domenica 18 novembre 2012

Carlo Sperduti - Caterina... - racconto -


Caterina fu gettata
di
Carlo Sperduti

Premessa. Sunto dell’opera da Intermezzi
In un mondo scaturito dal sogno di un immortale, in cui si muore un numero imprecisato di volte, Caterina e Tommaso condividono un minuscolo appartamento con la gatta Gnaca. Mentre Caterina lavora al Dolce Bar Nulla, Tommaso perde il suo tempo coltivando, di volta in volta, i sogni della recitazione, della musica, della letteratura, senza ottenere apprezzabili risultati. La loro esistenza scorre tranquilla fino al giorno in cui Tommaso getta inavvertitamente la sua innamorata, innescando una serie di incontrollabili e sconclusionati eventi.
CAPITOLO QUINTO
In cui si narra brevemente di come proseguì la serata di Caterina e Tommaso e del loro conseguente primo appuntamento ufficiale, introducendo l’argomento della disattenzione di Tommaso e illustrandolo con un esempio significativo.

Considerata a lungo l’irreversibilità dello stato del muro che avevano di fronte, nonché l’irreperibilità del civico 99 su quel lato di strada che giungeva ora appena al 67, Caterina e Tommaso analizzarono varie possibilità, più o meno fantasiose e mai abbastanza razionali – perché su quell’ordine d’idee non riuscirono a formularne nemmeno una – per farsi un’opinione di quanto avevano vissuto.

Giunsero perfino, da un’intuizione di Caterina, ad ammettere l’eventualità di una tipologia molto particolare di allucinazione, cui diedero il nome provvisorio di “allucinazione co-soggettiva”, che, nonostante gli indiscutibili vantaggi che implicava ai fini di una spiegazione convincente dei fatti, lasciava in ogni caso in sospeso alcuni punti riguardanti il passato prossimo di Caterina: se, infatti, Tommaso si trovava lì per puro caso, in preda tra l’altro, com’è noto, agli effetti di un misterioso sesto senso, Caterina aveva ricevuto un invito esplicito da terzi, in cui si alludeva al preciso indirizzo che fino a qualche istante prima era esistito e ora, al contrario, non era più. Ciò stava a significare che almeno un’altra persona, che nulla aveva a che fare con l’esperienza comune di Caterina e Tommaso, era convinta dell’esistenza di quel locale, e dunque che l’ipotesi della co-soggettività allucinatoria si sarebbe dovuta allargare perlomeno a questo terzo individuo. Seguì qualche altra elucubrazione che preferiamo non trattare, al fine di eludere il rischio della noia.
Ci accontenteremo di segnalare che da questo tipo di ragionamenti alla rinuncia di ogni conclusione, razionale o meno, il passo fu breve. D’altra parte quel luogo misterioso non sarebbe tornato a intervenire, se non in un’occasione di cui diremo, nelle vite dei nostri.
Oltretutto, ogni elemento del paesaggio, intorno, sembrava perfettamente normale, come se davvero i due stessero affaticandosi le meningi su qualcosa di mai esistito: la pioggia cadeva leggerissima in tutta semplicità, le strade portavano ad altre strade che portavano ad altre strade, il cielo si stendeva al di sopra dei tetti senza alcun segno particolare, i lampioni illuminavano a intervalli regolari i luoghi circostanti, le ombre facevano ombra, gli edèsperi sbocciavano a mezz’aria.

Caterina e Tommaso si risolsero a dare un senso alla serata andando in cerca di un posticino tranquillo dove poter sorbire ciò che avevano richiesto poco prima coi risultati che conosciamo, in quel locale che, altro fatto strano finora non esplicitato, non possedeva neanche un nome.
Il resto del quartiere si rivelò perfettamente in linea con la prima impressione che Caterina se n’era fatta: un’oasi tranquilla in cui tutto, autoctoni inclusi, metteva a proprio agio.
I due si sentirono così tanto disinvolti, probabilmente facilitati dai numerosi bicchieri di birra e doutdès che si susseguirono, che a fine serata avevano quasi dimenticato l’accaduto, o almeno l’avevano decisamente relegato in secondo piano, per dedicarsi a una conoscenza reciproca che, inutile girarci intorno poiché già ne conosciamo l’esito, li portò nel lasso di poche ore, in un crescendo di affiatamento, a interessarsi irrimediabilmente l’uno all’altra.
Per farla breve, quando giunse il momento di separarsi, Caterina butto lì, tra una battuta e l’altra, un invito a cena da lei per l’indomani: cosa che Tommaso accettò di buon grado e che gli risparmiò l’imbarazzo, timido com’era in certe occasioni, di fare il primo vero passo.

