sabato 23 marzo 2013

Salotto - marzo 2013


Salve gente,







Noi a volte si crede di essere chissà che, e invece siamo solo dei buffi che fan ridere. (di Roberto Benigni)




Tutti i giorni nella posta elettronica mi trovo "l'Aforisma del giorno" da parte di un sito al quale sono iscritto, e questo è il testo di questa mattina.

“E per fortuna!” Mi son detto!
No dico, dopo averci letto e riletto Dante alla sua maniera, dopo il ripassino generale sui principi fondamentali della costituzione, adesso si è messo in testa di spiegarci anche i Dieci Comandamenti. Ma non sarà un po' troppo anche per lui? In attesa non ci resta che piangere.




Le regole dello scrittore giallo S. S. Van Dine per poter scrivere un buon romanzo poliziesco




6      In un romanzo poliziesco ci dev'essere un poliziotto, e un poliziotto non è tale se non indaga e deduce. Il suo compito è quello di riunire gli indizi che possono condurre alla cattura di chi è colpevole del misfatto commesso nel capitolo I. Se il poliziotto non raggiunge il suo scopo attraverso un simile lavorio non ha risolto veramente il problema, come non lo ha risolto lo scolaro che va a copiare nel testo di matematica il risultato finale del problema.
7.    Ci dev'essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è morto, meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore. Il dispendio di energie del lettore dev'essere remunerato!
8.    Il problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente naturalistici. Apprendere la verità per mezzo di scritture medianiche, sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestione e magie, è assolutamente proibito. Un lettore può gareggiare con un poliziotto che ricorre a metodi razionali: se deve competere anche con il mondo degli spiriti e con la metafisica, è battuto ab initio.

No

·         alibi creato grazie a un fantoccio;
·         cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
·         il colpevole è un gemello, oppure un parente sosia di una persona sospetta, ma innocente;

SEGUE






Salotto di marzo
Decisamente molto lungo e chiacchierato questo salotto di marzo. E’ segno che si è “chiacchiera” volentieri in questa casa. Un centinaio di commenti rendono il post troppo lungo e difficile da sfogliare. Vero?
Per i prossimi mesi sto pensando ad una soluzione più comoda. La più semplice sarebbe quella di rinnovare il post ogni settimana, forse anche due volte al mese basterebbe. Boh… vedremo! Si accettano suggerimenti.

La faccenda dei Marò
Meditavo di fare un’eccezione sul blog e dedicare questo spazio per dire due parole sul caso dei Marò. Faccenda che ha del grottesco e ancora una volta, ahinoi, ci mette di fronte alla nostra pochezza e inadeguatezza in campo internazionale. Avevo anche preparato un breve testo per esprimere la mia indignazione. Ne avrei parlato con pacatezza anche con voi, invece ho deciso di tacere, perché ogni volta che penso a coloro che ci hanno messi in questa situazione incresciosa e umiliante, mi viene in mente soltanto una parola: Affanculo!



OhBook N°02 – LA LETTERATURA  FANTASTICA - Rubrus

La “Chiacchierata” sulla letteratura di Rubrus, che di recente è stata proposta sul blog in quattro “puntate”, viene ora pubblicato in un testo unico.
Gli OhBook, come ho già avuto modo di spiegare nella presentazione del N°01 Laura, di Serenella Tozzi, sono post con testi decisamente più lunghi del classico “taglio web”, ma non ancora così lunghi da non potersi leggere comodamente sullo schermo. E’ stato scelto un carattere (arial 12) decisamente leggibile e li potete trovare sempre nell’archivio cliccando sulla tendina di destra: OhBook





Incipit

Herman Melville, Moby Dick (Traduzione di Cesare Pavese) -

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa quanti esattamente - avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m'interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. E' un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m'accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell'anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto. Questo è il mio surrogato della pistola e della pallottola. Con un bel gesto filosofico Catone si getta sulla spada: io cheto cheto mi metto in mare. Non c'è nulla di sorprendente in questo. Se soltanto lo sapessero, quasi tutti gli uomini nutrono, una volta o l'altra, ciascuno nella sua misura, su per giù gli stessi sentimenti che nutro io verso l'oceano.





