domenica 3 febbraio 2013

Gabriele D'Annunzio - Poeti del 900 - raccolta di poesie




Tu madre
Boccuccia
Stringiti a me
Voglio un amore doloroso
Rimani
La pioggia nel pineto
Sera fiesolana
Ottobrata
O falce di luna calante
La sabbia del tempo
I pastori
Consolazione

3/02/2013
etichetta : Poeti del novecento




TU MADRE


Tu, madre, che da i tristi occhi preganti
mi vigilavi pallida ne 'l viso                                               
e per l'onda felice de' miei canti
abbandonata rifiorivi a 'l riso;
tu che le angosce mie tumultuanti,
s'io ne 'l silenzio ti guardava fiso,                                     
indovinavi, e le braccia tremanti
a 'l collo mi gettavi d'improvviso;
tu che per me in segreto avevi sparse
tante lacrime e ròsa lentamente
senza di me languivi di desío:
tu non questo credevi! Tu, con arse
le pupille, quel dí, ma pur fidente
ne 'l mio destino, mi gridasti.




BOCCUCCIA



Sei come un piccolo fiore
tu tieni una boccuccia
un poco, davvero un poco
appassionata

Suvvia, dammelo, dammelo
è come una piccola rosa
dammelo un bacino
dammelo, Cannetella!

Dammelo e pigliatelo
un bacio piccolino
come questa tua boccuccia

che somiglia ad un piccola rosa
un po', davvero un poco
appassionata.




STRINGITI A ME




Stringiti a me,
abbandonati a me,
sicura.
Io non ti mancherò
e tu non mi mancherai.
Troveremo,
troveremo la verità segreta
su cui il nostro amore
potrà riposare per sempre,
immutabile.
Non ti chiudere a me,
non soffrire sola,
non nascondermi il tuo tormento!
Parlami,
quando il cuore
ti si gonfia di pena.
Lasciami sperare
che io potrei consolarti.
Nulla sia taciuto fra noi
e nulla sia celato.
Oso ricordarti un patto
che tu medesima hai posto.
Parlami
e ti risponderò
sempre senza mentire.
Lascia che io ti aiuti,
poiché da te
mi viene tanto bene!




VOGLIO UN AMORE DOLOROSO



Voglio un amore doloroso...
un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell'ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l'Infinito.





RIMANI

Rimani! Riposati accanto a me.
Non te ne andare.

Io ti veglierò. Io ti proteggerò.

Ti pentirai di tutto fuorchè d'essere venuto a me, liberamente, fieramente.
Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;

non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.

Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia

Rimani.
Riposati. Non temere di nulla.

Dormi stanotte sul mio cuore....



LA PIOGGIA NEL PINETO


Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t'illuse, che oggi m'illude,
o Ermione.
Odi? La pioggia cade
su la solitaria
verdura
con un crepitio che dura
e varia nell'aria secondo le fronde
più rade, mmen rade.
Ascolta. Risponde
al pianto il canto
delle cicale
che il pianto australe
non impaura,
né il ciel cinerino.
E il pino
ha un suono, e il mirto
altro suono, e il ginepro
altro ancora, stromenti
diversi
sotto innumerevoli dita.
E immensi
noi siam nello spirito
silvestre,
d'arborea vita viventi;
e il tuo volto ebro
è molle di pioggia
come una foglia,
e le tue chiome
auliscono come
le chiare ginestre,
o creatura terrestre
che hai nome
Ermione.
Ascolta, Ascolta. L'accordo
delle aeree cicale
a poco a poco
più sordo
si fa sotto il pianto
che cresce;
ma un canto vi si mesce
più roco
che di laggiù sale,
dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco
s'allenta, si spegne.
Sola una nota
ancor trema, si spegne,
risorge, trema, si spegne.
Or s'ode su tutta la fronda
crosciare
l'argentea pioggia
che monda,
il croscio che varia
secondo la fronda
più folta, men folta.
Ascolta.
La figlia dell'aria
è muta: ma la figlia
del limo lontana,
la rana,
canta nell'ombra più fonda,
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su le tue ciglia,
Ermione.
Piove su le tue ciglia nere
sì che par tu pianga
ma di piacere; non bianca
ma quasi fatta virente,
par da scorza tu esca.
E tutta la vita è in noi fresca
aulente,
il cuor nel petto è come pesca
intatta,
tra le palpebre gli occhi
son come polle tra l'erbe,
i denti negli alveoli
son come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta,
or congiunti or disciolti
(e il verde vigor rude
ci allaccia i melleoli
c'intrica i ginocchi)
chi sa dove, chi sa dove!
E piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l'anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m'illuse, che oggi t'illude,
o Ermione.



