domenica 10 febbraio 2013

Ippolita Luzzo - L'arte di parlare - articolo


L'arte di parlare secondo Guitton

L’arte di parlare in un luogo pubblico

Rispettare solo tre tempi
Ve la dirò
Ve la dico
Ve l’ho detta
Così ci insegna Jean Guitton filosofo e scrittore francese su come l’oratore debba svolgere la traccia della sua relazione su un qualsivoglia argomento.
Mi sembra bello e interessante ricordarlo insieme ad  altri suoi insegnamenti
Essere brevi
Essere altruisti
Mettersi accanto all’ascoltatore ed ascoltare.

Vado seguendo, per mio diletto, molte presentazioni di libri, vado a conferenze di storia, di letteratura.
Appartengo ancora ad un mondo fatto di prosa, di cinema e teatro, musica e canzoni, testi di canzoni, e mi sembra questo mondo, insieme alla pittura e alla scultura, all’architettura e all’ambiente, il mondo della bellezza e della comunicazione.
Mi sembra sia questo il mondo da salvaguardare dagli scomposti gesti di un vano e urlante gridare ai venti chi noi siamo, cosa noi vogliamo e dove noi andiamo .
Non andremo da nessuna parte se non ci fermiamo
Le regole di Guitton, le regole, dimenticate e spesso accantonate in diversi periodi storici, sono sempre le stesse.
Come in una conferenza, così nella nostra vita qualsiasi, dopo esserci preparati, dopo aver studiato, letto e riletto un avvenimento, possiamo, potremo dire al nostro amico o congiunto
Adesso siediti su quella seggiola
E ti dirò
Ora te la sto dicendo
Te l’ho detta
Ripetendo con calma il tema della conversazione e assicurandoci che sia noi che l’altro,
sia noi che tanti altri, tutti, abbiano l’audio collegato.
Altrimenti, caro Guitton, è vano parlare come in una boccia nell’acquario dei pesci rossi.
Dall’eleganza del riccio… che è sia il libro della citazione appena riportata e sia l’animale che più ci rappresenta, con tutti quegli aculei.
Ippolita Luzzo


http://trollipp.blogspot.it/2013/02/larte-di-parlare-secondo-guitton.html



Testo:
E adesso siediti su quella seggiola, 
stavolta ascoltami senza interrompere, 
è tanto tempo che volevo dirtelo. 
Vivere insieme a te è stato inutile, 
tutto senza allegria, senza una lacrima, 
niente da aggiungere ne da dividere, 
nella tua trappola ci son caduto anch'io, 
avanti il prossimo, gli lascio il posto mio. 

Povero diavolo, che pena mi fa, 
e quando a letto lui ti chiederà di più 
tu glielo concederai perché tu fai così, 
come sai fingere se ti fa comodo. 
E adesso so chi sei e non ci soffro più, 
e se verrai di là te lo dimostrerò, 
e questa volta tu te lo ricorderai. 
E adesso spogliati come sai fare tu, 
ma non illuderti, io non ci casco più, 
tu mi rimpiangerai, bella senz'anima. 
Na na na na ra na .. 
na na na na ra na ... 
ah ah ah ah ah ah...

19 commenti:

  1. Grazie, mi hai fatto un piacere a ricordarmi il libro, che ovviamente mi guarda dallo scaffale, forse era il 2006.
    Mi piacque molto, forse ebbi qualche dubbio sulle molte citazioni filosofiche, perché interrompevano una storia che mi intrigava, ovviamente la scrittrice è docente di filosofia.
    Mi dispiace di non aver visto il film, so per bocca di una figliola che ho perso una cosa particolare che mi poteva intrigare.
    E ora me lo riporto sul comodino, la storia è impossibile dimenticarla, le citazioni indubbiamente per una ignorante del campo, certamente sì.
    Non so a chi si allude con la stupenda canzone di Cocciante.
    Comunque un super va alla canzone

    RispondiElimina
  2. dimenticavo: per chi vuole imparare l'arte dell'eloquenza che serve per l'oratoria, può provare ad andare in Irlanda, c'è un castello diroccato su di una collina e sul tetto si trova una grande pietra e la leggenda racconta che chi si infila sottoe si bacia la pietra e s'impara l'arte dell'eloquenza.
    Blarney Castle e la Blarney Stone, la Pietra dell'eloquenza (contea di Cork).
    Se serve?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. cara Elisa, andremo in Irlanda, e faremo questo tentativo...
      ANCHE SE
      ormai dai miei ascoltatori all'Uniter io sono compresa...
      Dicono che i miei discorsetti sono diventati fruibili... più tranquilli e aperti...
      forse meno cervellotici?

