lunedì 26 novembre 2012

Serenella Tozzi - Era una notte... racconto


Era una notte buia e tempestosa...
Serenella & frame
Era una notte buia e tempestosa, eham!... Il lampadario dondolava e la casa tremava.
- Oddio! Il terremoto! -
Laura si svegliò: - Un incubo, per fortuna - si disse mentre saltava giù dal divano sul quale si era appisolata.
Si preparò la solita minestrina col dado.
-No, così non può continuare, bisogna che mi inventi qualcosa. Amsterdam! Sì, Amsterdam andrebbe bene - si disse decisa.
Partì con l'autostop.
Arrivò fino a Grosseto. Pioveva.
Si rifugiò sotto un ponte. Fu raggiunta da un cane inzuppato fino al midollo.


- Non ti scrollare, se no ti uccido - gli proferì fredda.
Il cane non la degnò di un'occhiata, però, quando lei si allontanò, la seguì.
- See, dove credi di andare? Figuriamoci se si ferma qualcuno con te vicino, vattene! - lo apostrofò.
Fu allora che il furgone bianco frenò.
- Salite, non vedete che piove - fece l'uomo alla guida.
Laura salì cercando di richiudere la porta.
- Che fai, lo lasci lì? Io mi sono fermato per lui, mi faceva pena - la redarguì Leone. Così si chiamava. Lo disse dopo, quando si presentarono.
- Lui si chiama Fido - disse Laura inventandoselo lì per lì. - Andiamo ad Amsterdam - concluse.
- Siete fortunati, io arrivo al confine con la Francia - ribatté Leone.
- Amsterdam, arrrivo! - esultò fra sé la ragazza.
Leone, un lungagnone con la barba incolta e un vistoso tatuaggio sul collo, guidava con il volante sullo stomaco e non staccava gli occhi dalla strada. Le spazzole del tergicristallo, impazzite e al massimo della velocità, disegnavano sul vetro semicerchi perfetti che la pioggia battente subito cancellava.
‒ Perché mai mi sono fermato? ‒ si domandò, dopo qualche chilometro in cui nessuno dei due aveva aperto bocca, e annusando l’aria pesante dentro la cabina del suo furgone.
‒ Sì, è vero ‒ disse Laura, come se gli avesse letto nel pensiero, ‒ I cani puzzano terribilmente quando piove. Questo poi…
‒ Non è tuo questo cane, vero?
‒ Come l’hai capito? ‒ fece Laura lanciando un’occhiata sul sedile posteriore, dove il cane si era arrotolato.
‒ Non l’hai degnato di uno sguardo da quando sei salita. E poi, Fido… Ma dai, non c’è più nessuno che chiama così il proprio cane.
‒ È vero, non è mio ‒ ammise candidamente Laura. ‒ Nemmeno tu ti sei fermato soltanto per il cane, vero? ‒ aggiunse, senza riflettere. Col fiato sospeso attese la risposta.
‒ Non mi piace viaggiare solo. ‒ fece Leone, alzando le spalle e lasciando cadere gli occhi sulla sua maglietta bagnata.
‒ Se non la togli, prenderai un raffreddore. Non ne hai un’altra in quello zaino? Dai, non ti guardo mentre la togli.
Laura aprì con un gesto rapido la borsa da viaggio che teneva stretta tra le gambe e altrettanto velocemente estrasse un pullover di cotone e un asciugamano. Si strofinò i capelli fradici di pioggia a lungo. Rabbrividì al pensiero di spogliarsi davanti a uomo che non conosceva. Doveva decidersi e in fretta, non poteva restare a lungo con la maglietta bagnata che le aderiva al seno come una seconda pelle. Laura aspettò che il furgone imboccasse una galleria e con ostentata calma si tolse la maglietta bagnata. S’infilò il pullover verde e subito si sentì meglio. Forse Leone non l’aveva vista nuda in piena luce, ma l’incertezza le procurava una strana eccitazione. Intanto fuori aveva quasi smesso di piovere, il cane di tremare e il furgone filava veloce verso la frontiera.
‒ Ti da fastidio se fumo? ‒ domandò, estraendo dallo zaino un pacchetto di Marlboro.
