle mani, perché Roma è una stupenda città piena di bugiardi. Del resto sarebbe una bella pretesa quella di far dire la verità a gente educata dai gesuiti), è innamorato dei viali dei platani  del lungotevere e delle loro foglie che fanno una specie di musichetta sui marciapiedi  dove bivaccano  migliaia e migliaia di macchine , ma ora quei platani  , descritti in tanti racconti e romanzi  “moraviani “ , stanno morendo, non c’è alcuna speranza di poterli salvare ,   e con loro morirà anche qualcosa di Roma ,  che cambierà volto  per l’ennesima volta.


2.     Ferito a morte

La Capria   esordì  alla grande  come narratore.  Il suo romanzo “Ferito a morte” , edito da Bompiani , 1961,  fu un folgorante successo di pubblico e di critica.  “Quel romanzo, - gli scrive  Alessandro Piperno proprio in occasione del suo compleanno, -  mi insegnò ad avere nostalgia di ciò che non avevo vissuto, e trasformò un sedentario weekend nell'ennesima «occasione mancata» della mia adolescenza”.
Con quel libro , La Capria  si aggiudicò il premio Strega alla prima botta  e per  un esordiente non era  davvero poco.  Prima di lui l’avevano avuto  Buzzati , Tomasi Lampedusa e Cassola ,    insomma il fior fiore degli scrittori italiani  del ventesimo secolo.   E    “Dudù”  non aveva ancora  compiuto  quarant’anni!  

“Ferito a morte”  è  la storia di un bello e dannato  della borghesia napoletana con un destino segnato . Ha la sventura di essere nato nel 1922,  come La Capria , l’anno dell’arrivo al potere del fascismo,  e quindi con un ritardo  , con un  gap notevole con una “ Falsa partenza”,  che sarà il titolo di un altro suo libro .( “Ci siamo trovati a vivere come una malattia morale  il distacco accusato dalla letteratura nei confronti della storia. Tutto ciò che
abbiamo acquisito in quel periodo , in materia d’arte ma anche di vita vissuta , ha significato per noi una falsa partenza”)

  

3.     Essere napoletano.

E poi ha la sventura di essere nato  a Napoli  con tutte i suoi miti le sue storture le sue leggende e i suoi ineliminabili problemi di metropoli  mai  veramente  governata ; e su tutto una grande  spalmata di malinconia,  uno  spleen alla Fitzgerald ,  con un pizzico di ironia alla Joyce .   La morale del romanzo “Ferito a morte”  è  presto detta:  “…se non sei così forte   da cavare dai fatti dell’esistenza una tua filosofia ,  non c’è niente da fare , soccombi,  finisci per scontare un destino più forte della tua volontà"
Nonostante il folgorante esordio e l’incredibile successo ,  La Capria  non ha scritto più un solo libro di narrativa .  Nessuno dei suoi libri  successivi  , tranne “Amore e Psiche” ,  è stato più libro di narrativa,   nessuno è stato più un romanzo, benché tutti questi libri abbiano trovato  lettori fedeli e larghi consensi,  come nel caso di Emanuele Trevi che gli scrive, anche lui nel giorno del compleanno: “Caro Dudù,  ,sempre più, col passare degli anni, - gli scrive Emanuele Trevi - penso a te e ai tuoi libri come una bambola russa. La apri, ed ecco che ti arriva in mano qualcosa di più piccolo e prezioso, vicino al nocciolo, a quell'atomo che è l'anima. Più che una sostanza, è una vibrazione, un suono. Prendendo garbatamente in giro Céline, una volta tu stesso l'hai definito la tua «musichetta». E questa «musichetta» è davvero una magia: come se fosse possibile, accostando l'orecchio a una tua pagina come fosse una conchiglia, ascoltare il rumore, lieve ed ironico, del tempo che passa”.

