martedì 12 febbraio 2013

Rubrus - Letteratura fantastica - articolo



Quattro chiacchiere sulla
LETTERATURA FANTASTICA
con
RUBRUS


12/02/2013
Etichetta: la stanza di Rubrus


Prima parte

C’è sempre qualcuno che sostiene di non leggerla perché, dice, preferisce leggere di cose reali. Un po’, ma solo un po’, lo invidio o, meglio, invidio la sua convinzione di sapere con tanta illuministica certezza che cosa è reale e che cosa non è. Secondo alcuni tutto sarebbe fatto di pacchetti di energia che vibrano e, non so perché, tutto questo non mi dà l’impressione di essere molto reale. Non sono reali i pensieri e, secondo me, la Terra di Mezzo è reale quanto l’art. 2054 c.c., i prodotti finanziari derivati, i numeri irrazionali ed il complesso di Edipo.




“Fantastico” per me è ciò che, allo stato attuale delle conoscenze, non è verosimile, o plausibile, ma non me la sento di negare con assolutezza che, da qualche parte, anche in questo momento, Achille ed Ettore stiano ancora rincorrendosi sotto le mura di Troia sotto lo sguardo attento di Zeus. Schliemann ne sarebbe certo.
Chiarito quello che per me è “fantastico” (cioè poco verosimile o poco plausibile) vorrei anche chiarire che, a mio parere, si tratta di letteratura.
Qualcuno (probabilmente è lo stesso di prima, sempre lui) aggiungerà “di genere” e mi par di vedere il sorrisetto di compatimento.
“Genere… Embè? ”– dico io.
Allora: secondo me i generi sono utili; servono per sapere di che cosa parla un libro e servono sia a chi scrive sia – e forse anche di più – a chi legge.
Un genere raggruppa in un unico insieme un gruppo di testi accomunati da caratteristiche simili, costruiti secondo tecniche simili e che perseguono un simile fine poetico.
Volete spiegarmi perché un gruppo deve necessariamente essere qualitativamente inferiore ad un altro? Volete dirmi perché scrivere e leggere di dybbuk, elfi e vulcaniani valga ad identificare scrittore e lettore come un bambinone malcresciuto?




Il solito Qualcuno – che ormai sta diventandomi antipatico – sostiene che il “genere” sia, in quanto tale, qualcosa di simile a un ghetto, una taverna malfamata, una specie di club privè frequentato da gente poco raccomandabile.
Peggio per lui, non intendo perdere tempo a convincerlo. Ci sono storie scritte bene e storie scritte male: una storia scritta bene dice cose intelligenti in modo interessante, una storia scritta male no. In mezzo ci sono variabili pressoché infinite e, come direbbe Forrest Gump, non ho altro da dire su questa faccenda.
Il problema – il problema della letteratura fantastica – è che è una letteratura che prende le distanze.
Il Qualcuno, nella sua supponente onniscienza, ignora probabilmente che, per vedere bene le cose, a volte ce se ne deve allontanare.
Prendete un quadro: da vicino vedete le singole pennellate, da lontano ve lo gustate.
La letteratura fantastica (almeno quella buona) prende le distanze dalla realtà e, quando si torna coi piedi per terra, non è escluso che la si capisca meglio, la realtà.




Certo, a esagerare si rischia di fare come quell’astronomo che, guardando le stelle, cadde nel pozzo, ma ad esagerare dall’altra parte si rischia di guardare il proverbiale dito anziché la luna. Ora: io non ho nulla contro le dita, ma anche la luna mi pare interessante.
Osservando le cose da lontano, però, si rischia anche di prendere delle cantonate clamorose.
Nella lettura fantastica si parla spesso per maiuscole: il Senso della Vita, l’Immortalità dell’Anima, la Morte, il Destino del Mondo, l’Esistenza di Dio, lo Scopo dell’Umanità, l’Origine del Tutto e così via.
Tutti concetti, semplicemente, troppo grandi da poter essere facilmente colti nel quotidiano. Bisogna prendere le distanze per capirli meglio e, così facendo, si rischia di finire drammaticamente fuori strada o – peggio ancora – di finire su strade così battute e consumate che, ad ogni passo, rischiate di precipitare in un baratro.
Questo è, secondo me, il problema, non il “genere”. Se volete metterla in altre parole si potrebbe dire che è un genere molto difficile (“ma non era inferiore?” beh, appunto).     
“Bisogna scrivere di ciò che si conosce” capita di sentir dire… ma quando mai. A parte il fatto che esiste un verbo come “documentarsi” vorrei dirvi che si mi fate vedere un tale che pensa di “sapere” qualcosa su una qualunque delle quotidiane relazioni umane, mi avrete fatto vedere, probabilmente, un tizio maturo per il manicomio… inutile dirvi che penso sia Qualcuno.
Sappiamo di non sapere, almeno dai tempi di Socrate, e non ci siamo mossi poi molto. In questa ignoranza sta la libertà di parlare scrivere e leggere – con uguale dignità – di cose non verosimili e non plausibili. Oltretutto, c’è già stato chi voleva possedere la Conoscenza del Bene e del Male e sappiamo com’è andata a finire (a proposito, secondo alcuni pure questa sarebbe letteratura fantastica).
Divido la letteratura fantastica, per comodità, in tre grandi aree, che si sovrappongono e s’intersecano. Si tratta di generi, se volete, e quindi vale quanto scritto sopra. Servono, fino a un certo punto, a chi legge e a chi scrive, ma non ne faccio dei totem.
Sto parlando dell’horror, della fantasy e della fantascienza









