giovedì 14 febbraio 2013

PattiS - Nicky Kelly - poesia


Poesie di 
Nicky Kelly

presentate da PattiS
14/02/2013
etichetta: la stanza di PattiS

Nicky Kelly
Nel libro della Genesi si legge che Dio affidò ad Adamo il lavoro di dare un nome a ogni cosa. Pareva fosse una mansione piacevole.
Dio, avendo visto che Adamo si sentiva solo, gli diede anche una compagna; così, insieme giocarono al gratificante compito di nominare il Mondo.

Questo era il rito, in un tempo felice.
Prima della cacciata, prima della perdita.
Da sempre perciò, l’arte, ma più che mai il poeta, avvertono come se le parole avessero la necessità ogni volta di essere rinominate, ri-significate, ridisegnate per ritornare all’origine delle Idee. 

 Ho l’impressione ogni volta che leggo questo, per me, straordinario poeta, di intravvedere un Uomo in Cammino Verso il Linguaggio, citando io forse impropriamente Heidegger, per esorcizzare l’angoscia dall’Uomo Moderno, tema del resto novecentesco per eccellenza, del Contemporaneo che ha smesso di interrogarsi ma anche che non ha smesso, in una contraddizione tipica, anche della scrittura di Kelly, sempre sul l’orlo del baratro, sperare e desiderare spasmodicamente l’ appropriarsi di qualcosa che non appartiene, perché è così, e la Poesia diventa sempre disfatta, incompiutezza, mancamento e fallimento.

Leggiamo però non di un crollo personale, tutt’altro, perché il riconoscere, il tentare di ristabilire attraverso la parola riscatta il singolo, lo eleva, fa di lui un “rinvenuto in Eden”, per così dire. Piuttosto, il tradimento è quello generale, di una o più epoche, forse della Storia intera, trovate mancanti all’appello più elementare, quello della comprensione.

Nicky Kelly attraverso un linguaggio tutto suo, cerca questa comunicazione, questa inclusione tra autore e lettore, una stretta comunanza. Non capire ma compatire, cioè sentire insieme lo stesso peso. “Puoi tu sentire il mio dolore”? “Puoi tu sentire? Realmente?” “Puoi tu sentire perché faccio questo, perché faccio quello?”.
E’ come cercare una via che vada direttamente al cuore.
Sentirsi colpiti e sbalorditi e non sapere nemmeno perché, questa può essere la prima impressione entrando in collisione con il complicato mondo di Nicky Kelly. Ma non può lasciare indifferenti, a volte può pure dare fastidio, come una spina nel fianco, come un pungiglione avvelenato e veritiero. E Nicky non cerca via facili, e non desidera che nemmeno noi le cerchiamo, perché in realtà, nella realtà il facile, il chiaro, il semplice non esistono.
Allora, ecco il divertimento personale dell’autore a sovvertire, rivoluzionare la sintassi, soggetti che si sdoppiano, frasi che restano sospese, spesso volutamente incompiute, citazioni a raffica.

Non desidera ascoltatori passivi, Nicky Kelly. Cerca alleanze intelligenti, comprensione, nel termine etimologico di abbracciare insieme delle idee.

 A volte, quando il discorso si fa più greve, si può sempre ricorrere allo straniamento dettato dall’ironia. Quindi, da un discorso più profondo, Nicky ama virare in argomenti più superficiali, ama confondere le acque, come si suol dire, alleggerire le anime. Ma il ritmo è sempre martellante, non lascia scampo.
Come in questa.

NON PRONUNCIA

Mai avuta la lettera
che garantiva  fedeltà al dramma.
Visto solo il teatro anatomico
le grandi labbra della mostruosità, il cranio
triangolare della fotogenia,
la deformità che ci guida
in uno scopo ignoto, in una scopata.
Ecco il Sillabo: la distruzione
di chi costruisce, a partire
dal moscerino nella frutta, una ricaduta
nella congerie
di dio come si propone,
dell’esibizione come non si mostra.

 ************

Cane rapito da comete

In coda alla stelle
il raggio viaggiatore si allenava a fare il piccione
dell’unico abitatore
di un busto , il seno enorme
del grano e del miglio, o una balaustra
da cui sporgeremo.
Era il suo nido. Era anche
Il nostro rifugio dove accumuliamo tutto.
Nascondemmo il primitivismo in un quadro
per osservarlo dal basso
a luci spente, al crepuscolo,
uno di fronte all’altra a bere
e a intuire il nascere
della terraferma dal mare
con le piume ancora attaccate. Nel secchio tu
di latte inzuppato, pane,
raramente cacao.
Una volta,
tinti i piedi e le mani, parlammo
di come ci vestiamo di foglie una volta all’anno
o ci portano in processione col santo
prima che ci separiamo
in particole.
Chi ci spezza
e divide ci ha anche inventati
con la scrittura e la ruota
per una storia che non ricorda
dov’erano le finestre, la porta

