giovedì 31 gennaio 2013

Angolo della poesia - Gennaio 2013



Isabella Morra


Nasce nel 1520 in Basilicata da famiglia patrizia. Cresce nella totale solitudine in un’atmosfera cupa e severa nel castello paterno a picco sul mare calabro. Unici confortatori, i poeti classici e l’attitudine a fantasticare. Quando il padre si assentò per un viaggio in Francia, alla corte di Francesco I, Isabella rimase sotto la tutela dei fratelli che la disprezzavano e tenevano segregata. Tramite un canonico, maestro privato della fanciulla, riuscì a fare conoscenza con il poeta trovatore spagnolo, Diego Sandoval de Castro, sposato.

Se ne innamorò, contraccambiata.

Infine, quando i fratelli scoprono la tresca tra i due, uccidono dapprima il maestro, poi la stessa Isabella e infine l’ardente Diego Sandoval.

Di Isabella Morra sopravvivono tredici uniche poesie.

Testimonianza della sua raffinatissima cultura e un’indole appassionata e melanconica.

Il paesaggio circostante diventa pretesto per denunciare i propri stati d’animo. La vana attesa del padre, la disperazione della solitudine, l’inappagato bisogno di evasione sono i temi di questa manciata di poesie.

Ecco un sonetto, alla maniera di Petrarca:

D’un alto monte onde si scorge il mare
miro sovente io, tua figlia Isabella,
s’alcun legno spalmato in quello appare,
che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella
non vuol ch’alcun conforto possa entrare
nel tristo cor, ma, di pietà rubella,
la salda speme in pianto fa mutare:

ch’io non veggo nel mar remo né vela
(così deserto è l’infelice lito)
che l’onde fenda o che le gonfi il vento.

Contra Fortuna allor spargo querela,
ed ho in odio il denigrato sito,
come sola cagion del mio tormento.

Da: Donna, mistero senza fine bello, La poesia femminile d’occidente dalla Grecia classica alle soglie del XX secolo. A cura di Silvio Raffo, tascabili economici Newton, 1994.

( PATTIS )




I giorni sono sempre più brevi 

I giorni sono sempre più brevi
le piogge cominceranno.
La mia porta, spalancata, ti ha atteso.
Perchè hai tardato tanto?

Sul mio tavolo, dei peperoni verdi, del sale, del pane.
Il vino che avevo conservato nella brocca
l'ho bevuto a metà, da solo, aspettando.
Perchè hai tardato tanto?

Ma ecco sui rami, maturi, profondi
dei frutti carichi di miele.
Stavano per cadere senza essere colti
se tu avessi tardato ancora un poco.


La vita non è uno scherzo 

Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell'aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più vero della vita.
Prendila sul serio
a sul serio a tal punto
che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.



TONINO GUERRA

La farfalla

Contento proprio contento
sono stato molte volte nella vita
ma piu' di tutte quando mi hanno liberato
in Germania
che mi sono messo a guardare una farfalla
senza la voglia di mangiarla.


La farfala

Cunte'nt propri cuntent
a so ste una masa ad volti tla voita
mo pio di tott quant ch'i m'a libere
in Germania
ch'a m so mess a guarde una farfala
senza la voia ad magnela.





POETI ANNI OTTANTA



Marco Bini, da Conoscenza del vento (Ladolfi, 2011)

Ogni volta è come mandare un vetro in frantumi
in un dato frangente, di fronte all’evidenza
di una rotazione nuova della Terra, e fuggire
non si può all’infinito, sgattaiolare come Ottobre
Rosso, sotto il pelo della notte; e perché non farsi ago
da sotto la trapunta, trapassare una molecola
alla volta, spuntare dalla parte del sonno
più sconvolta per disarmarsi nel mattino?
Perché quel che ti tocca è incontrare ancora la luce,
quel che ti importa che il giorno non sia troppo castigo.

Carlo Carabba, da Gli anni della pioggia (PeQuod, 2008)
Gli anni della pioggia

So, well go no more a-roving
so late into the night
G. Byron

Sono passati gli anni della pioggia
e non ho moglie o botte,
siedo allo stesso lume,
dove di notte scrivo, se non esco.
All’università ho trascorso i pomeriggi,
qualche mattina — era gennaio
e il bar era deserto, raccontavi
del modo in cui era morto tuo marito
(tuo figlio era presente) e io ascoltavo.
Lo scorso settembre, in campagna,
la festa dell’inizio dell’autunno, come
l’avevano chiamata
che non andremo più la notte, ecc..
Abbiamo litigato in macchina
incerti se partire
quasi un’ora di strada fosse un viaggio.
Ridevamo al ritorno a cuore pieno
come se poi davvero
fosse l’ultima volta
e non andremo più la notte.
Da qui sono partito
qui dove non arrivo.