22 commenti:

  1. Ben arrivato! Tutto è dialogo- Tutto può essere raccontato- Tutto e il suo contrario-Possiamo evadere... leggendo e possiamo evadere il fisco.
    Possiamo sicuramente leggere di tutto sempre con la cura e l'attenzione necessaria per non essere presi in giro.
    Infatti uno solo è l'imperativo categorico dello scrittore e del lettore- la lealtà nel rapporto a due-
    Vero? Sarai d'accordo anche tu- generi o non generi.

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    1. infatti sono d'accordo. Si deve rispettare il patto col lettore.
      Per ora è un patto esentasse.

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  2. Di questo argomento ne abbiamo parlato anche su queste pagine e in riferimento al genere rosa, e in quell'occasione ebbi a dire che
    “La guerra tra i critici è sempre aperta, anche se molti sbagliano ad attaccare la narrativa di genere con critiche vaghe e basate solo su un certo tipo di snobismo letterario." Quelli che lo difendono, invece, usano con convinzione gli argomenti che tu hai esposto in modo chiaro e convincente.
    Quando parli di uguale dignità tra i generi sfondi una porta aperta. Sono curioso di leggere il resto.
    Molto interessante Rubrus, un ottimo post. Se a questo punto si potesse inserire un racconto dichiaratamente di genere sarebbe ancora più interessante. Anche un noir con la tua firma che qui non tutti conoscono.

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    1. Eh... tu non sai a cosa hai dato il via.
      La prossima puntata è sul genere horror. Per il racconto ti contatto.

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  3. Serenella Tozzi12 febbraio 2013 13:28

    Molto interessante il tuo scritto, Rubrus, anch'io concordo sul fatto di non fare distinzioni classificatorie sui vari generi: lasciamo che ognuno si faccia indirizzare dai propri gusti. L'importanza di uno scritto rimane, secondo me, che sia scritto in maniera corretta e si presenti interessante.

    Per quanto riguarda la fantascienza, ricordo con quanto piacere e divertimento leggevo i racconti su Jeff Hawke, molto suggestivi nella resa in bianco-nero, pubblicati da S. Jordan, con la collaborazione di W. Patterson per i dialoghi.
    Le vicende più che sull'azione erano appunto incentrati sui dialoghi, ed erano di un'ironia esilarante; ricordo che erano molto, molto divertenti.

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    1. L'uso massiccio del dialogo è quello che contraddistingue anche Asimov (per me il papà di tutta la SF moderna).
      Sulla SF sproloquierò nella terza parte.

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  4. Testo condivisibile dalla A alla Zeta; in alcuni passaggi mi è sembrato addirittura di leggere me stessa;-)

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  5. Oh, per me è un complimento, ma, per scrupolo, non assumo responsabilità ehehe.

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  6. ero, appassionata di fantascienza. Bradbury su tutti, ma anche Orwell, Asimov, Fred Hoyle mi piaceva molto, scienziato e scrittore, e poi Stevenson la Shelly, Wells, ci metto anche Borges, perché no. Ora so che va lo streampunk di cui però non ho letto mai niente, come non leggo il Fantasy tipo Harry Potter ecc. ecc. Però, un mio sogno nel cassetto sarebbe scrivere un bel racconto di fantascienza. Ora devo scrivere un giallo e sono andata a recuperare Simenon, pensa un po'...

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  7. avevo dimenticato Poe!!!

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    1. Eh... è in edicola or ora la ristampa di tutti i racconti di Frederic Brown - quello de "La sentinella", per capirci.
      Un must.

