giovedì 3 gennaio 2013

C. Cucchiarelli - Vuoi una caramella - racconto


2° classificato - Premio Chiara 2012 - racconti inediti.

etichetta: Racconti sul podio





 Una bambina urla disperata. Intorno a lei i corpi di familiari ed amici uccisi da un’esplosione. Siamo a Kabul, ma potrebbe essere la Siria o un qualsiasi paese in guerra. La foto ha vinto il Pulitzer qualche mese fa. Carla Cucchiarelli, in questo racconto, immagina il dialogo soffocato della piccola con l’uomo che l’ha ritratta e, per esteso, con il mondo intero.

Non accettare caramelle dagli sconosciuti *
Carla Cucchiarelli


“Vuoi una caramella?”
Ci guardiamo da una parte all’altra della stanza. Lui ha lo sguardo buono e la pelle dello stesso colore della mia, ma veste con i jeans e sembra americano . E’ diverso da noi, da mio zio e dal nonno, ad esempio. Loro le scarpe mica le mettono sempre.  Io sì, io le metto. E poi ha i capelli a posto, ricci ma a posto. Mi dice il nome, lo dimentico subito. Lo scruto da lontano, protetta dall’ombra – grande -  di mia madre. E’ un ragazzo con il sorriso spalancato, l’aria gentile  e una macchina fotografica . Si muove con discrezione, come un moscerino. Io sto qui, pietrificata. Da quattro giorni. Ho ancora tutto addosso, quel ricordo, quei lamenti. Puzzo e mi faccio schifo. E’ successo in un lampo. Ho sentito  il boato.  Rumore, sabbia, dolore e urla. Il sangue e le grida . La terra che si attacca sulla pelle, la gente che piange, mia madre che si dispera, mio fratello che non si muove più. Paura. Adesso succederà anche a me, penso. Adesso la mia pelle salterà in aria come sono saltati in aria tutti quelli che mi stanno intorno. Io non ci sarò più. Prova a guardarmi, prova a guardarmi, prova a guardare . Guarda questi bambini che stanno stesi a terra e sembrano dormire. Guardali bene perché non si rialzeranno più, non cammineranno più, non giocheranno più, non sogneranno più. Dimmelo adesso se io posso ancora essere quella di prima. Io ho il vestito buono sporco di sangue e la terra attaccata dappertutto. Qui la morte non ti permette un attimo di respiro, arriva e basta. Se ne frega se sei giovane o vecchio, se hai dei figli o vorresti stare in braccio al tuo papà. Qui la morte quando vuole allunga la mano . Un boato e ti porta via per sempre.

“Vuoi una caramella?”
Che cosa vuol dire dimentica ?  Quel giorno c’ero. Ero lì, in quella strada con l’abito verde della processione, quello  che si mette ogni tanto e ti senti una bella bambina. Tutti ti fanno i complimenti, sei cresciuta, ti trasformerai in una splendida donna, tesoro, stai diventando grande. Sorrisi, emozione, non importa. Non voglio essere grande. Non voglio niente. Era tutto perfetto quel giorno. Io c’ero. Camminavo tra la gente , ero allegra, poi ho toccato il sangue, il sangue di mio fratello, steso a terra. Abdul che non aveva ancora sei anni. Posso dimenticare ?   No, non dimenticherò. Urlerò per sempre.

“Vuoi una caramella?”
Se lo avessi saputo non ci sarei andata quel giorno.  Tutti quei corpi stesi per terra. C’eri anche tu, ricordi?  Dov’eri, a proposito, come le scattavi le foto? Andavamo al tempio e tu, tu che sei afgano come me, lo sai quanto è difficile essere bambine qui. Qui non ti fanno studiare, ti buttano l’acido addosso se vai a scuola, ti considerano un pericolo. Ci avevi immortalato tu, solo qualche giorno prima, sedute davanti a casa. Sei di noi. Io avevo il mio velo in testa, uno hijab da bambina,  verde, il colore mi piace.  Vuol dire speranza. Anche la mia casa mi piace, piccola, bassa, celeste con i teli attaccati alla porta e mamma che pulisce tutto.  Perché sei tornato?  Siamo amici, ripeti e mi offri le caramelle condite dal tuo strano sorriso. Sei l’uomo invisibile, dici, quello che sta dietro un’immagine, nessuno ti vede, regali solo il tuo occhio. Mi chiedi aiuto, tu a me? Stai scherzando. fotografo?  Suggerisci che se ti offro il mio dolore lo rilanci al mondo. Così qualcuno si accorgerà di noi, dell’Afghanistan, di come muoiono i bambini.