A un anno dallo scomparsa di
ANTONIO TABUCCHI
Vecchiano, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012

Incipit : SOSTIENE PEREIRA

Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di metter su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo.





Chi lo ha letto?

Incipit

Un giorno di primavera, nell'ora di un tramonto straordinariamente caldo, a Mosca, agli stagni Patriarshie, apparvero due signori. Il primo, che indossava un completo estivo sul grigio, era di bassa statura, grasso, calvo, teneva in mano un dignitoso cappello, e sul suo viso ben rasato erano collocati degli occhiali di dimensioni spropositate con la montatura di corno nero. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe e dai capelli rossicci e arruffati, con un berretto a scacchi appoggiato sulla nuca, - portava una camicia da cow-boy, dei pantaloni bianchi spiegazzati e sandali neri.
Il primo altri non era che Michail Aleksandrovich Berlioz, presidente di una delle più grandi associazioni letterarie di Mosca, chiamata in sigla MASSOLIT, nonché direttore di una grossa rivista letteraria, mentre il suo giovane accompagnatore era il poeta Ivan Nikolaevich Ponyrëv, che si firmava con lo pseudonimo di Bezdomnyi.

Mikhail Bulgakov - Il Maestro e Margherita





Incipit
Il sole dei morenti
Jean Claude Izzo


L'inverno Titì se lo portava dentro. In quell'istante, gli sembrò perfino che il freddo fosse più pungente nel suo corpo che fuori, per strada. Forse per questo non batteva più i denti, aveva pensato. Ormai non era che un unico blocco di ghiaccio, come l'acqua nei canaletti lungo i marciapiedi.
Un'insegna luminosa sopra la porta di una farmacia indicava la temperatura: 8° sotto zero. E l'ora: 20,01. Riparandosi a malapena in un androne, dalle 19,30 in poi Titì era stato a guardare i minuti sfilare. Poi l'aria gelida gli aveva annebbiato la vista. Si era reso conto che il furgoncino bianco dei Restaurants du coeur non sarebbe più passato, e che era inutile continuare ad aspettarlo. Qualunque pezzente di Parigi conosceva il percorso a menadito: Nation - République - Invalides - Porta d'Orléans. Ma da Hôtel de Ville non ci passava mai quella macchina di merda, mai. E invece lui era proprio lì, in place de l'Hôtel de Ville.
"E vaffanculo!" imprecò fra sé. "Titì, stai andando davvero fuori di testa!". Ritornò con lo sguardo all'insegna luminosa, ma non riusciva a metterla a fuoco. "Beh, ho capito. Non è il caso di sbraitare tanto, coglione che non sei altro!" si disse.
Sì, stava uscendo di testa, ogni giorno un po' di più. Anche Rico gliel'aveva detto, sin dai primi freddi. E di andare a farsi curare all'ospedale. Ma all'ospedale Titì non ci voleva andare.
"Va a finire che crepi" aveva detto Rico.
"E allora? L'ospedale è come morire. Ci entri in piedi ed esci lungo disteso. Ci andresti tu? Eh, ci andresti?".
"Vaffanculo, Titì".
"Vacci tu, cazzo!".
Da allora Titì non parlava più. Non solo a Rico. A nessuno. O quasi. Non gli succedeva quasi più di parlare. Non ne aveva più la forza.
Davanti a lui il semaforo diventò rosso per la seconda volta. "Inverno di merda" borbottò, tanto per trovare il coraggio di attraversare. A sentire le ossa sgretolarsi come stalattiti si era fatto prendere dalla paura. Eppure per imboccare l'entrata del metrò doveva attraversare la strada......

