lunedì 4 marzo 2013

rubrus - letteratura fantastica - fantascienza



Quattro chiacchiere sulla
LETTERATURA FANTASTICA
con
RUBRUS

05/03/2013
Etichetta: la stanza di Rubrus  - fantascienza



Fantascienza


Non c’è due senza tre e, se qualcuno vorrà ancora starmi dietro vorrei parlare di fantascienza.
Una noticina personale: (non vogliatemene) venni in contatto con la fantascienza scendendo, come è lecito attendersi in un racconto fantastico, in una vecchia cantina dove i libri (erano per lo più edizioni Urania) erano ammassati. Era la fine degli anni’70 / primi ’80 e oggi molti di quei romanzi, allora già un po’datati, sono vintage in un modo delizioso e quasi struggente. C’era anche una raccolta di racconti di Poe, un’altra legata alla serie “Alfred Hitchcock presenta” ed una vecchia, muffosa edizione di “Dracula” (quei tre libri, alla lunga, avrebbero influenzato il mio immaginario molto più degli altri). Dell’horror, però, ho parlato sopra e adesso tocca alla fantascienza.
FantaSCIENZA appunto, senza la bacchetta magica delle fate.
Sappiamo tutti quando è nata; alla fine dell’800, con l’illuminazione pubblica e il ballo Excelsior.
Certo, anche prima (per esempio l’isola volante di Laputa, di cui parla Jonathan Swift) è possibile trovare elementi fantascientifici nelle opere di narrativa; lo stesso Frankenstein può essere considerato un romanzo anche di fantascienza, ma è – a mio parere – solo con l’industrializzazione di massa delle società occidentali che il genere acquista la fisionomia che gli è propria.    
 “Che cosa succederà al mondo dopo che io non ci sarò più?” è la domanda che sta dietro ad ogni racconto di fantascienza (come a molti altri, ovviamente), ma, a mio giudizio, ciò che caratterizza la fantascienza è utilizzare la scienza e la tecnologia per rispondere.
Siamo nell’era del positivismo, del colonialismo e delle scoperte geografiche. Non a caso Doyle, il papà di Sherlock Holmes, scrisse più di un racconto di fantascienza anticipando per esempio, e non di poco, Micheal Chrichton.
A me piace pensare che, sin dall’inizio, il genere presenti la doppia faccia che da sempre gli è propria.
Abbiamo infatti le utopie – che denotano una fiducia pressoché illimitata nel progresso dell’uomo – e le distopie – che invece vedono abbastanza nero.
Abbiamo Verne che ci descrive in termini piuttosto trionfalistici la conquista della Luna e degli abissi. Anche quando ci parla di eroi “maledetti”, come Nemo (non il pesciolino, il capitano), la maledizione sta nel fatto che questi uomini sono troppo avanti e che il mondo non è ancora pronto per le nuove scoperte, non nell’intrinseca perniciosità delle stesse; non viene mai messo in dubbio che il progresso della scienza e della tecnologia sia – in sé e per sé – fondamentalmente “buono”.
Accanto a lui, però, abbiamo Wells che qualche dubbio se lo pone. L’isola del Dottor Moreau non è esattamente l’Eden e, anche se nel frattempo ci saranno millenni di progresso, già sappiamo che intorno all’anno 800.000 d.c. i nostri eredi non saranno gli apollinei Eloi (più o meno bestie da macello), ma i dionisiaci, cannibali Morlock. Insomma: non solo l’uomo non potrebbe usare bene il potere conferitogli dalla scienza, ma la stessa scienza, forse, non è, sempre e comunque, bene.  
