giovedì 11 ottobre 2012

la stanza di Verdiana

Bahubali Gometeshsvara

         CORPO DIVINO

               di
           Verdiana


La mia mente lavata dal sonno sta ancora arrancando verso la coscienza, che percepisco un filo d’aria speziata filtrare  dalla finestra aperta e carezzarmi il viso. Subito dopo, il canto assordante della puja perfora l’alba e  deflagra in tutti i miei sensi. I love you, India, formula la mente risvegliata, allargandosi in un sorriso interno vasto quanto l’oceano. Sotto il lenzuolo bianco il mio corpo vibra di salute e si stira appena nella sua posizione preferita, la gamba sinistra piegata a squadra, il braccio destro allungato come una freccia sopra la testa.


Leggera come una farfalla, la tua mano copre la mia e lentamente vi sprofonda. Resto in ascolto. Il tuo corpo si avvicina strusciando sulla candida tela, cerca punti d’incontro, aderisce perfettamente al mio. Ti prego, non muoverti! Non ti muovi.
Nel silenzio sospeso assaporo il contatto. I nostri respiri, dapprima discordanti, lentamente diventano uno, prolungando inspirazione ed espirazione, finché ogni nostra molecola galleggia libera nel puro piacere.
Non muoverti ancora! Lascia che i nostri corpi trovino da soli la propria onda.  Non ti muovi. Ma  certo: insegna shatzu,  conosce il tantra, sa giocare con il respiro. Sono fortunata.

L’avevo incontrato solo due giorni prima a Sravanabenagola, nel cuore più antico del Karnataka.  Ero sola sulla Vindhyagiri Hill.  Era solo.
I nostri occhi avevano subito condiviso la luce dei nostri percorsi e la magìa di quel luogo. Le nostre parole avevano cercato di indagare l’arcano che emanava dalla gigantesca statua nuda di Bahubali-Gomateshvara, figlio dell’imperatore Vrishabhadeva e primo tirthankar jainista. Le nostre fronti si erano chinate insieme a ricevere il tilak dal sacerdote del tempio.
Una frase terrena a spezzare l’incanto: - Ti va di mangiare con me? E dopo un succulento thali che aveva sciolto sprazzi di biografie, le nostre mani si erano naturalmente intrecciate nel pomeriggio, salendo i gradini ardenti della Chandragiri Hill per incontrare le statue levigate degli altri 23 profeti jainisti.

