sabato 15 dicembre 2012

speciale libri


SupplementoSalotto/dicembre 2012:  Libri sotto l’albero di Natale (frame) - PosTemporaneo

Libri sotto l'albero di Natale
Puntualmente a Natale tornano il libreria i racconti di AA.VV. Una scelta comoda e sicura, quando si desidera regalare un libro. Il “giallo” e il “noir” sembrano i colori predominanti sotto l’albero di Natale. E’ una tradizione ormai. L’anno scorso la Sellerio puntò sui racconti di Natale e quest’anno, grande pensata, I racconti di Capodanno. L’Adelphi si concentra su Simenon, la Mondadori, tanto per non sbagliare, sforna il Giallo Panettone, mentre l’Einaudi mette in tavola i, Racconti Gastronomici.
Alcuni sostengono che la forma del racconto non consenta a Simenon quelle magnifiche divagazioni che raffreddano la tensione e poi la moltiplicano, quegli esercizi di psicologia applicata su Maigret, la moglie, gli ispettori del Quais des Orfèvres, i sospettati e i colpevoli, la varia umanità che il commissario scandaglia e mette a nudo con il suo personalissimo istinto. Nella brevità del racconto, la trama si concentra sulla scoperta del colpevole. Sono variazioni sul tema della verità che non è mai (o quasi mai) come appare. Troppo poco tempo e spazio per definire forma e sostanza di una storia che ha a che fare con i più turpi gesti dell’essere umano. Soprattutto quando l’intreccio è tutto. Meglio leggere un verbale dei Carabinieri o un rapporto della Polizia che, se pur scritti in una lingua zoppa e con un mondo che si sviluppa solo all’imperfetto, assume un interesse antropologico evidente. Anche Agatha Christie non diede il meglio di sé quando decise di affrontare la short-story.
Chi scrive invece ha una grande passione per il racconto e ritiene che ciò sia vero solo in parte. Ci sono ottimi lavori, e sotto tutti i punti di vista, anche nell’universo giallo.

Rue Pigalle – Simenon
Adelphi
Esauriti i 75 romanzi che Simenon costruì intorno a Maigret, Adelphi ha avviato la pubblicazione dei 28 racconti (qui ce ne sono nove, tradotti da Annamaria Carenzi Vailly). Vennero scritti in poche settimane, fra l’ottobre 1936 e il gennaio ’37, e uscirono su «Paris-Soir Dimanche», per poi essere raccolti in volume nel 1944. Da notare che è sempre inverno, in questi racconti… All’epoca, Simenon aveva già composto 19 romanzi su Maigret, ma fra il ’34 e il ’39 c’è una lunga pausa, un’interruzione, lo spostamento degli interessi dell’autore verso un altro orizzonte di scrittura, quello che dà origine, per esempio, a L’uomo di Londra, Le finestre di fronte, Il testamento Donadieu, La Marie del porto, Senza via di scampo, Il borgomastro di

Giallo panettone AA.VV.
Mondadori
Autore: Marcello Simoni, Francesco Guccini, Loriano Macchiavelli, Valeria Corciolani, Alfredo Colitto, Sandro Toni, Gianfranco Nerozzi, Angela Capobianchi
Nove storie gialle. Nove storie che ruotano attorno a un alimento, un ingrediente, una ricetta segreta.
Gli autori dei racconti raccolti in questo volume ci conducono attraverso tutte le emozioni legate al cibo, all'arte di prepararlo, alla gioia di condividerlo, e al tempo stesso affondano con maestria la lama della narrazione in quella piccola crepa, in quello slittamento sinistro che spesso si accompagna al piacere dei sensi.

Capodanno in giallo AA.VV.
Sellerio
Ecco come nasce questa raccolta di racconti, un vero e proprio gioiellino. Ecco i racconti che troverete:
Una cena speciale di Andrea Camilleri
Capodanno nella casa di ringhiera di Francesco Recami
L’accattone di Antonio Manzini
Rubacuori a Capodanno di Esmahan Aykol
Il Capodanno di Atlante di Gian Mauro Costa
Il Capodanno del Cinghiale di Marco Malvaldi
Curiosamente tutti i protagonisti di questi racconti sono accomunati, chi più chi meno, da una fastidiosa allergia al Capodanno. Come parecchie persone, odiano l’idea di dover trascorrere la sera dell’ultimo dell’anno a feste e veglioni che non gli interessano minimamente, costretti a fingere di divertirsi quando invece il fatto di accalcarsi insieme a perfetti sconosciuti, mangiando male e facendo balli e giochi che per qualche misterioso motivo dovrebbero divertirti facendoti appartenere alla massa, per loro è solo fonte di estrema sofferenza. Tuttavia ecco che qualche cosa di imprevisto arriva a turbare quella che poteva passare come una banale e noiosa serata da dimenticare

Racconti gastronomici AA.VV.
Einaudi
Oggi si parla moltissimo di cucina. In libreria, al cinema, in tv, sul web, è un continuo spuntare di ricette e diete proposte da cuochi famosi, profeti dell’alimentazione o buongustai travestiti da filosofi. La letteratura – bisogna riconoscerlo – c’era arrivata prima di tutti. Da millenni infatti gli scrittori danno da mangiare e da bere ai propri personaggi. Adamo ed Eva si giocarono il paradiso per una mela; Esaú vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie. Ma se gli scrittori nutrono i loro personaggi, è perché questi nutrano i lettori: i pranzi serviti sulla pagina svelano, come per magia, la visione del mondo di chi si mette a tavola. Forse per questo, come dice Aldo Buzzi, lo scrittore che non parla mai di cibo «ispira diffidenza, come se mancasse di qualcosa di essenziale». Il lettore sarà deliziato dalla poesia sprigionata dalla descrizione di una bouillabaisse (Thackeray), di un risotto alla milanese (Gadda) o di un’aringa marinata (Vittorini), si divertirà nel sentire parlare di cibo Cervantes o Campanile, mentre con Zola, Pirandello o Karen Blixen si commuoverà piú che se tagliasse una cipolla.
Egli si mise in ginocchio davanti a lei; ed ella si chinò verso di lui, portandogli alla bocca, in un gesto materno, il capezzolo scuro del suo seno. Nel movimento che fece per prenderlo con le due mani e tenderlo all’uomo, una goccia di latte spuntò sulla cima. Egli la bevve avidamente, prendendo come un frutto quella turgida mammella fra le labbra. E cominciò a succhiare avido e metodico…
La donna fece rientrare nella veste le due vive sorgenti che gonfiavano il petto, e disse: «M’avete reso un gran servizio. Vi ringrazio tanto». Ed egli, con tono riconoscente, rispose: «Sono io che vi ringrazio, erano due giorni che non mangiavo!»
Con questa scena toccante e materna Guy de Maupassant descrive il fortuito incontro, in un vagone del treno, tra una nutrice dal seno dolorante, turgido di latte, e un ragazzo morso dalla fame che si offre in suo soccorso.

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