Facciamo un salto di qualche anno e accenniamo ad Asimov. La ragione, la scienza (positronica o psicostoria che sia) possono salvare gli uomini dalla barbarie in cui periodicamente e necessariamente ricadono. Gli stessi androidi, nelle mani di Dick, hanno tutt’altro ruolo e scopo, fino a mettere in crisi, non attraverso una banale conquista, ma grazie alla loro semplice, perturbante esistenza, il concetto di identità e di umanità (dietro c’è, ancora una volta, il personaggio della Shelley). Se facciamo un altro salto (mica abbiamo la macchina del tempo per niente, no?) atterriamo sul pianeta Cyperpunk e non è un bel vedere.
Ho diviso, molto grossolanamente, tra utopie e distopie.
Adesso mi va di fare un’altra divisione. Ci sono storie che si occupano soprattutto di come funzionano le macchine ed altre che si occupano di come funzionano gli uomini. Dico subito che non ho grande simpatia per le prime. Se proprio ne avessi voglia (ahahaha) leggerei un libretto di istruzioni di qualche aggeggio in vendita oggidì (non lo faccio mai, appartengo alla scuola di quelli che immaginano grosso modo a che cosa possa servire un tasto, lo schiacciano e vedono che cosa succede e confesso che qualunque oggetto un po’ più complesso di un telecomando mi mette in crisi) però stiamo parlando di fantascienza e quindi è necessario che, dietro o sotto il racconto ci stia una certa dose di verosimiglianza scientifica. Per questa ragione ho qualche difficoltà a considerare per esempio “Cronache marziane” un libro di fantascienza. Il grande Bradbury ci dice che le astronavi vanno su Marte, punto e basta. Marte, poi, è spesso simile al natio Illinois. Anche avendo le conoscenze degli anni ’50 è un po’ dura da credere… insomma, stiamo più dalle parti della fantasy, ma in fondo chi se ne importa delle etichette? Un romanzo fantascientifico, invece, è senza dubbio il grande, distopico Farneheit 451, così come lo è Brave New World di Huxeley (e non dimentichiamo “1984”). Sono libri insomma in cui si parla di una possibile, scientificamente sostenibile scoperta o sviluppo scientifico o tecnologico e si immagina che influsso potrebbe avere quella novità sulla società e sull’individuo. Per me la fantascienza è questo.
Bene, ora che vi ho seccato abbastanza con questa carrellata assolutamente insufficiente e non rappresentativa (tranne forse per il sottoscritto) vorrei farvi una domanda (sperando di non disturbare chi si è già addormentato): quale tra questi libri sentite più vicino al vostro modo di vedere le cose?
Molto probabilmente, non pochi di voi sentiranno più affini al proprio modo di sentire i romanzi in cui viene descritta un’utopia negativa, che sia il mondo distrutto dalla guerra nucleare, devastato dall’inquinamento, oppresso dalla dittatura mediatica, disumanizzato dalla genetica e dalla robotica.
Non è un caso e questa disillusione nasce, a mio parere, da due ordini di motivi.  
Tornate un attimo con me in quella cantina.
Siamo alla fine degli anni ’70, il muro di Berlino è bello saldo, i reduci del Vietnam girano smarriti per le strade americane e coalizioni ondivaghe di pluripartiti governano il Bel Paese (beh… da questo punto di vista non è cambiato poi tanto).
Il duemila è il futuro, gente; un’epoca ancora abbastanza lontana da poter credere che le auto in quei giorni (giorni che noi vedremo) voleranno tra i grattacieli anziché intasare le strade.
Tornate ai nostri giorni, adesso e chiedetevi: tra venti, trent’anni scienza e tecnologia renderanno il mondo migliore?
La risposta, come dicevo sopra, è probabilmente no e credo che sia determinata da un fattore anagrafico ed un fattore sociale.
Gli anni ti portano via i sogni, le illusioni, le utopie, certo, ma anche, stando ad un livello molto più terra terra, la capacità di padroneggiare la tecnologia.
