lunedì 21 gennaio 2013

Rimbaud - PattiS - poesia


POESIA,  COME
Leggendo Arthur Rimbaud
di PattiS


21/01/2013
etichetta: la stanza di PattiS - poesia - articolo



POESIA, COME


Leggendo Arthur Rimbaud:

L’étoile a pleuré rose au coeur de tes oreilles,
L’infini roulé blanc de ta nuque à tes reins
La mer a perlé rousse à tes mammes vermeilles
Et l’Homme saigné noir à ton flanc souverain.

La stella piange rosa in seno alle tue orecchie,
L’infinito rotola bianco dalla nuca alle reni
Il mare ingemma fulvo le tue mamme vermiglie
L’Uomo dà sangue nero al tuo fianco sovrano.
(1871)

(trad. di D.G. Fiori)

Stelle, infinito, la rosa, il seno, sangue, queste sono le poesie, o altre sul genere, da cui il poetucolo sprovveduto attinge per creare a sua volta i propri capolavori.
Quando Uno legge tali scritti, mormora tra sé e sé: cacchio! Questo tipo è famosissimo, un poeta osannato. Per quattro versetti! Adesso ci provo pure io.

Così, prende carta e penna oppure apre il portatile e preso da un vortice ispirativo senza precedenti che lo piglia dal ventre sino alla testa, si mette febbrilmente a scrivere:


Così semplicemente

“Adesso..ti volevo scrivere:
Un pensiero di neve, bianco di cristallo
Un pensiero come corallo dei mari indiani
Un pensiero bislacco, di quelli che vengono a me,
Un pensiero d’amore, ma va da sé…”

Ho riesumato una mia vecchia poesia per non offendere nessuno.

Allora, dopo averla scritta, Uno se la rilegge. Non male, bravo! Anzi, non per dire…..ma, quasi quasi, meglio di Rimbaud! Sì, il linguaggio è più diretto, moderno, poi ha quel qualcosa di naif…Oddio!!!!!!!! Ma allora……

Così nascono i geni. È presto fatto.

Ma le cose stanno veramente così?

Esaminiamo meglio la poesia di Rimbaud, guardiamola da vicino.


Non è la sua poesia tipica, ermetica e mistica, come celebri versi:

Elle est retrouvée
Quoi? L’éternité.
C’est la mer mélée
Au soleil


Oppure come i suoi famosi, irriverenti e scanzonati versi:

“bella, sconciamente, per un ulcera all’ano”,  “I Gigli, clisteri d’estasi”  (già ci si faceva beffe a quei tempi di tutti i poeti “floreali”) – o il famoso “Sonnet du trou du cul” scritto a quattro mani con il compagno di merende Verlaine.

No, l’étoile a pleuré rose……non è una ode all’amata, ma omaggio a Venere, alla sua nascita,
un esercizio stilistico su un cliché parnassiano, e vediamo perché:

sono quattro alessandrini (corrispondenti al nostro endecasillabo),
quattro proposizioni indipendenti, l’ultima (solo nella versione francese) introdotta da un “et”
che separa l’ultimo verso dai primi tre. Da notare che dopo il secondo verso ci aspetteremmo una virgola, ma ciò viene disatteso perché Rimbaud è Rimbaud e difficilmente ci darà quello che ci aspettiamo.

La quartina ha uno schema molto interessante di ripetitività sia in orizontale che in verticale.

In orizontale abbiamo:  soggetto, verbo, aggettivo, complemento.
In verticale abbiamo:
-  i soggetti che sono tutti relativi alla simbologia cosmica (stella, infinito, mare, uomo)
- i verbi tutti al passato
- gli aggettivi usati in modo insolito che possono riferirsi sia al soggetto che al complemento
   (tutti colori: rosa, bianco, rosso (fulvo nella trad. di Grange), nero)
-          i complementi posso essere ascritti a una forma poetica medievale detta “blason” in questo     caso “blason du corps féminin” , breve poesia elogiativa e descrittiva (seno/cuore/reni/mammelle (chiamate “mamme”/ fianco).

Cominciamo a capire perché Rimbaud è Rimbaud e il poeta mediocre, mediocre e il poeta scarso, decisamente scarso?