Il sole dei morenti
Jean Claude Izzo

Il sole dei morenti è un romanzo noir dello scrittore francese Jean-Claude Izzo del 1999, pubblicato in Italia nel 2004.
Trama
Dopo la morte del suo amico Titì, Rico, un senzatetto di Parigi, decide di abbandonare la città di Parigi, dirigendosi a sud attraverso la Francia, verso Marsiglia, dove spera di ritrovare Léa, l'amore della sua giovinezza.
Il romanzo è incentrato sulla vita di Rico, un libero professionista travolto dal naufragio della sua vita sentimentale. Cercando l'amore, e non ritrovandolo, viene inesorabilmente spinto verso i margini più estremi della società. Perdendo il lavoro e non riuscendo più a rincorrere i ritmi frenetici della sua cerchia, viene abbandonato dalla moglie e dagli amici. Diventa un alcolizzato cronico ed è costretto a vivere per strada. Qui inizierà la seconda parte della sua vita.
Nel suo viaggio verso Marsiglia, nell'inseguimento di quello che appare solo come un sogno, incontrerà altri disperati. Ognuno con la sua storia di emarginazione, diversa e uguale. Ognuno un tentativo diverso di affrontare la nuova vita. (Wikipedia)






        Cyrano de Bergerac - Orgoglio e Ironia

CIRANO:

Ma cantare, sognare, ridere.
Splendido, da solo, in libertà.
Aver l'occhio sicuro,
la voce in chiarità.
Mettersi se ti va
di sghimbescio il cappello.
Per un sì, per un no,
fare un'ode o fare un duello.
Fantasticare
a caccia non di gloria o di fortuna
su un certo viaggio a cui si pensa,
sulla luna.
Se poi viene il trionfo,
ebbene, fatti suoi;
ma mai, mai diventare
un "come tu mi vuoi".
E seppur quercia o tiglio davvero non si è...
Se vuoi proprio non alto, ma farcela da sè.

LE BRET:
Di orgoglio e di ironia tu te ne fai un proclama,
ma almeno sottovoce dimmelo che non t'ama.

CIRANO:
Taci.


Cyrano de Bergerac (Edmond Rostand)
 trad. Oreste Lionello, doppiaggio di Oreste Rizzini





Scaricare i video da Youtube è legale?

“Domanda legittima, soprattutto in considerazione delle decine e decine di app, plug in e software disponibili online per scaricare video da You Tube.”

In realtà non è poi così facile da farsi, provare per credere, e in ogni caso dopo una piccola ricerca ho appurato che laddove Google non lo consenta espressamente, fornendo agli utenti una funzione specifica, tale pratica sia da considerarsi illecita.
Dura lex sed lex. Questo è ciò che stabilisce la legge, poi… se vi scaricate un video e lo tenete sul vostro pc per rivederlo o risentirlo quando volete, com'è logico che sia in evidente assenza di lucro, non succede nulla. Nel peggiore dei casi ve lo cancellano. Nel rispetto di questo spirito io preferisco dopo l’ascolto cancellare i video e non metterli in archivio.  Non si sa mai… Questa è la situazione fino ad oggi, ma la Rete cambia rapidamente e magari fra qualche mese sarà completamente diversa.
Noi di Blogger apparteniamo alla famiglia di Google e pertanto quando vogliamo scaricare un video da youtube non dobbiamo fare altro che cliccare su un simbolo, pertanto il problema se sia lecito o meno, fortunatamente non ci riguarda. 


Incipit

Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un'ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l'acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete. 

Elio Vittorini - Conversazione in Sicilia







"Astrolibrologia"

«Nell’era del digitale, dove i consumatori danno la pagella online a tutto, dagli hotel ai ristoranti, dai film alla musica, dalle automobili allo sport, la figura del critico letterario che scrive ogni settimana le sue recensioni è destinata a scomparire, se non è già scomparsa, così come non esistono più molti giornali che pubblicano pagine e pagine di recensioni di libri».
In compenso una nuova categoria di esperti, che non saprei come definire, forse “recensori astrologici”, sta cercando di collocarsi nell’affollato mondo del web. La distribuzione gratuita di consigli per letture mirate avviene sul sito direttamente da esperti astrologi, che dopo aver consultato gli astri sono in grado di suggerire la lettura della settimana più adatta.

