giovedì 24 gennaio 2013

Ippolita Luzzo - Cosa è successo - Dino Campana -articoli


Cosa è successo che ci ha sbarrato la strada?
Il sangue del fanciullo- Dino Campana- L'infanzia senza web
di
IPPOLITA LUZZO


25/01/2013
etichetta: la stanza di Ippolita Luzzo


Cosa è successo che ci ha sbarrato la strada?

Aver cinquanta anni, sessanta e poi oltre è un tempo per noi di nuovo guardare.
Cinquanta o sessanta e possiamo dire - noi c'eravamo-
C'eravamo quando l'uomo andò sulla luna, quando uccisero Kennedy, quando il televisore si accendeva solo per il telegiornale.
C'eravamo quando le nostre mamme stavano a casa, le nostre nonne ci tenevano in braccio e i nostri papà partivano all'alba, ritornavano al tramonto e noi bimbi gli davamo il bacio, andandogli incontro.
C'eravamo ubbidienti, seduti ad un tavolo, in tanti, a mangiare lo stesso cibo, a chiacchierare e ad ascoltare il nonno che riportava un aneddoto, un fatto strano.
Guardiamo affettuosi il tempo che fu, un tempo ormai storia di tanti, di molti, un luogo dal quale noi abbiamo preso lo slancio... di corsa
Lo studio, la laurea, l'insegnamento, il fermo proposito che l'autonomia, la stima e l'impegno sarebbero serviti a forgiare quel nuovo modello di relazione che ci sembrava il vessillo della felicità.
Cinquanta o sessanta sono tempi di bilanci,  per molti quella bilancia sembra che non abbia nulla più da pesare, un peso inconsistente, un peso da niente.
Ed ora ci chiediamo:-Cosa è successo che ci ha sbarrato la strada?-
C'eravamo un tempo e poi siamo spariti per venti, per trenta, per quaranta anni e all'improvviso ci ritroviamo in età adulta a ribaltare il nostro motore su una infanzia che ci corre incontro.
Epimenide dormì cinquantasette anni, poi si risvegliò e si stupì.
Sarà questo il miracolo, il dono di un pensiero informe che ogni mattina ancora si chiede:-Chissà come mi formerò?- Che forma mi regalerò per guardarmi ancora con indulgenza?- 
Risposta non c'è, ma forse chissà, perduta nel vento sarà...
La storia risponderà
non ora
non subito
e noi non sapremo mai cosa lei ci dirà.
Resta intatto il nostro stupore.
   


Il sangue del fanciullo- Dino Campana- L'infanzia senza web
A casa mia non veniva nessuno, c’era però il salotto che veniva aperto quando parenti lontani passavano a salutare nei loro giorni di vacanze al sud.
Il salotto era in fondo al corridoio buio, soffitti alti e pomello bianco madreperlaceo alla porta liberty, ampia stanza con balcone, giardino della chiesa barocca accanto.
I parenti erano accolti con sorrisi, fatti accomodare e, preparato il caffè, mi chiamavano.
-       Vieni a salutare lo zio, la zia, i cugini, vieni.-
Stavo nascosta fra i muri spessi di una casa antica, fredda e buia, stavo in silenzio sbuffante e non andavo, non subito almeno.
I richiami continuavano, qualcuno veniva a cercarmi, poi smettevano ed io, educatamente, apparivo sulla soglia  ai parenti ormai in viaggio, nei saluti, sulle scale .
Eppure ho avuto un affetto intenso per i miei, e ho sempre dato il nome timidezza al mio fare.
Non ero scontrosa come apparivo.
Neppure Campana, sicuramente, lo era.
Quale insignificante momento della nostra infanzia ci segna il percorso che poi faremo?
Quale richiamo, quale frase ferisce inguaribilmente l’anima, e cancerosa poi fa metastasi nel nostro agire?
Non lo sapremo mai, anche ora che scaviamo e scaviamo, parlando con psicologi e psicoanalisti, terapeuti e amici, ormai tutti in possesso di conoscenze Junghiane, di testi su sogni e su associazioni, di sedute di gruppo e parliamo e parliamo.
Campana scappava nei boschi, io camminavo di lato, Campana , beh ora, ora suppongo avrebbe continuato a vivere strano, magari scrivendo per scherzo o davvero su un foglio bianco di un tablet, di un cellulare.
Ripenso che siamo veramente fortunati  noi figli di un’epoca nuova, senza catene, senza legami, senza detenzione coatta se scriviamo, se cerchiamo ancora quel solo motivo che dall’infanzia ci portò al domani.
Campana ricorda un verso di Whitman…essi erano tutti stracciati e coperti con il sangue del fanciullo…lo scandalo della vita che si cerca ancora di negare; la sua vita, ovviamente, orridamente scempiata dai familiari, dai vicini, dai concittadini.
A lui non comprarono nemmeno un pc
Noi, privilegiati, abbiamo incontrato nel nostro vissuto Joan Baez e Dylan, i Rokes e Lucio Battisti e l’infanzia ci aspetta, non ci fa paura.
Una adolescenza da padroni del mondo- una adolescenza lottante urlante caparbia e impegnata ci prese per mano
Noi abbiamo incontrato dopo quel  bosco dell' infanzia l' entusiasmo e  musiche e cinema , teatro e parole e
ora in quel salotto saremo  i primi ad entrare, a porger la mano, a chiacchierare, noi, noi  che ritorneremo indietro solo per la rincorsa... come gli atleti





