martedì 18 dicembre 2012

A. Benemeglio - Elsa Morante - articolo


Nel centenario della sua nascita
OMAGGIO A ELSA MORANTE



etichetta: la stanza di Augusto


     1.     Fu una donna sola

Era nata cent’anni fa , a Roma , il 18 agosto 1912 , e il Municipio di Roma non ha dimenticato questa sua non sempre amata (in vita) scrittrice ,  intitolando a suo nome una grande biblioteca sul mare , a Ostia Lido, 2000 mq, su 4 piani, dove si può fare di tutto , laboratori multimediali, giornate interculturali, concerti, teatro, e c’è anche una sala per bambini ( che lei amava particolarmente, vds. Il mondo salvato dai ragazzini, vds. La storia) , con postazioni video e multimediali, giochi da tavolo , ect. . tuttavia   Elsa Morante fu una donna sola, immersa nella sua solitudine , una donna infelice, una donna piena di contraddizioni e di dicotomie.  Stiamo parlando  della più grande scrittrice italiana di tutti i tempi, che con “La Storia “,  il suo libro più famoso, avrebbe voluto cambiare il mondo.  Non vi è riuscita, ma il romanzo rimane comunque un capolavoro della letteratura italiana. Era generosissima e avara,  a seconda degli umori, appassionata e indifferente, dolce e amara, tenera e dura . In lei c'era una dolorosa gioia, e abbiamo esaurito gli ossimori.



2.     Una conoscenza occasionale
Quando la conobbi  , quasi quarant’anni anni fa (1974) , in modo del tutto occasionale ( allora ero un ufficiale delle Capitanerie di Porto e fui incaricato di andare a prendere il Ministro della Marina Mercantile nel proprio appartamento , e tra i suoi ospiti c’era anche lei ) , fu proprio questo suo modo di proporsi che mi  colpì: era estremamente schiva, timida e appartata , ma allo stesso tempo desiderosa di essere riconosciuta , ammirata , apprezzata per la sua grandezza di scrittrice , ma anche per la sua bellezza  di donna. Mi sedusse quel suo voler piacermi, con gesti e movenze , ammiccamenti e sorrisi , quasi da adolescente, quel farmi domande sul mare , sulle navi, sulle ore libere dei marinai , sul senso del navigare in mare aperto , dove tutto è mistero. Ovviamente io rimasi del tutto intimidito e quasi muto. Sapevo benissimo chi era.
  
3.     Una scommessa anti Mary Shelley
Elsa Morante iniziò a scrivere “La storia”  a 60 anni, con una disfiorita bellezza che gli aveva fatto distruggere tutti gli specchi e qualsiasi superfice che potesse riflettere il suo volto , un tempo bellissimo . Ed era ormai alcolizzata e , forse, già colpita dal male che pochi anni dopo la portò alla morte . Il romanzo l'aveva pensato già molti anni prima, in una sorta di scommessa anti Mary Shelley. Cioè voleva dimostrare a quanti le rimproveravano di essere troppo favolistica e sognatrice, lieve e irreale, troppo "romantica", - il che negli anni '50-60 (epoca in cui Elsa aveva trionfato al Viareggio e allo Strega con " Menzogna e sortilegio" e " L'Isola d'Arturo") equivaleva ad un insulto, o quasi, per una letterata  - di essere in grado di scrivere “anche” un romanzo impegnativo, storico, sociale, concreto, realistico che nulla avesse a che fare con l’etereo , lo sfumato , il sognante , la favola. In realtà  “La Storia”  non rinnega affatto la sua disposizione al sogno e al favolistico , pur  toccando una materia e un ambiente popolari, raccontando la breve storia, (in un linguaggio popolare accessibile a tutti) di Useppe, figlio di una maestrina violentata da un soldato tedesco, e di numerosi altri personaggi, che si muovono sullo sfondo  “storico“ e reale della seconda guerra mondiale, in una Roma affamata e sgomenta.