Ecco: mio corpo si inarca piano, avvolto dal mantello odoroso del tuo.  Le spalle grandi e levigate di Gomateshvara si chinano per
raggiungermi. Namasté, principe del lago bianco. Possa il mio corpo accendere il fuoco sacrificale. Le tue dita sfiorano, percorrono, indugiano con estrema sensibilità, assecondano i miei più segreti desideri. La tua lingua beve gli umori tiepidi della mia carne,  mentre  le  Sue  grandi  mani  di  pietra  ne  raccolgono  i sussulti. Tempo e spazio si dilatano all’infinito. Arde la mia pelle, dissolve in scintille iridescenti, galleggia sospesa, si tuffa, risplende, risponde al tua pelle sconosciuta, che non è più tua né mia.
Non dirmi di aprire gli occhi, ché il principe  potrebbe svanire nel suo nirvana. Non baciarmi, ché il sapore del mattino potrebbe riportarmi alla concretezza di questo letto.
Spingo il respiro tra le nuvole e incontro il pene divino di Bahubali. Mi inginocchio, raccolgo il tuo  pene tra le mie mani calde e lo venero con mille piccoli baci.  Poi lolo vesto con l’oro puro di un amore incondizionato senza passato né futuro e lo introduco nel tempio umido della mia bocca. Jiva-ajiva-astrava-bandha-saara-nirjara… moksa.
Ora il viluppo di viti divine avviluppa il mio corpo. I capezzoli si rizzano verso l’eternità, la vagina si apre e gronda sorriso. Entra il tuo pene crepitando morbido. Affondo i polpastreIli nella pietra dolce della tua schiena e il tuo corpo danza con quello del profeta, in perfetta armonia… Una pioggia di latte, e olio di sesamo e acqua di cocco, zafferano e cinabro inonda la statua possente, accende la mia estasi muta. 
Altri corpi jain s’alternano in una cavalcata celeste, pietra nera, molle d’ombra e lucida di sole. Rsabha- Sudharman-Badrabahu-Parshvadeva-Mahavirasacri profeti del karman. Avasarpini, utsarpini!  La mia mente mi abbandona del tutto, lo spazio si allarga e si tinge di luce, il respiro si appende a una cuspide acuta. Samara, Niiiirjara… 
Dal mio ventre fiorisce un orgasmo di stelle, seguito immediatamente dal tuo, lungo suono di corno che si spegne nel bianco. Resta, non muoverti… Piccoli fiori d’orgasmo s’accendono ancora, respirano, sfumano nel silenzio totale.
Fresca è la pace dell’anima rigenerata. La tua testa si solleva attraversando i secoli. Sento le tue mani infilarsi sotto le mie spalle e la tua bocca svegliare i miei occhi, che apro nei tuoi. 
-  E’ stato bellissimo - dici.  Sorrido.  E poi: - Eravamo insieme su quella collina, non è vero?
Navigo nel grigio-verde delle tue pupille seminando scintille, sorvolo Sravanabelagola, raggiungo l’universo, poi viro bruscamente verso il pianeta azzurro, atterro tra le tue braccia e schiudo le labbra in una domanda epocale:  - Chi fa la  doccia per primo?





11 commenti:

  1. eh brava....ho un'amica, matta per l'India come te (e l'adoro!!). In fondo, questo sapore tao così naturale dell'amore mi pare più adeguato...però...il finale newyorkese, mi riporta a occidentali patturnie e abluzioni purificatrici ...:-) ma ho respirato i suoni dei sitar e delle acque del Gange, delle luci sui mausolei...ben arrivata...un piacere averti qui.

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  2. Nel periodo romantico c'era l'esaltazione dell'amore, l'amour fou o amore folle, contro le convenzioni, contro i matrimoni combinati.
    Oggi viviamo l'epoca dell'esaltazione del sesso, prova ne sia anche il grande successo di pubblico del libro "Cinquanta sfumature di grigio", stroncato comunque dalla critica seria.
    Nel tuo racconto, sì erotico, ma di un erotismo raffinato, non volgare, io ho intravisto un incontro di anime simili; un incontro di spirito e di corpi.
    L'ambientazione, poi, ci rassicura nella convinzione: non è l'India il paese dei simboli erotici esposti, dell'amore inteso proprio come godimento naturale e non peccaminoso?
    Con questo racconto ti dimostri al passo con la moda dei costumi Verdiana,, ma lo sei in modo particolare, dove la donna è vista protagonista al pari del compagno e non sottomessa al piacere maschile con fruste da camera.
    Una bravura indiscussa la tua, con una grande capacità di scrittura.

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  3. Devo farmelo anch'io, più prima che poi, un bel viaggetto in India... hai visto mai?
    Nella ricerca di aggettivi che rendessero giustizia al tuo bel racconto, in una mattina così uggiosa direi, tonificante, corroborante e di buon auspicio.
    Benvenuta.

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  4. Bentrovata con questo racconto in cui ancora una volta, ma sempre in maniera diversa, ci fai buttare uno sguardo (ampio, devo dire) sull'India, paese che certamente amerai molto.
    La passione trasuda da tutti i pori: fisicità e appagamento totale d'amore, di sensi, e di...India.