Lui scosse la testa senza distogliere lo sguardo dalla strada e lei ebbe tutto il tempo di guardare la testa del serpente che faceva capolino dal colletto della sua camicia. Era quella di un cobra e la lingua biforcuta, finiva proprio dietro l’orecchio.
Leone invece, nonostante l’aspetto poco rassicurante, non l’aveva degnata neanche di uno sguardo. Neppure una sbirciatina... grrrrr… Ripensandoci bene, forse si sentiva un poco offesa per l‘indifferenza di quello strano tipo.
Solo dopo aver sistemato la borsa sul sedile posteriore, si sentì domandare:
- Ma cosa ci vai a fare in Olanda, me lo puoi dire? -
Laura, ebbe un attimo di esitazione:
- Non so più come fare, non posso più andare avanti qui, non ho un soldo -
Leone trattenne una risata.
- E pensi che in Olanda diventerai ricca? Conosci almeno l'olandese? -
- No, però conosco bene l'inglese -
- Pensi che basti? - continuo lui.
- Bè, ho pensato che se dovesse andarmi male potrei sempre tornare con un po' di droga da rivendere in Italia, qui la pagano molto bene - rispose piccata Laura.
Leone ebbe un sobbalzo. La guardò scuotendo il capo e con un sogghigno aggiunse:
- Benedetta ragazza! Ma pensi che il mondo della droga sia una cosetta così... un semplice affare commerciale come vendere matite? -
La ragazza non rispose, si chiuse nei suoi pensieri: l'espressione sempre più risoluta.
Leone la osservava attraverso il riflesso del parabrezza, e anche la sua espressione si fece seria. Molto seria. Chissà quali immagini gli stavano tornando alla memoria.
Memorie che da innumerevole tempo erano state scacciate...
Le fessure degli occhi gli si fecero sottili: la perquisizione delle forze dell'ordine all'improvviso nella notte; la casa, la sua splendida casa, messa sottosopra senza riguardo; e sì, che riguardo potevano avere verso un individuo sospettato di spaccio e truffa.
Tutta colpa di quell'inane invidioso, di quel piccolo lurido verme che... Leone si fermò di colpo al limite del pensiero.
No, non poteva ricadere nell'ira, nella rabbia. In quella rabbia che troppe volte, prima, non aveva saputo frenare.
Ne era scappato, era stato abbastanza furbo da non lasciare tracce.
E ora...
- Senti - esordì dopo un silenzio lungo alcuni chilometri - fra poco dovremmo arrivare ad un bivio per Siena, lì conosco delle suore che potrebbero ospitarti. E' un bel luogo…-
- Suore?- disse Laura incredula – Ma non mi dire che tu… che lei…
- Sì, hai indovinato! – fece Leone divertito, - Ma tu, continua pure a darmi del tu, anche se sono un frate…
Laura, che ancora non si era ripresa dalla sorpresa, ascoltò il frate con gli occhi fissi sulla linea bianca della strada senza fiatare. Si sentiva anche a disagio per la natura dei pensieri che aveva avuto soltanto qualche minuto prima. Non osava ancora alzare lo sguardo verso l’uomo al volante, ma la sua voce la teneva sprofondata sul sedile e si sentiva allo stesso tempo protetta e sicura, come non le capitava da molto tempo.
- Sono sicuro che potresti anche trovare una sistemazione lì, sul posto. – disse Frate Leone, pigiando sull’acceleratore per superare un Tir in salita, - Con la tua conoscenza dell'inglese dovrebbe essere facile, è una zona turistica e ci sono tanti alberghi. -
Prese una pausa, poi, approfittando del silenzio della ragazza continuò:
- Avresti tutto il tempo per pensare a quello che vuoi fare. Vedrai luoghi incantevoli e al convento potrai mangiare bene…-
- Minestrina? - accennò Laura.
Il frate sbottò in una fragorosa risata: - Macché minestrina! Si sentono certi odorini d’arrosto la dentro! -
Fido, che sembrava dormisse, si mise ad abbaiare festosamente.
Anche Laura si unì alla risata.