Giuseppe Carracchia, da La virtù del chiodo (L’arca felice, 2011)

A te che cima di bellezza e mondo
per prima hai colto con mano sul mio
volto a premura di madre che va
in fondo e non invano rendo grazie
al tuo universo, tu seconda
persona singolare che m’hai preso
ed immerso feconda compagna
universale in te ritrova grazia
il disperso che impara
il buon uso del sale:
rinsalda a condimento la ferita
ed evita di confondere il male
col rosso che disinfetta la vita.





POESIE DAL WEB

Alzheimer 
di: Milla

L'ha sentito da un albero
quel soffio leggero,
o dal sanpietrino sconnesso
che spurga in un rivolo giallo.
Ha rimestato i pensieri
e risucchiato ricordi
e intorno agli occhi
ha piagato ferite
già unte.
Le parole, nel volo sbilenco,
colpiscono sguardi
di ombre sgomente
e confondono voci
in lamenti,
nomi in bestemmie.
E' al di fuori di sè,
nelle vite degli altri,
un mesto tormento
che pesca nel vuoto.
Non lo sa che da oggi
una luce si spegne
dove l'anima è accesa
e la stanza si svuota
dei suoni di sempre,
per riempirsi di stoffa.
E nessuno può dire
se questa è la fine
o l'inizio discreto
di un'altra sua storia

Contributo di: casti85
Sommessa e limpida, con un buon impatto e non pretenziosa. Forse troppo modesta nella versificazione omogenea, e troppo 'generica', in alcuni punti sfiorando il cliché ( "E' al di fuori di sè, / nelle vite degli altri, / un mesto tormento / che pesca nel vuoto."): forse un maggiore ancoraggio a riferimenti più precisi le darebbe più 'verità poetica'.

Contributo di: AttolicoLeopoldo
Finalmente qualcuno che si accorge dell'esistenza di tutto il Resto , dell'Altro , del Mondo ; che ne fa esperienza e la descrive . Diciamolo che siamo stufi di incappare in un epicedio permanente di languori , esaurimenti nervosi , problemi di relazione personali di altrettante Peter Pan o Maria Maddalena . La poesia di Milla indica una direzione a quante posseggono ( si spera ) le risorse per schiodarsi dal proprio ego e dalla sua poetica monocorde di poeta da vetrina




Franco Loi

Vòltess
da "Lünn" (1982)

Vòltess, sensa dagh pés, cume se fa
quand ch'i penser ne l'aria slisen via,
vòltess per abitüden lenta, sensa sâ,
cume quj donn che per la strada i gira
la testa per un òmm, in câ, o sü la porta,
vòltess per simpatia d'un rümur luntan,
o d'una runden sü nel ciel stravolta,
vòltess sensa savè, per vuluntâ
d'un quaj penser bislacch, o per busia,
vòltess per returnà, che smentegâ
sun mì che dré di spall te rubaria
quel nient del camenà, quel tò 'ndà via.


Vòltess
da "Lünn" (1982)
Vòltati, senza dar peso, come si fa
quando i pensieri nell'aria scivolano via,
voltati per abitudine, lenta, senza senso
come quelle donne che per strada girano
la testa per un uomo, in casa, o sulla porta,
voltati per simpatia d'un rumore lontano,
o d'una rondine su nel cielo stravolta,
voltati senza sapere, per volontà
d'un qualche pensiero bizzarro, o per bugia,
voltati per ritornare, che dimenticato
ci son io dietro le spalle per rubarti
quel niente del camminare, quel tuo andare via.




Elio Pecora
Ancora apprestando la cena

Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l’amore grande che presto
venga a domarti
un lunghissimo tempo.
T’ascolto senza gridare
perché io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d’anima.
(Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d’ombra).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l’incauta felicità
la nota che s’alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.






Julio Cortazar 1914 - 1984
Il Futuro
E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il "tutto completo" delle sotterranee,
nei libri prestati e nell'arrivederci a domani.

Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all'angolo della strada mi fermerò,
a quell'angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.


