domenica 10 marzo 2013

Daniela Fontana - Raffaella Spera - poesia


Testo di

Daniela Fontana

11/03/2013
etichetta. la stanza di Daniela fontana - poesia




Nata a Potenza, Raffaella Spera ha compiuto i suoi studi di Storia e Filosofia a Napoli, dove si è laureata. Dopo una lunga esperienza in Medio Oriente e in Africa, dove per vari anni ha insegnato Lettere nelle scuole italiane all’estero, si è poi stabilita definitivamente a Roma dove ha codiretto la galleria Artanciel in via Margutta, la casa editrice Rossi&Spera, diretto con Mario Lunetta e Dario Puccini una collana di poesia italiana per la casa Ed. Carte Segrete e, per molti anni, curato cicli di incontri fra letterati e pittori.
Ha collaborato altresì con la RAI-TV attraverso poesie, servizi e testi radiofonici e a numerose riviste.
Pubblicato da google a 9/19/2007 03:13:00 PM
Queste le sole notizie biografiche di Raffaella Spera recuperate da internet grazie ai blog http://golfedombre.blogspot.it/2007/09/raffaella-spera.html di Stefano Guglielmin e http://lacifradeigiorni.wordpress.com/2012/07/14/raffaella-spera-poesie/ di Natalia Castaldi, che consiglio di visitare per avere una visione più ampia di questa poetessa.
Insieme a questi, se vi va, ma lo meriterebbe, consultate anche http://golfedombre.blogspot.it/2007/09/paralipomeni-della-spera.html, sempre dal blog di Stefano Guglielmin, in cui troverete altre due poesie.
Di seguito, una testimonianza tratta dal blog “Poetarum Silva – the meltin’po(e)t_s: Raffaella Spera poesie da riscoprire” di Natalia Castaldi :
“Sono interessato direttamente a questo bel personaggio. Rappresentò la mia prima esperienza di editore, un editore-ragazzino posso ben dire! I ricordi sono ormai sbiaditi, ma come dimenticare la bella notte di San Silvestro, trascorsa assieme a Raffaella, Mario Lunetta, Carla Bertola, Gianni Toti e Alberto Vitacchio? Mi trovavo nella Capitale in compagnia della coppia torinese Bertola-Vitacchio, geniali redattori della rivista Offerta Speciale, ma ero lì anche perché avevo trattative con la Spera per curare una sua raccolta, che sarebbe stata pubblicata dai “Quaderni di Nuovo Ruolo”, una attivissima editrice artigianale appartenente al circolo culturale omonimo, di Forlì. In quell’occasione Mario Lunetta mi consegnò la prefazione a alla raccolta in questione. I dirigenti del Nuovo Ruolo, nonostante la mia età giovane, mi affidarono quel compito, forse avendo compreso la mia predisposizione a quel tipo di lavoro. Raffaella era allora una bellissima donna di circa quarant’anni. Bella davvero, avrebbe potuto fare l’attrice. Colta, affettuosa e ospitale; fu una padrona di casa delicata e discreta. Purtroppo non ricordo più il titolo di quella sua opera, ma è assai probabile che il testo che voi qui presentate sia tratto da quel quaderno. Raffaella produceva un tipo di poesia sperimentale molto interessante, formato da testi lunghi, articolati, assai bene frantumati e variamente dislocati nella pagina bianca. Sono molto emozionato nel produrvi questi ricordi. Volevo molto bene anche al geniale Gianni Toti, molto attivo nella poesia visivo-cartaceo-sperimetale. Era pure un apprezzato regista di corti mandati in onda anche dalla Rai. Sono felice, e anche un po’ stupito, di questa vostra scoperta. Complimenti! Il Nuovo Ruolo, in quegli anni, produsse non pochi lavori di qualità. Gli autori? Flavio Ermini, Enzo Minarelli, Raffaella Di Ambra e tanti altri ancora. Mi fa piacere ricordare tutto ciò. E vorrei tanto sapere cosa fa oggi Raffaella, che spero in ottima forma. La ricordo con molto affetto. Purtroppo Nuovo Ruolo non esiste più da un sacco di anni. I tempi sono cambiati; il mondo pare davvero un altro pianeta e io mi sento il fantasma di me stesso.
Vostro Gianfranco”