      Elimina
  3. Ippolita, ma che c'entra, Adesso spogliati? E' un classico della musica leggera, molto bella ma non ho capito il nesso con il testo.

    RispondiElimina
  4. Te lo spiego subito!
    Tu hai provato a parlare con un tuo familiare?
    Sì, vero?
    La cosa più difficile è parlare in privato.
    E cosa dici tu quando vuoi parlare conlui o con lei?
    Adesso siediti su quella seggiola
    stavolta ASCOLTAMI SENZA INTERROMPERE
    Nooo?
    L'arte di parlare in pubblico è più facile da applicare e da imparare sicuramente
    mentre l'arte di parlare in privato, pur rispettando le stesse regole, porta a sviluppi incredibili... come dice la canzone...
    Ascoltami senza interrompere

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahhhhhhhhhhhh... adesso sì che ho capito!

      Da maschietto con la mente bacata mi ero lasciato fuorviare dal titolo della canzone. Embè... dopotutto anche quel "spogliati" potrebbe essere un invito a togliersi di dosso tutte le inibizioni i preconcetti e predisporsi all'ascolto con la mente libera e aperta. Troppo... troppo... è troppo per la mia povera testolina ah ha ha ha

      Elimina
  5. Serenella Tozzi11 febbraio 2013 12:46

    Insomma, Ippolita, "Il re è nudo".

    RispondiElimina
  6. Serenella Tozzi11 febbraio 2013 15:11

    Spiego meglio il mio concetto:
    dato che l'arte dell'eloquenza è l'arte di persuadere, allora non vi è altra eloquenza che quella di dire sempre il vero, perché col vero si riesce ad essere convincenti, crededo noi per primi in quello che diciamo.

    RispondiElimina
  7. Cara Serenella è proprio così come tu dici.
    Ma il vero, anche il vero è difficilissimo dirlo.
    Comunque possiamo provarci con garbo e spogliati da arroganza, da supponenza, da frettolosità, e possiamo tentare con l'arte di parlare di Guitton.
    Ok?
    Tiscali Calabria mi ha pubblicato oggi.
    E' più facile parlare in pubblico che parlare ai nostri cari
    ecco perchè ho voluto la canzone di Cocciante...
    perchè esprime bene tutto il risentimento, tutta la rabbia, tutto l'avvilimento di parlare con il supposto amato, sia marito che padre che figlio..
    Infatti lui si rivolge a una lei...
    si saranno capiti? parlati? No

    RispondiElimina
  8. Ciao Ippi ip hurra;-)
    mi colpiscono due punti di questi tuo pezzo:
    1)Mettersi accanto all’ascoltatore ed ascoltare.
    2)Non andremo da nessuna parte se non ci fermiamo.
    Due punti che sono strettamente collegati tra loro, e che si possono fondere nella frase "fermiamoci ad ascoltare gli altri". Quante cose, improvvisamente, capiremmo!
    Come sempre, nuovi spunti su cui riflettere. Go on! :-) Bacione

    RispondiElimina
  9. una volta, ad un corso sulla lettura pubblica, chiesero a tutti noi partecipanti una breve presentazione personale. Verso metà lezione ci chiesero se ci consideravamo persone che ascoltano. Tutti noi ci dichiarammo buoni ascoltatori. Allora l'insegnante ci prese uno ad uno e chiese agli altri: "qual'è il suo nome?" . Eravamo talmente concentrati su quello che avremmo poi dovuto dire noi, che non avevamo nemmeno ascoltato gli altri...e soprattutto...i loro nomi.

