domenica 9 dicembre 2012

Daniela Fontana - Londra e Parigi - racconti




Daniela Fontana

 A Londra in autunno

È l’alba. Fuori è ancora buio ma già si sente il brusio e il rombo delle auto di chi si appresta ad attraversare la città per raggiungere il posto di lavoro.
Molti l’auto non la prendono, preferiscono la metro, più comoda, più rapida ed indicatissima ad evitare attacchi epilettici e improvvise crisi di nervi mentre si è intrappolati in file di macchine lunghe diversi chilometri.
 In verità qui a Londra il traffico, che certo rappresenta una nota dolente nella vita quotidiana di questa metropoli bella e dannata, non mi annoia né mi infastidisce. Soprattutto in autunno.
Sulle strade che collegano il nord di Londra con il sud, l’est e l’ovest, la natura, il verde, i viali alberati sono dappertutto ed in autunno, appunto, la città si veste di colori così affascinanti, intensi e caldi che rimanere bloccati su una noiosissima e normalissima strada, diventa un’esperienza unica, o almeno lo è per me. Gli alberi, non ancora spogli, sfoggiano foglie dalle colorazioni più varie e sgargianti: il rosso lussurioso predomina e ad esso si mescolano il giallo, l’arancio, il marrone. È uno spettacolo mozzafiato.
Ma se si vuol godere di emozioni ancor più forti, è necessario spostarsi nei meravigliosi e numerosi parchi londinesi, dove non si può assolutamente rinunciare ad una lunga e salutare passeggiata.
A Southgate, signorile quartiere a nord di Londra dove momentaneamente ho il privilegio di abitare, ce ne sono tre, ma quello che io preferisco è il Broomfield Park. Distese immense di prati, alberi secolari, laghetti che pullulano di germani reali e l’immancabile parco giochi luogo privilegiato da tutti i bambini, compresi i miei.
Ad aver tempo bisognerebbe visitarli tutti, a cominciare dai più noti Hyde Park, Regent’s Park, Green Park, St Jame’s Park, etc… e assaporare di volta in volta emozioni e attimi senza tralasciare nulla: il profumo di terra bagnata, un giro in barca su deliziosi laghi argentati, un timido raggio di sole che, affacciatosi furtivamente, rallegra e ravviva il verde circostante, osservare uno scoiattolo mentre sgranocchia noccioline dalle tue mani, il freddo intenso e pungente che, piacevolmente, porta a rinchiudersi in uno dei tanti caffè per scaldarsi con una buona cioccolata calda o con un english tea very very hot.
Tutto è magia a Londra, in autunno.
Le strade per lo shopping già si illuminano a novembre, quando il Natale è ormai vicino e la gente, tanta, si riversa nelle vie per i primi acquisti: Oxford Street, Piccadilly Circus, Knightsbridge, affollatissime, accolgono centinaia di negozi pronti a soddisfare qualunque tipo di richiesta, per non parlare dei mercati… da Covent Garden, dov’è possibile fermarsi a mangiare qualcosa mentre l’artista di strada di turno intrattiene piacevolmente i presenti, a Brick Lane, dove personaggi equivoci propongono, senza alcun pudore, orologi e gioielli e le bancarelle sono stracariche di vecchi mobili e cianfrusaglie d’ogni genere.
Nel frattempo, però, è possibile che neri e minacciosi nuvoloni incombano e qualche goccia di pioggia cominci a cadere. Perché no? In tal caso si può pensare di fare una scappata a Trafalgar Square, rifugiarsi alla National Gallery e approfittare per respirare arte e per inebriare la vista con opere assolutamente imperdibili come il “Cartone” di Leonardo, da Vinci naturalmente, la “Venere allo specchio” di Velàzquez, “Gli ombrelli” di Renoir, il “Carro da fieno” di Constable. Solo alcuni dei 2200 dipinti custoditi in questa famigerata Galleria delle meraviglie.
Amo questa città fatta di contraddizioni, così come sono anche i londinesi: di giorno impeccabili lavoratori in giacca e cravatta degni della City, in the night trasgressivi, turbolenti e imprevedibili, come le peccaminose notti di Soho.
Ma in autunno… in autunno, si respira un’atmosfera particolare qui a Londra, difficile da dimenticare; anche il Tamigi assume colori, profumi e sfumature diverse da qualsiasi altra stagione e quando sul battello, da lontano, intravedo il Tower Bridge o il Westminster Abbey, sento sempre battere il cuore a cento all’ora e una incontrollabile emozione.
Si è fatto tardi, è ora di tornare a casa, la mia casa, la nostra casa, calda e accogliente, come la maggior parte delle case inglesi, con il loro prato ben curato fuori, e il loro camino sempre acceso dentro, con la moquette nuova di zecca e i muri freschi di carta da parati, con il bagno senza bidé (unico neo), ma per fortuna noi italiani un modo per superare il problema lo troviamo sempre, con i vicini un po’ diffidenti, ma che quando hanno imparato a conoscerti e hanno capito che sei civile quanto loro, diventano good friends più di noi italiani.
Chiudiamo le tende e andiamo a dormire. Domattina sarà ancora una splendida giornata autunnale da vivere qui, a Londra. 



