lunedì 5 novembre 2012

Verdiana - Cicip e Ciciap - racconto






CICIP E CICIAP
di
Verdiana


-  Ma quanto ci hai messo?
-  Scusami, c’era  un  traffico allucinante.  Ti dico, mezz’ora solo per fare tutto corso Buenos Aires.        E poi qui sotto… ho fatto tre volte il giro dell’isolato prima di trovare un parcheggio.
-  Dai, posa l’ombrello, dammi la giacca…
-  Come stai tu? Vi siete messi d’accordo per il divorzio?
-  Figurati, lui dice che non gli interessa, che se lo voglio devo pagare tutto io.
-  Bel mostro d’egoismo, come se gli mancassero i soldi.
-  E’ che solo sentirlo al telefono mi fa una rabbia!
-  Bhè non pensarci adesso. Apri una bottiglia, piuttosto.
Isa e Dani erano, come si suol dire, amiche-del-cuore, di quelle che si conoscono fin dal liceo.
I rispettivi matrimoni le avevano un po’ allontanate ma ora, entrambe separate, si vedevano quasi ogni sera, perché la casa di Dani era sul tragitto che Isa faceva tornando dal lavoro. Era ormai diventata un’abitudine suonare al citofono di Via Plinio 37 per un aperitivo tra amiche o per organizzare la serata o il week-end.
Isa era impiegata da tempo nello studio di un commercialista mentre Dani, che aveva fatto sempre e solo la moglie, stava mandando in giro decine di curricula per i lavori più disparati, anelando ad un’indipendenza economica che non aveva mai avuto. Parlare di uomini era il loro passatempo preferito.

- Ti assicuro – stava dicendo Isa. Era lunga distesa sul divano bianco del soggiorno di Dani, via le scarpe, un cuscino dietro la testa, il suo bicchiere di prosecco in mano.
   Se mi dicessero: ti dò ventimila euro per scopare con Giuliano Ferrara, direi di no. Inutile, se superano una certa stazza, il mio senso estetico…
- Esagerata! – la interruppe Dani. Era sprofondata di sghimbescio nella poltrona bordeaux, le pantofole  buttate a casaccio sul  tappeto, le  lunghe gambe pendenti dal bracciolo. Io invece non ho preclusioni: a me basta che un uomo mi metta al centro della sua vita.  Va da sé  che  dev’essere intelligente, educato, onesto…
-  Ma scusa: te lo immagini Giuliano Ferrara nudo? Che ansima e sbuffa sopra di te e ti pesa addosso come uno schiacciasassi? Bleahh!  E poi in genere,  i ciccioni  hanno il  pene  come  uno spillo, nemmeno lo senti.

-  Ma che ne sai? Ti sei mai fatta un ciccione?
-  No grazie. Comunque è solo una mia ipotesi. Azz, ho finito le sigarette!
-  Ne ho un pacchetto io, aspetta. – disse Dani tirandosi su e avviandosi verso la cucina.
-  Okay – le gridò dietro Isa - dopo però scendiamo dal tabaccaio, che preferisco le mie.
-  D’accordo. Ti fermi a cena? – chiese Dani tornando con il pacchetto e lanciandolo a Isa.
-  Perché no? – Intanto Dani prendeva la bottiglia – Dammi il tuo bicchiere – e Isa si sollevava dal cuscino per tenderlo all’amica, farselo riempire e appoggiarlo sul tavolinetto di cristallo alla sua destra. -  Però adesso siediti, c’è tempo…

La sigaretta era un’altra di quelle cose che accomunava Isa e Dani. In tempi diversi, ognuna di loro aveva tentato di smettere. Con l’agopuntura, l’ipnosi, persino con le scariche elettriche.
Che diamine, nessuno fumava più nella società per bene. In America, solo donne di una certa età e neri. Laggiù, tutte le campagne terroristiche, tipo il fumo uccide, guardate come si riducono i vostri polmoni e cose del genere avevano miseramente fallito, finché a qualcuno non era venuta l’idea di comunicare a grandi slogan che il fumo non era più “in”.  Allora  sì che i consumi erano  drasticamente   diminuiti!   Lo sapevano le nostre amiche: domani smetto, domani smetto, domani smetto… Ma via, quando il tuo matrimonio è andato in fumo, di cos’altro ti devi riempire?