Personalmente, mi sono imbattuta nella sua affascinante poetica grazie a una raccolta: Oltre Eboli: la poesia – La condizione poetica tra società e cultura meridionale 1945/1978 - vol. II - Lacaita editore 1979. Un compendio di grandi poeti meridionali del novecento noti e celebrati (V. Bodini, A. Gatto, S. Quasimodo…), meno noti e quasi dimenticati, ma non meno importanti (R. Spera, M. Pierri, R. Carrieri…). Grazie a questa raccolta sono venuta a conoscenza anche della data di nascita della Spera: 1931.
Credo che le poesie qui di seguito riportate non siano facilmente reperibili ed è per questo che ritengo doveroso postarle e farle conoscere:

Poesie di Raffaella Spera da “Differenziato” Ed. Lacaita, 1977

Ci sono despoti che regolano il cielo

Ci sono despoti che regolano il cielo
tagliano le ombre
dividono le notti
dispongono in corone le stelle
cancellano l’uomo
E i sogni sconfitti
saltano il fossato
con parole abiette
mettono passi nel lucido occhio del fuoco
Uomo sul mercato
mentre attacca il sole l’inverno
uomo spezzettato
la lezione è questa:
senza accorgimenti sei archiviato


Mi insegnavate con convinzione

Mi insegnavate con convinzione
e tutto si è spezzato tra tagliole di fuoco
Segno i miei viaggi
                        - San Basilio con l’oro
                        - con un gessetto nero i pozzi di petrolio
Infine erano devianze
amputazioni
concrezioni
amori brulicanti come insetti
Ogni notte amo il perduto
grigio
leggero
così leggero
disintegrato



La poesia del sud

La poesia del sud
è un parco da smantellare
Ad ogni angolo un’aggressione
perfino l’occhio del tacchino è cattivo
Quattro scalini per trovare un parroco
                        (parroco di città
                                   sia ben chiaro)
ex voti da subappaltare
il tabernacolo traballante retto dai peccati
                        (tutti rimessi
                                   sia ben chiaro)
La processione al Santo esige lo scettro
e procura distanze e mediazioni


Ora è tutto sotto mani

Ora è tutto sotto mani
                        sotto silenzio
In una grande aria azzurra
le ginestre hanno divorato gli uomini
                        - le giostre
                        - le viti a grappolo sono ora cemento
L’amara superbia di un feudo
                        è una offesa eternità
                        tra le ultime raffiche
                        e graders insolenti
tutto persiste
tutto ritrovo
inesistente


Questo debole vivere di cartapesta

Questo debole vivere di cartapesta
ricerca vaga di una identità
ogni giorno paga il pedaggio di transito
Salotti di velluto rigato
promettenti mèches con raffinata disinvoltura
gestiscono il mondo
affinità
eresie
incubi
All’aperto
                        -poco raccomandabile in verticale-
oltre la luna
quante invenzioni
mitologie
suoni dodecafonici

Andando avanti nella ricerca ho appreso che, nel 1996, per iniziativa della Presidente della Commissione regionale per la parità e le pari opportunità tra uomo e donna Avv.ta Ester Scardaccione,e su ispirazione alle vicissitudini dell’indimenticata Isabella Morra, sono state raccolte “voci” significative e contemporanee di donne lucane, alcune delle quali hanno donato alla Biblioteca “Isabella Morra” alcuni dei loro lavori editi.
Nel volume che elenca le donne che hanno preso parte a questa importante iniziativa c’è proprio Raffaella Spera che ha donato alla biblioteca i seguenti titoli, ognuno dei quali è accompagnato da uno stralcio tratto dalla prefazione:

Segni minimi, Nuove Edizioni, Vallecchi 1975.
È partita Raffaella Spera per città dell’Africa e dell’Asia. È
lontana, in un tempo diverso...”Dentro i mattini roventi e
improvvisi dell’Arabia, davanti alle montagne viola di
Nayria, non odorava il basilico lucano, non cantavano le
cicale, eppure le tornavano laggiù, lassù, ricordi antichi e
dolorosi, sussulti adolescenti, e il presente spariva in quel
passato di dense solitudini e ancora tendeva l’orecchio ai
passi notturni delle sue attese infantili”
(E. Pecora, dalla prefazione).