Pur essendo L’étoile a pleuré rose… “costruita a tavolino”, come direbbe qualcuno in forma spregiativa, sbagliando,  e si riferisce a un colto passato poetico romantico (il pianto, la rosa), non manca assolutmente di visionarietà proprio per questo modo particolare di accostare colori attributi femminili e cosmogonie e soprattutto per l’ultimo verso:

“et l’Homme saigné noir a ton flanc souverain”

Vi ricordate quel “et” che rompeva la linea ripetitiva e parallela?

Beh….non per nulla. Per un Signor Poeta, ogni virgola, ogni parola, congiunzione, ecc. ha un significato preciso.

Qui, in questo verso, il nero prende il posto dei colori,  il verso si sposta dalla donna all’Uomo in maiuscolo per l’ umanità intera. Il sangue e il fianco conducono senz’altro alla figura di Cristo nei suoi ultimi istanti, quando fu trafitto nel fianco da un soltato romano. Una sorta di “pietà” rovesciata, quindi, non più la madre (venere) protettrice ma una servile complice della società dove l’amore è diventato impossibile.  E’ possibile anche l’accusa intima e  personale e sotterranea di Rimbaud alla signora Rimbaud, sua madre, donna bigotta e fredda, ossessione poetica di Rimbaud come ben evidenzia Yves Bonnefoy nella prefazione della Mondadori.


PattiS.


Note: Arthur Rimbaud Opere, I Meridiani Collezione, Mondadori, giugno 2006
            Arthur Rimbaud, le poète/ accueil – Anthologie commenté

12 commenti:

  1. Adesso so da dove arrivano i versi blac de ta nuque che Guglielmin ha adottato come titolo del suo blog. Sito che io visito sovente per rovistare tra le carte della poesia. Ho usato questo termine irriguardoso, perché non credo di essere in grado di dissertare in questo campo. Tuttavia, se ho ben capito e se non ho male interpretato, oltre a ribadire la grandezza di Rimbaud, volevi dire che la poesia non è cosa per tutti e così facilmente praticabile, come si potrebbe comunemente pensare. Certo l’alto numero di sedicenti poeti che circola in Italia farebbe pensare esattamente il contrario. In ogni caso con me sfondi una porta aperta. Io lo so come la pensi, in buona sostanza i mal di pancia, le paturnie d’ammore, i languidi pensierini, prima di essere buttati giù dovrebbero passare al vaglio e al setaccio del cervello. Il cuore, i sentimenti da soli non bastano? Insomma, volevi dire qualcosa del genere? Forse volevi dire anche altro e in altro modo, ma io mi fermo qui, perché sono a corto di argomenti e ho il sospetto che finirei per darti ragione per un verso, e torto per un altro motivo che percepisco soltanto, ma che non saprei bene spiegare. In ogni caso ti faccio i complimenti per l’ottimo lavoro, comunque la si pensi, encomiabile. Brava

    RispondiElimina
    Risposte
    1. blanc! blanc! blanc de ta nuque, naturalemente. Che testa :-)

      Elimina
    2. Naturelemente? Maronna!
      O sono diventato dislessico, oppure è un principio di Alz... o molto più probabilmente, orca vacca, dovrò cambiare gli occhiali :-))))) Sperem in ben

      Elimina
    3. Dio! Io manco li vedo i refusi...vedo direttamente l'anima....

      Elimina
  2. nono...è solo il modo in cui piace a me entrare nella Poesia, in quel mondo. E' chiaro che qui parliamo di un genio assoluto, se pensiamo che smise di scrivere verso i vent'anni..

    RispondiElimina
  3. Io l'ho amai, quand'ero giovane, per il suo genio e sregolatezza, tipico comportamento allora dei giovani rampolli d'oltreoceano. Parlo degli anni cinquanta.
    Ovvio che la sua voglia di rompere qualsiasi schema viene dalla voglia di libertà, parlo di libertà mentale, più che fisica.
    Il mondo ha disquisito su di lui e mi piacerebbe sapere cosa ne potesse pensare ora in proposito. E' solo un mio pio desiderio.
    Comunque brava