Scesa dall’auto di Tommaso, Caterina si rese conto, infilando la chiave nella serratura del portone, di non conoscere il nome di lui e al contempo di non essersi presentata.
Tornò così sui suoi passi e frettolosamente si presentò, con mille scuse per non averlo fatto prima, a Tommaso, che era rimasto in auto ad attendere che lei fosse entrata e avesse richiuso il portone alle sue spalle.
Tommaso, le guance imporporate per la svista, che era stata anche sua e di cui si vergognava, articolò malamente il suo nome di battesimo e salutò con un sorriso. Lei, prima di voltarsi, gli mandò un bacio, appoggiando la mano destra sulle labbra: gesto che mise in moto, nei pensieri di lui, un lungo fantasticare. Durante il viaggio di ritorno, Tommaso ebbe un’idea che reputò brillante.Rincasato, scacciando via il sonno, si mise al lavoro.
A casa di Caterina, invece, nello stesso momento, il sonno ingannava già l’attesa del domani, assumendo le sembianze di un abbraccio su un pavimento rosso e vivo.
Gnaca, subodorando qualcosa dall’espressione trasognata con cui Caterina era rientrata in casa, passeggiava avanti e indietro nervosamente, nell’oscurità, con le vibrisse ingelosite.

L’indomani, Tommaso ricordò solamente all’ultimo momento, prima di uscire, di portare con sé il risultato delle sue ricerche notturne, frutto di una selezione guidata dalla voglia di stupire e riversata su un compact disc.
Tale risultato, diciamolo subito, consisteva in diciotto tracce audio con un filo conduttore ben preciso.
Tale filo conduttore, diciamolo subito, soffriva di un errore di fondo di cui ci si potrà rendere conto tra pochissimo.

Appena arrivato a casa di Caterina, Tommaso, che non stava più nella pelle, volle saltare i convenevoli e tirò subito fuori di tasca il cd, con un’espressione furbetta sul viso: con l’obiettivo di incrementare la sorpresa conservava in un’altra tasca il foglietto su cui aveva annotato gli autori e i titoli dei brani, che se fosse stato presentato insieme al cd avrebbe svelato anzitempo il criterio di selezione.
Pose il disco nelle mani della sua ospite, pregandola di procedere con l’ascolto di qualche brano, prima di cena. Caterina esaudì il desiderio. Fu in effetti molto colpita nell’ascoltare l’attacco del primo brano, che non conosceva, intonato da una voce – sconosciuta pure quella – appartenente a un’altra epoca.
Quella voce, è bene farlo presente, apparteneva ad Aurelio Fierro e interpretava un brano presentato al “Festival di Sanremo”. Esordiva così:

Settemila caffè
ho bevuto per te,
sono sveglio ma tu
dici sempre di no…

Divertita dai primi versi, Caterina si mise ad ascoltare con più attenzione, e ciò che ascoltò fu il seguente ritornello:

dai, dai, dai, Carolina, dai
Dammi un bacio e non ti pentirai!
dai, dai, dai, Carolina, dai
Dammi un bacio e ti divertirai!

A scanso di equivoci o incertezze, riportiamo anche un frammento del testo della seconda traccia, nel caso fosse sopravvissuto qualche dubbio sulla natura dell’errore di fondo cui si è accennato. Si tratta del primo verso di una canzone di Adam Green, dal ritmo ripetitivo e incalzante:

Carolina, she’s from Texas

Il lavoro notturno di Tommaso, che l’aveva impegnato fino all’alba e oltre, aveva tutto sommato sortito l’effetto desiderato: lo stupore della destinataria. Anche se, com’è logico, per motivi del tutto diversi da quelli che lui aveva pronosticato e di cui ancora non si rendeva conto durante quel romantico ascolto a due, soli e adiacenti, seduti sul divano di un piccolo soggiorno.
Col viso di chi non ha niente da obiettare, Caterina manifestò il desiderio di venire a conoscenza dei titoli e degli autori dei brani.
Fu allora che Tommaso, lestissimo, si sfilò di tasca la lista e gliela porse, estremamente compiaciuto.
Caterina lesse, allargando sempre più un generoso sorriso man mano che procedeva dalla prima all’ultima riga e facendosi sfuggire, non riuscendo a trattenerlo oltre, un risolino. Tommaso lo interpretò come un segno di contentezza per quel dono così originale.
La lista che scorreva negli occhi di lei era la seguente:

1. Aurelio Fierro – Carolina dai
2. Adam Green – Carolina
3. Luiz Gonzaga – O cheiro da Carolina
4. Nino Bravo – Carolina
5. Fernando Sosa – Carolina
6. Charles Aznavour – Carolina
7. Neil Diamond – Sweet Caroline
8. Formula V – Carolina
9. David Archuleta – Sweet Caroline
10. Les Forbans – Caroline
11. KLB – Carolina
12. Status Quo – Caroline
13. Guilherme e Santiago – Chora Carolina
14. Miguel Angel Munoz – Oh Carolina
15. Seu Jorge – Carolina
16. Bouvril – Caroline, Caroline
17. Towners Van Zandt – Carolina
18. Lou Reed – Caroline Says