 Questa poesia, si mostra tenera e delicata, dolorosamente rallentata, mentre le miglia in aeroplano allontanano velocemente, si può riflettere forse su un amore in corso, e sono bellissimi i versi che si srotolano con immagini classiche, il seno, il nido, il rifugio, il crepuscolo per prendere poi una nuova dimensione, “intuire il nascere della terraferma dal mare” E il velivolo diventa l’Araba Fenice che distrugge ma soprattutto si ricrea, come in fondo succede all’amore.
Straordinario il gesto di tingersi i piedi (le parti più basse) con latte e cacao in un gioco rituale che si rinnova nella gioia dell’incontro. Si noti anche la dimensione volutamente infantile data in questa poesia, il travestimento e anche lo svestimento.
In un gioco di tensioni e allentamenti si svolge tra il giocoso e il serioso, dove prevale la realtà finale. Dopo il volo, il ritorno.
E la realtà è sempre peggio di come ce la immaginiamo.

 La prossima poesia è l’unica su cui l’autore mi ha dato un’indicazione: è una dedica a un suo giovane amico fresco fresco di laurea.
Sicuramente un’occasione per ripensare anche a momenti personali e riflettere su un percorso accademico, il suo, fatto forse di luci ma anche di ombre

“Sono un albero nudo.
Prospetticamente a sinistra
potrei somigliare a qualcuno
felice.”

*************

sine titulo

Attorno all’abbraccio accademico
i piccoli baci quotidiani si sono dati appuntamento tardi.
la mia tesi chiede sangue ai poeti anemici,
discute la pallida trasfusione
dei morsi dall’oggi alle gole
mentre la poesia che spiego non ha le forze
per far camminare Lazzaro
e dovrò raggiungere il buffet accompagnato
da amici senza traguardo
che mi drappeggiano nel lenzuolo
e mi sfogliano nelle fotografie con l’alloro.
Sono un albero nudo.
Prospetticamente a sinistra
potrei somigliare a qualcuno
felice.
Della mia destra non saprei darvi notizie
di giubilo.

Questo è Nicky Kelly, buona lettura.






10 commenti:

  1. Si tratta di Joshua vero?

    Giovane e interessante poeta del club degli autori. Promettente? Pare che non abbia mai pubblicato le sue poesie. E' famoso anche per i suoi commenti, abbastanza incomprensibili a dire il vero, sopratutto per un "semplice" del mio stampo.
    Tuttavia con questa tua esposizione e con queste notizie interessanti, impareremo a conoscerlo meglio.
    Grazie

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  2. Serenella Tozzi14 febbraio 2013 12:19

    Molta sensibilità, indubbiamente, ma, forse, un poco più di umiltà lo renderebbe più gradevole.

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  3. Serenella, sinceramente non è un problema che mi pongo, quando leggo un autore. Voglio dire, devo leggere le sue cose, mica sposarmelo...parecchi artisti sono insopportabili...forse è l'unico mestiere che permette di vivere sopra le righe, essendo accettati nella comunità. Comunque, da quel che conosco Joshua, mi sembra che il suo rapporto con l'autostima sia "nella norma"; non è nemmeno tipo che vada in giro a sbandierare i suoi meriti in giro...(come invece fanno molti, vedi blog con tanto di curriculum, anche fasulli, ecc. ecc.). Grazie per aver letto, comunque.

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    1. Serenella Tozzi14 febbraio 2013 13:14

      Il fatto è che spesso trovo traspari dalle righe questa sua sfacettatura, non intendevo certo per la forma caratteriale, Patty.

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  4. ma ho fatto una presentazione Sanremese???
    Allora....dirige...Beppe Vessicchio!!!

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  5. È un vero piacere ritrovare nicky in questo blog, anche se nella persona di Patti che, peraltro, ha realizzato un’ottima presentazione a lui e alle sue poesie.
    Dico che è un piacere, intanto perché il club dà la possibilità di godere di ogni autore in pillole, visto il vincolo di postare ogni due mesi. Poi perché da queste poesie è venuto fuori un lato molto più “tangibile” e “umano” di questo autore così controverso. Pìù umano nel suo modo di far poesia, è chiaro, perché nei commenti, e mi ripeto, è un autore generoso che analizza le opere altrui con occhio critico e obiettivo, nei minimi dettagli e dispensando consigli utili, ma soprattutto costruttivi. E questo suo dedicarsi all’autore di turno mette in risalto il suo grande amore per la poesia e la voglia di discuterne in maniera sana e seria.
    Dicevo… tangibile e umano. Soprattutto nelle due ultime liriche. In “Cane rapito da comete”, e qui ci sarebbe anche da disquisire, colgo una nota intima che non ho mai rilevato in altre sue composizioni.
    Una veste, per quanto ho avuto la possibilità di conoscerlo, totalmente nuova. Lemmi, non solo abbordabili ma a volte anche arcinoti (stelle, nido, rifugio, crepuscolo, mare…), mischiati e proposti e presentati in una forma affatto retorica, come di suo uso e costume, e conservando intatto il suo marchio: originale e a tratti criptico.
    L’ultima strofa tocca il suo apice negli ultimi due versi: “per una storia che non ricorda/dov’erano le finestre la porta”. La storia che non ricorda la posizione delle finestre e della porta, mi fa pensare a una storia di quelle così intense da dimenticarsi degli spazi, del fuori, dell’oltre, perché essa stessa è spazio, fuori e oltre.
    Nella poesia “Sine titulo” (Senza titolo in sardo, suppongo), bella tutta, resto colpita in particolare da “Sono un albero nudo” in poi. Un finale che leggo freudiano per quelle semiluci e ombre che emergono dal lato destro e sinistro dell’anima(?) e che si presenta tutt’altro che felice nonostante il “momento” lo richieda.
    Della prima, molto joshuana, mi colpisce l’ossimoro del sillabo: distruzione di chi costruisce. Probabilmente un monito rivolto alla chiesa e alle sue contraddizioni.
    Complimenti a Patti, valida anche nella veste di “critico” e che ha l’ulteriore merito di averci aperto più orizzonti su questo autore. Infine, una raccomandazione a nicky: non sparire dal club, ché sarebbe un delitto (ho notato una presenza sempre più sporadica) e, magari, vederti bazzicare anche da queste parti…