33 commenti:

  1. Allora, cari ragazzi :-)) l'avete scritto in tandem?
    Voglio essere sincera, vi conosco e so che posso farlo. Dunque, la cosa che mi ha stupita di più è che quando voi postate racconti vostri e basta, sono molto curati dal punto di vista della forma, mentre questo non lo è molto, secondo me... Mi dà l'idea che sia un po' buttato lì, un canovaccio, e che nessuno abbia avuto il coraggio di correggere l'altro :-\ Non so che metodo abbiate usato, ma a giudicare dall'andamento della storia mi fa pensare a qualcosa non nettamente diviso a metà, ma quasi un botta e risposta a periodi, quasi un gioco, tipo quel gioco delle associazioni delle parole, si parte da una parola e si passa la palla ad libitum e si vede dove si va a finire... una cosa così.
    L'idea è buona, ma c'è qualche buco che andrebbe colmato: insomma, dovete applicarvi di più!!! ;-)Anche se non è facile quando le teste sono due;-) Ricordo dell'esperimento fatto con la zabbbetta alias Frame, un capitolo per uno, ma al terzo abbiamo già bisticciato:-)
    Credo sia un'impresa difficilissima in quanto lo scrittore fa già fatica ad andare d'accordo con se stesso, figuriamoci se riesce ad "accordarsi" con un'altra testa... Impresa ardua:-)

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    1. Di quale buco parli? A chi ti riferisci?
      Cerchiamo di essere chiari, tanto per non alimentare equivoci.
      E poi cosa intendi per forma?
      Guarda che io sono dimagrito quindici chili, sono un figurino e a Serenella, che le vuoi dire? Guarda che si parlava di minestrina, non di maestrina. ah ha ah
      fa balà l'oecc!

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    2. Uè, ma questi scrittori sono proprio permalosi, neh;-)

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    3. Permaloso?
      Ma no dai... sono veramente interessato al tuo parere. Mi fido del tuo occhio clinico. Ripeto la domanda, a quale buco ti riferisci?
      L'emoticon con la faccia da pirla, questa volta non lo metto. Considerate le mie limitate capacità espressive, mi fido del tuo intuito, nel caso non fossi stato chiaro e non si capisse il tono ironico delle mie battute.

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    4. Ahahah, mi sto divertendo. Aspetto il seguito.
      Spero ci siano più seguiti. :-)

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    5. Uè, ma non è che ci state prendendo in giro? ;-)

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    6. Ma no, Stefy, è quel buco che mi ha divertito un mondo.
      Per il racconto siamo stati seriamente presi a cercare di mantenere uniformità, anche se, certo, le caratteristiche di genere possono emergere.

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  2. Non so cosa si voglia intendere, io sono una frana e mi perdono a volte da sola, ma qui ho trovato un racconto piacevole sotto tutti i punti di vista, non l'ho perso di vista nemmeno per soffiarmi il naso. Io, poi, mi metto sempre da parte del cane! Scorrevole e moderno, come s'usa ora.
    Si legge per il proprio piacere
    E poi ha una fine da esercito della salvezza che lo esalta.
    Sono quei racconti che fanno bene al cuore.
    Bravi!
    Piperita

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  3. Piperita,non sei tu il mio anonimo,vero? Scherzo. Comunque a me questo racconto è piaciuto.
    Certo ha ragione Stefania , sembra scritto così, dialogando, senza orli e punti a giorno, però a me piace di più, buchi o non buchi.
    Bravi e alla prossima,al prossimo...