    RispondiElimina
  10. Patti, sei perfetta così! infatti Cocciante chiede alla lei:- Stavolta ascoltami senza interrompere!-
    Solo così potremmo sentirci parlare.
    Invece, Stefania tu ne fai e ne scrivi racconti, su questa enorme difficile arte del parlare fra un uomo e una donna, fra mariti e mogli, mamme e figli, insomma
    Io sono capita dai miei alunni, i genitori dei mieui alunni mi adorano ancora adesso dopo anni... e sono in silenzio perfetto e relegata al silenzio perfetto fra le stanze di una casa abitata da me e mio figlio.
    IO CONOSCO L'ARGOMENTO DA TRATTARE MA
    ma
    Adesso siediti su quella seggiola
    ................................
    insomma la canterei a squarciagola
    ..................................
    perchè non è giusto, non è naturale,
    non è onesto,se non ci fermiamo a darci una mano

    RispondiElimina
  11. Ah... Tu parli della comunicazoone tra marte e venere... Due linguaggi differenti, indubbio.

    RispondiElimina
  12. Sidd sei tu?
    Sidd svelati!!!
    Linguaggi, tu dici?
    Beato te che lingui
    Che lingui?
    ahahah
    io provai una volta sola a parlare con mio marrrrito, una volta.
    Mi sedetti sun quella seggiola
    veramente ero sul divano e lui sull'altro
    era preparatissima
    lui ascoltò, suppongo dieci minuti, poi si alzò e si mise la testa sotto la fontana.
    Mi disse che se la sentiva in fiamme e che io ero troppo cervellotica...
    l'unica volta che ero stata capace di dire come io la pensavo
    fu anche l'ultima volta

    RispondiElimina
  13. E ti dirò
    Ora te la sto dicendo
    Te l’ho detta

    E' l'arte di dire e ripetere le stesse cose all'infinito, finché la falsità non diventa realtà e verità.
    E' l'arte dei politici, dei rappresentanti di Dio in terra e in particolare di Berlusconi che in campagna elettorale ripete per mesi in tutti i programmi televisivi le stesse parole e gli stessi argomenti finché il pubblico avvezzo a quelle parole e a quegli argomenti ha un cedimento della ragione critica e crede che quelle menzogne siano pura verità.
    L'eloquenza è la più spregevole delle arti e io la rifiuto.

    RispondiElimina
  14. Ippolita la regina della litweb12 febbraio 2013 13:19

    Patti, felice di sapere che sei tu, lassù, al commento! Ti regalo e vi regalo il mio ultimo post...
    Enrico, dimmi, come parleremo se bandiremo il logos?
    Segni muti?
    Felicissima della tua lettura, ora leggiti questo post sul Papa.
    http://trollipp.blogspot.it/2013/02/habemus-papam.html

    RispondiElimina
  15. Cara Ippolita dai pezzetti facili, cominci così,
    L'arte di parlare secondo Guitton
    L'arte di parlare in un luogo pubblico

    poi pretendi che gli altri arrivino a capire l'accostamento della canzone Bella senz'anima a quanto hai scritto.
    Mistero del percorso mentale.
    Un uomo abbandonato chiede ad una donna perversa sessualmente di seguirlo in camera da letto per sfogarsi in giochi sadomaso, per mostrare anche lui la perversione. Vendetta e bisogno di umiliare. altroche adesso siediti.
    Ma che minchiac'entra l'arte di parlare in pubblico con i chiarimenti familiari? In famiglia i problemi si superano litigando e senza mandarsele a dire. sfracellando piatti.
    Maya

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Maya!

      Mi sa che è vero, sai!
      Ecco dove sbaglio!
      penso sempre che si possa chiarire anche in famiglia, senza sfracelli...
      con l'arte del parlare secondo Guitton.
      Ahahah
      sarcasmo è il mio... venato da ironia.
      Adesso siediti su quella seggiola
      beh
      che differenza c'è?
      fra una assemblea, vengo proprio ora da una riunione, e un parlare con i tuoi congiunti?
      Che giochi sadomasi?
      Che giochi?
      In quella canzone c'era solo un ferimento
      c'era solo una voglia di vendetta, sì, ma soprattutto lui avrebbe voluto essere ascoltato.

      Elimina