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  5. Ciao Verdiana e benvenuta:-)
    Il tuo racconto, in fondo, descrive un amplesso, ma lo fa in modo poetico e quindi diventa piacevole da leggere, grazie anche alla delicatezza della tua scrittura.
    Da operatrice zen shiatsu, mi sono stupita che questa pratica venga insegnata in India:-) D'altronde, che la si voglia chiamare KI, o QI, o PRANA, sempre di energia si tratta:-)

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  6. Grazie a tutti!
    Bello questo posticino senza censure... Altrove questo racconto
    (che risale ad almeno tre anni fa) mi è stato rifiutato.
    Sì, l'India è la mia seconda casa e Sravanabenagola è un luogo magico,
    specie se hai la fortuna di incontrare anime affini.

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  7. Sono ignorante in materia. Diedi nel passato un occhiata distratta al Kamasutra, ma qui ho letto come dovrebbe essere l'amplesso libero, non solo dei sensi, ma anche dello spirito, non credo sia facile scrivere così, con una delicatezza estrema.
    Quel finale, mi ha riportato sulla terraferma.
    Ciao
    Piperita Patty

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  8. Ciao Verdiana,

    complimenti perchè hai saputo tratteggiare perfettamente l'energia che si sprigiona in un amplesso, soprattutto esalto questo passo 'Piccoli fiori d'orgasmo si accendono ancora, respirano, sfumano nel silenzio totale.'
    Bellissimo, preciso, centrato, visualizzi completamente l'istante, meraviglia.

    Non è proprio facile trasmettere sensazioni, ma queste sono talmente conosciute che ognuno può riconoscerne l'intensità e compiacersi della tua abilità narrativa mista ad ispirazione spirituale.

    Un grande saluto e buona energia.


    cinzia

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  9. L'energia che si sviluppa in un amplesso raggiunge livelli altissimi quando due persone hanno raggiunto
    lo stesso tipo di consapevolezza. Non è facile, anzi non accade quasi mai... Il segreto è "qui ed ora",
    niente passato, nessun futuro, solo l'attimo vissuto con totalità. Di attimo in attimo ogni aspetto della vita
    acquista sapore e intensità... Un abbraccio a tutti.

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  10. Oggi Scollo sul Club ha sdoganato “una sana scopata” in poesia. E’ una scelta che mi lascia perplesso, ma sono io che ho ancora un concetto tradizionale e sacrale della poesia, e da bravo italiota divento bacchettone e puritano davanti alla mamma e sul sagrato. Mentre nella prosa e nell’alcova, non ho riserve mentali, tali da non farmi apprezzare il tuo racconto. In sci avèghen, di questa roba scartata da altri. Buon gusto, intelligenza e proprietà di linguaggio da soli non bastano per confezionare un raccontino così, ci vuole estro e “luccicanza”.
    Alla fine ce l’hai fatta ad approdare nella mia cuccia. Che sei una bella penna te lo dissi in tempi non sospetti, quando ancora non sapevo che avrei messo su casa nel web.
    Adesso però non mi scappare, fai tana e semmai vieni a trovarci quando puoi. Intendevo dire tra un viaggio in India e l’altro. Così ci riporti notizie fresche da Svranabenagola ;-)
    Ciao neh, franco

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  11. Niccolò Franco- Priapea (1541)
    CLXXIII.

    (ce l'aveva con il più noto poeta Pietro Aretino che in quanto
    a finezze non si risparmiava di certo)

    Son risoluto torre dalle menti
    Un dubbio, che fa molti dubitare,
    Che quella cosa non sì possa fare
    Sì, come dir si suole, a i tre contenti;
    Ch’oggi sì grossolane son le genti,
    Che se il pan non si veggon imboccare,
    Stariano a rischio di non mai mangiare,
    Anzi più tosto di cavarsi i denti.
    Stimiamo, verbigrazia, che stia
    Polo e Perina o in piede, o su un stramazzo
    Con l’Aretino, ch’io dovea dir pria,
    E che volendo poi darsi a sollazzo,
    Stia l’Aretino in mezzo, e ch’egli dia
    A Polo il culo, ed a Perina il cazzo.

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