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    1. mi dispiace, non sono io.
      ciao ciao
      Piperita

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  4. Il racconto è ben scritto, si fa leggere senza intoppi e stuzzicando, di volta in volta, la curiosità.
    Sicuramente, come dice Stefy, sarà stato scritto a staffetta. Dico sicuramente, perché non vedo in quale altro modo un racconto a quattro mani possa essere scritto.
    Credo che la voglia degli autori sia quella di continuarlo questo racconto, poiché ci sono alcune cose che restano insolute: cosa faceva il frate prima di diventare frate, oppure quei "guai" gli son capitati quando aveva già preso i voti? Chi è l'inane verme? Perché Leone era stato sospettato di spaccio e truffa? E ancora: era stato solo sospettato o aveva ricevuto una condanna? Forse è per questo che poi si è convertito?
    Infine un appunto alla parte iniziale del racconto che, a parer mio, appare troppo frettolosa, mentre invece meriterebbe un approfondimento. Per esempio: come mai Laura giunge alla decisione di emigrare?
    Ragazzi, scusate la valanga verbale, ma con voi c'è una certa confidenza...

    Abbraccio

    Daniela

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    1. I "buchi" di cui si parlava ;-)
      Viaggiamo in tandem mentale, Dany;-)

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    2. Scusate Stefy e Daniela, ma se leggete attentamente il racconto vi renderete conto che alle vostra domande è già stato risposto: Laura lo chiarisce a frate Leone quando lui le chiede che cosa vada a fare in Olanda e, in quanto a Frate Leone, si capisce che ha avuto un passato burrascoso e non c'è bisogno di scendere nei particolari (che, fra l'altro appesantirebbero un racconto che ha come caratteristica la snellezza del narrare). Altrimenti si dovrebbe arrivare a precisare che cosa vada a fare ai confini della Francia o come e perché conosce il convento di suore in provincia di Siena. Non vi pare?

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    3. A prescindere che ognuno ha il proprio stile e scrive come gli pare :-) però, a mio parere, una storia deve avere un filo logico, pur mantenendo la sua snellezza. Secondo me snellezza non significa omettere, ma significa dare un certo ritmo alla narrazione.
      E' vero che si capisce che Leone abbia avuto un passato burrascoso, ma resta per me il buco più grande quello di non capire cosa ci faccia un frate a bordo di un camion, che fa, dove va, perché ci va... Ok essere snelli, ma bisogna anche raccontarla la storia, o no? ;-) Per questo ho detto che mi sembrava più un canovaccio che un racconto compiuto, perché certe parti andavano, anche con due parole, spiegate... Altrimenti il lettore, come me per esempio, torna indietro e si dice: "Forse ho saltato un pezzo, forse ho letto distrattamente, ma che ci fa il frate sul camion?"
      Non so, mi sembra un "buco" ;-)

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    4. Stefy, la storia è di Laura e delle sue ingenue reazioni ad una vita piatta e senza soldi, di minestrine col dado per intenderci; frate Leone è una comparsa, è la mano della provvidenza che scende in aiuto di Laura e l'accenno al suo passato solo un pretesto per giustificare la sua voglia di aiutarla.
      Non era un camion che guidava, ma un furgoncino e al confine della Francia ci stava andando per fatti suoi (aveva lì un cognato che era in fin di vita e lo andava a salutare per l'ultima volta), va bene così?
      Ciao.

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    5. A me va bene tutto, Serenella:-) siamo qui per confrontarci e dirci le nostre impressioni liberamente (almeno spero) senza temere che l'autore se ne risenta (almeno spero).
      Come ho già detto, ognuno sceglie il suo stile, il suo modo di scrivere che può essere esplicativo o pieno di cose non dette, di cose che si lasciano volontariamente in sospeso perché il lettore la pensi come vuole: sono scelte. Personalmente quando scrivo e rileggo, mi chiedo se sono stata chiara, se la storia che era nella mia testa è comprensibile a qualcuno che nella mia testa non ci vive;-)
      Ma allo stesso tempo posso anche decidere di fregarmene che gli altri capiscano o no:-)
      Ribadisco che il racconto è bello, l'idea è bella, ma ribadisco anche che scrivere in due non è facile e per conto mio si percepisce in questo brano la difficoltà del fondersi, ma forse perché io vi conosco e so come scrivete singolarmente, quindi mi cade l'occhio sul testo in questione più di un altro che non vi conosce :-) E cmq ricordo che mio padre diceva sempre, a proposito delle società: "Uno è poco e due son troppi!" Temo avesse ragione:-))