“Vuoi una caramella?”
La prendo la tua caramella e mi metto in posa. Attenta, sorpresa, disperata, incerta, piangente, sconvolta, immensa, piccolissima . Mi metto in posa per te,  amico.  Vicino a mamma,vicino alla terra dove sono sepolti i miei. Alla fine chiedo il conto. Le mie domande. Voglio sapere se esiste un posto dove i bambini possono giocare senza dover andare in guerra. Se esiste un posto dove le bambine possono studiare e diventare grandi senza essere uccise o picchiate. Se esiste un posto dove  si possa prendere un autobus ed andare al mercato senza aver paura di saltare in aria. Se esiste un posto dove vivere  senza uno hijab in testa.  Se essere donne e bambine è sempre una condanna.  Tu mi guardi e sorridi, parli con voce dolce. Io ti ascolto e piango, perché lo so, lo sento che esiste un altro mondo . Un giorno ci andrò.  Scapperò da qui, a piedi e cercherò quella terra .

“Vuoi una caramella?”
Va bene, facciamolo questo patto. Te lo firmo, nero su bianco, firmo tutto perché so scrivere. Mi chiamo Tarana. Ho dodici anni e voglio vivere. Hai garantito che tutti vedranno le mie foto. Te le regalo allora. Mandalo in giro il mio volto, fai camminare il mio dolore, lascia che la gente parli, che faccia un balzo, che urli lo sdegno, che si spaventi . Dimmi solo che servirà, che il mondo si accorgerà di noi, dei bambini che non hanno colpe e muoiono per le guerre degli adulti. Dimmi che ce la farai fotografo. Giuralo.

“Vuoi una caramella?”
Shukran, grazie no. Non le voglio le caramelle. Non voglio le bugie. Voglio un letto e una casa senza buchi, voglio camminare senza aver paura . Voglio tornare a qualche giorno fa. Oppure voglio vivere nel mondo di quelli che guardano la mia foto e dicono “che orrore”.  Ma perché sono nata qui?

* Dedicato a Tarana, la bambina con l’abito verde immortalata da Kabul Massoud Hassani nella foto che ha vinto il Pulitzer 2012





18 commenti:

  1. E' un buon racconto, un racconto dignitoso che cerca di rappresentare una realtà: ma è una realtà lontana per noi che guardiamo attraverso le immagini trasmesse.
    Bisognerebbe essere lì, a vivere l'orrore che vivono loro, gli abitanti di quei luoghi, per poter scrivere su quello che realmente provano.

    La foto sì è talmente drammatica, ci esprime la disperazione provata da questa bimba di fronte alla bruttura umana, e nessun racconto, anche il migliore scritto sulla terra, potrà mai reggere il confronto con la trasmissione del messaggio che se ne riceve.

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  2. In questo caso la foto è un valore aggiunto, anzi, è come dici tu la foto dice quasi tutto. Però è particolare anche lo scritto e non sono sicuro che questa sia la versione completa, perchè i brani che iniziavano sempre con la stessa frase mi risulta fossero otto, e qui ne leggo soltanto sei, ma va bene, pazienza.
    Il premio Chiara poi è importante e questa era la sezione destinata ai racconti inediti, e l'autrice è una giornalista di Roma, non cambia nulla ma andava detto.

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  3. ho pensato a "viaggio a Kandahar" un film iraniano, che mi era piaciuto tantissimo e ciò non ha giovato in senso positivo nella lettura di queste righe che ho trovato come una fotocopia delle fotocopie. Patti

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  4. Interessante e coinvolgente.
    Ovviamente non avendo visto il film, mi accontento della fotocopia.

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  5. Una donna borghese occidentale che fa ragionare una bambina medio-orientale come una donna borghese occidentale...mah...(in questo senso fotocopia; fotocopia degli scrittori usciti dalle scuole di scrittura, fotocopia dei racconti pseudo-civili che, guarda caso, vincono sempre i premi letterari...

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    1. Premesso che adoro questo scambio di opinioni, che prediligo il dibattito acceso al chiacchericcio sterile e gratificante delle beghine che si commuovono di fronte ad un immagine drammatica, sia essa una foto o uno scritto, mi sorge spontanea una domanda: secondo te come ragiona una bambina medio orientale? Parla come una zebra e ha processi mentali come una scimmia? Oppure dev'essere per forza sgrammaticata, terra terra, buzzurra, per essere credibile? In qualche modo bisogna pur tradurre in linguaggio comprensibile la disperazione e i sentimenti di questa bambina, o no? Se poi tu ci vedi in tutto questo un'operazione cinica e calcolatrice, ti dirò che a pensare male non si sbaglia mai. Ti dirò che sento puzza di bruciato anche nella fotografia se è per questo. Non dimentico che a conferire il premio Pulitzer sono sempre gli stessi che sganciavano le bombe al napalm. Tuttavia secondo me bisogna essere più fiduciosi nel prossimo, altrimenti di questo passo saremo costretti a mettere in galera tutti i registi che fanno vedere bambini che piangono, o per fame, per miseria o per guerra. Ci vedi del perbenismo, della retorica gratuita in tutto questo? E che ti devo dire, se mi ci fai riflettere io sono propenso a pensare male. Anche se, in questo caso voglio essere fiducioso nel prossimo.
      Inoltre in questo caso l'aspetto letterario del testo è decisamente secondario. Così come avviene di solito nei concorsi. Il buonismo è imperante... purtroppo.
      Che bello poter discutere di queste cose apertamente, è questo il vantaggio del blog rispetto al sito che per necessità ha bisogno di darsi delle regole mortificanti per l'espressione e il libero pensiero.
      Ciao