Questa settimana, per esempio, è l’ingresso di Marte in Ariete ad essere una bellissima novità per i segni di fuoco e di aria, meno per quelli di acqua e terra. “Marte è il Dio della Guerra, nel segno dell’Ariete il suo significato è di passione e dedizione, ma anche di carica istintuale e di aggressività. Pianeta adatto alla lettura di libri di storia e generi come giallo, horror, crimini efferati. Ma anche testi di estremo e avvolgente erotismo.”
A questo punto l'esperto consiglia la lettura di un testo di cronaca nera di un crimine efferrato, e precisamente quello perpetuato da Leonarda Cianciulli: “La saponificatrice” di Mastronardi e Sanvitale.

Siete nati sotto il segno dei PESCI? Il passaggio di Marte nel segno di fuoco dell’Ariete non vi crea squilibri eccessivi; pertanto per un weekend all’insegna della tranquillità, del romanticismo e della serenità leggetevi, Il mummificatore, di Nicola Brunialti.
Attenzione voi del TORO che avete la luna nel vostro segno: “dopo una settimana un po’ noiosa e ripetitiva. Il fine settimana annuncia per voi un po’ di spensieratezza, anche con la persona amata. Incontri dolci e romantici per single in cerca. Lettura della settimana? Una lama di luce, di Andrea Camilleri”
Anche voi della BILANCIA che avete sopportato ostilità nell’ambiente del lavoro, avrete tensioni con il partner, mentre per i single sarete sotto pressione e sotto le critiche dei vostri amici e famigliari. Niente paura, Tutto è fatidico, di Stephen King è il libro che fa per voi.
La lettura del passato è una terra straniera di  Carofiglio invece può aiutare quelli del SAGITTARIO che vengono da un periodo, abbastanza lungo, di incertezze e stati d’animo difficili. Per affrontare le tensioni planetarie, quelli del CAPRICORNO si leggano, Odore di chiuso, Marco Malvaldi, così potranno consolarsi delle uscite di denaro per danni non previsti tipo macchina rotta, lavatrice da riparare.
Respiro corto, di Massimo Carlo per I GEMELLI che stanno passando brutti momenti e hanno bisogno di un pronto riscatto e per gli altri segni? Se siete curiosi andate a leggerli direttamente sulla Rubrica di contenuti astrologici a cura di Francesco Faraoni  
( www.libreriamo.it )




E se cambiassimo nome del blog in frame-house e ci trasferissimo tutti in Inghilterra?
Nick Hornby

Le difficoltà di leggere romanzi di 600 pagine o più è da imputare a internet?
La domanda è stata rivolta a Nick Hornby, uno scrittore inglese noto anche per i successi ottenuti nel cinema, molti suoi racconti e romanzi infatti sono diventati film di successo, (in italia È nata una star?, per la regia di Lucio Pellegrini e con Rocco Papaleo, Luciana Littizzetto e Pietro Castellitto), questa la risposta.
«Non dipende solo da internet, ma indubbiamente il digitale ha accelerato la nostra esistenza. Veniamo continuamente interrotti o sollecitati da qualcosa che ci distrae. E in più, o anche per questo, le nostre vite sono sempre più di corsa. Chi ha tempo di leggere Guerra e pace, la sera, dopo avere lavorato, cucinato e messo a dormire i bambini? I libri di 600 o 800 pagine non si possono leggere al ritmo di due-tre pagine per sera, vanno consumati più in fretta, più intensamente, con ingordigia, non sbocconcellati, ma oggi la maggior parte di noi può fare questo solo in vacanza, o se sei molto giovane, disoccupato o pensionato».
Non è il solo di questo parere, secondo Ian McEwan,  ( un altro scrittore inglese del quale ricordo solo vagamente il nome, scusate l’ignoranza) la forma suprema di letteratura è la novella, il racconto o romanzo breve.
Affermazione discutibile direte voi, perfino assurda, dico io se riferita al nostro bel paese.
Elisabetta Rasy