-  Oggi in ufficio è stato un delirio – disse Isa accendendo due sigarette e passandone una all’amica.
-  Te l’ho sempre detto, devi cambiare lavoro.
-  Seee, coi tempi che corrono… BhèBhè, hai presente Emanuele Scarpetti?
-  L’industriale?  Quello  che  vi  accusa  di  non essere abbastanza creativi  perché  non  trovate  il modo di fargli evadere un po’ di tasse?
-  Sì, quello.  Ha  fatto una piazzata con il mio capo per una fattura… non ho capito bene. Dopo però mi ha offerto un caffè al bar e abbiamo scambiato quattro chiacchiere.  Oh Dani, quello gronda soldi da tutti i pori. Ha già una villa in Costa azzurra e adesso s’è comprato un riad a Marrakech…
-   Un… riad?
-   Ma sì, quei palazzi con un buco in mezzo… Con tanto di piscina, piante esotiche… roba di lusso, insomma.
-  Sposato?
-  Sì, ma lei vive in Svizzera, perché i figli vanno a scuola là. Secondo me non si cagano da un pezzo. Lui si fa vedere all’Hollywood ogni tanto, sempre con delle strafighe.
-  Te pareva!
-  Bhè, mi ha detto che se non ho niente di meglio da fare per Capodanno, posso raggiungerlo a Marrakech.
-  Non avrai mica intenzione…
-  Perché no? Mica devo scoparlo, anche se è un bell’uomo. E poi ci sarà un mucchio di gente, no? Anzi, potremmo andarci insieme. Guarda che non ci farebbe male allargare un po’ i nostri orizzonti. Con tutti gli strapelati che ci girano attorno!
-  Bhè, Stefano non è male, dai.
-  Ma se ha do-di-ci anni meno di te!
Dani restò in silenzio, si versò da bere e si accomodò meglio sulla poltrona. Poi levò gli occhi al soffitto e fece un risolino tra se’ e se’.
-  A che stai pensando? – fece Isa versandosi a sua volta da bere riadagiandosi sul divano.
-  Secondo te è normale che uno dica “stronza” a una donna dopo che è venuto?
-  Alludi a Stefano? Non è per niente normale… Se lo dicesse a me lo sbatterei fuori dal letto.
-  Bhè, anch’io ci sono rimasta male, ma poi lui mi ha detto ch’era quasi un complimento.  Insomma,  intendeva  dire  che ero una stronza ad  eccitarlo così… era  la seconda volta che veniva nel giro di un’ora… e ogni volta che viene lui teme di restarci secco. Sai, suo padre è morto d’infarto e lui ha la pressione alta.
-  A trentacinque anni? Comunque Dani, a parte l’età, quello ha un sacco di paturnie.
-  Sì, non vuole che lo guardi quando fa pipì, non vuole che si parli di sua madre, ha paura del buio, delle api, dei ladri… Però suona la chitarra da dio.
-  E te come ti suona?
- E’ un po’ rozzo, devo dire… genitale, per intenderci.  I preliminari lui non sa nemmeno che esistono. Però è un bel manzottone e a me va bene così, per il momento. Ho intenzione di divertirmi come non ho mai fatto prima. E poi mi gratifica alle stelle: dopo cinque minuti che è entrato da quella porta, regolarmente mi prende la mano, se la mette sul pacco e mi dice: “Guarda cosa mi combini, non è possibile!” E poi mi chiama “Amo” e mi fa un sacco di complimenti. Se penso a Renato…
-  Lascialo stare quello. Morto, sepolto, andato!
-  Senti chi parla. Tu la separazione non l’hai ancora metabolizzata. Essì che Davide te ne ha fatte di ogni!
-  E’ la menzogna, cazzo. E’ quella che non mando giù. Ti rendi conto che quando siamo andati in vacanza in Puglia lui già stava con Camilla? E che se non l’avessi scoperto attraverso i suoi stupidi SMS sarei ancora lì a chiedermi: cosa ho detto, cosa ho fatto, cos’è che non va?
-  Gli uomini sono tutti vigliacchi.
-  E stronzi, e bastardi… E non crescono mai!
Ora Isa stringeva il bicchiere tra le mani che sembrava volesse romperlo, gli occhi puntati sullo schermo del muro bianco, dove Davide prendeva corpo in una serie di flash senza spina dorsale, con suocera al seguito.

