lunedì 25 marzo 2013

PattiS - Kerouac - articolo



SIAMO TUTTI FIGLI DI KEROUAC

PattiS

26/03/2013
etichetta: la stanza di PattiS




“Voglio essere considerato un poeta jazz
che suona un lungo blues in una jam session
d’una domenica pomeriggio. Colgo 242 refrains;
i miei pensieri cambiano e a volte rotolano
tra refrain e refrain o dalla metà dell’uno
a quella del successivo”
introduzione a Mexico City Blues




Jack Kerouac nacque nel 1922 da una famiglia molto religiosa a Lowell, Massachusetts, e morì nel 1969 a S. Petersburg, Florida in preda all’alcolismo. Scrive il suo primo romanzo “The Town and the City “nel 1950 dopo il College ed essersi imbarcato come marinaio visitando vari porti dell’Atlantico e Mediterraneo.  Appassionato da sempre di scrittura svolse centinaia di lavori annotando tutto quello che vedeva e gli passava per la mente.  Nel 1957 fu pubblicato il suo capolavoro “On the Road” che gli procurò immediatamente fama e successo nonostante parecchie critiche al suo stile definito “prosa spontanea”. Insieme ai suoi compagni Allen Ginsberg e William Burroughs, Ferlinghetti e Corso diede origine al movimento “Beat Generation” che Corso ben sintetizzò con le seguenti parole: “Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato”. Il beat, per le successive generazioni di scrittori e poeti ha costituito uno spartiacque, in tutto l’Occidente. Bisogna prenderne atto. Non si può scrivere oggi senza tenerne conto.

Kerouac - Car - Ginsberg

 Meno noto come poeta, Kerouac, forse meno intellettuale di Allen Ginsberg, ci lascia però poesie di un certo livello. Considerate la peculiarità del verso che riproduce il suono jazz e le sue improvvisazioni, purtroppo di  difficile traduzione, ma resta comunque quel senso quel sentimento di libertà che traspare e ci fa sentire come un vecchio hobo, irrequieto, camminando su e giù per il mondo.


INNO

E quando mi hai mostrato il Ponte di Brooklyn
  nel mattino,
    Ah Dio,
E la gente che sdrucciola sul ghiaccio nella via,
due volte,
               due volte
                  due persone diverse
                  sono passate, dirette al lavoro
                  così oneste e volonterose
                  agguantate ai loro pietosi
                  Daily News del mattino
                  sdrucciolano sul ghiaccio & cadono
                  entrambi in 5 minuti
                  e ho pianto ho pianto
È stato allora che mi hai insegnato le lacrime, Ah
Dio in quel mattino.
   Ah tu
E io appoggiato al lampione mi asciugavo
gli occhi.
       gli occhi.
           nessuno sa che ho pianto
           o che me ne importasse qualcosa
           ma Oh ho visto mio padre
           e la madre di mio nonno
           e le lunghe file di sedie
           e balie di lacrime e morti,
           Ah io, sapevo Dio che Tu
           concepivi per  me migliori progetti
Pertanto qualunque progetto tu per me concepisca
O suddivisore di maestà
Falla corta
    Breve
Falla rapida
     Portami a casa dalla Madre Eterna
     Oggi
Comunque al tuo servizio,
     (e fino a quando)

1959

Ed. Mondadori, trad. Massimo Bocchiola



MOSCHE

E non ci sarà stato un tempo che le mosche
non cercavano il sole oltre finestre
proibite?

E che gli uomini non pregavano Dio
  perché li liberasse dall’errore.
  Gesundheit?

O i giocatori di football non facevano capannello
   per complottare la sconfitta avversaria
A colpi di gessetto?

Cosa importa? Dio ci ama tutti, il Suo
  Pensiero & le Immagini nel Suo sogno.
Gesundheit.

Né un Ebreo della Torah o Corano
  incantatore è mai stato più in gamba
di Dio.

Amato Dio – tutti amano Dio, loro stessi
-      perché preoccuparsi del frocio in Stanza 3?
Dio vi benedica.

Bevo i miei whisky sour al Ritz
  Alle 3 di domenica pomeriggio parlando di Tolstoj.
quien se ne frega?


         Tutto quello che voglio fuor di questa persefone
         Sono poesie che inducano latte d’amore
nell’anemone –

Ed. Mondadori, trad. Massimo Bocchiola




95ESIMO REFRAIN

È lì che imparai a dire “porta”
mentre migliaia di cose
accadevano nella foresta di Maldoror
del vicinato, Beaulieu Street
poco più avanti, con topi di cantina toposa
e pestelli e pescicani
e pesti di casermon vocalisti,
intimisti – la tetra popolazione
    Del mondo nel 1924.
    A due anni, sedevo sul marciapiede
    a contemplare il tempo nella sabbia bianca,
    ma questo era a Brunaby Street.
           nomi di Strade Stronze.
           Appuntamento da lenze.
“Simplificus? Ridiculous?
Immensicus? Marvailovous!”
Le selvagge mille e una e mille
                 cose
   Da fare e da farsi
       quando sei un bimbolo
       di due o quattr’anni
      nel cerchio chiaro
      dentro la mente
      di gioia donata dal
      cielo.

Da Mexico City Blues
Newton, Grandi Tascabili Economici






Jack il Mago nella sua tomba
a Lowell per la prima notte
quel Jack attraverso i cui occhi
vidi
smog splendore luce
oro sulle spire di Manhattan
non vedrà mai questi camini fumanti
mai più sulle statue di Maria
nel Cimitero.