4.     E’ la più grande scrittrice contemporanea, parola di Lukacs
Come abbiamo accennato, prima di questo libro, - da molti considerato il suo capolavoro -  Elsa Morante aveva avuto  dei notevoli  successi letterari , che l’avevano consacrata  scrittrice di prima grandezza , a livello di critica letteraria ,  ma non le avevano dato – come ella sperava per rendersi autonoma economicamente -  la  ricchezza.. Perciò continuò a  rimanere  all’ombra , tributaria e " vassalla" del suo ormai ex marito , Moravia , allora numero uno indiscusso della narrativa italiana che la manteneva anche dal punto di vista economico, cosa che la feriva e la umiliava.
Anche per questi motivi, Elsa decise di dedicarsi, per un lungo periodo, quasi esclusivamente alla poesia pubblicando due silloge, “Alibi” e “Il mondo salvato dai ragazzini”, che non suscitarono nessun particolare interesse.  Invece come narratrice i suoi romanzi continuavano a raccogliere consensi anche a livello internazionale e ci fu chi come Lukacs , filosofo marxista e critico letterario ungherese ,  non esitò a definirla la più grande scrittrice contemporanea italiana.  Ma - sempre secondo Luckacs -  “bisognava saperla leggere e capire, perchè il suo fascino più sottile  si trova in un equilibrio lieve e stupefatto fra il candore magico, evocativo, di una memoria spontaneamente portata a condesarsi in simboli e una sinuosa, febbrile capacità di penetrazione psicologica”
.
5.Le ire dei puristi della Storia
Ma oltre a questo  lusinghiero parere ,  ci furono altre attestazioni  di scrittori francesi e tedeschi, che indussero Elsa Morante a cimentarsi in quella che fu la sua opera più ponderosa e importante, " La Storia", appunto, che le costò quattro anni di dura fatica e ricerche , e suscitò , non appena pubblicato , un'eco vastissima , con pareri non unanimi. Ci furono infatti furori e vampe contro Elsa da parte degli storici, “i puristi”, in particolare, che non le perdonavano il fatto di narrare la storia con un linguaggio popolare.  Lei aveva osato "abbassare " la storia al livello più infimo e populista. In effetti la Morante  aveva fatto del suo romanzo-fiume il suo messaggio testamentario ideologico e politico , inserendolo in una dimensione storico-realistica, ma usando un plurilinguismo assolutamente nuovo e un quasi "prosimetro" per raccontare modi di dire e detti proverbiali, in uno la breve e favolosa storia di un bambino innocente nato da uno stupro, sullo sfondo della seconda guerra mondiale in una città eterna molto poco fascinosa , affamata  laida e stracciona . Una sorta di apocalissi minimale.

6.La storia siamo noi
Io credo che quello che maggiormente colpisca il lettore è lo stile della Morante, che è immediato, discorsivo, vivo, fatto apposta per il dialogo, frutto di un intenso lavoro a tavolino, in cui dispiega tutta la glottologia di cui ella disponeva per l'uso dei vari dialetti che inserisce , con molta sapienza , nel romanzo. "La storia siamo noi", aveva detto Elsa Morante, ben prima di De Gregori. A quel tempo era frustratissima, arrabbiata, ce l'aveva con tutti, perché era conscia del suo grande valore di scrittrice e di donna . Elsa scrisse la storia perché era infelice e voleva dimostrare, prima del finire tragico della sua vita (morì poverissima e pazza in una casa di riposo per anziani) che Lei - donna, e donna fino in fondo - non era inferiore al mondo maschilista in cui era vissuta quasi come transfuga. Si scagliò, in un'intervista, contro questo mondo violento e ipocrita, capeggiato dal suo ormai odiatissimo ex marito, Moravia, che era - disse - "un impotente e un coglione". Elsa in fondo fece tesoro di quanto Lukacs le aveva suggerito in una lettera: “scrivi per il popolo e il popolo ti capirà”.
Roma, 18 agosto  2012


6 commenti:

  1. Grazie, Augusto, per questo bel ricordo di Elsa Morante che abbiamo, molti di noi, letto da ragazzini.
    Molto delicato e preciso, anche tu confermi come sia difficile scrivere, e come sia ancora più difficile che una donna che scrive poi possa essere capita o favolisticamente compresa.
    Auguri Augusto a te, a noi, e ad Elsa che di lassù sarà felice del tuo ricordo, ne sono sicura.