-  Ti suona il cellulare – la interruppe Dani.
-  No, è un messaggio – disse Isa tornando in sé e  allungandosi verso la borsa che aveva depositato all’altro capo del divano. Vi frugò dentro con un’aspettativa esagerata, impugnò il telefonino, lo accese e poi si allargò in un  sorriso, pacificata.
-  E’ di Paolo… “Cara fata pungente, vorrei rivederti. A quando?” -  Bello “fata pungente”! esclamò Dani versando nei due bicchieri l’ultimo goccio di prosecco. Isa, il cellulare acceso in mano, era tutta concentrata: 
-  Mmmm, domani ho yoga, dopodomani è troppo presto…
-  A proposito – fece Dani con una punta di malizia nella voce. Non mi hai detto com’è andata con lui l’altra sera.
-  Bhè, aspetta… – digitò una risposta, depositò il cellulare sul tavolinetto, trangugiò l’ultimo sorso e si rivolse all’amica, con lo sguardo acceso.
-  Dunque… cenetta al vietnamita, e qui ha acquistato dieci punti, anche perché ha pagato lui. Poi scrive poesie, altri dieci punti…
-  Non è detto, magari fanno cagare.
-  No, ti assicuro. Me ne ha letta qualcuna: un po’ ermetiche, ma per niente banali…
-  Cos’è, se le porta in saccoccia?
-  No, sono andata a casa sua… ma non è successo niente. E poi comunque, non so più nemmeno come si faccia.
-  Non dirmi che non ci ha tentato…
-  Certo che sì. Sai quelle cose… che ti arriva alle spalle mentre sei seduta e ti fa un massaggino… Che ti prende la mano con la scusa di leggertela… Che mette un CD e ti chiede come si balla questa cosa e poi stringe… Paolo non è certo uno che ti salta addosso. E per fortuna!
-   Quand’è che lo rivedi?
-   Gli ho detto sabato, così abbiamo tutta la giornata.  Speriamo bene, anche se… oh, al diavolo Davide!
Isa si ravviò i capelli, si alzò faticosamente dal divano e si avvicinò alla finestra, volgendo le spalle a Dani.
-   Chiodo scaccia chiodo – cantilenò l’amica alzandosi a sua volta e guadagnando la cucina.
    Intanto vedo cos’ho in frigo… Non ho fame per niente, ma qualcosa dovremo pure cacciar giù. Sono un po’ brilla.
Nessuna risposta arrivò da Isa, ma subito dopo un grido:
-  Dani, corri, vieni a vedere!
-  Che c’è? – In un lampo Dani fu alla finestra e si appoggiò alla spalla di Isa per vedere meglio.
-  Guarda!
-  Le pecore a Milano, non posso crederci!
Infatti il gregge occupava tutta la via. Decine e decine di gropponi lanosi sussultavano e scorrevano come un fiume sull’asfalto. Auto ferme, sguardi increduli dei passanti che si facevano da parte…
Un pastore e un bambino con un cappelluccio in testa davano di voce a quel popolo silenzioso, tenendolo in riga con lunghi bastoni. Com’erano arrivati fin lì e perché? Era la cosa più misteriosa e magica che si potesse immaginare. Dietro i vetri, al secondo piano di Via Plinio 37 una delle due amiche scoppiò in lacrime.
-  Isa, che ti succede? Perché piangi? – chiese Dani.
-  E che ne so? Le pecore… è  un po’ inquietante, non trovi?
- Bhè si, ma da qui a … Vieni, abbiamo bevuto troppo, dobbiamo cenare adesso.
Dani mise un braccio intorno alle spalle di Isa e la obbligò dolcemente a voltare le spalle alla finestra e a muovere i passi verso l’interno.  A metà del  soggiorno però Isa si fermò e guardò  l’amica dritto negli occhi.
-  Senti, posso farti una domanda?
-  Certo.
-  A te non capita mai di pensare al bambino? Sì insomma, a quello che né io né te abbiamo avuto…
-  A volte, sì…
-  E che non potremo più avere? Ci pensi Dani? L’abbiamo perso quel treno! – e  ricominciò a  piangere sulla  spalla dell’amica.
- Su dai, pensiamo alla cena adesso -  fece Dani scostandosi e praticando su se stessa una poderosa anestesia.
-  Hai ragione, pensiamo alla cena.