Ho guardato degli adolescenti e sono giunto alla conclusione che l’homo sapiens stia sviluppando una nuova forma di pollice opponibile… perché come altrimenti farebbero a smanettare sul cellulare con quella velocità?.
Prendete un ragazzino e dategli un computer (o un qualunque oggetto a medio / alta tecnologia). Garantito che, in capo a pochi minuti, capirete che cosa devono aver provato gl’indio quando hanno visto le prime armi da fuoco.
La nostra è una società tendenzialmente vecchia e, come tale, la massa della popolazione non ha con la tecnologia quella dimestichezza che contraddistingue le nuove generazioni, quindi, per il grande pubblico, l’appeal della fantascienza svanisce. Non solo: di solito si teme ciò che non si comprende. Di qui una certa tendenza a vedere nero.
Ma ancora non basta.
Vecchi o giovani che siamo penso che, come società – e spesso a torto, c’è molto di irrazionale in questo – oggi non crediamo più nella scienza e nella tecnologia come strumenti per creare un futuro migliore. Crediamo negli Ipad, nei social network e nei cellulari, ma non è la stessa cosa. Non ardiamo più dal desiderio di andare a scovare gli alieni in qualche angolo del cosmo (nemmeno per conquistarli), ma aspettiamo che, magari nel 2012, arrivino per toglierci dai guai o al massimo per far piazza pulita di tutto il caos che abbiamo combinato.
Il lettore contemporaneo di fantascienza potrebbe dire “c’era una volta il futuro” e dipinge, come per esorcizzarli, cupi scenari (ho già detto che spesso la letteratura fantastica è una forma di esorcismo? Oh beh, pazienza).
Credo che questa considerazione valga per tutti i tipi di fantascienza, da quelli, tradizionali, in cui compare e predomina il tema del viaggio, nel tempo e nello spazio, a quelli in cui si descrive la nostra società così come potrebbe risultare a seguito di una evoluzione (o involuzione) scientifica o tecnologica: ingegneria genetica, scoperte atomiche, scoperte dell’ambito della psicologia della parapsicologia, delle scienze sociali. Credo che valga, altresì, per i racconti ucronici, in cui si domanda “che cosa sarebbe successo se…” (esempio più frequente: se i nazisti avessero vinto la guerra), per quelli steampunk, cyberpunk, per la fantascienza apocalittica o postapocalittica, fantapolitica ecc.
A questo punto, entrate in una libreria, magari una di quelle grandi e fate una prova. I romanzi di fantascienza sono pochini, forse ancor meno di quelli dell’orrore. Tutti e due, assieme, non raggiungono la quantità dei romanzi fantasy.
Insomma: anche la fantascienza è un genere letterario appannato e la causa principale è, a mio parere, la sfiducia nel domani.
A pensarci bene è una considerazione estremamente triste, il punto finale di una parabola cominciata dopo la seconda guerra mondiale quando a tutti è stato chiaro che cosa la scienza poteva provocare.
Ormai non capiamo più il progresso, non ce ne fidiamo più, abbiamo trascurato le grandi teorie, le grandi scoperte, le grandi invenzioni e ci siamo rifugiati nelle “apps” (all’inizio non sapevo se ero un povero scemo o se la sintonia della TV aveva problemi, poi, dopo due giorni, ho capito di cosa stava parlando la pubblicità).
La cosa più triste, però, è che la colpa di tutto questo non è della scienza… ma non divaghiamo.
Eppure di cose da scoprire, da esplorare ce ne sarebbero. Infiniti universi ciascuno dei quali, forse, infinito.
Noi però, più che di razzi ad annichilazione, preferiamo, come grande pubblico, sentir parlare di draghi, orchi ecc… ma questa è un’altra storia.
Quella della fantasy di cui parlerò, magari, la prossima volta