– Che pensiero carino! – esclamò Caterina una volta conclusa la lettura, dominando a stento un’ilarità sempre più traboccante.
– Devi averci lavorato tanto, eh!? – aggiunse domandesclamando.
– In effetti… – ammise Tommaso, arrossendo un poco.
– Sono molto contenta – l’interruppe lei afferrandogli una mano – Adesso, se vuoi, mangiamo. Spero ti piaccia la cenetta che ho preparato.
Cenarono.
Ascoltarono qualche altro brano.
Fecero.
L’amore.
Subito dopo Caterina diede a vedere di rabbuiarsi in volto e disse con gravità:
– Senti, Tommaso, devo confessarti una cosa… una cosa molto seria.
Fattosi in un istante cereo in viso, Tommaso la guardò negli occhi, tentando di carpire il segreto che, a giudicare dal tono di voce, doveva essere dei più terribili.
– Dimmi – la incoraggiò Tommaso, provandosi a ridurre al minimo una certa balbuzie che gli veniva fuori nei momenti di maggior tensione.
– Be’, io… – cominciò a dire lei, per poi interrompersi in un’efficacissima pausa, – … io mi chiamo Caterina.

6 commenti:

  1. Dal sunto del romanzo e dalla lettura di questo capitolo mi pare di capire che si parli di una storia d'amore, un po' bislacca a dire il vero
    e paradossale. Da un capitolo si possono trarre solo indicazioni parziali, tuttavia il testo mantiene le promesse del titolo, davvero curioso,
    ed è pervaso da una sottile ironia, che esce anche per contrasto dallo stile, scorrevole a tratti leggero, ma distaccato e pacato. Insomma si legge facilmente e con il sorriso sotto i baffi. Incuriosisce la storia e vien voglia di sapere come va a finire questo tuo romanzo-non romanzo, questa storia-non storia.
    Ciao e benvenuto.

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  2. Grazie Franco, sono d'accordo sul fatto che si traggano poche indicazioni da un solo capitolo, ma in questo c'è una rivelazione che a circa metà romanzo mica è scontata: la protagonista si chiama davvero Caterina. Un colpo di scena.
    Carlo

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  3. Ciao Carlo, benvenuto a casa di Frame!
    E' sempre difficile giudicare un romanzo da un singolo capitoletto, quindi mi asterrò dal parlare della storia (che comunque mi sembra avvincente - concedimi questo aggettivo superinflazionato, perché al momento non trovo sinonimi - e sicuramente originale!). Mi ha colpito soprattutto lo stile... forse perché proprio in questi giorni, nel salotto, stiamo parlando di lui, mi ha ricordato moltissimo quello di Saramago: periodi lunghi, narratore onnisciente che parla di sé con plurale maiestatico (con i vari "diciamolo subito" ecc), digressioni continue... Il riassunto a inizio capitolo, invece, è molto in stile Eco.
    Il tutto, insomma, fa ben sperare, e invoglia a continuare la lettura. Poi ho visto che il romanzo è edito da Intermezzi Editore, che è una casa editrice seria, e questa è un'ulteriore conferma della qualità dell'opera.
    Che altro dire? Un esordio coi fiocchi... Complimenti davvero e in bocca al lupo !
    A presto, ciao!
    Matteo

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  4. Mi aggiungo ai complimenti, Carlo... e benvenuto anche da parte mia.
    Ha ragione Matteo a rimarcare lo stile particolare; anche la storia mi pare intrigante.
    Trovo carinamente ironico lo sbaglio del nome, lascia presagire altre situazioni sullo stesso tenore a seguire: si presenta, così, anche divertente oltre che misterioso il tuo romanzo.
    Complimenti e in bocca al lupo per un prosieguo di grande successo.

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  5. Beh, sai che proprio in questi giorni un tale ha ucciso la compagna perchè nel mentre facevano l'amore l'ha chiamato col nome del precedente fidanzato?
    Quindi io ho letto con interesse questa storia che sembra surreale ed invece è realissima.
    La tua storia è molto gradevole e mi ha riportato in memoria le strisce dei fumetti con le coppie tipo Arcibaldo e Petrronilla, lievi, teneri, deliziosi,
    un mondo delicato e dedicato all'attenzione dei distratti, lieve lieve.
    Grazie al leggerissimo sogno

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  6. Simpatica e stravante la storia, raccontata in uno stile classico.
    Tommaso ha impiegato ben quattro capitoli per scoprire il vero nome di Caterina? Questa cosa accresce la mia curiosità.
    Senti Carlo, al festival di San Remo del 1961, Carolina dai, di Pace Panzeri era cantata da Sergio Bruni e Fausto Ciliano, ma Aurelio Fierro non mi risulta. Era l'anno di 24.000 baci e vinse, Al di là. Non è grave, e comunque ormai la frittata è fatta. Pazienza.
    Ciao

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