sabato 16 febbraio 2013

Elisa Sala - Residente in terra - biografia



RESIDENTE IN TERRA

I motivi che spingono un adulto a ritornare agli studi.

Elisa Sala

17/02/2013
Etichetta: racconti AA.VV. 


Relazione rilasciata al Prof. Giordano Russo per l'inserimento in un libro di testo sull' Educazione degli adulti a uso della facoltà di Magistero dell'Università degli studi di Padova ( docente prof. Ermenelgido Guidolin).

I motivi che spingono un adulto a ritornare agli studi.
Eccomi, sono qui a sua completa disposizione e a raccontarle il mio cammino, interrotto spesso nel tempo, nel mondo dell'arte.
Sin dalla più tenera età mi era stata pronosticata una fulgente carriera artistica sia nell'arte visiva e sia nel campo musicale; doti che madre natura mi aveva elargite.
A causa di percorsi sbagliati e di una timidezza estrema da ritenere patologica, rimasero dei sogni nel cassetto, e in fondo al cuore tanta invidia verso chi poteva seguire le strade dell'arte, e Venezia per mia madre  oltre che essere lontana, era anche fonte di peccato.
Ricordo che a vent'anni mi comprai il minimo indispensabile per poter dipingere. La prima volta che appoggiai una tela sul cavalletto ebbi paura e il cuore faceva le capriole, sapevo che non c'erano problemi, potevo anche sbagliare, ma non si comanda all'emozione.
Mi sentivo limitata perché non avevo mezzi per allargare le tecniche, allora c'erano dei manuali complicatissimi, e pochi pittori ospitavano allievi.
Dipingevo di notte e portavo furtivamente e sotto falso nome le tele alle mostre;esiti positivi e qualche vendita mi colmavano di gioia.
La morte di mia nonna mi allontanò dal cavalletto, dovetti sostituire la sua presenza. Ella era faro portante dell'attività commerciale. Ma la stanchezza fisica e una prima depressione mi colpirono. Mi sentii completamente inutile.
E poi?...Matrimonio, figli, malattie, problemi familiari, fecero correre gli anni, sin che un giorno mi voltai indietro e con smarrimento capii che non avevo partecipato alla mia vita, ma l'avevo vista scorrere da semplice spettatrice.
Avevo dedicato agli altri tutto; ero orgogliosa perché essere stata sempre presente mi aveva dato degli ottimi risultati, specialmente nella crescita dei figli, ma non erano miei, i risultati erano per gli altri e a me cosa restava? Nulla.
Ero e sono curiosa, rimasi orfana di padre a un anno, ma non mancai di informarmi di lui e dei suoi genitori morti giovanissimi nei primi anni del '900. Di loro porto avanti la memoria, con ricerche per colmare dei vuoti, cerco di parlarne e di scrivere perché so per certo, che mancando io, moriranno per sempre, anche se per ora le ultime case sono di loro proprietà, ma col passare degli anni, nell'abbandono, i cimiteri si rinnovano e buttano via le poche spoglie; ed è giusto così.
Io non voglio essere dimenticata, voglio vivere nel ricordo degli altri. Voglio far capire che il tempo c'è.
Da ragazza sbagliai i calcoli, mi sentivo sempre in ritardo o in anticipo...e data la mia stupidità non fui mai capace di prendere il treno che arrivava nel tempo giusto. Era timidezza? Non so. Non sapevo interagire con gli altri.
Tre anni fa, presi una decisione, anche se dovevo rubare il tempo a me stessa.
La famiglia che reggo sulle spalle è onerosa, oltre alle figlie e al marito c'è una madre inferma e bisognosa di cure. Decisi di uscire dal quotidiano e mi iscrissi a una scuola di pittura e per motivare il mio rientro in un mondo che credevo di aver perduto, non fu facile.
Ripresi con umiltà, notai che non avevo perduto la manualità, anzi, una conoscenza  delle arti visive , mai perdute di vista, perché non erano stati accantonati gli interessi verso la pittura e la scultura, che io chiamavo “la memoria del mondo”, mi avevano maturata.
Col tempo cambiai scuola perché volevo un'apertura maggiore.
Il mondo dell'arte mi aveva riattirato nella sua tela come un ragno.
Ora vivo la mia vita con passione e con tanta angoscia, e grazie a questo sto guarendo dalla estrema timidezza. Faccio fatica a staccarmi dall'opera. La mia mente, durante le ore che dedico alla mia famiglia, torna continuamente sul lavoro.
Sono felice, mi sento il fanciullino che ho dentro e solo quando mi guardo allo specchio, mi rendo conto che il fanciullino è solo la mia anima.





12 commenti:

  1. bene
    Dare vita agli anni
    é il motto della associazione dove io sono iscritta e
    Elisa mi sembra sia quello che dici tu, che facciamo noi.
    Vivere con entusiasmo come ci sarebbe piaciuto in tempi andati se avessimo sconfitto prima la timidezza.
    Meglio tardi che mai!