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  8. Ciao,
    Hai scritto una prefazione che potrebbe star bene in una antologia di racconti...
    Riporto dal tuo:
    Allora: secondo me i generi sono utili; servono per sapere di che cosa parla un libro e servono sia a chi scrive sia – e forse anche di più – a chi legge.
    Certo che servono.
    Ricordo anni fa i soloni sottovalutavano il genere Horror considerato un genere di serie B, ma ragazzi, venne un uomo, un certo Stephen King e sconvolse certi radicamenti, solo leggere Shining, ti rendi conto, a parte l'argomento che può più o meno piacere, a quale scrittore ti trovi!
    Io ho un gigante (per me, allora ragazza) della fantascienza "14 racconti della fantascienza russa"
    Non parliamo di Asimov e di Herbet con la sua saga di "Dune" e...qui dovrei fare una sviolinata...
    Se permetti?
    Bravo
    ps. Io per non sbagliare ho letto tutti i libri di Harry Potter , e mi sono piaciuti!

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  9. King è il re e il suo merito, in parte fortuna in parte no, è di essersi trovato al posto giusto al momento giusto (cosa che non successe nella stessa misura a HPL, per esempio). Ma non dimentichiamo Matheson, Bloch, Leiber e tanti altri.
    Su King avrei scritto pure un articoletto, ma mi trattengo.

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    1. Adoro King: vai con l'articoletto;-)

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    2. proprio in questi giorni sto rileggendo di Matheson la casa d'inferno!

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    3. Serenella Tozzi13 febbraio 2013 16:50

      A me, invece, non piacciono le case infestate, i riti orgiastrici, ecc. Insomma, non mi piace il paranormale.

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    4. C'è paranormale e paranormale;-) Nemmeno a me piacciono le case infestate etc etc, ma c'è tutto un mondo di cose (belle) che percepiamo a malapena, dimensioni che non riusciamo ancora a toccare e a sentire per i paletti mentali con i quali cresciamo... Insomma, un mondo da scoprire;)

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  10. Oh, quanto all'argomento "casa infestata" c'è casa e casa. Basti vedere, per esempio, la differenza tra il romanzo di Matheson e, per esempio "La maledizione della casa sulla collina" di Shirley Jackson.
    Secondo gli psicologi la casa simboleggia la personalità o una parte di essa (non amo molto la psicologia e comunque secondo me è un'affermazione che sembra profonda ma è generica); in ogni caso, a guardare bene, è interessante notare le differenze tra le case infestate presenti nei racconti scritti da uomini e quelle presenti nei racconti scritti da donne.

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  11. Ciao Rubrus, il tuo post mi ha entusiasmato perchè da scrittrice( anche) di fantasy non posso che concordare sul fatto che spesso questo genere venga sottovalutato e anche disprezzato, quando invece è proprio la letteratura fantastica a posare i riflettori su degli aspetti della vita e della realtà. Basti pensare alle più famose scrittrici del genere come la Bradley che mise in evidenza il bisogno di equiparare le due diverse identità (il maschile e il femminile), non solo dal punto di vista psicologico, ma soprattutto, per le abilità possedute. L’eroicità, infatti, non è soltanto una prerogativa maschile, donata dalla forza dei muscoli, ma è anche un diverso atteggiamento nei confronti del pericolo. Di conseguenza la donna, vivendo estreme situazioni di difficoltà, può mettere in luce il proprio valore che non proviene dall’esibizione della forza fisica, ma dalla capacità individuale di reagire alle avversità.Il bene e il male, diceva la Bradley, non appartengono solo all’uomo o solo alla donna, fanno parte dell’umanità, senza distinzione di sesso. Siamo parte di un Tutto in cui non c’è spazio per le differenze o per la disuguaglianza delle parti, l’uomo e la donna possono coesistere nella letteratura Fantasy, come nella vita reale, senza prevaricazione alcuna.E che dire della Kerr, scrittrice americana, che operò nei suoi romanzi una scrupolosissima ricostruzione storica, amalgamandola all’invenzione fantastica, unendo, con armonia d’intenti, la fantasia allo studio dei personaggi e ai loro sentimenti.

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    1. Serenella Tozzi28 febbraio 2013 21:50

      Io ho l'impressione che il genere fantasy goda oggi di molta popolarità, almeno nel cinema.
      Non mi pare quindi che venga sottovalutato.

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    2. Si, questo è vero il cinema ha reso popolare il fantasy,però ha anche impigrito i lettori che preferiscono assorbire le storie in modo passivo.

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  12. Allora... questo post è diviso in quattro parti - non sono "quattro chiacchiere" mica per niente ehehe - questa è quella generale, la seconda (già pubblicata) riguarda l'horror, la seconda la fantascienza e la terza il fantasy.
    Ovviamente non si tratta di altro che di vaneggiamenti del sottoscritto.
    Penso anche io che il fantasy sia, al momento, il più popolare tra i tre generi.
    Senza scomodare il cinema, basta entrare in una libreria e, semplicemente, contare il numero di libri horror, il numero di libri di fantascienza ed il numero di libri fantasy per vedere come i terzi siano molto più numerosi dei primi due. Anche solo vent'anni fa il fantasy era quasi sconosciuto da noi: Tolkien, Brooks e pochi altri.

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