Si avviarono verso la cucina. Dani avanti, Isa dietro. Le lacrime, forse, assorbite dal tappeto persiano.











10 commenti:

  1. Alcune battute mi hanno fatto sganasciare dal ridere, sono degne della Franca Valeri e di Bramieri, altre un po' meno, ma il salotto è confidenziale non un palcoscenico. Le pecore poi in via Plinio avrei davvero volute vederle con i miei occhi. Ma come ci sono arrivate, dico io, fino lì? Ma dove stavano i ghisa quella mattina? E poi dove andavano? Alla centrale del latte?, Da quelle parti si fa il taleggio, mica il pecorino. Nel complesso una lettura davvero piacevole. Il "manzottone" mi fa ancora ridere, questa la vendo di sicuro.
    Simpaticamente frame

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  2. Ben condotti i dialoghi e nel complesso un racconto dinamico, ben ritmato quindi mai noioso.
    Due donne che hanno apparentemente trovato il loro equilibrio malgrado la separazione. Ma il risvolto amaro è in agguato e dovuto.
    Anche se poi, magari, per avere un bambino non è mai troppo tardi.
    Lettura gratificante.

    Ciao Daniela

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  3. Pieno di verve questo racconto; due donne disinibite che parlano a ruota libera dei loro problemi e degli uomini della loro vita.
    Il dialogo scorre in maniera divertente e anche in maniera sboccatamente esplicita, ma va da sé che essendo grandi amiche esprimono i loro pensieri in piena libertà.
    In definitiva è uno spaccato del moderno vivere di donne libere ed appartenenti ad un certo ceto.
    Le lacrime finali, però, riscattano quel voler essere crude e resistenti: in fondo, forse, le si potrebbe conquistare con una lieve, delicata carezza, come si fa con i bambini; certo che vengono subito assorbite dal tappeto prezioso, e questo la dice lunga.
    Ben condotto, e con un taglio ormai distinguibile per chi ti segue e ti apprezza, Verdiana. Come faccio anch'io.
    Ciao, ciao.
    Serenella

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  4. se dico che a me ha messo una tristezzuola... sono una stronza?
    se dico che a me, sicuramente ben scritto, per carità, ma non piace pensare due amiche parlare così... sono una stronza?
    Sicuramente, ma io non credo verosimile dialoghi simili oppure se lo sono io non li ho mai sentiti.
    Ok
    é una realtà a me sconosciuta e le due amiche poi,certo, hanno una età ancora fertile?
    Mah
    sicuramente ad essere fuori del giro sono io, Verdiana, non te la prendere,ma fatico molto a immaginare che le donne discorrano così.
    Scusami, Ippolita

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    1. Mi sa che siamo fuori dal giro, Ippolita.
      Nella realtà le giovani donne fra gli enta e gli anta parlano così da un pezzo, sia quando sono solo fra amiche, sia (forse anche per darsi un tono in riga coi tempi) fra gruppi di colleghe.
      Basta poi ascoltare la maniera sboccata con cui parlano le adolescenti in pubblico: bene a voce alta, per fare sentire a tutti quanto siano scafate e moderne.
      Purtroppo, per raggiungere la parità le donne hanno preso il peggio degli uomini e vanno perdendo quella caratteristica di dolcezza e pudore femminile che le faceva diverse.
      Ecco perché gli uomini si sentono intimiditi davanti a tanta sfrontatezza.

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  5. Beh... insomma. Questo non mi pare un linguaggio che possa intimidire un uomo e non lo definirei nemmeno sfrontato. Se fosse stato in pubblico, d'accordo, ma se due amiche parlottano sul divano di casa, certe licenze credo se le possano prendere senza scandalizzare nessuno. Lo definirei piuttosto un linguaggio disinvolto, disinibito, in relazione con i tempi. Inoltre l'autrice senza dubbio ha calcato anche un po' la mano, come fosse una piece teatrale. Io ho sentito tanta ironia, come a velare la tristezza di fondo per una situazione che nonostante le battute non era di festa.