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    6. Infatti, Stefy, chi legge interpreta a suo modo quello che legge e, quindi, non può che trarne le proprie impressioni personali.
      In quanto a me, lungi dal risentirmi per come si possa interpretare quello che scrivo, anzi... e credo che tu ormai mi conosca abbastanza per riconoscermelo.
      Mi piace, però, rispondere alle domande che mi vengono fatte, chiarire quello che può apparire non definito.
      Poi, lo sai che confido sempre sull'immaginazione degli altri, sugli spazi personali che ognuno possiede in maniera che possa interpretare soggettivamente.
      Io apro una porta e lascio a chi guarda immaginarsi la visione.

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  5. Sì, certo, lo so che con te ci si può esprimere liberamente:-) e per questo l'ho fatto, altrimenti avrei detto "bello" e basta;-) in fondo a chi commenta che gli frega se un autore scrive in un modo o nell'altro? In teoria si fa prima a fare due complimenti di circostanza e stop, ma invece penso sia bello confrontarci tra noi, che poi è la cosa più intelligente e più utile, secondo me.
    Per esempio, se mi fanno notare un passaggio annebbiato di qualche mio racconto, io valuto la cosa e poi decido se mi va bene così o se effettivamente devo cogliere il suggerimento:-) E' una scelta:-)
    So che il tuo stile è aprire una porta e lasciare al lettore il compito di immaginare: è una scelta:-) A me, per esempio, non piacciono i finali dei film cosiddetti "aperti", mi piace che ci sia un finale vero e proprio. Nei racconti o nei romanzi mi piace leggere la storia che l'autore mi propone, ma mi piace che la storia si definita e che l'autore mi conduca lungo la strada della sua immaginazione. Se devo dirla tutta, credo sia un po' una questione di pigrizia ;-)lasciare lì porte aperte o situazioni sospese, perché in fondo ci vuole una certa fatica mentale per intrecciare tutto a dovere e curare i particolari.
    O no? :-)

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    1. Cavolo, Stefy, ma i particolari ci sono, basta coglierli.
      Ed è sempre così. Non è pigrizia, almeno non sempre, forse è addirittura per troppa fantasia...
      Ma ci pensi nella vita quante possibilità ci sono offerte? se poi si sceglie una strada anziché un'altra, tutto cambia, tutto prende altra direzione.

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    2. Alcuni particolari mancano e non sono state impressioni solo mie, neh;-) Riguardo alle strade da scegliere, è vero che sono migliaia e la vita cambia a seconda della strada che si sceglie, ma il compito dello scrittore è raccontare, a mio parere:-) Hai presente il film Sliding doors? Mostrava come un particolare, se prendere o perdere un metrò, potesse dare una direzione totalmente diversa alla vita della protagonista, ma la storia era raccontata per filo e per segno, non lasciata alla libera interpretazione dello spettatore!
      Cmq ok, abbiamo sviscerato il problema, anzi,il racconto:-)))

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    3. Stefy, ti riporto la mia prima risposta data a te e Daniela:
      "Se leggete attentamente il racconto vi renderete conto che alle vostra domande è già stato risposto: Laura lo chiarisce a frate Leone quando lui le chiede che cosa vada a fare in Olanda e, in quanto a Frate Leone, si capisce che ha avuto un passato burrascoso e non c'è bisogno di scendere in particolari che non credo siano di rilievo ai fini di questa storia (e che, fra l'altro, appesantirebbero un racconto che ha come caratteristica la snellezza del narrare). Altrimenti si dovrebbe arrivare a precisare che cosa vada a fare ai confini della Francia o come e perché conosca il convento di suore in provincia di Siena. Non vi pare?".
      Qui non si lascia nulla all'interpretazione, la storia è breve ma compiuta.
      Ciaoo.