4.Doppio misto

Anche il suo ultimissimo libro, “Doppio misto”,  Libellule Mondadori (pp. 144, € 10), non è un romanzo , ma un libro di racconti in parte editi, che appaiono , come sempre, dotati di rara grazia, levigati d’amore , libro che si può leggere , volendo, come un romanzo, come scrive  Ida Bozzi, ma che non lo è in senso stretto , in senso classico e tradizionale.
Perché, Dudù?  
“Vedi amico caro , Doppio Misto è  un libro di racconti , una serie di flashes della mia esistenza,  di vita sommersa e vita salvata, sulla bella e la bestia, sugli spazi sconfinati dell’America, su Capri, sull’amore e sulla morte, sugli errori commessi , propri e altrui , la vita si fa in due , di solito un uomo e una donna , e da qui nasce il titolo. Insomma , volendo  , si può configurare come un romanzo , il romanzo che ciascuno di noi può scrivere su se stesso , basta che gli dai un computer e un po’ di memoria. Ma  io dico il contrario , io dico che  è stato un  puro  caso  che abbia scritto un romanzo , e  ti dirò di più. Io sostengo che gli  scrittori  italiani non siano assolutamente adatti a scrivere romanzi. Quelli che lo fanno , facci caso , di solito scrivono mediocri romanzi.”
Perché,  Dudù? 
“Se andiamo  a guardare  tutta la storia della nostra letteratura scopriamo che in fondo   i romanzieri che valgono davvero sono pochi.  E’ possibile che ci sia una natura in noi che non è fatta  per il romanzo. Il romanzo ha sempre al centro una coscienza che s’interroga, ma che s’interroga veramente ,  senza mediazioni, e s’interroga su questioni di vita e di morte, rischiando la vita e la morte... Noi italiani siamo accomodanti, siamo abituati a farci  sempre perdonare  i nostri peccati, ci sono poche possibilità di riuscire a creare un vero romanzo”.

5.Fiori giapponesi.

Questo vuol dire che lei non scriverà più  romanzi, da qui ai prossimi cent’anni?
“Beh, non è detto.  Ora che mi sono liberato del peso di tutte le idee che dovevo comunicare può darsi che arriverà il romanzo...Ma quello che è difficile non è tanto scrivere della vita: della vita scrivono tutti, e la vita è fatta di cose che succedono, di sentimenti che si provano, di persone che s’incontrano, si amano, si lasciano, si respingono. Io non vorrei scrivere sulla vita, io vorrei scrivere sull’esistenza...Ecco, sì, mi piacerebbe scrivere su quella che  Rousseau chiamava la “coscienza di esserci” all’interno di una sorta di distrazione.  Ho già parlato di questo mio senso della distrazione, ho scritto che



la vita è ciò che  ci accade mentre pensiamo ad altro... Sì, scriverei il mio romanzo sull’esistenza, su quello che succede alla nostra vita mentre pensiamo ad altro, e la vita ci attraversa senza che ce ne accorgiamo. Magari entro i prossimi dieci anni, quando, forse, ci rivedremo”.

Ok, grazie, Dudù, tantissimi auguri per i primi novant’anni...
E a proposito di esistenza , io  sono rimasto incantato  dei  “Fiori giapponesi”,  una serie di raccontini contenuti nella misura della scheggia di vita , tali da poter essere letti come altrettanti momenti e aspetti della giornata di un uomo del nostro tempo, magari come un profumo di mimosa che ti dice che la primavera è arrivata e tu non te ne sei accorto. E la primavera ha gli occhi azzurri e i capelli color grano di una splendida fanciulla.
Beh,  sayonara, Dudù .
 Al prossimo libro, e che sia un romanzo, stavolta, neh?

Roma, 4 ottobre 2012                                         Augusto Benemeglio


19 commenti:

  1. Disse anche un'altra cosa La Capria
    disse che
    da piccolo leggeva e leggeva
    e qualcuno lo rimproverò
    disse che lui si è salvato scrivendo
    disse che lui vive scrivendo
    perchè scrivere è vivere
    Ho la sua intervista conservata in camera da letto.
    Ogni tanto me la rileggo
    se posso la scannerizzo e ve la metto
    se riesco
    oppure vi ricopio tutto
    ma mi crederete sulla parola...
    Tanto noi,qui, facciamo come lui, meno bene, diversamente abili, ahahah,ma facciamo come lui
    Sicuramente abili alla scrittura e alla lettura
    come lui
    Auguri a lui
    Ippolita

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  2. Auguri di buon compleanno a Raffaele La Capria, Allora.
    Ottimo ritratto questo che Augusto Benemeglio ci presenta, come sempre i suoi; ma Augusto Benemeglio, una volta letto, non si dimentica: riesce a scalfirti al midollo. Rimani attaccato alla lettura e dici a te stesso: oggi mi sono arricchito di cultura vestita di poesia.