SERA FIESOLANA



Fresche le mie parole ne la sera
ti sien come il fruscio che fan le foglie
del gelso ne la man di chi le coglie
silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
su l’alta scala che s’annera
contro il fusto che s’inargenta
con le sue rame spoglie
mentre la Luna è prossima a le soglie
cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
ove il nostro sogno si giace
e par che la campagna già si senta
da lei sommersa nel notturno gelo
e da lei beva la sperata pace
senza vederla.
Laudata sii pel tuo viso di perla,
o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
l’acqua del cielo!
Dolci le mie parole ne la sera
ti sien come la pioggia che bruiva
trepida e fuggitiva,
commiato lacrimoso de la primavera,
su i gelsi e su gli olmi e su le viti
e su i pini dai novelli rosei diti
che giocano con l’aura che si perde,
e sul grano che non è biondo ancora
e non è verde,
e sul fieno che già patì la falce
e trasloca,
e su gli olivi, su i fratelli olivi
che fan di santità pallidi i clivi
e sorridenti.
Laudata sii per le tue vesti aulenti,
o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
il fien che odora!
Io ti dirò verso quali reami
d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
eterne a l’ombra de gli antichi rami
parlano nel mistero sacro dei monti;
e ti dirò per qual segreto
le coline su i limpidi orizzonti
s’incurvino come labbra che un divieto
chiuda, e perché la volontà di dire
le faccia belle
oltre ogni uman desire
e nel silenzio lor sempre novelle
consolatrici, sì che pare
che ogni sera l’anima le possa amare
d’amore più forte.
Laudata sii per la tua pura morte,
o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
le prime stelle!



OTTOBRATA



Ridono tutte in fila le linde casette
ne 'dolce sole ottobrino,
quale colore di rosa,
qual bianca, come tante comari vestite
de l'novo bucato a festa,
sembianti a de' crani spelati,
e sbadiglian da qualche fessura
uno stupido riso a l'meriggio.
Seduto su un uscio
un vecchietto sonnecchia
pipando, e un gatto nero gli dorme
tra i piedi.
galline van razzolando intorno;
si sente il rumor de la spola
e d'una culla a l'l ritmo
di lenta canzone; poi voci
fresche di bimbi, risa di donne;
poi brevi silenzi,
il bel vecchietto russa,
inclinato su l'omero il capo
bianco, ne il sole. Io sguardo
la placida scena e dipingo.


 O FALCE DI LUNA CALANTE


O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie,
sospiri di fiori dal bosco
esalano al mare: non canto non grido
non suono pe ’l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme...
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia al tuo mite chiarore qua giù!

  

LA SABBIA DEL TEMPO


Come scorrea la calda sabbia lieve
per entro il cavo della mano in ozio
in cor sentì che il giorno era più breve.
E un’ansia repentina il cor m’assale
per l’appressar dell’umido equinozio
che offusca l’oro delle piagge salse.
Alla sabbia del Tempo urna la mano
era, clessidra il cor mio palpitante,
l’ombra crescente di ogni stelo vano
quasi ombra d’ago in tacito quadrante.






I PASTORI




Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori? 





CONSOLAZIONE




Non pianger più. Torna il diletto figlio
a la tua casa. È stanco di mentire.
Vieni; usciamo. Tempo è di rifiorire.
Troppo sei bianca: il volto è quasi un giglio.

Vieni; usciamo. Il giardino abbandonato
serba ancóra per noi qualche sentiero.
Ti dirò come sia dolce il mistero
che vela certe cose del passato.

Ancóra qualche rosa è ne' rosai,
ancóra qualche timida erba odora.
Ne l'abbandono il caro luogo ancóra
sorriderà, se tu sorriderai.