Trovo conferma alle mie perplessità nella premessa di Elisabetta Rasy e nel suo articolo : “Short story, una prova per l’autore” che inizia così, (meno male che ho buona memoria):
“C’è una regola non scritta cui si attengono scrupolosamente gli scrittori italiani, gli esordienti come gli affermati: mai presentarsi a un editore con un libro di racconti.
Contrariamente alla premessa, Elisabetta Rasy, rileva che sugli scaffali delle librerie italiane è in atto una vera invasione di volumi di provenienza anglo-americana che sono nient’altro che raccolte di Short- stories.
Vi risparmio il resto dell’articolo, perché mi pare un altro pretesto per pubblicizzare la nuova collana del «Sole 24ore» per passare alla chiusura che trovo interessante anche se non conclusiva.
La narrativa italiana da sempre è ricca di racconti, e tutt’oggi ci sono validi autori che ne scrivono (cioè: quasi tutti i romanzieri scrivono anche racconti). Ma scarso è il peso editoriale e scarsa la visibilità che adesso hanno se confrontati a quelli delle short-stories di lingua inglese.
E se cambiassimo nome del blog in frame-house e ci trasferissimo tutti in Inghilterra?






La lotta e gli atleti della penna.

I veri scrittori faticano oggi a veder riconosciuta la loro qualità, scalzati da cantanti, vallette, cuochi, attori e politici appena scopertisi romanzieri.
I banconi dei librai sono oggi un triste specchio del paese. Si continuano a scrivere ottimi libri, ma al di là delle doti dei singoli, la sensazione diffusa è che i veri scrittori fatichino sempre di più a vedere riconosciuto il proprio valore nel grande flusso della comunicazione dove, gli atleti della penna, sono costantemente messi al tappeto da cantanti, attori, vallette, cuochi, giuristi e politici appena scopertisi con doti di romanzieri.
Anche il C.I.O. ha decretato la fine, a partire dal 2020, della lotta e della lotta greco-romana come discipline olimpiche.
E’ il segno che la lotta è diventata un passatempo inutile? 
La battaglia per la qualità – oggi più che mai essenziale – va tuttavia combattuta in campo aperto: accettando l’incertezza delle opzioni di gusto e la compromissione delle forme con tutto quello che forma propriamente non è (attualità, passioni politiche…). E che tuttavia ci aiuta a rinsaldare il nostro attaccamento a quell’oggetto fragile, ma anche irrinunciabile, che chiamiamo arte.
(da Sole 24ore – Gabriele Pedullà – La lotta e gli atleti della penna)

Gabriele Pedullà è nato a Roma nel 1972 e ha conseguito un dottorato di ricerca in Letteratura italiana all’Università Statale di Milano. Ha pubblicato saggi di cinema e sulla letteratura rinascimentale e del Novecento, curando edizioni delle opere di Carlo Dossi (1999) e dei Saggi critici di De Sanctis (2001). Collabora a FilmCritica, Riga e Alias. La strada più lunga – Sulle tracce di Beppe Fenoglio intende suggerire nuovi profili interpretativi dello scrittore albese, evidenziando tra gli ascendenti culturali di Fenoglio non solo la letteratura anglosassone, ma anche le riflessioni filosofiche e teologiche di Pietro Chiodi e dell’esistenzialismo francese. Per Pedullà Una questione privata, l’ultimo romanzo di Beppe Fenoglio è il libro perfetto, più compiuto ed esemplare dello scrittore di Alba e il suo saggio è una ricognizione attorno e all’interno di questo capolavoro.





A propos de femmes:

L'uomo perdona e dimentica, la donna perdona solamente.
Philippe Gerfaut

La donna è per natura più capace di sacrificio. La nonviolenza, perciò, le risulta più facile.
Gandhi

E' tanto bello appartenere a una donna, darsi a lei, non è
la stessa cosa che tu chiami "essere innamorati", e che un pochino schernirsi. Non è da schernire. Per me è la via che conduce alla vita, al senso della vita.
Herman Hesse

Il cuore di una donna è sfuggente come una goccia d'acqua su una foglia di loto.
Proverbio cinese

Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non scambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei. Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza, non sa la più alte delle felicità umane…
G. D’Annunzio

Noi siamo poeti ma la donna è la poesia; amiamo, ma non è essa l'amore? Ci seduce la virtù? essa è la virtù. In essa è la fede, in noi il dubbio; quindi in noi quel quel concitato bisogno di perseguitare, indagare, discutere; in essa una pace serena; è per la filosofia il nostro culto, il suo è per la religione.
G. Gattaneo