20 commenti:

  1. Ai tempi in cui Giulio Verne scriveva il suo Viaggio al centro della terra, tanto per citarne uno, i suoi romanzi come venivano definiti? Forse semplicemente avventure futuristische?
    Quando li leggevo io la fantascienza era già un’altra cosa, era per esempio l’Invasione del Mondo da parte dei Marziani e chi sa come saranno considerati fra qualche secolo i romanzi di Asimov. Panzane del 2000?
    Difficile prevedere. Sto andando a ruota libera, sono tutte considerazione che faccio dopo la lettura della tua terza chiacchierata sulla letteratura fantastica.
    Devo confessare con un po' di vergogna di essere davvero a digiuno di letture cosiddette di Fantascienza. Alla collezione Urania, preferivo sempre, se non ricordo male, quella con la copertina nera. Credo che oggi si chiamino spy stories.
    Eppure adoro i film di fantascienza, ma chi sa perché non trovo mai l’ispirazione giusta per prendere in mano un libro di fantascienza. E’ una lacuna? E’ grave?
    Non lo faccio per partito preso, per una moda o per una forma di snob, è che quando metto piede in libreria, sono portato a rovistare tra altri scaffali. Sai, la considero una lacuna, forse anche per questo ho trovato il tuo articolo davvero interessante. Soprattutto la seconda parte e le considerazioni di carattere sociologico. Se il prossimo libro sul comodino sarà un libro di fantascienza, sarà certamente merito tuo. E lo so che non la volevi questa responsabilità, ah a ha ha ti conviene suggerirmi qualcosa di veramente speciale ;-)

    RispondiElimina
  2. Quelli con la copertina nera sono i "Segretissimo" e sono spy stories (mai lette, lo confesso) Suggerimento? presto detto "Cosmolinea B-1" di Fredric Brown. Costa solo € 7.50 ed è in edicola adesso. Sono racconti - quindi meno impegnativi dei romanzi. Brown è l'autore del celeberrimo "la sentinella"
    http://www.judo-educazione.it/galleria/racconti/sentinella.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Roberto ti prendo in parola. Sto uscendo e se lo trovo lo prendo. Aggiudicato! Poi ne parliamo.

      Elimina
  3. Serenella Tozzi5 marzo 2013 15:55

    Ricordo che da adolescente avevo letto un vecchio libro di fantascienza di mio fratello che mi aveva attratta moltissimo: purtroppo non ero molto attenta ai titoli o agli autori, ricordo solo che trattava di un'astronave con dei cadetti a bordo. Era diretta verso un pianeta dove avrebbero dovuto depositare dei passeggeri esuli da un loro habitat ormai distrutto. Ricordo anche che parlava di guasti al mezzo rapidamente riparati, con descrizioni precise del come e, soprattutto, descriveva il panorama al di fuori dell'oblò.
    Oggi vi sono in orbita queste astronavi abitate da uno o più astronauti, anche se gli spazi sono molto più ristretti, a differenza di quella descritta nel libro, dove i personaggi passeggiavano tranquillamente come in una chiusa tolda circolare.
    Sono stupita di ricordare ancora tanti particolari, di solito tendo a dimenticare. Evidentemente mi aveva molto suggestionata; peccato che questa mia attenzione si sia esaurita lì.
    Sai Rubrus, proprio ieri a Roma, in una vecchia libreria mi sono imbattuta in una collezione Urania ed era in vendita, fra l'altro, anche l’isola volante.

    RispondiElimina
  4. eh, evidentemente l'autore aveva avuto "l'occhio lungo"; del resto molti autori di SF - Asimov e Clarke in testa - erano scienziati "prestati" alla narrativa.

    RispondiElimina
  5. Bene, arrivo tardi? Mi sembra un salotto. Bello no?
    Magari fosse sempre così.
    Hai fatto un bel excursus sul mondo della fantascienza. Bravo. Può servire anche a qualcuno che si avvicina a questo genere.
    Credo di averlo già scritto, il mio rapporto con gli urania è legato alle letture di mio fratello, quello che leggeva lui (di nascosto, aspettavo dormisse, leggevo e poi piegavo sul segno...altrimenti prendevo le mie)
    ero una bambina. Mi piaceva il fantasticare, più su avventure extraterrestri, che problemi di futuri cupi; cioè, saltavo i periodi cupi ahahah. Allora lessi il possibile, ma non ricordo i titoli nè gli autori.