    Buona domenica

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    1. Hai ragione, il problema nasce proprio dalla timidezza.
      Se si ha la disgrazia di nascere timidi, e soprattutto non capiti dagli adulti perché non ci si spiegava. Il famoso blocco. Una delle frasi che ricordo era "Cosa sarà di te quando crescerai". E questa era una castrazione.
      E l'incertezza sulle proprie capacità albergherà per sempre.
      Meglio tardi? Forse.
      Sarebbe stato bello per me crescere liberi, senza quel sentirsi ultimi e senza quei sensi di colpa che ancora mi porto sulle spalle.
      Grazie

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  2. Avviso agli eventuali lettori:
    Capisco che potrebbe anche interessare, ma pubblicarlo doppio mi sembra un po' troppo!
    Annoiare due volte?
    Una sì, due assolutamente no!
    Buona domenica a tutti
    Elisa Sala

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    1. Hai ragione, una volta basta e avanza ;-) Adesso è tutto a posto.

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  3. Non ti preoccupare che non te ne andrai dimenticata,sono sicuro che le tue gesta e le tue opere saranno tramandate e vivranno nei secoli e seculorum, amen. E' più che legittima la tua aspirazione di sopravvivere nella memoria.
    Adesso conosciamo un po' meglio la tua vita e il tuo percorso artistico. Si nota anche, oltre al rammarico per quello che non si è potuto fare nella vita, anche l'orgoglio e la soddisfazione per quanto fatto. Io ho parlato poco tempo fa che tendere alla propria formazione, anche ad una certa età, è un obiettivo per il quale valga la pena di vivere. Ti auguro di continuare a crescere e di non perdere l'interesse nelle cose del mondo, c'è ancora tempo per i consuntivi e per la rassegnazione. Quello che hai fatto ti serva da consolazione, ma per dirla alla Hikmet, pensa che l'opera migliore è quella che ancora non hai fatto.
    Ciao

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    1. Non credo proprio, a parte qualche acciacco, credo di essere ancora in fase di crescita, devo iniziare la mia Commedia che sarà chiamata "diario di vita" ad uso e consumo di figli e nipoti.
      Tendenzialmente sarei leopardiana, siamo noi mortali mai paghi?
      Comunque grazie per le simpatiche parole, le merito?
      ciao ciao

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  4. Serenella Tozzi17 febbraio 2013 21:38

    Tu dici: "Ora vivo la mia vita con passione e con tanta angoscia,/
    ma finché c'è voglia di conoscere e capacità di meravigliarsi si è vivi e, ancor più, se si è ancorati al mondo dell'arte, allora si può dire di essere fortunati, e questo ben oltre le ombre che la vita reale può presentare.
    Penso che tu, da questo punto di vista, possa ritenerti fortunata Elisa, oltre tutto sei circondata da riconoscimenti e stima.

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    1. Grazie sei un'amica.
      A volte sono acida e tu lo sai il perché.
      E a volte basta poco per comprarmi.
      Grazie

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  5. Tieni presente che è anche abbastanza normale durante l'età matura abbandonare una passione che si riscopre più avanti negli anni - quando magari si torna un po' bambini e/o s'impara meglio ad infischiarsene del mondo.
    In questo senso, si rivive una seconda giovinezza.

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    1. La terza età in qualche caso è una palla mostruosa, meglio tarellare ahahah.
      Specialmente quando si regredisce a livello bebè.
      Meglio non pensarci.
      Le mie passioni sono nate con me e solo aver mollato i vestiti del coniglio, le ho sviluppate, ho fatto fatica a uscire all'aperto.
      Ora che ci sono devo stare attenta ai temporali.
      Lieta di vederti qui

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  6. Meglio tardi che mai. Credo che le passioni, quelle vere, aiutino a vivere meglio e ad affrontare con più leggerezza i problemi.
    Approfitto per farti i miei complimenti anche come pittrice.
    L'immagine di copertina della silloge e poi la figura di donna che chiude questa "confessione". Brava davvero.

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  7. Meglio sì, se uno riesce a uscire da una situazione pesante e che non manca di creatività (molto importante essere dotati) vive a parte gli alti e bassi, con soddisfazione. L'unico scoglio sarebbe l'età anagrafica, ma a volte, perché sono una gnocca, nel senso di credulona - qui bisogna specificare l'uso di certe parole - mi lascio influenzare come una ragazzina.
    Io sono uscita allo scoperto in anni difficili per la mia famiglia, ma ho avuto le figlie entusiaste, il marito un po' meno perché per molto tempo non mangiò i piatti preparati dalla gourmet di casa.
    Ora i problemi si sono decuplicati, ma io non mollo. Forse ho perso quel saper tacere nei momenti meno opportuni.
    Grazie, tu non sei da meno

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