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  6. Ciao Dani! Grazie del tuo passaggio, purtroppo qui c'è solo l'ombra del Kelly, lui, in realtà è un ragazzetto complessato e brufoloso, nonché clinicamente timido. Non credo che verrà, forse mi leverà anche il saluto dopo il mio scempio critico. Sine tutulo è in sardorum bostonianum (che l'alieno parli una lingua tutta sua già si era capito....:-) Bacio a te Dani e grazie della lettura.

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  7. Nicky, ovvero Joshua, quindi. Sono contento di leggere questa bella pagina. Credo che a volte ci sia bisogno di una guida, di qualcuno che possieda gli strumenti e la capacità critica per "aiutare" il lettore ad entrare in una personalità poetica complessa e ricca come questa.
    Penso che la neogenesi, la ri-nascita la ri-creazione di un linguaggio dall'origine sia un obiettivo che richieda molto impegno, molta forza e anche molta solitudine per essere perseguito.
    Nicky è certamente un poeta difficilmente accessibile ma coerente. Spesso, almeno dall'altra parte dove l'ho letto (e spesso non commentato per non dire solo banalità - ma probabilmente lo sto facendo giusto ora :-)) - affoga e mi affoga di citazionismo estremo, mette una gran quantità di carne al fuoco che spesso sfianca, solleva i complessi e i sensi di colpa e di limite di chi prova ad affrontarne i testi, a momenti indispone per la fatica che fare. Eppure, ripeto, lo trovo sempre coerente, anche in certi eccessi, in tutte le cose che scrive, illuminato quando ad esempio, nei suoi commenti, decide di essere lineare o di ritoccare le opere altrui (lo fa quasi sempre in maniera pertinente, sensibile, centrata). Non si può non avere fiducia in lui anche quando nasconde tutto e forse siamo solo noi (plurale maiestatis, eh) che leggiamo ad essere ciechi. Difficile portarsi sul suo piano, provare a trovarcisi davvero e non solo a parole.
    Credo insomma che facendo quel che hai fatto tu, Patti, gli abbia (e mi abbia), reso un servizio.
    L'altro giorno ascoltavo l'intervista di un poeta che, parlando di scuola, affermava con forza l'importanza di educare, di insegnare a pensare all'inutile, ché per istruire all'utile basterebbero corsi di formazione professionale, gran bel pensiero perché sdogana anche il mio che la vedo uguale. Ecco, Patti non mi dà esattamente la chiave per "comprendere" Nicky, ma mi dà quella per approcciarmi al suo modo di partire, ai suoi "principi". Un'educazione.
    In più Patti ha il merito di presentare tre poesie che, almeno per me, sono molto più significative rispetto a quelle sue lette altrove. In queste opere risalta di più o comunque sono io che riesco a vederla/sentirla meglio, non so, la parte emotiva; c'è maggiore incisività, meno dispersione, meno concessione al virtuosismo, tutto è limato all'osso, tracciato con più precisione e reso in questo modo più intenso e condivisibile come le non negazioni i paradossi della prima, lo struggente quadro della seconda, la desolazione della terza.
    Insomma Patti, ti dico che hai fatto benissimo e che lo hai fatto benissimo. Complimenti davvero e molti saluti a Nicky se legge.

    Franco "Pale"

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  8. Serenella Tozzi22 febbraio 2013 12:35

    Bei commenti questi di Daniela e Pale,
    molto sentito il commento di Pale.
    A proposito, Patty, mi ero dimenticata di farti i complimenti per la presentazione, davvero ben fatta.

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  9. grazie dei vostri altrettanto interessanti commenti. Pale, pure tu sei un ottimo e sensibile poeta, mi piacciono molto le tue cose (penso che lo sai)

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