lunedì 7 gennaio 2013

Serenella - E' così che andò - racconto


È così che andò
di Serenella Tozzi

07/1/2013
etichetta: la stanza di Serenella


Era partito per affari.
Il treno delle 10,30 era in perfetto orario.
Aveva avuto tutto il tempo di preparare la valigia: un paio di pantaloni grigi, che con la giacca blu, appena comprata in una boutique del centro di Firenze, sarebbero stati benissimo; tre camicie, anche se due sarebbero state sufficienti (non si sa mai - aveva pensato - se malauguratamente mi dovessi sporcare ne avrò una di ricambio), e tutto il necessario per la toilette del mattino. Era un pignolo, lui.
In fondo doveva stare via solo un giorno.
Mr Jackson salì sul treno col piede sinistro: aveva sempre avuto questa superstizione e non ci avrebbe mai rinunciato, pena malessere indefinito lungo tutto il viaggio finché non fosse giunto a destinazione. Purtroppo soffriva anche di stomaco, ma per fortuna non si era dimenticato di portarsi del maalox.
Quando arrivò a Siena era pronto per l'incontro con l'agenzia immobiliare. Aveva studiato a fondo il prospetto che gli avevano presentato.
Un ottimo prospetto, molto dettagliato: disegni nitidi anche se fatti a mano con una penna rapido graph. Una penna molto valida che negli anni '60 sostituì nel breve volgere di qualche anno il precedente graphos.
Il graphos era più preciso, ma meno comodo per come era congegnato a due lamine sovrapposte; se lo ricordava dentro la sua scatolina della Pelikan.

Tre mesi dopo tutto era perfettamente concluso: l'albergo era stato acquistato.

David Cavedish, alto e ben strutturato, nato nel Devonshire, aveva quarantatré anni.
Era bello, non sembrava neanche inglese, mentre nei modi sì: era decisamente educato e molto democratico, sottilmente ironico e capace di mantenersi imperturbabile in ogni circostanza.
L'eredità del nonno, fra l'altro anche facoltoso fabbricante di gin, gli aveva permesso quel viaggio in Italia a lungo desiderato e a lungo protrattosi in conseguenza del suo innamoramento per le colline toscane.
Proprio questo lo aveva portato ad investire in una attività alberghiera.
Si era avvalso per condurre le trattative del segretario del nonno, Mr Jackson, un valido e affidabile americano con una spiccata inclinazione al business ed in possesso di un grande spirito imprenditoriale.
Costui aveva subito capito la sottile magia che attirava e legava quella fantastica terra agli animi romantici e sensibili degli aristocratici inglesi, ed a quella dei facoltosi turisti americani, sempre attenti ad imitare quei loro nobili cugini.
David si era occupato del resto: dalla scelta degli interior designer  per cambiare l'arredamento (una fine sensibilità estetica lo aveva portato a scegliere  la Donghia Inc., molto quotata a livello internazionale per l'eleganza essenziale e discreta del suo stile), finanche alla scelta degli impiegati e, tutti, persino i camerieri, dovevano conoscere bene l'inglese.

Nella fortuità del destino, fortuità di essere qui e non altrove, successe che anche Laura venisse assunta al lussuoso hotel Continent.

Laura, che avevamo lasciata indecisa sul da farsi finché Fido non l'aveva convinta con i suoi latrati entusiastici ad accettare la proposta di frate Leone, era stata ospitata dalle suore del convento del Sacro Cuore di Gesù a Sinalunga.

