venerdì 1 febbraio 2013

Andrea P. - Evoluzione - racconto

EVOLUZIONE
di
Andrea P.

1/02/2013
etichetta: racconti AA.VV.


Una vecchia macchina giocattolo dipinta coi colori forti tipici dell'infanzia, parcheggiata di fronte alla porta di casa, mi saluta con gli occhi un po' tristi prima del suo ultimo viaggio, fissato per Giovedì prossimo, quando sarà ritirata come un oggetto ingombrante qualunque, all'alba, avvolta dal freddo e dalla nebbia. Sotto la cassetta della posta.

Il volante ha ceduto alle curve della vita. Questo nonostante io, il babbo, l'avessi già amorevolmente accomodato due volte.
Ma stavolta, il bel Filippo, ci ha messo veramente troppa enfasi nell'affrontare la chicane immaginaria che, ormai da più di due anni, disegna tra i divani e il tappeto, su in mansarda.

Chissà, forse un'emergenza... un incendio da spegnere, un cane in difficoltà da salvare, fatto sta che il piantone dello sterzo ha ceduto definitivamente, inutile adesso cercare di accomodarlo.
E' rimasto lì, Filippo, una volta accaduto l'irreparabile, col suo volante verde in mano, mentre le lucine gialle ancora illuminavano il suo disappunto per il gioco interrotto, e la voce registrata – fedele compagna di tante sbandate- ripeteva “Vuoi giocare con me?”, come se – anche lei- non volesse rassegnarsi all'evidenza.
Dopo aver provato inutilmente a rimetterlo al suo posto, come un pilota di f1 che per regolamento – una volta sceso di macchina- deve reinserire il volante nella sua sede per non incorrere in salate multe, il mio bel bambino biondo ha infine pensato bene di nasconderlo dietro il televisore.
Nei nostri giochi, infatti, c'è una sorta di tacito accordo: dietro quel televisore lcd da 46 pollici, tutto scompare. Quando non vuol farsi trovare, o quando non vuole che qualcuno trovi qualcosa, è quello il posto sicuro. Così, anche se i suoi capelli troppo lunghi, che come Sansone non vuole che gli si taglino, spuntano nitidamente tra il tavolino e la Tv, o se il maglione di lana a righe verdi e blu che gli ha fatto sua nonna, mia mamma, si staglia chiaramente in tutta la sua comica fattura, a lato del lettore dvd, poco importa... Sono le colonne d'Ercole che separano il mondo dei grandi da quello dei bambini, il mondo dei rimpianti da quello dei sogni, quelle a lato del televisore.
Solo per gli aridi di cuore si tratta delle colonne che sostengono il parapetto delle scale.

Probabilmente, Filippo, voleva nascondere l'incidente al genitore rompiballe, alias me, per tornare a giocare senza doversi sorbire rimbrotti o spiegazioni sulle modalità di utilizzo dei giochi, sul concetto di attenzione da riporre per far sì che non si rompano le cose, perché, una volta rotte, si sa, poi sono da buttare... e compagnia bella.
Nel rispetto delle nostre regole, ho fatto finta di niente, e solo quando più tardi è sceso per fare merenda, chiamato dalla mamma, sono andato a recuperalo. Una volta constatata la sua sopraggiunta inutilità, l'ho posato sopra la libreria Ikea... quella che una casa sì, e l'altra forse, hanno al loro interno. Per questo, quando il giorno dopo Filippo è andato dietro il televisore a cercare il volante, e non l'ha trovato, è rimasto sorpreso.

“Babbo... dov'è il volante verde?!”, ha chiesto.
Così ho dovuto cantare: “il volante è rotto”.
“Riparalo, babbo”.
“Vedi, Filippo... a volte le cose non si possono riparare.”
“E la macchina?”
“La macchina, adesso, è da buttare. Senza volante non la puoi guidare”.

Eccola lì, la prima perdita nella vita di un uomo. Il primo lutto da elaborare e da ricercare, passati tanti anni, seduto davanti a uno psicologo.
Ormai, non è più buono a niente quel pe-pè, poi vroom vroom, diventato macchina soltanto dopo migliaia di testa coda.
Dopotutto, il suo destino era scritto. Crescendo, infatti, insieme al linguaggio del mio adorato pompiere in erba, è cresciuta anche la sua vigoria, la sua forza. Era solo questione di tempo, per il piantone dello sterzo come per il resto.

Darwin la chiamerebbe evoluzione.

Così, adesso, è lì che mi guarda, quella macchina giocattolo, con due adesivi a forma di occhi attaccati al posto dei fari. Occhi che non avevo attaccato con molta cura, in fase di montaggio, conferendo involontariamente uno sguardo un po' strabico, quasi comico, a quell'auto.
Sarà per questo che m'ispira simpatia, quella povera macchinina. O forse m'ispira simpatia perché, nei suoi colori accesi, rivedo i sorrisi pieni di gioia e di gengive, i capelli al vento e le acrobazie del mio piccolo asso del volante.
Forse ha ragione Darwin, è solo evoluzione. Ma non ne sono convinto.
Non fino in fondo.