Quando si bacia una donna sugli occhi, sopra le palpebre, si prova una sconcertante tenerezza, come se si baciasse il petto di un passerotto inquieto, di pelle fine e delicata, e con un cuore caldo e palpitante.
Ramòn Còmez de la Serna

È forse impossibile trovare una donna veramente sincera, che non finga. Ma per la stessa ragione le donne scoprono facilmente la finzione altrui, e non è consigliabile tentare di ricorrervi nei loro riguardi.
Arthur Schopenhauer

Che cosa sarebbe l'umanità, signore, senza la donna?" "Sarebbe scarsa, signore, terribilmente scarsa".
Mark Twain

"Solo la donna ci insegnò ad amare. La radice della vita affonda in lei. La donna è come un albero che è tutt'uno col frutto. Nel suo profondo riposa l'amore eterno, nato con lei, cresciuto con lei, che muore e risorge con lei."
G. Groddeck

By Pattis



Ho visto donne: 
sogno di un otto marzo che sia il Quarantotto dell'identità condivisa

Ho visto donne                                                                            
Ho visto donne preparare tinozze d’acqua calda e strofinare suocere e mariti

 Ho visto donne che lavavano i piedi a uomini giovani, maturi
 Ho visto donne spadellare pranzo e cena, primo, secondo, contorno e frutta, senza sedersi, servendo mariti, cognati, figli.

Ho visto donne preparare  grandi bracieri dove loro non si sarebbero mai potute riscaldare,
 lavare lenzuola al fiume e lasciarli poi in grandi ceste con la liscivia a profumare, donne curve su camicie da stirare, su melanzane da tagliare.

Ho visto donne partorire e rialzarsi perché lui era tanto stanco.
Allattare pulire il piccolo e senza cibo  riallattare, senza tempo per se stesse.

Ho visto di tutto di più ed ho trascorso infanzia e adolescenza borbottando, ribellandomi e schifando un servilismo immondo anche per lo stesso uomo al quale era diretto.
Mi rifiutavo di vedere, di crescere, di partecipare e mi isolavo scontenta nel Grande Meaulnes di Fournier, nel Signor Fogg, nella Jo di Piccole donne, sognando e risognando il giorno in cui sarei andata via  

Mi ero giurata che mai avrei perpetuato nessuno di quei gesti  e così ho fatto, non per mia bravura, ma perché  la modernità avanzava e disfaceva il feudalesimo con lavatrici, lavastoviglie e riscaldamenti.
Questa è stata una rivoluzione facile, Carosello e i Pampers si portarono via i comportamenti più  retrivi.

 E tutto si complicò da allora.

Le donne hanno studiato, si sono laureate, ma la mente imprigionata ha imbracato imbavagliato le  donne per metà.
Il tempo delle donne è ancora a disposizione di un lui, di una famiglia, di un figlio, di un nipote.
Il tempo delle donne è sempre tempo perso ad aspettare un lui che dice:-Sei pronta? Sto arrivando.-
Siamo  pronte… ma

Le donne ancora aspettano con costanza, senza nessun cedimento, senza accorgersi di ripetere  le nonne, le mamme, le zie, tutte le altre donne che hanno condannato. Aspettano.
Anche le ragazzine, anche loro, che a noi sembrano scafate, sono sempre innamorate e come mi disse la mia più brava alunna:- Professoressa, io continuerò gli studi solo se vorrà il mio ragazzo.-
Non meravigliatevi perciò se dico che ancora il cammino è solo un mettersi in cammino,   troppe donne vengono uccise, troppe donne vengono picchiate e  tutte, proprio tutte, chiudono un occhio, anche due, sulle innocenti evasioni di un carissimo lui, basti che torni a casa.
Basti che torni a casa
La strada è lunga, è tanta lunga
E passa per un solo sentiero ancora poco asfaltato
Il sentiero del rispetto e della amicizia
di  donne con le donne

Ecco, questa è la mia riflessione sull'Otto marzo 2013: un otto che sia il Quarantotto dell'identità condivisa. Il nostro Quarantotto interiore. Una rivoluzione ancora da venire

La vera mutua assistenza fra un femminile empatico ed un femminile pratico, un patto con le nostre emozioni e la realtà effettuale delle cose.