La madre superiora l'aveva ben accolta: si può dire che, così come fa la chioccia con il pulcino, l'avesse messa sotto le sue ali.
Quanto avessero influito le parole di Frate Leone non è dato sapere, visto che il colloquio era avvenuto a quattrocchi nel piccolo ufficio della superiora.
Suor Assunta, così si chiamava, sembrava avesse studiato da suora fin da piccola: aveva  frequentato esclusivamente istituti religiosi vivendo in luoghi profumati di cera e fiori. Ambienti puliti e sereni che l'avevano indirizzata alla vocazione.
Ma non era sprovveduta, conosceva i mali del mondo attraverso la lettura della quale era appassionata, e questo l'aveva smaliziata al cospetto del male.
Frate Leone era poi ripartito per la sua destinazione con la promessa di tornare e Laura, a malincuore, lo aveva salutato.
I giorni erano trascorsi lenti e piacevoli, raccordati dal suono delle campanelle che stabilivano rigidi protocolli di adempimenti. Ma la ragazza non se ne lamentava e, anzi, dopo quei tristi periodi di confusione e ristrettezze che aveva dovuto vivere quando era sola in quella specie di appartamento nel bailamme periferico di Roma, si può dire che le piacessero quelle regole puntuali che scandivano il procedere delle ore.
Era sola al mondo dopo la morte dei genitori e l'interessamento che le suore le praticavano la riempiva di appagamento.
Anche l'amore di Fido le riempiva il cuore, mentre l'affetto di lei verso il cane era diventato acceso e palese più di quanto non si sarebbe mai aspettata.
Del resto il cane si era assicurato la stima del custode dando la caccia alle faine che di notte si recavano a razziare il pollaio del convento, così era stato facilmente accettato dalla comunità conventuale.

Grazie alla madre superiora Laura aveva ottenuto quell'impiego presso il prestigioso Hotel Continent, mettendo a frutto la conoscenza dell'inglese.
Il colloquio con quello strano individuo del proprietario l'aveva divertita anziché intimorirla. Sembrava più impacciato lui di lei.
- Si vede che non è abituato ad assumere personale proveniente dai conventi - si disse Laura - avrà pensato che fossi una suora novizia. -
Lei suora! Il pensiero la fece ridere.
Tutti le dicevano di quanto fosse sbarazzina quella sua faccia da monella e quanto non dimostrasse i quasi trent'anni che, invece, aveva.

Il lavoro all'area accoglienza da quando aveva iniziato procedeva tranquillo, anche se vivere a contatto con quella gente danarosa, un po' snob e spesso arrogante a volte la disturbasse non poco.
Un paio di volte era dovuto intervenire il direttore dell'albergo a mitigare certe risposte taglienti che la ragazza si lasciava tranquillamente sfuggire.
Il direttore... Laura non avrebbe saputo classificarlo: sembrava un maggiordomo d'altri tempi nei modi con cui trattava la clientela, ma i suoi toni distaccati lo rendevano distante dalla piaggeria, anzi, mettevano soggezione agli stessi avventori, anche a quelli più sostenuti.
Le ricordava Anthony Hopkins nel film "Quel che resta giorno", anche se lui, al contrario del protagonista del film, nel carattere era ben diverso: un uomo deciso che sapeva bene quello che voleva.
Proveniva da una nota famiglia toscana: i Bambi, ma ora certi blasoni contavano ben poco. La discendenza dimenticata gli aveva lasciato però, un'impronta signorile che non poteva passare inosservata.

A Laura piaceva, trovava in lui lo stesso atteggiamento paterno che aveva trovato in Frate Leone, e questo la rassicurava e la metteva a suo agio.
Queste due figure le ricordavano suo padre...
I suoi genitori erano morti improvvisamente in un incidente d'auto un anno prima lasciandola sola, ma non indifesa: erano riusciti ad insegnarle che nella vita bisogna sapersi difendere e non sottostare ad angherie e soprusi di sorta.
Aveva carattere, anche grazie alla loro educazione aperta e libertaria, e non si perdeva d'animo di fronte alle difficoltà.

A lungo andare quella vita tranquilla ma monotona cominciò a pesare su Laura; un senso di inquietudine le serpeggiava nell'animo: - Accidenti! Non ne posso più - sbottò un giorno a voce alta.
Ad ascoltarla c'erano solo le pareti dell'ufficio del direttore e la cassaforte incastrata nel muro.
Laura ne conosceva la combinazione: l'aveva vista di sottecchi quando il direttore l'aveva aperta per riporre i gioielli di una facoltosa cliente americana.