Ti dirò come sia dolce il sorriso
di certe cose che l'oblìo afflisse.
Che proveresti tu se ti fiorisse
la terra sotto i piedi, all'improvviso?

Tanto accadrà, ben che non sia d'aprile.
Usciamo. Non coprirti il capo. È un lento
sol di settembre, e ancor non vedo argento
su 'l tuo capo, e la riga è ancor sottile.

Perché ti neghi con lo sguardo stanco?
La madre fa quel che il buon figlio vuole.
Bisogna che tu prenda un po' di sole,
un po' di sole su quel viso bianco.

Bisogna che tu sia forte; bisogna
che tu non pensi a le cattive cose...
Se noi andiamo verso quelle rose,
io parlo piano, l'anima tua sogna.

Sogna, sogna, mia cara anima! Tutto,
tutto sarà come al tempo lontano.
Io metterò ne la tua pura mano
tutto il mio cuore. Nulla è ancor distrutto.

Sogna, sogna! Io vivrò de la tua vita.
In una vita semplice e profonda
io rivivrò. La lieve ostia che monda
io la riceverò da le tue dita.

Sogna, ché il tempo di sognare è giunto.
Io parlo. Di': l'anima tua m'intende?
Vedi? Ne l'aria fluttua e s'accende
quasi il fantasma d'un april defunto.

11 commenti:

  1. si' comm'a
    nu sciurillo
    tu tiene
    na vucchella
    nu poco pucurillo
    appassuliatella
    meh dammi...illo
    dammillo
    e' comm'a
    na rusella
    dammillo nu vasillo
    dammillo cannetella
    dammillo e pigliatillo
    nu vaso piccerillo
    comm'a chesta vucchella
    che pare na rusella
    nu poco pucurillo
    nu poco pucurillo
    appassuliatella
    che pare na rusella
    nu poco pucurillo

    D'Annunzio fu anche paroliere, questo è un testo di una canzone napoletana 'A Vucchella.
    Credo che Boccuccia sia stata la sua ispiratrice.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho aggiunto la poesia che mi hai indicato, Consolazione. Grazie

      Elimina
  2. Ho deciso di pubblicare questa raccolta di poesie con lo scopo di arricchire il nostro archivio e con la speranza che a qualcuno facesse ancora piacere rileggere le poesie del "Sommo". Alcune le avevo completamente rimosse, altre le ricordavo vagamente, e così me le sono rilette e gustate quasi con stupore, nel riscoprire quanto sono belle. Suggerimenti per ampliare la raccolta sono sempre ben accetti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hai fatto bene:-) Go on:-)

      Elimina
  3. Serenella Tozzi4 febbraio 2013 12:28

    Ottima idea quella di ripassare i capolavori del passato.
    Bellezza, passione, tecnica, tutte doti che si ritrovano leggendo queste poesie di D'Annunzio.

    RispondiElimina
  4. Le poesie, anche se per il momento il loro autore non è di moda, sono belle e mi hanno riportata per pochi minuti ai miei quindici anni e al mio prof di Italiano e poeta Gino Striuli che me lo fece amare.
    Grazie per avermelo fatto ricordare., e grazie ancora per i quadri che hai accostato, specialmente l'ultimo, del movimento preraffaellita: non conosco l'autore.
    Va', alla maniera della Marilyn: stragrazie

    RispondiElimina
  5. adoro d'annunzio; i suoi aggettivi. ecco, ho sempre pensato che vorrei saper usare gli aggettivi come faceva lui, quella barocca opulenza, mi ingrasserò pure io, prima o poi....:-)

    RispondiElimina
  6. Caro Franco trovo il tuo blog molto interessante,
    perciò ho deciso di seguirti!
    Caro amico perché non inserisci il gadget dei lettori fissi?
    Dovresti.
    a prestissimo..Gabry

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dici che dovrei?
      Ci penserò.
      Intanto grazie

      Elimina
    2. Gabry, parli dell'ispettore Gadget?

      Elimina
  7. Manca un pezzo all'interno della poesia Ottobrata e questo la falsa e la rende in parte incomprensibile. Con La sera fiesolana e La pioggia nel pineto e Pastori questa poesia è fra le più belle di D'Annunzio

    RispondiElimina