Parigi: un ultimo sguardo

Un ultimo sguardo a queste pareti ormai spoglie, ma tinteggiate ancora di noi; a questo appartamento ormai nudo, ma ancora caldo delle nostre vite, delle nostre voci, dei nostri respiri.
Un ultimo sguardo alla cucina, piccola e funzionale, alla stanza da letto, testimone di tanti litigi e di altrettante riappacificazioni, alla camera dei bimbi, tenera anche da vuota, alla sala-soggiorno dove tutti insieme abbiamo trascorso ore e momenti irripetibili, dove la sera, seduti sul divano si chiacchierava e poi si leggeva un libro o si guardava la TV fino a che i loro occhi si chiudevano, vinti dalla stanchezza di una giornata piena di emozioni e di nuove scoperte.
Un ultimo sguardo… da queste grandi finestre del ventesimo piano. Quante volte i miei occhi si sono fermati affascinati di fronte a questo panorama mozzafiato: non la Parigi dei grandi monumenti, ma la Parigi della quotidianità si può osservare da qui. I grattacieli del 15° arrondissement si ergono fieri su questa città romantica e piena di storia e la vista spazia e si gode dall’alto la vita di tutti i giorni, frenetica, fatta di passanti,  luci, negozi. Da qui è possibile vedere anche quel bistrot in cui tante volte ci siamo fermati per fare colazione con un croissant appena sfornato o per pranzare con una omelette al prosciutto, la nostra preferita. I tavolini all’aperto sono gremiti di gente che da quassù sembrano piccoli puntini in continuo movimento e, se tendo l’orecchio posso sentirne chiaramente anche il brusio, incessante e vivace.
Il cielo sembra di poterlo toccare tant’è vicino; d’un tratto, diventa tutt’uno con la Senna che scorre inesorabile e viva, viva come tutto è vivo qui a Parigi, anche il bateau che proprio in questo istante l’attraversa e, ponte dopo ponte, lascia nei turisti una traccia profonda… profonda e incancellabile; dietro di sé solo una scia a testimoniare il suo passaggio e la scia, si sa, è schiuma che in poco tempo si dissolve.
Non svanirà per me, perché tra i miei ricordi serberò anche quest’ultimo battello e la sua scia; tutto quello che ho vissuto in questa splendida città lo porterò con me, per sempre.
Non è stato facile cominciare una nuova vita qui, ma sentendomi cittadina del mondo trovo una mia dimensione in qualunque posto della terra.
Adoro respirare il nuovo, e il cambiamento è linfa per le mie vene. È come correre incontro all’alba scalza su prati bagnati di rugiada, senza curarmi dei piedi freddi e di poter cadere sulla terra umida e scivolosa: meglio l’imprevisto alla piatta quotidianità.
Che bello era camminare per ore tra le viuzze di Montmartre in cerca di un quadro che ci ispirasse e una volta trovato, guardandoci negli occhi decidevamo che… sì, doveva essere nostro.
E rientravamo a casa felici di aver respirato nei vicoli amati e vissuti da Monet, Van Gogh, Renoir…, di aver acquistato lì un pezzo di quel posto magico, felici di aver trascorso un po’ del nostro tempo ad ammirare il meraviglioso panorama dall’alto del Sacré Coeur.
Fino ad oggi è stata questa la mia vera casa, pur continuando ad avere casa in Italia e pur sapendo che questa era soltanto una sistemazione transitoria, perché fino ad oggi sono stati concentrati qui gli interessi miei e della mia famiglia: l’asilo, il lavoro, il tempo libero. Perché qui tutto mi è familiare: il portiere, che con aria sorniona non manca mai di salutare e di augurare una buona giornata; la mia vicina con la quale c’è un continuo scambio di ricette: lei adora la cucina italiana, io ho imparato ad apprezzare quella francese; le boulangeries (ce ne sono quattro vicino casa) che sfornano continuamente gustosissime e fragranti baguette; il parco giochi dove porto sempre i miei bambini a trascorrere un po’ di tempo e, dulcis in fundo, il clima, così diverso da quello della mia terra d’origine, ma che ho imparato ad amare, perché imprevedibile come me, perché anche se il sole lo si vede poco, qui a Parigi tutto brilla di luce riflessa e le nuvole, la pioggerella continua e fastidiosa, il vento, che se non metti una sciarpa ti acchiappa alla gola e non ti fa respirare, le danno quel fascino malinconico e accattivante a cui ho giurato amore eterno.
Addio Parigi… forse un giorno tornerò da turista, ma non sarà la stessa cosa.
Se quel giorno ripercorrerò ancora queste strade lo farò col passo della nostalgia, perché tu sei ormai un pezzo di vita, della mia vita e come tale mi apparterrai… toujours.