14 commenti:

  1. Serenella Tozzi1 febbraio 2013 15:57

    Davvero bravo, specie trattandosi dello scritto di un giovane.
    Vi trovo sensibilità e attenzione ai particolari, nonché profondità sulle considerazioni dei passaggi dell'infanzia con le prime delusioni.
    Riuscita anche la capacità di immedesimazione in un padre affettuoso.
    Complimenti, avanti così.

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  2. Benvenuto.
    Io ti conosco, o almeno credo di aver capito un particolare che mi ha meravigliata sin dalla prima lettura.
    Ricordo un tuo racconto sul rapporto d'amicizia con una vecchia, si fa per dire, cinquantenne extracomunitaria, e, poi, via via, la prima compagna, l'Isola d'elba, uscire di sera con amici, la casa...
    Hai, appunto, un rapporto con gli altri bellissimo e altruista, non è poco.
    Capisco da sola che sono solo racconti, ma sono anche pezzi di vita, vita vera.
    E ora a questo racconto.
    Credo che qualche donna e madre non abbia quel tenero rapporto che hai tu con Filippo, capire come ci si deve comportare per non far danno a un sereno futuro. Molte donne vuoi per la fretta e anche senza pensare, se vedono un giocattolo rotto, lo prendono e senza spiegazioni di sorta lo buttano.
    Credimi, ti si legge entrando nel discorso e camminiamo insieme, come succede con un buon libro,
    Filippo, ora pompiere, è un bambino fortunato.
    Ciao e grazie

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  3. Adesso scopriamo che sei diventato nonno e che Filippo fa l'avvocato, e così dopo averti presentato come un giovane papà, sarò sbugiardato. Tuttavia poco importa la tua età, resta il fatto che è stato un piacere leggerti e ritrovare tanta freschezza e sensibilità in questo breve racconto.
    Sono d'accordo con te, ci deve essere molto di più dietro il sorriso o il pianto di un bambino, certe cose non si possono spiegare nemmeno con l'aiuto della scienza, ma fermiamoci qui. Mi basta lo spunto, l'accenno alla riflessione.
    Complimenti, un bel pezzo.

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    1. Non ho fatto un commento a un coetaneo, anzi, credo di poter essere io la nonna di Andrea o quasi. Sicuramente è più giovane delle mie figlie.

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  4. Eccomi qui. Da sempre restio ai Blog, incoerente dalla nascita. Ringrazio Elisa per esistere, e Franco per l'ospitalità. Non sono ancora nonno, vado per i 37. Filippo è qui che frignucchia, dicendo che vuole giocare a nascondino o, in alternativa, avere un po'di formaggio. Gli ho spiegato che, il racconto, parla di lui...non è servito. Andrea p (fratello della più celebre Melissa).

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    1. Serenella Tozzi1 febbraio 2013 20:52

      Nulla toglie alla tua capacità, anche se ti avevo fatto più giovane. La sensibilità e la capacità di vedere oltre l'oggetto materiale, ricavandone acute riflessioni psicologiche, rimane... e anche la capacità di scrittura.
      Salutami Filippo e digli che ammiro molto il lavoro dei pompieri.

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    2. Scusami, ma io di Melisse conosco solo quella che da ragazzina si spazzolava i capelli e faceva qualcos'altro e non aveva questo cognome. Non lo lessi i libro che diede fama a lei e a una piccola casa editrice, ma il tam tam che fece lo ricordo bene.
      Sono solo curiosa.
      Non ridere, ciao

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    3. Proprio lei è la Melissa P. Con Franco, via mail, eravamo rimasti d'accordo che mi sarei firmato Andrea P., se avessi voluto inserire dei commenti. Poi ho scoperto che potevo entrare loggato da gmail, e così ho fatto. E così facendo è apparso il cognome, ma è sparita la battuta.
      Sorrido, non rido, scrivendoti. Ciao Elisa.
      PS. Il libro non l'ho letto nemmeno io, ma la ragazza mi è simpatica.

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  5. Andrea Andrea Andrea Andrea ti adoro
    così senza alcun ritegno ammetto una funzionalità con i tuoi scritti
    Felicissima ddi averti qui
    Abbracci da me Eufobica e 2.0

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    1. Ippi, Ippi, Ippi... finalmente per nome. Usciamo alla luce del sole!
      Sei la mia più grande fan, per me è un onore.
      Oddio, a volte mi viene da pensare come -il fatto che tu sia anche l'unica- renda tutto un po' più facile. Ma non starò qui a sottilizzare.
      Baciocchi 2.0 (Questa non è mia, l'ho rubata a un maestro di Net: non vedevo l'ora di rivenderla)

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  6. Ippolita la regina della litweb3 febbraio 2013 09:55

    L'unica? Non credo.
    Ho fatto la tesi su L'Unico di Stirner, però.
    Tutti unici e tutti diversi e tutti simili, forse.
    E qui ti leggeremo tutti, altrimenti pianto un lamento lungo lungo...
    Leggete e fate leggere Andrea...
    Beh non c'è bisogno che io faccia ALCUNCHè... LEGGERTI è PIACEVOLISSIMO.
    buona domenica

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    1. Unica! Solo un pizzico di esibizionismo.
      Brava ad averlo portato qui,
      buona domenica a te

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  7. Benvenuto nel Blog:-)
    Ho letto con piacere il tuo racconto: molto tenero:-)
    Bravo:-)

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