domenica 11 novembre 2012

Daniela Fontana - Le affinità... - racconto -


   LE AFFINITÀ ELETTIVE

                      di
         Daniela Fontana

Quella mattina Nadia si alzò col piede sbagliato. Lo avvertì subito, non appena quella stupida sveglia, invece di suonare furiosamente come suo solito, decise di starsene tranquilla a sonnecchiare ancora un po’.
E sobbalzò dal letto, svegliata di colpo da un altro suono, quello del telefono: acchiappò la cornetta con fatica, ma… troppo tardi. Dall’altra parte avevano già desistito. Lo sguardo andò meccanicamente all’orologio: - «Porca miseria! Ma sono le 10,00!!! Cavolo è tardissimo!» - E così dicendo prese l’infedele sveglia e la scaraventò dall’altra parte della stanza, sperando di spaccarla in mille pezzi.

S’infilò sotto la doccia lasciando scorrere l’acqua sulla pelle e nei pensieri; poi, un fulmine, passò al trucco ed infine indossò velocemente pantalone, maglia dolce vita, stivali e giaccone, tutti rigorosamente di colore nero, il suo preferito. – «Acc… la borsa!!! Stai a vedere che magari dimentico anche le chiavi della macchina! » - E in effetti non sarebbe stata la prima volta a dimenticarle. Ma lei era così: incasinata e un po’ sbandata, ma di quelle sbandate che fanno simpatia, che hanno sempre un piede in terra e l’altro non si sa dove, di quelle che a volte le vorresti strozzare, ma che non puoi fare a meno di amare.

Avrebbe dovuto essere in ufficio alle nove quella mattina, come d’altronde tutte le mattine, e mentre aspettava l’ascensore, già stava pensando a cosa inventarsi col suo “capo”. Non poteva mica dirgli di non aver sentito la sveglia a causa dei bagordi notturni! Eh sì che la sera prima aveva fatto davvero tardi, tra fiumi di birra e musica “a palla”, nel tentativo di cancellare il suo matrimonio miseramente naufragato dopo quasi dieci anni d’amore. Le piaceva sballarsi un po’ la sera, senza però mai perdere il controllo di se stessa: quella leggera ebbrezza la faceva sentire sopra una nuvoletta e le consentiva di uscire fuori dai canoni quel tanto che basta per viversi la serata in allegria.
Lei con il suo imprescindibile gruppo di amiche, sfigate in amore anche loro, e con al seguito i “soliti” amici fedelissimi che stavano loro dietro, sempre e comunque.
  • «Ma sì! Gli dirò che ho dovuto accompagnare mamma dal medico di famiglia.» - Più tranquilla, si avviò verso l’auto imprigionata da lastre di ghiaccio: quella notte, doveva essere scesa di parecchio la temperatura!
S’infilò subito in macchina già infreddolita e accese il motore, o almeno, tentò di farlo.
Niente da fare. Più muto della notte. - «Sarà colpa del freddo!» - pensò.
- «Accidenti! E ora? Mi tocca prendere quel maledetto autobus! Fa troppo freddo per andare a piedi!» -
E tra un pensiero e l’altro si avviò verso la fermata, non prima di aver acquistato il biglietto del pullman.
Guardò l’orologio: le 10,55. Pensò che fosse il momento di chiamare il suo capo: - «Dottore, sono Nadia.
Mi scusi per l’imperdonabile ritardo con cui la chiamo. Ho avuto un contrattempo che non mi consentirà di essere in ufficio stamattina… Grazie, lei è sempre molto comprensivo. Ci vediamo domani.» -
Nadia era anche questa: cambiava idea così, su due piedi. E anche quella mattina, così, su due piedi stabilì che in ufficio non ci sarebbe andata. Ormai era tardi e decise, con quel gelo, di allungarsi ancora un po’ e fermarsi al caffè da Annetta, sua amica dai tempi della scuola elementare.
Entrò nel bar più infreddolita che mai e con il suo sorriso più smagliante salutò l’amica chiedendole di prepararle subito una tazza ben calda di cioccolato e panna.
Non sapeva perché ma si sentiva euforica quella mattina. Aveva voglia di tuffarsi tra la gente e spendere un po’ del suo tempo in acquisti: il Natale ormai era alle porte e non aveva ancora pensato alle sue amiche con le quali, tutti gli anni, era solita scambiarsi dei piccoli pensieri.