11 commenti:

  1. Cara Dany, ho riletto con stra-piacere questi due pezzi che ricordavo, anche se sono passati alcuni anni da quando li avevo assaporati per la prima volta. "Assaporati" direi che è proprio la parola giusta, perché queste due perle sono come mangiarsi una brioche quando sei stata a dieta: un godimento;-) (almeno per me che adoro le brioches).
    Intanto credo che tu sia stata davvero fortunata a poter fare queste due esperienze in due città come Londra e Parigi, cariche di storia e vita propria; ti sei senz'altro arricchita come persona poiché penso che viaggiare sia una delle cose che l'essere umano dovrebbe fare nella vita, avendone la possibilità, per conoscere altri modi di vivere, altre realtà, altri paesaggi, uscendone sempre più ricco negli occhi e nell'animo.
    I due ritratti che ci proponi sono palpitanti perché parlano anche della tua vita, si sente che sei stata felice in quei luoghi e le descrizioni che fai è come se fossero cosparse di stelle! Un incanto! Sia l'uno che l'altro.
    Ti rinnovo quindi i complimenti che ti feci all'epoca della prima lettura e credo tu debba conservare questi due racconti tra i tuoi più pregiati:-)
    Bravissima!!

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    1. Ciao Stefy,
      sai che li ho ripostati in tuo onore...
      Mi fa piacere che anche a distanza di tempo, rileggendoli, ti abbiano procurato lo stesso piacere, lo stesso godimento.
      In effetti conservo questi due racconti con molta cura, soprattutto perché ci sono affettivamente legata.
      Bacioni e abbraccio affettuoso
      Dany

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  2. Riconosco la magia di Londra, io ricordo ancora la notte al Covent Garden a Londra, con mio figlio piccolo , a sentire un musicista bravissimo.
    Se troverò la cassetta che comprai ve la scriverò, per rivivere la magia di Londra.
    Brava Dany
    Parigi o Londra raccontate sono ancora più belle, vero?

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    1. Diciamo che è straordinario raccontarle dopo averle vissute.
      Salutissimi e grazie per la tua presenza e simpatia.