El Futuro
Y sé muy bien que no estarás.
No estarás en la calle,
en el murmullo que brota de noche
de los postes de alumbrado,
ni en el gesto de elegir el menú,
ni en la sonrisa que alivia
los completos de los subtes,
ni en los libros prestados
ni en el hasta mañana.
No estarás en mis sueños,
en el destino original
de mis palabras,
ni en una cifra telefónica estarás
o en el color de un par de guantes
o una blusa.
Me enojaré amor mío,
sin que sea por ti,
y compraré bombones
pero no para ti,
me pararé en la esquina
a la que no vendrás,
y diré las palabras que se dicen
y comeré las cosas que se comen
y soñaré las cosas que se sueñan
y sé muy bien que no estarás,
ni aquí adentro, la cárcel
donde aún te retengo,
ni allí fuera, este río de calles
y de puentes.
No estarás para nada,
no serás ni recuerdo,
y cuando piense en ti
pensaré un pensamiento
que oscuramente
trata de acordarse de ti.




Poesia di Gianni Rodari 

La torta in cielo

La parola 'sogno', ripetuta nel testo oltre al significato fondamentale di "attività mentale che si svolge durante il sonno" ha anche il senso di "desiderio", "speranza". Il sogno di Gianni Rodari è dunque un desiderio, una speranza: che tutte le bombe atomiche diano vita a torte di cioccolato, scompaiano dalla terra con il loro carico di morte e distruzione.

Io sono un sognatore,

ma non sogno solo per me:
sogno una torta in cielo
per darne un poco anche a te.
Una torta di cioccolato
grande come una città,
che arrivi dallo spazio
a piccola velocità.
Sembrerà dapprima una nuvola,
si fermerà su una piazza,
le daremo un’occhiatina
curiosa dalla terrazza…
Ma quando scenderà
come una dolce cometa
ce ne sarà per tutti
da fare festa completa.
Ognuno ne avrà una fetta
più una ciliegia candita,
e chi non dirà «buona!»,
certo dirà «squisita!»
Poi si verrà a sapere
(e la cosa sarà più comica)
che qualcuno s’era provato
a buttare una bomba atomica,
ma invece del solito fungo
l’esplosione ha provocato
( per ora nel mio sogno)
una torta di cioccolato.
da Il libro degli errori


Questa poesia proviene da: Poesia di Gianni Rodari - La torta in cielo | Poesie di Gianni Rodari http://www.poesie.reportonline.it/Poesie-di-Gianni-Rodari/poesia-di-gianni-rodari-la-torta-in-cielo.html#ixzz2HQEHpbte






Vittorio Sereni

Quei bambini che giocano

Qui bambini che giocano
un giorno perdoneranno
se presto ci togliamo di mezzo.
Perdoneranno. Un giorno.
Ma la distorsione del tempo
il corso della vita deviato su false piste
l'emorragia dei giorni
dal varco del corrotto intendimento:
questo no, non lo perdoneranno.
Non si perdona a una donna un amore bugiardo,
l'ameno paesaggio d'acque e foglie
che si squarcia svelando
radici putrefatte, melma nera.
"D'amore non esistono peccati,
s'infuriava un poeta ai tardi anni,
esistono soltanto peccati contro l'amore".
E questi no, non li perdoneranno.





Pedro Solinas

*Non respingere i sogni perché son sogni

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno.Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.Sognare
è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.

No rechaces los sueños por ser sueños.
Todos los sueños pueden

ser realidad, si el sueño no se acaba.
La realidad es un sueño. Si soñamos
que la piedra es la piedra, eso es la piedra.
Lo que corre en los ríos no es un agua,
es un soñar, el agua, cristalino.
La realidad disfraza
su propio sueño, y dice:
«Yo soy el sol, los cielos, el amor».
Pero nunca se va, nunca se pasa,
si fingimos creer que es más que un sueño.
Y vivimos soñándola. Soñar
es el modo que el alma
tiene para que nunca se le escape
lo que se escaparía si dejamos
de soñar que es verdad lo que no existe.
Sólo muere
un amor que ha dejado de soñarse
hecho materia y que se busca en tierra.




by Patty:

PER ESSERE UN GRANDE SCRITTORE

Henry Charles Bukowski
Ti devi fottere un gran numero di donne
belle donne
e scrivere qualche decente poesia d'amore.

e non preoccuparti per gli anni
e/o per i nuovi talenti.

bevi solo più birra
ancora e ancora birra

e va' alle corse almeno una volta alla
settimana

e vinci
se puoi.

imparare a vincere è duro -
qualsiasi stupido può essere un buon perdente.

e non dimenticare il tuo Brahms
e il tuo Bach e la tua
birra.

non fare troppa pratica.
dormi fino a mezzogiorno.

evita le carte di credito
e di pagare alcunché per
tempo.