    Lessi Julius Verne, e vai a sapere come, venni a conoscenza che lui non scriveva fantasie, ma era uno studioso e amico di scienziati,
    le previsioni sul futuro erano possibili. Il capitan Nemo col suo Nautilus è una conferma, come d'altra parte Asimov.
    Credo di aver già nominata una raccolta di racconti Russi, ora introvabile: c'è nei miei scaffali.
    Lessi Orwell, mi incupì e non poco.
    Preferii Peter Kolosimo (italiano di Modena) con la sua terra senza tempo, UFO, e archeologia misteriosa, Fantasticai per anni sui suoi libri, Ancora oggi parlano attraverso le sue conoscenze fantastiche.
    Ultimamente, non proprio ieri, incocciai sul Il Ciclo di Dune, di Frank Herbert, è uno dei capolavori assoluti della fantascienza di tutti i tempi. E' affascinante! Il film che hanno fatto non è all'altezza.
    E qui mi fermo.
    Io ho già dato del mio sull'argomento, ora tocca a voi.
    Ora cerco il "LIBRO PERFETTO" come una partita favolosa di Base-ball !!!!
    se qualcuno mi passa la palla?


    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Urania" è credo ingiustamente un po' misconosciuta dalla letteratura colta, ma ha avuto il gran pregio di diffondere libri che sono già diventati classici del genere e che poi diventeranno classici "tout court".
      La ricerca del libro perfetto potrebbe essere una quest fantasy

      Elimina
    2. Serenella Tozzi20 marzo 2013 18:28

      Ecco, Elisa, non so se sia il libro perfetto, però è senz'altro il primo libro di fantascienza in senso moderno che sia mai stato scritto.
      "L'altro mondo o Gli stati e gli imperi della luna" (L'autre monde ou Les ètats et empires de la lune, pubblicato postumo nel 1657, scritto da Hercule Savinien Cyrano de Bergerac.
      Se farai delle ricerche troverai molte sorprese in merito.

      Elimina
  6. ehy Elisa!! il "il libro perfetto"....................che sfida!!!

    Perfetto vuol dire perfetto, e nient'altro. Non bello oppure piaciuto. Perfetto. Beh...credo che dovremo scavare nei classici...no??

    RispondiElimina
  7. Anche io mi indirizzo verso altri generi di letture e so bene che è una pecca. Vorrei rimediare, che mi consigliate? quali autori, quale libro di questo genere vi ha stupito più degli altri e perchè?

    RispondiElimina
  8. E' difficile rispondere ai perché.
    Ti può capitare di essere predisposto, non parlo verso un autore, ma predisposto mentalmente e ti trovi in sintonia con la storia e addirittura ti passa il sonno e arrivi a chiudere il libro, magari non finito, al canto degli uccellini. Poi, non vedi l'ora per avere un po' di tempo per finirlo. Lo chiudi e ti dispiace. Poi, passano anni e ti viene la voglia di riprenderlo in mano, e...non è più quel libro, ti trovi fra le mani un estraneo, buono per carità, ma non il capolavoro che ricordavi.
    Io non so consigliare, perché sono discontinua, e disordinata e forse superficiale, mi affascinano le storie e le ambientazioni. Se non si ha mai letto di fantascienza è meglio avvicinarsi ai racconti.
    Rubrus ha dato delle indicazioni.
    Se sei una forte lettrice, io ti consiglierei il ciclo di Dune, prova il primo:
    Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Delle creature enormi danno il Melange che è un alimento che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che garantiscono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell'Impero.
    Puoi ben pensare a cosa vai incontro, da non dimenticare che sul pianeta manca l'acqua.
    Questo ti consiglio.
    Notte!

    PattiS cosa le consigli?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'ho scritto di getto, e ora rileggendolo vedo che o seminato e come fossero fiorellini.
      Scusatemi.

      Elimina
    2. Grazie Elisa, ascolterò il tuo consiglio, Vedrò di procurarmi il primo: sembra allettante. poi per una lettrice abituale di fantasy non dovrebbe essere uno sforzo leggere un buon libro di fantascienza.