Differenziato, Edizioni Lacaita, Manduria 1977.
“(...) un’operazione consapevolmente strutturata, sulla linea di un discorso
che procede volgendo le spalle al vuoto popolato dalle ombre della nostalgia,
per entrare nel pieno di una biografia che è
anche biografia collettiva (...) Lo schema di
quasi tutte queste composizioni obbedisce alle
ragioni della passione (erotica, civile, polemica)
raccolte entro minuscoli, impeccabili containers,
repentinamente chiusi dal sigillo del verso conclusivo,
in modi assai spesso stranianti (...) Lo
scialo dell’autocommiserazione, in poesia, non
paga più: la parsimonia dell’ironia è la sola
maniera di sbarazzarsi (senza moralismi) della
cattiva coscienza”
(M. Lunetta, dalla prefazione).

Zentrum, Edizioni Carte Segrete 1979.
L’autrice, con il suo scrivere e con il suo poetare, sembra giocare
con se stessa e con chi legge. Già la grafica stupisce e
inquieta, e per grafica s’intende quella esterna e quella interna,
e colpisce l’impaginazione, e poi si è presi dalle parole,
dai ritmi, dalle ricorrenze (il “ma” che trascina Zuntrum
fino al grande MA finale in Sud America: dubbio? incertezza?
sgomento?).

Il doppio misto, Edizione Nuove Scritture, Milano 1983.
“È la paura della “cosa”. Si trema di paura. La paura, quella
paura è l’isteria di tutti i corpi. L’isteria, che è lo scuotimento
della libido dell’io, è però una scansione della pulsione.
Usata come scansione, come lo fa la Spera, la pulsione è
una metrica. È la metrica di una memoria corporea.
Malgrado questa evidenza dello scuotimento corporeo che
invade la scrittura, l’io rimane dislocato. In questo modo
non sappiamo dove sia dislocato l’oggetto di vita dell’io: la
“cosa” dell’orgasmo. La poesia della Spera è organizzata intorno a questa
mancanza. Ad arte, si direbbe, per reticenza e per menzogna. Perché è nella
natura della “cosa”, se rivissuta un’altra volta in pieno, in piena vita, essere
portatrice dello “scacco finale”
(C. Milanese, dalla quarta di copertina).

L’acquario, Edizione Quaderni di Nuovo Ruolo, Forlì 1984.
“La novità più rilevante dell’Acquario all’interno del percorso
speriano è data dal “chiamarsi fuori” del soggetto
rispetto al teatro minimo del dramma; cosicché il vero protagonista
è l’occhio, che assume le immagini con indifferenza
velata, e le registra a una distanza che è quella dello
spettatore in osservazione dei pesci che popolano un acquario,
pesce anche lui tra gli altri”
(M. Lunetta, dalla presentazione).

Free lance, Edizioni Carte Segrete 1986.
Dove mai sarà stata inviata questa free lance?
Nell’intimità più profonda, forse, nell’amore più passionale
ed etereo, forse; nell’io più basso e più alto, “maybe”.
Dove mai scatterà le sue foto, questa free lance? O a chi? Le
risposte ci sono nella silloge resa più preziosa dai disegni di
Giacomo Porzano. Il difficile è trovarle perché la lettura dei versi di Spera va
fatta a più livelli: quello immediato (e si nota la punteggiatura precisa, originale,
l’uso icastico delle parole), quello sensoriale (e colpiscono allora le
immagini, le sensazioni), quello simbolico (e qui i rimandi sono alti e i
significati soggettivi).
Raffaella Spera ha inoltre pubblicato “Il vantaggio del tratto”, Edizioni
Carte Segrete 1982.
Anche tale raccolta di poesie è accompagnata da disegni di Giacomo
Porzano.