OhBook

Assoluta novità editoriale per il blog di casa frame
Da oggi potete scaricare il vostro OhBook
Gratis  
Senzatrucchi - Senzainganni e Senzanulladovere!!!!!!

Su queste pagine:
LAURA – romanzo breve di Serenella Tozzi
Prossimamente:
SEMPRE DI VENERDI’ – romanzo semibreve di Franco Melzi


Catalogo in allestimento:
Si valutano opere – saggi – raccolte poesie
per informazioni rivolgersi in direzione








SCRITTORI CON L’ETICHETTA

La dittatura del marchio

Uffah… Che barba… Che noia… questa smania editoriale di catalogare e appiccicare un “marchio” ad ogni autore e relativa opera.

Gomorrra di Roberto Saviano, leggo su U:CULTURE de L’Unità in un articolo a firma di Sergio Garufi, alla vigilia della sua pubblicazione, quando stava ancora venendo editato, il futuro best seller era considerato a ragione dai dirigenti della sua casa editrice un reportage, quindi classificato nella saggistica.
Niente di male, se non fosse che in Italia il marchio di romanzo è reputato più nobile di quello di saggio. Statisticamente, tranne rare eccezioni (come la Casta di Rizzo /Stella) in testa alle classifiche si trovano opere di narrativa.
Stefano Bartezzaghi su Repubblica fu tra i primi a notare quanto contasse l’etichetta del genere letterario. Ma la dittatura dell’etichetta va oltre le librerie, ha colonizzato non poche pagine culturali dei quotidiani. L’etichetta giusta determina il destino non solo di un libro ma anche di un autore, gli attribuisce un’identità e a volte gli impone un canovaccio […]
Interessante il caso di Gianni Biondillo, la cui etichetta di giallista milanese lo rende una firma appetibile del Corriere ogni qual volta si verifica nel capoluogo lombardo qualche delitto irrisolto, quasi che la sua abilità nel tessere trame criminali e investigative lo accreditasse come esperto in grado di svelare il nome dell’assassino. In un’epoca in cui ci si riempie la bocca con termini quali “ibrido” e “anfibio”, e ci si dichiara a parole fieri nemici delle rigide classificazioni, si augura Garufi al termine del suo articolo, sarebbe il caso di abbandonare questa libridine rubricatoria che non rende giustizia alla buona scrittura, la quale, per essere tale, è sempre priva di colore e di etichette.

(da L'Unita del 20.02.013)






Il Sole 24 ORE 
racconta la letteratura americana contemporanea con Coast to coast



20 titoli della migliore letteratura USA degli ultimi cinquant’anni In edicola ogni mercoledì con il quotidiano a partire dal 6 marzo 2013. Il primo romanzo è di Paul Auster, “Trilogia di New York”.
Dal 6 marzo Il Sole 24 Ore porta in edicola la migliore letteratura statunitense degli ultimi cinquanta anni con la collana Coast to coast: 20 romanzi che raccontano un viaggio all’interno dell’articolato mondo della letteratura americana contemporanea.