7 commenti:

  1. Scriviamo e parliamo della nostra infanzia ( o meglio del nostro vissuto, perché lo crediamo (e forse sbagliamo) un bene perduto. Il correre spasmodico delle scoperte negli ultimi cinquant'anni ha scavalcato come impazzito il tempo che era dato da digerire a ogni uomo, parlo di questo progresso incredibile. e crediamo che i nostri nipoti non potranno beneficiare di un mondo scomparso di cui noi abbiamo goduto o patito.
    Non preoccuparti, facciamo già parte della storia. Siamo dei sopravvissuti.
    Buonanotte

    Un atto dovuto aver ricordato Dino Campana, grazie

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  2. Innanzi tutto bravissima per averci ricordato Dino Campana, incompreso da vivo e dimenticato da morto (pare).

    Poi, sul passaggio dal convenzionale della nostra infanzia all'attuale progressismo rivoluzionario di modi e costumi, tanto ci sarebbe da dire.
    Credo che sia una fortuna per i 50-60enni aver potuto assistere al passaggio fra i due mondi: da quello rurale, con le sue codificate tradizioni, a quello tecnologico con le sue spinte avveniristiche.
    Questo ci permette di godere dei vantaggi della vita moderna e, nel contempo ricordare aspetti, siano essi umani che ambientali, ormai perduti.

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  3. da Storie, I

    "Mi sono sempre battuto in condizioni così sfavorevoli che desidererei farlo alla pari. Sono molto modesto e non vi domando, amici, altro segno che il gesto. Il resto non vi riguarda."


    direi che dice molto della sua personalità, che dici Ippi?

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  4. Sì, Patti, direi di sì.
    Grazie a voi, ad Elisa, a Serenella, a chi ama ancora come Dino Campana.
    Io poi scrissi immodestamente e cretinamente - Io non sono Sibilla Aleramo-
    Poi se piace a Franco, la metterò, intanto vi lascio una rosa ciascuno


    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perché io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato delle rose
    Erano le sue rose erano le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le sue rose

    P.S. E così dimenticammo le rose.

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  5. Ippolita complimenti davvero. Entrambi interessanti questi due quadretti di vita vissuta, se posso permettermi di chiamarli così? Anche i tuoi lavori hanno il marchio di fabbrica impresso a fuoco. Insomma hai uno stile riconoscibile e personalissimo nel proporti, e riesci sempre a farti leggere con piacere. Un contributo al blog davvero prezioso, grazie.

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  6. Bozzetti, li chiamava così una poetessa e prof di filosofia del mio paese, e lei mi incoraggiò a non strappare... Attraverso periodicamente profondo dubbi e rivedo con severità i miei slanci e le mie esternazioni. Sono comunque molto felice della stima condivisa con tutti voi. Buona settimana...

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  7. E meno male che non li hai strappati, quei bozzetti;-)
    Interessanti questi tuoi stimolanti siparietti (in senso buono) che ci proponi: fanno riflettere su tante cose. Questi cinquanta-sessanta anni così bastardoni per tanti versi, ma affascinanti per tanti altri per una consapevolezza che si fa sempre più profonda in una vita di ricerca dove ognuno percorre la sua strada.
    A tal proposito desidero consigliare un libro che sto leggendo, il secondo al quale mi approccio di questo autore: "Messaggi dai Maestri" di Brian Weiss.
    Non voglio anticiparvi nulla, leggetelo se vi va e poi potremmo discuterne perché per me è un libro straordinario.
    Un bacione a te, cara Ippi, e continua a deliziarci di queste tue pagine che sono sempre interessanti e piene di spunti; inoltre il tuo stile è immediato e va dritto dove deve andare, senza tanti giri di parole, senza far mostra (se non è necessario) della tua profonda cultura. Brava, Ippi!

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