Ma Raffaella Spera è anche autrice di un romanzo “Deserti”, pubblicato da Manni Editore nel 2008.
Anche in questo caso, sono riuscita a scovare nell’archivio di Manni Editore  una parte della prefazione di Mario Lunetta e l’incipit del romanzo:

Dalla prefazione di Mario Lunetta
In questo romanzo c’è la scrittura come esperienza fisica, sensuale e visiva, in una sorta di intelligenza delle cose e delle persone esperita attraverso pulsioni dell’intuizione e dell’istinto. Tutto il libro si avvale di una convincente alternanza dei tempi narrativi trattati a blocchi, sul filo di un efficace gioco di flashback: tempi che funzionano come spazi diversi, anzi conflittuali, di vita, di crescita drammatica.




Incipit:

Ancora mezz’ora e l’aereo avrebbe atterrato a Gedda. Da Roma, un balzo di sole quattr’ore, quante ce ne vogliono da Potenza alla capitale in auto. Ma è un tuffo nel tempo, uno iato che non si misura con l’orologio.
Lo stesso che c’è fra lo stato di veglia e il sogno: una frazione di un minuto insufficiente a segnare il distacco tra le due dimensioni. A quantificare la differenza. Ed ora stavo scivolando nell’estatica sensazione di lasciarmi alle spalle ogni problema. Di vincere la memoria col fluire del presente. Il ronzio dei motori mi cullava nella solarità filtrante dai finestrini. Mi chinai per guardare davanti a me. Lontano, basso ed irreale, il mare s’infittiva in una selva di lame spezzate, immobili e frementi. Un magma luminoso verso cui procedeva la sagoma scura di una petroliera. Che presto ne venne ingoiata. Portai una mano agli occhi per vincere il controluce. Cercavo la costa. La terra di un mito duro a cedere alla realtà, che ancora non si scorgeva. Distolsi lo sguardo. Sfogliai distrattamente un depliant, che tenevo sulle ginocchia. Magnificava monumenti orientali, a colori vividi. Oasi fresche e sonnacchiosi cammelli ad uso dei turisti. Lo richiusi infastidita.
Non specchiava certo le ragioni del mio viaggio, per me terminale e partenza di due periodi ben distinti. Taglio netto fra la contraddizione e una sperata identità. Il segno di una vocazione nomade, che si stava attuando. Nulla più della discesa nel medioevo mediorientale le poteva dare sostanza e concretezza.
Ipnagogica sensazione della levità dove i frammenti del reale scompongono i loro disegni. Si spezzano in frasi, immagini rapide subito spente. Ingoiate dal sopore. Dal piacere dell’abbandono.
“Mi sto addormentando.”
Sollevai la testa dallo schienale a cui m’ero inconsapevolmente appoggiata. Tornai a guardare dal finestrino.
L’incandescenza dell’acqua sembrava spostarsi di lato. Quasi a lasciare spazio alla massa blu indaco del mare, dove nitida ora avanzava la distesa bianca e calcinata della terra.
“Il deserto” pensai con un brivido.
Mi prese un’agitazione febbrile. Ciò che poco tempo prima non era che un progetto razionale, formulato con l’astrattezza di ora e località, s’incarnava in vibrazioni. Rinfocolava l’impazienza.
“Anche Luca” pensai.
Lo immaginavo già all’aeroporto, come m’aveva annunciato da Riyadh, precedendomi di una settimana. Certo camminava avanti e indietro, sbirciando l’orologio. La sua natura apprensiva e coinvolgente. Il volto carnoso e segnato. I corti baffi scuri, che volgevano al rossiccio. Il tic della bocca a segnalare l’agitazione. Cercavo di immaginare la sala d’attesa: il lucido pavimento, le ampie vetrate, la gente che bivacca prima della partenza, quella che sciama dalle uscite dei terminali. Mi accorsi di pensare in termini occidentali. Mancava l’ambiente arabo. Dovetti aggiungere a fatica, qualche barracano bianco preso dal depliant. Che non riuscivo a concretizzare nei dettagli. Soltanto sul fondo: un piatto vagare di figure su cui campeggiava la fisicità di Luca.
L’unico primo piano che potessi agevolmente scrutare. Sfarlo e rifarlo dalle diverse angolazioni.
«Ha bisogno di qualcosa?»
Una hostess impeccabile nella divisa grigio-blu, s’era chinata con irritante premura. La guardai per un attimo senza realizzare.
Si allontanò lungo il corridoio, vigilando con discrezione sugli altri passeggeri. L’immagine di Luca che si frantumava. Le pareti levigate della carlinga. Le reticelle, le nuche dei compagni di viaggio, intraviste oltre gli alti schienali. Per fortuna accanto a me non avevo nessuno. Sul posto vuoto qualche libro, i giornali, la mia rigonfia borsa di pelle. Non avrei sopportato una chiacchierata oziosa. Di prammatica con uno sconosciuto…
Del resto ne avevo macinate di parole, fra me e me. Dubbi, domande e risposte. Propositi e… no, nessun pentimento. Semmai l’angoscia di non provarne. Anche questa era una lacerazione.
Che d’improvviso lasciò il posto ad un’inquietante spossatezza del corpo. Recalcitrante mio malgrado alla proiezione in avanti nel chiarore che si andava via via accentuando. Guardai l’orologio. Otto… nove, al più dieci ore prima ero a Potenza.