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    4. Vedo che anche qui è successo di tutto. Ma, mi sembra, tutto chiaro.
      Avete entrambe sviscerato il problema, poi ognuno è libero di conservare le proprie posizioni.

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    5. Non prenderci troppo sul serio, Dani.
      E' chiaro che ognuno, poi, conserva le proprie opinioni: è raro che qualcuno cambi idea dopo una qualche discussione, molto raro.
      Qui si voleva solo mettere in mostra che apparteniamo tutte e due al club delle donne più toste del pianeta :-))

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    6. Grazie, Sere, per aver pubblicizzato il mio Club delle donne più toste del pianeta su fb;-) effettivamente siamo due toste e aggiungo: "Che bei confronti d'opinione!" :-))

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  6. Ah, un “quattro mani”? Per sul serio? Forte…

    Inizialmente l’avvio mi è parso un poco affrettato, ma poi mi pare di aver colto l’intenzione di affidarsi a piccole rivelazioni successive…
    Bene. Belli e incoraggianti i personaggi, nonostante le intenzioni dell’una e i trascorsi dell’altro.
    Un bell’esempio di filantropia in lettere

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    1. Si cerca di essere positivi :-)

      Bello sentirti.
      Ciao.

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  7. Arrivo tardi, tardissimo, è già stato detto tutto (o quasi) e si è anche bisticciato. :-)
    Posso solo dire che ho trovato lo svolgimento molto gradevole, la narrazione omogenea (incredibilmente omogenea, aggiungerei, trattandosi di un quattro mani), e il lieto fine azzeccato. La sorpresina del frate non mi è nuova (chi conosce il mio lavoro sa perché), ma qui è resa bene e crea un ottimo colpo di scena. Penso di aver beccato la mano di sciùr Franco solo in un paio di frasi, per via dell'uso delle virgole che è caratteristico del suo stile (ormai lo conosco bene!). Quella di Serenella la conosco meno, ma la scrittura mi sembra tutta di ottimo livello quindi inutile star qui a spilucchiare.
    Insomma, un bel lavoro: simpatico, leggero e con un finale confortante, che guarda in modo fiducioso all'avvenire.
    Complimenti a entrambi! ;-)

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    1. Comunque non abbiamo mica bisticciato;-) ci siamo scambiate le opinioni:-)) E del resto, ognuno ha le sue vedute, a giudicare anche dal tuo commento. :-) Ma è bello confrontarsi!

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  8. Ora però siamo tutti curiosi: che lavoro fai? ;-)

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    1. Ma sì, Stefania, ovviamente scherzavo! :-) I commenti servono proprio a esprimere le proprio opinioni, no? Altrimenti si farebbe prima a non consentirli e basta... :-)
      Mi sono espresso male: per "lavoro" intendevo i miei racconti precedenti!! :-))) Nono, ossignùr, ci manca solo che lavoro in un monastero!!! Mi riferivo al mio racconto "Al mercato", in cui c'era un colpo di scena simile con il prete. Non mi sembrava carino specificarlo, sapeva un po' di auto-pubblicità.
      Hai fatto bene a domandare, sempre meglio non creare malintesi... ;-)
      Ciao!

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    2. Oh cavolo... E io che già t'immaginavo monaco buddista! Sai, ho la crisi mistica;-)

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  9. Poco fa mi son detta: vado a fare un giro da Frame per rilassarmi un po',
    ed ho fatto bene perché, diatribe o no, questo racconto l'ho proprio gradito.Non ho trovato buchi, ho inforcato anche gli occhiali per vederci meglio. Sono d'accordo comunque con chi asserisce che si possono esprimere pareri non proprio lusinghieri. A volte, anzi quasi sempre, servono, e se Stefania ha voluto esprimere le sue impressioni, ha fatto bene. Peggio sarebbe stato se, per quieto vivere, avesse taciuto
    tenendo per sé il suo giudizio
    Credo che io non riuscirei mai a scrivere un racconto a quattro mani, per cui mi congratulo con Serenella e con Frame- Buon fine settimana a tutti

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