      Dany

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  3. Ippolitaaaaaaaaaaaaaa,sono ovviamente.
    A volte esce il nome , a volte la B di BLog
    Ok?

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  4. Le ricordavo queste deliziose immagini.
    Avevo notato allora quella malinconia che prende quando si lascia un luogo tanto amato, e si cerca puntigliosamente di mettere in quella scatola mentale dei ricordi per non lasciare fuori proprio nulla.
    Hai fatto bene proporle. Non scherzo. Fanno vivere.
    Grazie
    Elisa

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    1. Grazie a te Elisa, sei molto cara.

      Dany

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  5. E ora a noi, Daniela!
    Ahahah! Sto scherzando, ma devo, confessarti che ero tentata di non commentare.
    Ora ti spiego: non mi piace commentare in maniera negativa, soprattutto ora perché potrebbe prestarsi ad apparire una ripicca, una presa di posizione per il tuo commento alle mie poesie.
    Ti assicuro che così non è; però, onestamente, la descrizione delle due città, Londra e Parigi, mi appare quanto mai scontata: non dici nulla di nuovo, usi frasi fatte e paragoni che potrebbero essere adattati ad ogni luogo con case provviste di caminetto o di piccoli giardini, o finestre che danno su piazzette con bar all'angolo.
    Trovo che manchi quel quid coinvolgente capace di toccarti l'animo e di farti sentire e vedere con occhi diversi due città molto conosciute.
    Non me ne volere, ma ho pensato che se non avessi commentato sarei stata fraintesa.
    Ciao.

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    1. Vedi Serenella, non capisco perché si preferisce non commentare affatto piuttosto che commentare negativamente.
      Siam mica qui a scambiarci le caramelle zuccherate...
      Se poi c'è chi non vede l'ora di "vendicarsi" su chi non ha avuto parole di encomio ai propri scritti, beh questo sarà un suo problema.
      Personalmente non me n'è mai fregato un accidente. Sono dietrologie che non m'interessano, nel senso che i miei commenti esulano da quanto un determinato autore pensa di me.
      Tutto questo per dirti di sentirti libera di dire sempre ciò che pensi, perché se davvero il tuo giudizio non è influenzato da mancati apprezzamenti ai tuoi scritti, sono la prima ad accoglierli con gioia.
      Mi piacciono le persone vere.
      Un ciao anche a te.

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    2. Per il fatto che non ami commentare le opere che non apprezzo, a frenarmi è l'abitudine presa sul Club, dove fin dall'inizio non conoscendo gli autori ho sempre avuto il timore di ferirli con commenti negativi; fra l'altro, le opere postate sono più poesie che racconti, e non mi sento in grado di giudicarle: il gusto personale penso che non debba inficiare un'opera poetica.
      Ma ormai qui ci conosciamo e sono stata la prima a proporre le torte in faccia. :-))
      In quanto al tuo racconto ho visto che facevi riferimenti personali, per questo avrei voluto non intervenire.
      Per la dietrologia: la aborro.
      Ciao.

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  6. Ci sono tanti modi di vedere, visitare, sentire una città. Dipende soprattutto dalle circostanze e dallo stato d’animo in cui uno ci arriva. Fosse per me mi siederei al primo bistrò con vista su una piazzetta e guarderei la città scorrere davanti ai miei occhi, ne respirerei gli odori e ascolterei i suoni. Quando ho potuto l’ho fatto, ma con mia moglie non è mai stato possibile. Lei si munisce di guide turistiche e… gambe in spalla e pedalare perché il tempo sempre stringe e c’è un sacco di roba da vedere. Ho letto con piacere questi due quadretti. Sono il frutto di esperienze personali mi pare di capire e pertanto c’è poco da discutere sulle sensazioni e sulle immagini che ne hai ricavato da queste tue esperienze. Noto che come al solito sono scritti per bene, anche se in alcuni punti si percepisce un tono troppo entusiastico, e alcune immagini arcinote, risultano, se non proprio didascaliche, sin troppo descrittive. Comunque, un buon lavoro Daniela, complimenti.

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