Fu un attimo, e tutto riuscì senza inconvenienti.
Con la borsa a tracolla si avviò canticchiando una canzoncina allegra verso la fermata degli autobus. Mentre si affrettava Laura pensò per un attimo ai suoi genitori morti in quell'incidente dopo la rapina: - No, lei ce l'avrebbe fatta a fuggire - pensò.

Pioveva, il cielo si era fatto buio, rischiarato solo da lampi e saette che stavano mettendo in fuga i passanti.
Laura temeva per la bella e capace borsa rubata insieme ai gioielli: un modello MM Brea Louis Vuitton, una reinterpretazione femminile e moderna della borsa da medico, ideale per tutti i giorni. Era semplice, elegante e, soprattutto, capiente, con due opzioni per il trasporto grazie ad una tracolla regolabile e rimovibile. Aveva anche uno zip sicuro; una doppia tasca con cerniera e tasca nascosta; piedini di protezione sotto il fondo; shiny in ottone argentato e rivestimenti in pelle liscia.
- Sì, una bella borsa, e la pioggia non la rovinerà di certo - si rassicurò.

Dopo dieci anni, dieci tutti interi, Laura sostò pensosa davanti al santuario.
Aveva dovuto fare una deviazione, ma non aveva resistito alla tentazione di rivederlo.
Le ritornarono alla mente le lunghe ore di preghiera trascorse con le suore nella cappella di fianco alla Chiesa: cappella edificata fra il 1854 e il 1858 per ospitare la venerata immagine della Madonna del Rifugio.
Ricordò come il complesso conventuale con la Chiesa, il cui interno ad una navata è denotato dalle decorazioni in stucco settecentesche, fosse stato costruito alla metà del 1400 e restaurato nel 1700, mentre la facciata, a bozze regolari di pietra, era stata modificata ad inizio Novecento.
Un porticato a colonne ottagonali in mattoni terminanti in capitelli ionici di pietra serena precede la Chiesa - Un vero luogo di pace e raccoglimento - mormorò fra sé e sé.

Si sarebbe soffermata più a lungo, ma era attesa a Milano al Bulgari Hotel.
Sospirò, rimise in moto la sua bella Mercedes classe A ultimo modello, accese la radio e si avviò verso l'autostrada A1 Milano-Napoli, anche chiamata autostrada del Sole: la più lunga autostrada  italiana in esercizio con la sua lunghezza complessiva di 761,3 km.
Fece manovra e la macchina silenziosamente si inoltrò nella notte buia e tempestosa assumendo sempre più velocità.

Fu dietro l'ennesima curva che le si parò improvvisamente davanti il furgoncino bianco; sterzò bruscamente per evitarlo e finì contro il basso muretto di delimitazione, sfondandolo.  Fu un attimo, e la macchina precipitò terminando la sua corsa alla base del grosso masso al limite della strada sottostante.
I minuti parvero eterni, poi, Laura vide il volto ansioso di frate Leone chino su di lei e la sua mano che si stava alzando lentamente ad impartirle la benedizione.










11 commenti:

  1. Tre personaggi
    Una è morta e
    gli altri due?
    Attendiamo curiosi di sapere
    Cosa faranno
    gli altri due...
    non puoi lasciare la storia così
    ciao a presto, continua,vero?

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    1. Ma certo! Diventerà il famoso romanzo di Serenella Tozzi...

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  2. Ma noooooooooo, daiiiiiiiiii, dov'è il lieto fine??? Eccchecavolo: una si alza al mattino, apre il pc, entra nel Blog più carino del web, legge questo racconto della famosa autrice Serenella Tozzi, ne rimane subito catturata, pensa "Oh, che carino, com'è ben scritto!", arriva al collegamento col precedente racconto a 4 mani e sorride pensando "Oh, adesso si colmeranno i famosi vuoti! :-D", presegue nella lettura sempre più coinvolta e pensando "questa volta non ho niente da ridire sul suo racconto! ;-)", pensa già che scoppierà una bella storia d'amore e tutti vivranno felici e contenti e invece... ECCCHECAVOLO!!! Me la fai diventare una ladra incallita che butta tutto all'aria e poi me la fai pure schiantare????? Ma nooooooooooooooooooooo :-(((
    Quasi quasi torno a dormire...
    Al di là del mio disappunto per il finale, devo dirti brava! Piaciuto molto, scritto benissimo, scorrevole, hai delineato bene i personaggi con pochi tratti, hai delineato bene la storia e hai concluso senza lasciare il finale aperto che ti ha caratterizzata altre volte: io preferisco come hai concluso questo, anche se mi sarebbe piaciuto un bel colpo di fulmine neh!!!