Questo è tutto quello che sono riuscita a raccogliere e mettere insieme.
Poi, mi unisco anch’io a chi ricerca altre notizie su questa importante voce. Anzi, lancio un vero e proprio appello: chi ha notizie fresche di Raffaella Spera, nonché poesie non ancora rese note in rete, ci renda partecipi.
Spero, infine, di non avervi annoiato, ma anzi di aver acceso anche in voi l’interesse per questa poetessa speciale e di gran livello.


10 commenti:

  1. Non mi permetto di esprimere giudizi sulle poesie da te proposte, mi sento inadeguato, tuttavia devo complimentarmi per come hai assemblato l'articolo. Tra quelli che ho letto in giro, mi pare tra i più completi.
    Sono un fanatico di Incipit e sono rimasto impressionato favorevolmente dalla scrittura di questa poetessa e non posso che concordare con la prefazione di Lunetta:
    "...c’è la scrittura come esperienza fisica, sensuale e visiva, in una sorta di intelligenza delle cose e delle persone esperita attraverso pulsioni dell’intuizione e dell’istinto."
    Ottimo lavoro Daniela, letto con,molto interesse.

    ps: se potessi quel cosìcosì lo cancellerei, perchè l'autore di quel giudizio, del tutto legittimo, (anche se birichino in quanto non motivato), considerati i tempi, non ha avuto nemmeno il tempo di leggere l'articolo. Ne sono sicuro. Ma che ci vuoi fare, porta pazienza, certamente è stata l'invidia a far scattare il dito su quel tasto.Pertanto consideralo come una medaglia al merito.:-)

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  2. Ero certa che avresti apprezzato il lavoro e ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di pubblicare questa piccola "ricerca".
    Comprendo solo in parte il fatto che non te la senti di esprimere giudizi sulle poesie: postando questo articolo non ho certo la pretesa che questa mia scelta sia condivisa da tutti... Anche nel mio bagaglio di letture ci sono poeti che non metto sul piedistallo pur essendo stati decretati "intoccabili".
    Insomma, ognuno ha i suoi gusti.
    Sarebbe bello invece sapere, nel bene e nel male, il pensiero di chi decide di addentrarsi in questa lettura.

    Sui due così così: ma ti pare Franco, che io possa soffermarmi su certe inezie? Posso solo dirti che lo ritengo un atto infantile e vigliacco, di chi non vuole esporsi. Ma perché poi? Non lo mangerei mica...
    Ripeto: l'ho ritenuto un atto doveroso perché personalmente ritengo sia una di quelle voci dimenticate che meriterebbero molto di più e perché sarebbe stato carino sapere anche il parere degli altri. Non importa se positivo o negativo, comunque un parere per accendere una discussione.

    Ah, dimenticavo: che dici il secondo così così sarà opera della stessa persona?
    Il mistero si fa sempre più fitto...

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    1. La mia rinuncia a tentare un’analisi critica sulla poesia di Raffaella Spera, cara Daniela, non è certo da imputarsi ad un eccesso di modestia e nemmeno da interpretare come un atto comodo e pilatesco per sottrarmi al giudizio. Più semplicemente non riesco a dare un parere sereno, non avendo assolutamente la competenza necessaria, cosa di cui non ho mai fatto mistero. E’ una poetica senza dubbio d’avanguardia. Lunetta parla anche di sperimentalismo, di anglismi, di metafore di non facile interpretazione e non mi sono sentito coinvolto. Forse avrei bisogno di tempo per assimilarla, tutto qui.
      La funzione principale del blog a mio modo di vedere è quella di proporre, di indicare, di stimolare le discussioni e questo post, lo ribadisco, assolve in pieno a questo compito. Poi che la poesia di Spera piaccia o meno è solo un fatto marginale e soggettivo.