    RispondiElimina
  2. Una donna fragile, dunque, e piena di contraddizioni, però molto protesa verso il sociale, come dimostrano i suoi libri tesi a cogliere tutte le sfumature degli esseri umani.
    Ancora una bella testimonianza, Augusto, particolarmente precisa anche per i dettagli personali che hai trascritto.
    Ancora grazie e ancora tantissimi auguri per le prossime festività.

    RispondiElimina
  3. Non solo una grande scrittrice, ma una donna famosa, un personaggio pubblico, amato e discusso. Aneddoti e notizie le tue di prima mano, molto interessanti.
    La conosco pochissimo, e mi riprometto di leggere ancora qualcosa di suo.
    Grazie intanto Augusto per questa collaborazione di cui io sono molto fiero. Tanti auguri sinceri.

    RispondiElimina
  4. E' stata una lettura piacevole perché ha fatto un lavoro prezioso ricordare prima di tutto una grande scrittrice che ha dato dei punti agli scrittori italiani del suo tempo (e da molti di loro fu contrastata) e una donna con tutte le sue fragilità e, la timidezza estrema da rasentare antipatia, ma fondamentalmente buona e generosa.
    La ringrazio.
    E...Buone feste!



    RispondiElimina
  5. Grazie a voi, cari amici, di essere intervenuti. Noi ( parlo a nome di tutto Il Gruppo Recital del Centro di Formazione Giovanile di Acilia, che dirigo da qualche anno) l'abbiamo ricordata "alla grande", con un recital che ha registrato il pienone. Quattro amiche sedute su quattro sgabelli ( nella finzione scenica, ovviamente ) hanno ricordato i momenti più significativi dei loro incontri/scontri con Elsa ( non era un tipo facile, se si scontrò - e duramente - anche con Pasolini che pure l'adorava, possiamo dire che era una "donna-contro"), poi c'è stato l'intervento dell'amato-odiato marito, Alberto Moravia, che ha ricordato di Elsa dei particolari quasi grotteschi ( ad. es il suo innamorarsi costantemente degli omosessuali, ivi compreso il giovane pittore americano Bill Morrov, che si suicidò buttandosi da un grattacielo di New York), il grande saggista e critico Cesare Garboli , che ha curato l'edizione dei meridiani Mondadori che raccoglie tutte le opere della scrittrice, infine l'indignazione degli storici per il suo "La Storia", rappresentati dal prof. Anselmo Rossi, il tutto con interventi di lei, Elsa, in prima persona. Ne è venuto fuori qualcosa di originale e molto apprezzato, che forse ripeteremo in altre zone di Roma.
    L'unica cosa che mi lascia perplesso è che ci si è ricordati ( giustamente) dei 25 anni della morte di Primo Levi con un folder e un francobollo da 75 cent. in 3 milioni di esemplari , e non si è fatto assolutamente niente per il centenario di Elsa Morante, nè per quello di Giovanni Pascoli...Bisogna aver santi anche...alle poste. Un abbraccio a tutti. Buone feste anche voi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho potuto vedere diversi recital dei tuoi, Augusto, e sempre hanno brillato per originalità ed esattezza di riferimenti.
      Avevo previsto di partecipare anche a questo di Elsa Morante ma, purtroppo, un contrattempo improvviso me lo ha impedito.
      Spero davvero che tu lo ripeta, e non mancare di farmelo sapere.
      Grazie da parte mia per gli auguri, che ricambio con sincera stima ed affetto.

      Elimina