Riprese a camminare pensando che sarebbe stato carino regalare loro quei piccoli libri che contengono, o che si pensa possano contenere, l’elisir della felicità. Entrò in libreria che era quasi mezzogiorno e tra uno spintone e l’altro riuscì a raggiungere il reparto che la interessava. Sì, aveva fatto la scelta giusta, si sentiva ancora più alla grande tra gli scaffali e l’odore dei libri messi in bella mostra. Sapeva che anche nei momenti più negativi sostare in libreria, attardarsi tra le pagine di un titolo a lei congeniale, scovare volumetti di poesie o di romanzi non ancora caduti nelle sue mani, le dava un senso di pace, di quiete, come un caldo abbraccio con l’intero universo. Mentre curiosava tra un titolo e l’altro, alzando distrattamente gli occhi, il suo sguardo s’incrociò per un istante con quello intenso di un uomo a pochi passi da lei, ma seminascosto da altri scaffali e dall’andirivieni di gente. Quegli occhi… li conosceva, eppure esitava ad alzare nuovamente lo sguardo per capire di chi fossero. La curiosità fu più forte, anche perché quegli occhi se li sentiva addosso; rialzò lo sguardo certa di rincontrarli, ma li aveva persi. Si guardò intorno sperando di incrociarli ancora, ma nulla. Rassegnata, ma con la piacevole sensazione di essere al centro dell’attenzione, riprese la sua ricerca. Scelse i libri per le sue amiche e uno per lei: “Le affinità elettive” di Goethe, un classico che aveva letto diversi anni addietro, ma che aveva voglia di rileggere perché, masochisticamente, sentiva il bisogno di immergersi in parole e situazioni che le dessero la possibilità di piangere in solitudine. Soddisfatta si avviò verso la cassa.
Ed ecco di nuovo quegli occhi, fissi nei suoi e poi un sorriso. E lei lo ricambiò quel sorriso e lo sguardo, incollato al suo. Pagarono, o forse dimenticarono di farlo, e cominciarono a parlare, parlare, parlare…
Come quando da ragazzi, dopo aver letto un libro, si precipitavano l’uno a casa dell’altro per raccontarsi le emozioni, le impressioni, i palpiti di quella lettura.
Erano passati vent’anni o poco più dall’ultima volta che si erano visti, ma sembrava che nulla fosse cambiato: il suono della voce era lo stesso, forse meno disincantato, ma uguale alla freschezza di quei giorni e loro in cerca di un raggio di quella giovinezza dopotutto non così lontana.
Lo sguardo di lui era carezzevole come allora, quando si fingeva suo amico pur di starle accanto, e lei abbarbicata, come allora, alla sua dialettica prorompente e accattivante.
Nadia non aveva mai provato amore nei suoi confronti, ma da sempre si sentiva legata a lui da un filo, sottile come il tempo che spesso cancella anche i ricordi migliori, ma forte come quell’amicizia particolare che da sempre li legava. Un filo che la prendeva di testa e che la trascinava verso un mondo incantato dove, in passato, le era piaciuto rifugiarsi immaginando quanto sarebbe stato bello innamorarsi di lui.

Ed erano lì, ora come allora, a raccontarsi quegli anni passati in un soffio, a leggersi negli occhi e a scoprire ancora la voglia di essere insieme. A parlare di pagine lette e rilette, di versi sparsi sotto il cuscino o chiusi a chiave in uno scrigno di ricordi. A rivelarsi le loro vite vissute d’un fiato, fatte di vittorie e di sconfitte che ancora trafiggono il cuore. Ma soprattutto a capire che la vita riserva sempre qualche sorpresa e che per loro quell’incontro casuale poteva significare molto, molto di più.
E Nadia sentì il suo cuore battere a duecentocinquanta chilometri orari e si chiese come mai. Sorrise al pensiero di quanto fosse strano provare, per la prima volta con lui, quella bizzarra, folle euforia.


gennaio 2011
Daniela Fontana

5 commenti:

  1. Daniela,grazie, ora posso andare a dormire più felice. Domani sosterò in libreria a lungo... Chissà

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  2. Ciao Dany,
    un altro bel racconto che porta la tua inconfondibile firma:-) Una storia che ci fa soffermare sul tempo perduto, sulla vita che corre e scorre, sulle occasioni perdute. E' vero, a volte la vita ci ripropone qualcosa che viene dal passato, e anche se penso che ormai il passato è passato;-) e sia meglio puntare sempre al futuro, o almeno al presente, è bello sognare con te in questo finale da film (manca solo la colonna sonora;-)...). Già me li immagino felicemente insieme! Ah, l'amour!! :-)))
    Brava, Dany, voto 10:-)))

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  3. Come sempre un bel racconto il tuo; un giorno ordinario che si trasforma in uno straordinario.
    Hai reso la giusta atmosfera iniziale, preambolo per un incontro fortunato.
    Quello che era stato un sentimento di amicizia pare trasformarsi in qualcosa di diverso... colpa della raggiunta consapevolezza, o dell'età, alla quale aggiungere la solitudine?
    Forse un miscuglio di tanti sentimenti, ai quali fa da corollario il dolce piacere di ricordi in comune, ricordi giovanili, fra l'altro.
    Brava.

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  4. Uffah...che dire dopo due commenti simili senza ripetermi? Mi associo alle colleghe, non per comodità ma per convinzione, al giudizio positivo. Brava anche sulle distanze brevi. L'inizio poi con molto brio.
    Ciao

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  5. Grazie Ippolita, Stefania, Serenella, Franco.
    Un abbraccio e a presto

    Daniela

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