      Ciao.

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    2. Ma no, Franco, ci mancherebbe!. Stai parlando tu di atto comodo e pilatesco. Io ho solo detto che sarebbe carino ricevere pareri.
      Adesso che l'hai fatto sono più contenta.

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  3. ma in che anni scrisse? la trovo abbastanza futurista (pacatamente, ché le futuriste vere erano scatenatissime - vorrei presentare qualcosa un giorno). Devo dire che c'è un trend ultimamente tra i critici, per prestigio personale, di andare a scovare poeti dimenticati e di gridare al miracolo. Occhio quindi. Parlo in generale, questa poetessa non mi dispiace, anche se non sento una voce altissima, più personale che alta, forse.

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    1. Beh, lei è nata nel '31 e le sue raccolte si distribuiscono tra il 1975 e il 1986.
      Però ci tengo a puntualizzare una cosa che, forse, non è arrivata: lungi da me la pretesa di ergermi a critico.
      Non credo di averne le competenze.
      E' che quando ho letto le poesie della Spera mi sono piaciute e ne ho voluto sapere di più. Così mi sono accorta che non ero la sola a ricercare informazioni su di lei e ad averla amata a prima vista.
      Un amore istintivo, non quindi nato dalle analisi critiche che, piuttosto, lascio a chi di dovere e a chi ne sa certamente più di me.
      Dunque, il mio lavoro è stato semplicemente quello di raccogliere e mettere insieme sue notizie, per poi condividere con voi questa scelta e dare spazio a una poetessa che, secondo il mio modesto parere, merita.
      Tutto qui.

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  4. Dani, ti farò un discorso, forse ovvio ma, mi sembra, necessario. Qui ognuno posta quello che desidera (sempre con l'approvazione, ma magnanima, del Patron de Cà). Si posta per far conoscere, per condividere, non si posta esclusivamente quello che potrebbe piacere (più o meno conosciamo i gusti, no? Se postavi tre poesie della Merini era successo assicurato) . Va poi da se che qui non siamo né scrittori affermati e nemmeno critici accreditati (del resto, nemmeno molti che scrivono nei blog riportati nell'articolo). Vorrei inoltre aggiungere che qui siamo tutti sullo stesso livello, le voci anche e soprattutto se dissenzienti hanno tutte lo stesso peso. Credo che sia nello spirito di Frame, mi corrigete se sbaglio, anche nell'invitare qui persone tanto diverse fra loro. Pluralità, credo che sia la parola chiave. Continua a postare le tue cose Dani, forse non piaceranno qui ma ai molti lettori che silenziosamente seguono. E se non piacciono a nessuno, chissenefrega lo stesso, piacciono a noi, ci hanno dato qualcosa, e questo è il vero tesoro. Scusate, ora torno in Conclave. Mi sento veramente buona....:-)

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    1. Brava Patti, hai tradotto esattamente il mio pensiero: l'intento era proprio quello.
      Ah! Complimenti per il conclave. Scelta, a mio parere, ottima, anche se qualcuno ha già cominciato a disegnare ombre sinistre sulla sua eminente figura.
      Ma i pettegolezzi li lasciamo in un angolo ché più importanti sono i fatti, con l'auspicio che ci saranno.
      Ha cominciato col piede giusto, mi pare.

      Ciao

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  5. Poesie notevoli e, soprattutto, di significato chiaro.
    Ultimamente, spesso mi sono innervosito per non aver saputo decifrare testi di autori moderni. Ho pensato che forse sarebbe stato meglio rinunziare alla lettura di versi, considerando i miei limiti.
    Poi è arrivata Raffaella Spera, mi sono rincuorato e ho ripreso lena :-))
    Grazie.

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    1. Grazie a te Salvo per aver letto e... sono contenta che tu abbia apprezzato.

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