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  6. Questa fotografia è impressionante.
    E' impressionante per l'espressione della bambina che sembra urlare, per la posizione delle mani, inerti.
    La posizione delle mani è quella che più mi ha colpita.
    Osservatela bene, sembra di sentirlo gridare il suo no, il suo rifiuto della realtà che la strappa alla sua fiducia innocente verso una vita che probabilmente procedeva tranquilla, almeno nel suo ambito familiare.
    Non credo sia artefatta, è troppo visceralmente immediata; colpisce nell'animo e io stessa non mi faccio fuorviare facilmente.
    Ma non è solo lei a soffrire: anche l'altro bambino in secondo piano si torce le mani e anche lui piange.
    Ecco perché dico che di fronte a questa immagine tutto il resto diventa secondario, incapace di reggere un confronto scritto.

    Probabilmente l'autrice ha avuto le mie stesse sensazioni e ha cercato di dare voce alla bambina.

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    1. Appunto!
      Era della voce che si discuteva, non della foto. Ci si domandava se le parole fossero in questo caso superflue, inopportune, non appropriate, non all'altezza della situazione, che non le rendessero giustizia. Era di questo che si discuteva. Anche perché il concorso era letterario, non ce lo dimentichiamo. Allora le perplessità di Patty sono legittime? Difficile la risposta.

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    2. Secondo me, già l'ho detto, lo ha fatto in maniera dignitosa, cercando di dipingere la situazione come denuncia.

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  7. Personalmente non mi piacciono questi racconti ispirati a un fatto drammatico recentemente accaduto. Già tempo addietro contestai un'autrice di un sito letterario che scrisse un racconto ispirato ad un naufragio dove persero la vita 250 disperati; la trovai una speculazione del dolore altrui, una mancanza di rispetto per tragedie umane che se ne fregano di un "bello scritto" toccante.
    Lo avrei apprezzato di più senza dedica, ma solo come un racconto-denuncia più generico. Tra l'altro, vista la precisazione che si tratta di un dialogo muto tra la bambina e il fotografo, secondo me si sposa poco con il linguaggio e i pensieri della bambina, ma sconfina troppo nelle considerazioni che può fare un adulto.
    Insomma, a me non è piaciuto. Scritto bene, ok, ma con tanti luoghi comuni. Frasi già sentite. Non c'è originalità.
    Naturalmente per come la vedo io.

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    1. Hai ragione, ma il mondo gira come a volte a noi non piace.
      Gli argomenti che vengono selezionati nei concorsi seguono la moda del momento. Ora? la moda gira sulle disgrazie del terzo mondo, poi, sul mobbing in generale, seguono stupri, droghe e le varie forme di suicidi aiutati (eutanasia) e non solo nei concorsi e...se vuoi entrare un pochino sulla fantasia (che fa bene al cuore) sei liquidata perché antica. Ricorda!!!!!!!!!! Non solo ...
      I fotografi al seguito delle guerre? Altri buoni figli di buona donna! Quante foto sono più sporche di quel che vorrebbero apparire.
      Il mio consiglio: Scrivi quello che a te piace e se vali, prima o poi...Habemus papam.
      E prima di dar giudizi conta almeno fino a dieci.

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    2. "E prima di dar giudizi conta almeno fino a dieci."
      Da che pulpito vien la predica.
      Forse faresti meglio tu a contare fino a dieci, anzi, diciamo centoventi.

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  8. http://www.youtube.com/watch?v=gAUTgG6cWE0

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  9. ciao a tutti, sono carla cucchiarelli e ho letto con molto piacere i vostri commenti. Il racconto non è integrale, poco conta. Quello che ho cercato di fare è stato rilanciare l'orrore dell'episodio, il dolore che mi arrivava. Mi premeva rilanciare il suo urlo, l'urlo di una bambina contro l'assurdo che le cambia la vita. Grazie a tutti per averlo letto e per averne scritto. Per me è stato utile e piacevole.

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    1. Bene, Carla Cucchiarelli, sono contenta di aver interpretato il tuo scritto nella giusta maniera.
      Anch'io ho avvertito quell'urlo e l'orrore dell'episodio mi ha colpito in pieno rilanciandomi gli urli di tutti i bambini calpestati dagli avvenimenti che tolgono loro la serenità infantile.

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    2. Che bella sorpresa, grazie Carla per essere intervenuta.
      Lo avevo anche precisato che il racconto non era completo.
      Posso farti una domanda?
      L'abbinamento alla fotografia è stato fatto in un secondo tempo, oppure hai avuto la possibilità di presentarla insieme allo scritto?
      ciao

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  10. @Serenella, sì, era proprio quello il senso, almeno per me. Penso che si possa correre il rischio di essere tacciati di "buonismo" di fronte al silenzio assordante del mondo.
    @Franco. E' stata una bella sorpresa anche per me leggere questo blog e questa pagina. Vi seguirò ora! Grazie ancora. In realtà avevo inviato anche la foto insieme allo scritto.
    Carla

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