ricorda che in questo mondo non c'è
un culo che valga più di 50 dollari (nel 1977)

e se hai la capacità di amare
ama innanzi tutto te stesso
ma sii sempre cosciente della possibilità di una sconfitta totale sia che la ragione di quella sconfitta ti sembri giusta o sbagliata -

un prematuro assaggio di morte non è necessariamente una brutta cosa.

stai lontano da chiese bar e musei,
e come il ragno sii
paziente -

il tempo è la croce d'ognuno
oltre
all'esilio
alla sconfitta
al tradimento

a tutto quel ciarpame.

stai con la birra.
la birra fa sangue.
un'amante continua.

procurati una grossa macchina per scrivere e come i passi che vanno su e giù fuori dalla tua finestra

picchia quella cosa
picchiala duro

fanne un combattimento da pesi massimi

fà come il toro quando carica la prima volta

e ricordati dei vecchi cani
che hanno combattuto bene:
Hemingway, Cèline, Dostoevsky, Hamsun.

se pensi che non siano diventati matti
nelle stanzette
proprio come sta succedendo a te adesso

senza donne
senza cibo
senza speranza

allora non sei pronto.

bevi altra birra.
c'è tempo.
e se non ce n'è
va bene
lo stesso.

(Henry Charles Bukowski)          


Dina Sasso, da Uccalamma (Voci della Luna, 2010)






Aju na vina
ca sutta a carni nun ci vola stari:
suli nunn’i pò pigghiari
e idda,
buttana,
acchiana a picca a picca,
picchì vola a luci e u caudu.
Ju a chiamu l’autostrata
e u dutturi ha dittu
ca ccon paru di ’gnizioni
si nni cala n’atra vota;
ju però ma scantu:
e suddu fussa a vina poetica
e ddopu nunn’a scrivu cchiù?

[[ Ho una vena / che sotto la carne non ci vuole stare: /
sole non ne può prendere / e lei, / puttana, / sale a
poco a poco, / perché vuole luce e caldo. / Io la chiamo
“l’autostrada” / e il dottore ha detto / che con un paio
di punture / si sgonfia un’altra volta; / io però mi
spavento: / e se fosse la vena poetica / e dopo non
scrivo più? ]]

La generazione entrante. 
Poeti nati negli anni Ottanta (Giuliano Ladolfi Editore, 2011)

19 commenti:

  1. E' originale questa poetessa. La vena poetica non è indolore e non sai mai se curarla o meno...

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    1. E' una poetessa giovane, della generazione anni ottanta, e che ti devo dire
      anche a me ha fatto sangue;-)

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    2. Bukowski ti ha fatto un salasso, allora.

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    3. Eh no, quello esagera, non mi smuove più di tanto. :-)

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  2. Mi raccomando... anche in questa sezione non facciamo a spintoni, rispettiamo la fila e commentiamo uno alla volta ma senza litigare. Adesso allora tocca a me e mi limiterò a dire chi il Charles, dice sempre delle cose interessanti. Lo possiamo dire che è un poeta di sostanza e che è poco propenso a fare concessioni al suo stile sobrio? Oddio sobrio, pare che le cose migliori le abbia scritte quando non lo fosse, ma era un modo di dire, tanto per capirci. Ho detto la mia, mi raccomando prendete sempre il numeretto perché qui ci sta la coda a fare i commenti;-(
    Ciao a tutti, tanto la Befana se fate i cattivi vi porterà solo carbone e allora sì che rideremo. a ha ha ha

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  3. Ippi, non la commenti la poesia di Vittorio Sereni? Eppure mi sembra pane per i tuoi denti. :-)

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  4. Sono appena tornata.
    Mi fa piacere comunque che tu mi chieda cosa io potrei dire su responsabilità di ognuno di noi verso i figli,non solo nostri, ma figli di una intera generazione.
    Una responsabilità storica
    Sereni con Fortini si chiese molto come e quando, si chiese se il socialismo, se il comunismo, avesse potuto dare una nuova umanità ma
    ma
    sempre ci chiediamo e l'unica cosa che ci viene chiesta non avrà una risposta.

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  5. Mantenere imprigionata da temi senza vera importanza l’attenzione del pubblico deviandola così dai veri problemi sociali, come diceva Noam Chomsky, e lasciare spadroneggiare i poteri occulti fatti dai grandi imperi bancari e finanziari.
    Pare proprio questo il destino ultimo di questa nostra umanità?
    Mi spaventa questo pensiero.