      Elimina
    3. Io invece ho ascoltato il consiglio di Rubrus e questa notte ho letto i primi racconti di Cosmolinea B-1.

      Sono racconti brevi e anche divertenti, mi aspettavo una lettura zeppa di tecnicismi e pesante, invece si legge bene. In ogni caso adesso è troppo presto per dare giudizi.


      "Dune"??? Il film è stupendo ma di una pesantezza unica, non so se ti convenga iniziare da un polpettone simile. Tieni presente che Elisa è una divoratrice di libri e riesce a digerire in breve qualunque cosa le capiti a due palmi dagli occhiali. Non le dare retta ah ha ha ha ha Per incominciare ci vuole qualcosa di più leggero.

      Elimina
    4. Sono andata a curiosare, il ciclo, credo, completo è stato rieditato da Fanucci editore,
      il n.1 Dune costa sui nove euro...
      Mi saprai dire vero?

      Elimina
    5. Concordo col padrone di casa nel ritenere "Dune" pesante, ma ho poca simpatia per le saghe e comunque, da quel che ho letto, il registro è più fantasy che SF. Ho il numero 1 ma confesso di non averlo finito.
      Ci sono secondo me due grandi correnti di lettori di SF, gli "asimoviani" e i "dickiani". Io mi colloco tra i primi. Dick è quasi "esoterico" a volte e, al centro di tutta la sua produzione, sta il dubbio cartesiano (anche al centro di "gli androidi sognano pecore elettriche?" da cui è stato tratto "Blade Runner").
      Quanto ad Asimov, l'intero ciclo delle Fondazioni (sono romanzi indipendenti, poi connessi ed organizzati) altro non è che la "novelization" de "la caduta dell'Impero Romano" di E. Gibbon (un saggio storico) in chiave SF.
      E' SF, con molta azione, anche il Micheal Crichton di "Jurassick Park".
      Si può poi citare A.C. Clarke, un classico come Asimov, noto soprattutto per "2001 odissea nello Spazio"
      Ray Bradbury, anche se vira tantissimo verso il fantasy e piacerà molto a chi è più orientato verso questo genere, ha scritto un classico come "Cronache Marziane" (sono racconti)
      Poi c'è il filone della SF all'inglese, tra cui si possono citare "morte dell'erba" di John Cristopher o John Wyndham autore de "I figli dell'invasione" con le sue varie trasposizioni cinematografiche.
      Volendo, si può considerare SF anche quella di Matheson autore de "i vampiri" alias "Io sono leggenda".
      E chissà quanti ne dimentico...

      Elimina
    6. Dopo Dune (ormai è una sfida) vada per Ray Bradbury, mi oriento un po per istinto, non conscendo per nulla il genere, non posso fare altro e poi mi alletta l'idea dei racconti. Grazie ragazzuoli, la libreria mi attende :)

      Elimina
    7. Ogni libro è autonomo, ci mancherebbe!
      Si chiama ciclo non è un serial

      Elimina
  9. Sì, ma è proprio l'idea del "tanti libri tutti collegati" che in genere mi respinge. Ho fatto un'eccezione per Asimov e una per Moorckock (i libri di Elric il Negromante che in effetti sono un libro solo, singolarmente presi valgono una verza), ma ho piantato lì dopo il primo libro che pure mi era piaciuto George RR Martin (Le cronache del ghiaccio e del fuoco) King (La Torre Nera), Brooks (Shannara) etc...

    RispondiElimina
  10. Per Rubrus
    Se non li hai letti non sai come sono collegarti.
    Per essere sincera, mi piacciono 'sti dibattiti. Mica siamo fatti tutti con lo stampino!
    Il mondo è bello per questo, e siamo qui per confrontare le nostre personalità.
    Le diversità fanno vivibile il mondo.
    Abbiamo, comunque, sempre un punto di incontro.
    La torre nera! Sono uno diverso dall'altro, c'è un un lieve fil rouge, li puoi leggere separati, almeno per me.( Non tutti mi sono piaciuti)

    RispondiElimina