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  3. Auguri a Raffaele La Capria, di cui ricordavo "Guappo e altri animali" e recentemente, “La lezione del canarino” nei racconti d’autore del Sole 24ore e che ora grazie a te potremo conoscere meglio. Del resto avevo già in programma di pubblicarne l’incipit di questa ultima raccolta,“Il peccato originale”, da inserire nella nostra rubrica i "racconti in soffitta."

    Caro Augusto mi riservo di leggere il tuo articolo con calma, ma permettimi prima di tutto di darti il benvenuto in questa casa. Mi auguro che questo sia soltanto il primo incontro di una lunga serie.
    Grazie per la collaborazione, un saluto cordiale e franco.

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  4. Ciao! Ben arrivato con i tuoi ritratti (proprio carino questo di La Capria). Ti leggeremo più che volentieri.

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  5. vabbuò, vedo che sono l'unico a non conoscere il signor La Capria, toccherà rimediare e visto che l'ultimo libro è una raccolta di racconti mi cimenterò con quella.
    Grazie ad Augusto per la dritta.
    Segnalate gente. segnalate.
    Buon tutto a tutti.
    U'.

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  6. Personaggio che mi ha fortemente colpito e incantato, seguendo una sua recente intervista a “Che tempo che fa”, in cui il La Capria, da buon napoletano, diede spazio al suo carattere solare, ironico e “alla mano” raccontando aneddoti della sua vita e pensieri che, con gli anni, lo hanno portato a prediligere uno stile di scrittura che sia di immediata fruizione per il lettore, ma che sotto deve sempre celare universi sconfinati e profondi da scoprire e, contemporaneamente, donare al lettore grandi emozioni.
    Grazie, dunque, Augusto per averci regalato un ulteriore ritratto di questo grande scrittore e sceneggiatore, con uno stile fluido e accattivante, a tratti poetico, che ben si sposa con il personaggio in questione.
    È chiaro che leggerò con curiosità e immenso piacere i tuoi futuri interventi.

    Daniela

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  7. Ottima idea.
    Un ritratto particolare e interessante, specialmente per chi conosce poco questo autore.
    Io lessi di La Capria Il romanzo " ferito a morte". Poi, poco attratto dai libri di racconti lo lasciai perdere.
    Dopo aver letto questo interessante ritratto andai al sito http://www.lacapria.it/ e credo valga una visita.
    Proprio un invito a delle buone letture.
    piperita patty

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  8. Confesso, come Uriah, di non conoscere Raffaele La Capria... o almeno così pensavo prima di indagare un po' sul web. In realtà ho avuto modo di apprezzare molti suoi lavori, soprattutto cinematografici, senza sapere che fossero anche suoi (per esempio il film Uomini contro, di Rosi). E' davvero una lacuna imperdonabile, tenendo conto dell'importanza della sua carriera e delle sue opere. Vedrò di rimediare al più presto. Nel frattempo mi sento di fare i complimenti ad Augusto, e ringraziarlo per il limpido ritratto che ci offre. Spero di leggerne presto degli altri!

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  9. Un ritratto molto interessante.
    Grazie!

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  10. Mi associo agli auguri e all’interesse per questa figura che neanche io avevo mai approfondito.
    Francesco

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  11. Grazie a tutti voi, cari amici.
    Un blog davvero interessante, scoppiettante
    con tante persone che amano la letteratura,
    cosa non frequentissima.
    Volentieri vi invierò altri "profili",magari
    quelli di maggiore attualità ( penso ai cent'anni
    dalla nascita di Elsa Morante, ad esempio,
    e poi a quelli di Caproni , ai cent'anni della morte
    del Pascoli, sono i primi che mi
    vengono in mente, ma sono aperto e disponibile
    anche alle vostre curiosità. Chiedete e...vi sarò
    dato, naturalmente non garantisco sempre la riuscita,
    sarebbe da presuntuosi). Un saluto caro a tutti, in
    particolare a Serenella , che mi ha fatto conoscere
    questo blog e a chi lo ha ideato.
    Di nuovo grazie.
    Augusto