    RispondiElimina
  4. ciao Elisa. Rimbaud non fu riconosciuto, anzi, quasi dimenticato dopo la sua morte (e anche in vita, grazie anche alla sparatoria che portò in galera il suo amante Verlaine). In effetti negli anni '50 del Novecento per il centenario dalla sua nascita venne diffuso e riproposto (se pensi che Croce lo aveva classificato come incomprensibile) , raggiungendo una popolarità planetaria. Sicuramente come poeta, rispetto a Verlaine e altri "maledetti" come Baudelaire, più romantico, lui rifiutò totalmente l'insegnamento dei grandi maestri poetici. Potenti i suoi attacchi alla politica e al clero. Fu all'avanguardia riducendo gli orpelli poetici eliminando maiuscole e punteggiatura. Era in anticipo di un secolo, "Ora sono maledetto/ odio la Patria" (saison en enfer). Il suo fu un lavoro di scrittura divina e di potenza straordinaria, una poesia sensoriale, molto moderna, per questo piace ancora tanto. Io lo amo in assoluto, anche per me il mio amore giovanile.

    RispondiElimina
  5. Molto interessante questa tua analisi, Patti.
    Come gli altri tuoi interventi che, anche se non commento, seguo sempre.
    Sai, in passato anch'io ero fra quelli che premiava più la spontaneità dello studio cosiddetto "a tavolino". Oggi la penso diversamente. Credo che la spontaneità sia necessaria perché il cuore del poeta è importante vederlo e toccarlo. Ma ritengo che assieme a questa, sia doverosa una ricerca che faccia di quella poesia, non solo lo specchio di un'emozione, ma qualcosa di più alto.
    Nei limiti, è chiaro, del proprio talento.
    Abbraccio

    RispondiElimina
  6. certo, sappiamo nè, che il cuore è solo un muscolo e che i sentimenti partono dal cervello comunque; poi noi siamo quello che viviamo, e i sentimenti ce li abbiamo tutti, e tutti ci innamoriamo, e tutti amiamo e anche odiamo qualcuno, e tutti abbiamo una disgrazia a cui appigliarci, delle tristezze, delle felicità, dei traumi. Poi noi donne siamo specializzate ad analizzare i nostri sentimenti, per cui, se invece di parlarne con un'amica, ne scriviamo, non è che cambi poi molto. Il problema è dare una "letterarietà" al testo, che insomma...faccia una figura decente rispetto ai grandi testi. E per questo, io ho notato tutti i grandi poeti e scrittori sono soprattutto appassionati della materia, leggono studiano. Se leggete Virginia Woolf, pur non avendo frequentato studi superiori e avendo una scrittura "apparentemente spontanea", beh... vi spaventereste della sua cultura libraria. Conosceva TUTTA la letteratura inglese. Montale era noto come l'uomo che aveva letto tutti i libri (iperbole, naturalmente) e aveva una formazione musicale, importante per la poesia . E' da lì che si attingono le idee più profonde; idee superficiali, banali le concepiamo tutti, che merito c'è? Può esserci una soddisfazione personale, certo, ma non stupiamoci se gente abituata a letture più corpose storce il naso. Questi pretendono di più, una serietà maggiore, un impegno maggiore da chi si definisce scrittore (faccio un discorso generale, senza nessun riferimento). Soprattutto la poesia, è una cosa seria. Certo, gli artisti sono dotati di forte passionalità, ma non è dote che da sé possa bastare, e nemmeno degli studi in letteratura possono bastare da sé; è un mix magico. Rimbaud rifiutò la cultura ortodossa, ma non era senza cultura classica e a 17 anni la sua formazione liceale era completata. Di Ruscio, un poeta che faceva l'operaio in Svezia, se lo sentivate parlare di poesia, la sua cultura faceva paura. Insomma, la preparazione ci vuole, sempre comunque, anche per distruggerla e soprattutto per fare cose semplici. Sono andata a ruota libera, perdonate qualche refuso o imprecisione. Per dire danj che il talento non cade dal cielo, è una dote che si assimila (più facilmente, più precocemente degli altri) ma parte sempre da qualcosa di esterno (che siano studi, famiglia, incontri straordinari - a volte un insegnante illuminato)

    RispondiElimina
  7. Un caro saluto sulla stanza di Patti. un caro saluto ai poeti. Tempo fa un critico letterario ci lesse e spiegò per due ore
    Dammi mille baci
    Di Catullo
    Beh, io sorrisi.

    RispondiElimina