 Allen Ginsberg, poesia  composta e  letta per Jack al suo funerale

foto Acerbo - Ginsberg legge una poesia





7 commenti:

  1. Forte Patti ! Sempre post interessanti i tuoi, e comodi, soprattutto per un pigrone come me. Tu mi faciliti le cose e mi dai l'opportunità di leggere un po' di sana Poesia, che altrimenti non essendo un patito, non leggerei più che altro per pigrizia.
    Insomma un bell'invito a nozze. Grazie!

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  2. E brava Patti. Non materialmente ma moralmente ero con loro, era il sogno di libertà, rimasto un sogno. Quando sento Cohen, tutto torna.
    Posso postare qualche suo haiku? Kerouac ne scrisse migliaia

    Completamente silenzioso
    nella notte stellata
    Il piccolo albero

    Crepuscolo-La bufera
    nasconde ogni cosa,
    persino la notte

    Nella casa silenziosa,
    gli sbadigli silenziosi
    di mia madre

    Il granaio
    nuota in un mare
    di foglie spazzate dal vento.

    Grazie a te

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  3. Serenella Tozzi26 marzo 2013 12:37

    "Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
    Dove andiamo?
    Non lo so, ma dobbiamo andare".

    Il libro "Sulla strada", dal quale questa frase è tratta, è un vero e proprio inno alla libertà.
    Non conoscevo i suoi haiku: belli, e denotano molto la sua profondità di pensiero.

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  4. Autore tra i più belli e dannati del ventesimo secolo.
    Vita sregolatissima, è arrivato a stimolarsi anche con la benzedrina per scrivere senza sosta. Muore in età davvero troppo prematura. Avrebbe potuto dare tanto altro ancora.
    Molto belle le tue proposte Patti, come anche gli haiku (che comunque non mi entusiasmano in quanto haiku) proposti da Elisa.
    Ma la sua produzione è così vasta che mi vien voglia di metterci anch'io qualcos'altro.


    L'ULTIMO HOTEL

    L'ultimo hotel
    Vedo la parete nera
    Vedo la sagoma della finestra
    Lui sta parlando
    Me ne infischio di cosa sta parlando
    M'importa solo che è l'ultimo hotel

    L'ultimo hotel
    Fantasmi nel mio letto
    Le capre che ho sgozzato
    L'ultimo hotel


    SOLITUDINE MESSICANA

    E sono uno straniero infelice
    contento di scappare per le strade del Messico
    I miei amici sono morti su di me, le mie
    amanti svanite, le puttane bandite,
    il mio letto sbattuto e sollevato dal
    terremoto – e niente erbasanta
    per uno sballo a lume di candela
    e sognare – solo spurghi d’autobus,
    ventate polverose, e cameriere che mi sbirciano
    da un buco nella porta
    segretamente attizzate alla vista
    degli onanisti fottenti cuscini -
    Io sono la Gargolla
    di Nostra Signora
    che sogna nello spazio
    sogni di grigia nebbia -
    Il mio volto è puntato verso Napoleone
    - io non ho forma -
    La mia agenda è piena di DEFUNTO
    non ho valore nel vuoto,
    in patria senza onore, -
    Il mio unico amico è un vecchio pederasta
    senza macchina per scrivere
    Chi, se è mio amico,
    lo beccherò nel culo.
    Mi resta ancora un pò di maionese,
    tutta un’inutile bottiglia d’olio,
    contadini mi lavano il lucernaio,
    un matto si schiarisce la voce
    nel bagno a fianco
    cento volte al giorno
    condividendo il soffitto con me -
    Se mi ubriaco mi viene sete
    - se cammino il piede mi cede
    - se sorrido la mia maschera è una farsa
    - se piango non sono che un bambino -
    - se mi ricordo sono bugiardo
    - se scrivo la scrittura è passata -
    - se muoio il morire è finito -
    - se vivo è appena cominciato -
    - se aspetto l’attesa è più lunga
    - se vado l’andare è andato -
    se dormo la beatitudine è pesa -
    mi pesa sulle palpebre -
    - se vado a un cinema da poco prezzo
    mi assalgono le cimici -
    I costosi non me li posso permettere
    - se non faccio niente
    niente fa

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  5. GREGORY CORSO - HO VENTICINQUE ANNI
    Con un amore un delirio per Shelley
    Chatterton Rimbaud
    e l'affamato guaito della mia gioventù
    si è propagato da orecchio a orecchio:
    IO ODIO I VECCHI SIGNORPOETI!
    Specialmente i vecchi signorpoeti che ritrattano
    che consultano altri vecchi signorpoeti
    che esprimono la loro gioventù in bisbigli,
    dicendo: - Queste cose le ho fatte allora
    ma è acqua passata
    è acqua passata -
    Oh vorrei tranquillizzare i vecchi
    dirgli: - Sono vostro amico
    ciò che eravate una volta, grazie a me
    lo sarete ancora -
    Poi di notte nella sicurezza delle loro case
    strappare le loro lingue apologetiche
    e rubare le loro poesie.

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  6. Per me non era tanto a posto col cervello.
    Le droghe ci devono aver avuto la loro bella parte...
    Sid

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  7. Desolato, mi raccontava un ciclista professionista ritiratosi: " Non c'è niente da fare. Anche il ciclista più bravo nulla può contro una schiappa drogata che corre alla disperata! ".
    Il letterato che usa stupefacenti non è altro che un truffatore che contrabbanda per genialità la sua alterazione mentale.
    A mio parere è fuor di luogo leggerlo.
    Sid

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