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  6. Il perdono avverrà quando la distanza storica sarà immensa, lontanissimo nel tempo perdoniamo.
    Galilei fu perdonato
    perdoneremo e perdoneranno quando non ci sarà più niente da perdere
    per donarsi ancora una volta un po' di sollievo

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    1. Però, Ippi, mi pare che si debba perdonare quando si ha ancora qualcosa da perdere, altrimenti che perdono è?
      In quanto a Galileo non credo che avesse nulla da farsi perdonare, e la Chiesa, anche se tardivamente, ha riconosciuto formalmente la grandezza di Galileo Galilei "riabilitandolo" e assolvendolo dall'accusa di eresia nel 1992.

      Il perdono non è da tutti, ma è senz'altro una grande conquista dell'animo.

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  7. Ma, come dice Solinas, muore solo un amore che smette di essere sognato, e noi sogniamo ancora la bellezza, la verità, la cortesia, l'educazione e sogniamo nei nostri sogni il futuro del nostro presente sgangherato e non perdonabile

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  8. Sono cresciuta a pane e Gianni Rodari. ancora oggi se prendo in mano "Favole al Telefono" mi emoziono. Ho avuto le migliori visioni del mondo possibile con exupery, bach e le favole di wilde. se scrivo poesie, e nel modo in cui lo faccio, lo devo a loro (malgrado me)

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  9. Prima di dire qualcosa di mio, e forse come in questo caso è inutile, preferisco farvi leggere questo frammento che parla di questo poeta Isolato..

    Sulla poesia di Elio Pecora
    di Mauro Ferrari

    Che il Novecento sia anche, come osserva Alberto Toni nella recensione al volume di Elio Pecora “Poesie 1975-1995”, il secolo “dei grandi isolati, vere voci di quella modernità che davvero insegna qualcosa” , è affermazione senz’altro sottoscrivibile non appena si leggano con un minimo di attenzione le pagine di un poeta così chiaramente sottostimato proprio per la compostezza stilistica (ma anche etica) che traspare da una raccolta di straordinaria leggibilità; laddove il termine usato, non certo casuale, indica (ancora nelle parole di Toni) “non certo il facile dettato stilistico, ma quella leggibilità classica per cui si riconosce al poeta il dono di illuminare le cose”.
    Già, ha il dono di illuminare le cose.

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    1. il caso volle che io avessi al mio fianco, al tavolo, in quattro,Elio Pecora.
      Avreste mangiato voi? No, vero?
      Ed io, illuminata da tanto uomo, stavo in ammirazione bevendo le sue parole.
      Confermo, é un uomo affascinante... Ha il dono di illuminare le cose

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  10. http://youtu.be/IX-ibAPXKUw

    mi piace troppo;-)

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  11. Due poesie sull'addio quelle di Elio Pecora e Julio Cortazar, a mio parere molto belle e molto simili nella loro languida, consapevole malinconia.
    Più sottilmente cattiva quella di Cortazar, almeno nella chiusa, anche se viene da pensare che possa essere un rigurgito di orgoglio ferito a dettargliela: una poesia di amore e rabbia, al contrario di quella di Elio Pecora che dimostra, invece, un'abnegazione di amore vero e assoluto.

    La poesia di Franco Loi, la trovo molto dolce nel suo parlato, sembra una timida preghiera di richiesta di ascolto, tenerissima nella sua espressività.
    Una sua caratteristica quella del parlare sommesso.

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  12. Fra Tonino Guerra e quella sua fame...
    e la dolcissima Iussu (poetessa Italianissima) e quel suo piangere...
    I bambini! Non toccate i bambini. Qui sì, ascolto davvero i loro pianti, le vere urla del silenzio che non potranno cessare mai. Ma a chi sa ascoltarle romperanno i timpani. Troppo dolore.

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  13. Non amo commentare la poesia, non sono una tecnica, sono semplicemente innamorata di quello che con pochi versi mi si racconta. A volte anche il mondo.
    Quando mai pensiamo di morire? Mai! Siamo così convinti che a noi non toccherà mai.
    A proposito di interrare piante. Una mia vicina di casa, aveva due mesi di vita, e un giorno la vidi in giardino a piantare le fragole e mi disse che non vedeva l'ora di assaggiarle, poi, non le mangiò: morì dopo un mese.
    La vita non è davvero uno scherzo!

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  14. Serenella Tozzi28 gennaio 2013 12:45

    Belle poesie.
    Apparentemente semplice e diretta la poesia di Tonino Guerra, ma così dura nei suoi retroscena.
    Anche le poesia di Nazim Hikmet sono semplici e dirette, piane, però, un invito alla saggezza;
    la prima col suo invito a raccogliere i frutti prima che cadano e l'altra a vivere la vita con speranza.

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