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  6. Eccomi. Sono appena tornata da un viaggio...
    Che bello trovarvi qui!
    Grazie Franco, Daniela, Sere, Ippolita...

    Bhé, ho un mucchio di amiche tra i 40 e i 50 e vi assicuro che il linguaggio è quello,
    non ho affatto calcato la mano, Franco. L'intenzione era proprio quella di riprodurre fedelmente
    il dialogo di due amiche di classe media, medio-alta in un momento di svaccata intimità.
    Quando ho scritto questo pezzo avevo nell'orecchio Salinger e negli occhi la Bretécher.
    Chissà se gli uomini hanno una vaga idea di ciò che dicono le donne quando parlano di loro!

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  7. La Bretecher sicuramente era il mio idolo ed i frustrati le strisce che sul Male leggevo...ma
    ma
    Cara Serenella, D'accordo con te... era veramente questa la parità per cui abbiamo combattuto? No, vero?
    Carissime tutte, Verdiana mi sembra una più giovane, se abbiamo sfilato, urlato e sposato un ideale per toccare pacchi maschili, allora c'è veramente qualche cosa che non va.
    Litigai molto con un autore di neteditor che scrisse...Il pacco...sosteneva che le donne guardassero sempre sto pacco... io ero urtata.
    Se ci siamo ridotte così...non è moralismo, ho i leggins e vesto senza ammiccamenti, ho fatto il femminismo ma non ero per l'aborto anche se purtroppo votai la legge, sono per gli anticoncezionali e per una parità profonda e ... vedere la donna burattina di un modello maschile tonto e impacchettato mi dispiace sia per la donna che per l'uomo che io stimo moltissimo, troppo forse e mai e poi mai ne parlerei in questo modo. Scusatemi
    ippolita
    oggi pomeriggio avvocato due ore e poi ballo, rumba , mambo, e chacha cha
    sono arrivata solo ora
    mah!

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  8. Beh, mi trovo d'accordo con Ippolita. E'anche vero, come dice Serenella, che ci sono alcune donne che parlano così, che hanno preso dagli uomini il lato peggiore, ma per fortuna non sono tutte, non c'entra l'età, non c'entra l'essere al passo coi tempi, o altro ancora... C'entra, credo, solo il rispetto per se stesse.
    Trovo davvero squallido espressioni tipo il manzottone o altro ancora. Trovo che sia triste porsi al livello di certi uomini che purtroppo esistono e che parlano delle donne come oggetti, come pezzi di carne con le quali divertirsi e gettare via senza alcun problema.
    Personalmente, e lo dico senza problemi, mi disturba molto leggere (anche se sono solo racconti) testi dove la donna, anche se pare emancipata, ne esce come una che non ha stima di se stessa, solamente per il fatto di aver preso in considerazione certi ometti.
    Posso dire senza alcun problema che il periodo più oscuro della mia vita è stato proprio quello relativo ad un amore (da parte mia) per un ometto come descritto nel racconto; la cosa più triste è stata vedere non tanto lo squallore del manzottone in questione, ma la gara da parte di attempate signore per accattivarsi la simpatia del latin lover "dei poveri", dando un calcio alla solidarietà femminile. E questo credo sia la cosa più triste che si trova in certe donne, ma non tutte, grazie a Dio. Come, grazie a Dio, non tutti gli uomini sono così, anzi, direi che sono la minor parte; anch'io, come Ippolita, ho molto rispetto per l'universo maschile, che anche se completamente diverso da quello femminile, è a noi complementare (Yin-Yang) e non vado fiera del periodo in cui, diciamo così, sono "caduta in basso" come le protagoniste del racconto, ma evidentemente era un'esperienza che dovevo fare.
    Cmq secondo me è solo una questione di rispettare se stesse. Cercare uomini che siamo UOMINI, e comportarsi da donne che siano DONNE.

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  9. Stefania, Serenella,ma io credo tutte, tante, non ci riconosciamo in un modello televisivo scosciato e triviale, ma poi l'abitudine oppure il voler essere alla moda ci porta alla consuetudine di sposare il pensiero dominante.
    L'emancipazione vera è questa, stasera, poter parlarne come ne stiamo parlando ,senza paura di apparire retrò
    Noi siamo sicuramente più avanti ma soprattuttio libere e padrone del nostro pensiero...
    Ippolitaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

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