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    1. Ma certo Stefania, lo faremo diventare un romanzo pieno di colpi di fulmine fulminanti. ;-)
      Grazie dei complimenti; stavolta non potrai dire che ho lesinato sui particolari :-))

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    2. No, infatti, stavolta sei stata esauriente;-) nella giusta misura, perché troppi particolari poi rompono le balle!
      Va beh, ma che colpi di fulmini vuoi mettere nel capitolo 3 visto che hai fatto schiattare la protagonista???? Mannaggia!!!

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  3. Bè, con questo racconto dimostri davvero di possedere una fervida fantasia,
    che sa congiungere la precisione dei dettagli alla descrizione degli animi.
    Certamente ti riconosco anche la capacità di saper rappresentare
    compiutamente la personalità dei vari personaggi, con poche ed efficaci pennellate.
    Insomma le tue doti di chiarezza mi erano ben note, ma in questo racconto ho notato finalmente anche una certa voglia di scrivere per il gusto proprio di scrivere, insomma si ha proprio l'impressione che ti sia divertita a inventare la storia e a lavorarci sopra.
    Allora mi auguro che tu sappia ridare vita alla nostra eroina,
    perché sarebbe un vero peccato finirla qui in questo modo.
    Sono sicuro che il prossimo racconto ci riserverà ancora nuove sorprese.
    Brava.

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    1. Grazie Franco.
      Ti sono debitrice, perché sei stato tu a spingermi a scrivere questo racconto, e sono contenta che ti piaccia.
      Hai ragione quando dici che mi sono divertita a scriverlo: è stato proprio così. Si nota tanto? :-)

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    2. Certo che si capisce. Non dico che sia lungo, "non è nemmeno un rotolo" dopotutto, ma rispetto agli altri tuoi è proprio 'na Divina Commedia ;-)
      Segno che non avevi nessuna fretta di finirlo.
      Del resto qui nel blog non dovremmo temere se il racconto risulta un po' più lungo della media web. Io sono un appassionato di racconti, ultimamente non leggo altro e ti posso assicurare che racconti d'autore sotto le 2000 parole se ne trovano pochini. Mentre nel web si ha timore a superare la metà.

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    3. E'vero, Serenella, si capisce che ti è piaciuto scriverlo e costruire un intreccio;-) Hai osato un po' di più rispetto al solito e il risultato direi che è ottimo! ;-)

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  4. Poiché hai confermato che la storia continua, aspetto curiosa il seguito.
    In effetti il mr Jackosn e il David Cavadish restano per il momento appesi e ritengo, per l'analisi accurata che ne hai fatto, che avranno una parte importante nel prosieguo della storia.
    Laura mi pare sia il personaggio che perde il pelo ma non il vizio. Nonostante il soggiorno presso le suore, ricade in tentazione (nella prima parte, se non ricordo male, pensava di comprare droga in Olanda e di rivenderla in Italia) e s'improvvisa ladra, per poi cadere dopo dieci anni in un burrone ed essere salvata in tutti i sensi (presumo) da frate Leone. Ma in questi dieci anni cosa è successo? Continuo a essere un po' confusa ma... staremo a vedere.
    Infine, apprezzo le descrizioni dettagliate della borsa Louis Vuitton, della cappella e della chiesa ma, a mio parere, col tenore del resto del racconto non si sposano bene.
    Beh, Serenella, come sempre prendi quanto detto per quello che è: semplicemente un punto di vista.
    A presto

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  5. Io per ora me lo stampo, perché voglio rileggerlo.
    Da una affrettata lettura ho capito che ti sei divertita come una matta.
    Ci risentiamo nella stessa lunghezza d'onda, fra pochi giorni.
    Ciao

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