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  12. E' molto interessante avere dei ritratti di scrittori che si sono amati, a volte non serve scrivere una autobiografia alla Citati, ma poche pagine scavate nell'io dei personaggi, diventano interessanti nella loro brevità.
    E, poi, cogliere l'attimo non è facile.
    Attendo altri profili.
    piperita patty

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  13. personalmente trovo che i racconti (se ben scritti) non debbano invidiare nulla ai romanzi, sono istantanee di vicende più ampie che si può decidere di seguire o meno...

    auguri a Raffaele e grazie ad Augusto...

    quando le calpestiamo le foglie su un marciapiede sentiamo il rumore degli attimi che distrattamente a attraversiamo (rob)

    rob

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  14. Cari Piperita e Rob, c'era Edgar Allan Poe , uno dei grandi geni della letteratura mondiale ,- con il demone della sregolatezza che lo pervadeva ( espulso da tutte le università e da tutte le Accademie Militari degli Stati Uniti , alcolizzato , morto povero come un mendicante per le strade di Baltimora di delirium tremens , a soli 40 anni), - grandissimo maestro di racconti , - che riteneva che ogni storia (romanzo o racconto che fosse) non dovesse andare oltre le due ore, il tempo ideale per il lettore pendolare , o quello di città , che si sposta con i mezzi pubblici , e lo diceva quasi un paio di secoli fa. Calvino aveva recepito tale messaggio, altri romanzieri italiani ( ma esistono davvero?) , no. Io sono con Poe tutta la vita. Ed anche per i miei "profili", o ritratti, o "stanze", come le chiama Franco, credo di essere fin troppo lungo. Certo, quelli del maestro Citati sono un ' altra ( imparagonabile cosa). Ciao. Augusto

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  15. Entro poco. Ma oggi ho ricevuto un messaggio.
    Non sono un collaboratore del sito, sono solo un curioso.
    Interessante la risposta, perché ha toccato un nervo ancora scoperto. A quindici anni scoprii e lessi I racconti fantastici di Edgar Allan Poe.
    E provo ancora angoscia pensando al Pozzo e il Pendolo e alla Morte Rossa...
    Ora basta, mi avrebbe invitato a nozze.
    Grazie per Citati, giusto chiamarlo Maestro.
    Ciao e, alla prossima stanza
    Piperita Patty

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  16. Conosco La Capria come personaggio pubblico, apparso talvolta sui giornali o in TV.
    Non ho mai letto un suo romanzo, né altro... Però mi è rimasta impressa una sua dichiarazione
    a proposito dello stile da lui scelto, lo stile dell'anitra... un volatile che scivola lieve sull'acqua senza
    apparente sforzo, ma che in realtà lavora duro di zampe sott'acqua. Come a dire che la semplicità di linguaggio
    è una conquista e, aggiungo, che le cose più profonde si nascondono in superficie.
    Concordo pienamente e ringrazio Franco per l'inserimento.

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  17. Cara Verdiana, quel che dici sullo stille dell'anitra è stato confermato dallo stesso scrittore sulle colonne del Corriere della Sera, giornale con cui collabora da molti anni. Ma c'è da aggiungere che La Capria sa essere scrittore raffinato e virtuoso della scrittura, e lo dimostra in molti dei suoi libri ( cito a caso Amore e Psiche, L'armonia perduta, Fiori giapponesi). In La neve del Vesuvio , Dudù, come lo chiamano gli amici, distilla in sommo grado il suo controllato, quasi pudico lirismo, descrivendo con mano leggera, quasi alata, la scoperta del mondo, e della parola, da parte di un bambino.
    a risentirci a presto.
    Augusto

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  18. Mi hai fatto venir voglia di leggere La Capria e te ne sono grata. Grazie Augusto.

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  19. Cara Verdiana, grazie a te , mi hai fatto un bel complimento.
    Comunque ti garantisco che non prendo...percentuali da "Dudù",
    nè dalla casa editrice che pubblica i suoi libri.

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