La collana si presenta come una panoramica sui maggiori esponenti del Genere e sui romanzi più significativi, con particolare attenzione al periodo che va dagli anni Novanta ad oggi. Noir, fantascientifici, racconti di vita; diverse le tematiche abbracciate da questi autori, famosi e da scoprire, e che hanno avuto il merito di trasportare il lettore nel grande sogno americano, ma hanno contribuito anche a smontare l’idilliaca immagine della società americana moderna, mettendone in luce le tante contraddizioni. Una lettura critica e introspettiva della realtà in cui viviamo, che comincerà mercoledì 6 marzo 2013 con il capolavoro del 1985 di Paul AusterTrilogia di New York.
La collana presenterà poi opere di alcuni tra i più grandi romanzieri americani, come Raymond CarverRichard Yates con il suo capolavoro Revolutionary Road, divenuto un film con Leonardo di Caprio e Kate Winslett; e ancora l’autore de La sottile linea scura, Joe Lansdale;Brett Easton Ellis; il premio Pulitzer 2011 Jennifer Egan con Il tempo è un bastardo, e molti altri.
Abbiamo già avuto modo di toccare con mano in anteprima il primo volume della collana e possiamo confermare che l'edizione presenta anche motivi di pregio, sia per la qualità degli autori presentati, che riteniamo imperdibili per qualsiasi bibliofilo, sia per la pulita e raffinata veste grafica dei volumi, sia per l'ottimo rapporto prezzo/qualità, visto che ogni singolo volume sarà venduto in edicola a 9,90 € (oltre al prezzo del quotidiano Il Sole 24 Ore).
La trilogia di New York
Paul Benjamin Auster, nato nel 1947 nel New Jersey, diventa autore di calibro internazionale proprio con questo romanzo. Negli anni successivi scrive per il cinema e firma anche alcune regie.
Nella “Trilogia” Auster racconta New York attraverso tre episodi, Città di vetro, Fantasmi e La stanza chiusa. In una città stravolta e allucinata, in cui ogni cosa si confonde e chiunque è sostituibile, i protagonisti di queste tre storie conducono ciascuno un’inchiesta misteriosa e dall’esito imprevedibile.  Tre detective-stories eccentriche e avvincenti in cui Paul Auster inventa una sua New York fantastica, un “nessun luogo” in cui ciascuno può ritrovarsi e perdersi all’infinito. Ed è proprio nell’invenzione di questa solitudine che i personaggi della Trilogia misurano il proprio io e scoprono il loro vero destino.

Il piano dell'opera

1 — 6 marzo — Paul Auster, Trilogia di New York
2 — 13 marzo — Philip Roth, Pastorale americana
3 — 20 marzo — Raymond Carver, America oggi
4 — 27 marzo — Richard Yates, Revolutionary road
5 — 3 aprile — Joe R. Lansdale, La sottile linea scura
6 — 10 aprile — Jennifer Egan, Il tempo è un bastardo
7 — 17 aprile — Josh Bazell, A tuo rischio e pericolo
8 — 24 aprile — Flannery O'Connor, Il cielo è dei violenti
9 — 1 maggio — Lidya Davis, Creature nel giardino
10 — 8 maggio — Don Dellillo, Rumore bianco
11 — 15 maggio — Brett Easton Ellis, Luna Park
12 — 22 maggio —  David Means, Episodi Incendiari Assortiti
13 — 29 maggio — Joshua Ferris, Non conosco il tuo nome
14 — 5 giugno — Sam Lypsite, Il bazooka della verità 
15 — 12 giugno — Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata
16 — 19 giugno — David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più 
17 — 26 giugno — Richard Powers, Sporco denaro
18 — 3 luglio — Jonathan Lethem, Men and cartoon
19 — 10 luglio — Matthew Klam, Questioni delicate che ho affrontato dall'analista
20 — 17 luglio — E. Annie Proulx, Avviso ai naviganti





 A proposito di Amy Elisabeth Thorpe, in codice Cynthia, il personaggio femminile proposto da Augusto Benemeglio in questo ultimo racconto tra storia e realtà, mi viene segnalato questo libro, non nuovissimo ma sempre attuale di Domenico Vecchioni, diplomatico e scrittore, http://www.domenicovecchioni.it/biografia




SPIE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Editore: Editoriale Olimpia
Genere: Storia d'europa
Argomento: Spionaggio
Collana: Mistery
Chi era lo 007 italiano che fingendosi spia inglese riuscì a recuperare il misterioso carteggio Mussolini-Churchill e che morì negli anni cinquanta in circostanze rimaste tuttora inspiegate? Che cosa spinse la giovane principessa indiana Noor Inayat Khan, raffinata frequentatrice dei salotti londinesi, ad arruolarsi nei servizi segreti di Sua Maestà Britannica nel 1942, o Paul Ernst Fackeneim, ebreo, prigioniero n. 26336 al campo di Dachau, a farsi paracadutare in Palestina per una missione top-secret prima ordita e poi cinicamente fatta fallire dalle SS? Quali stratagemmi avrà usato la bella Amy Elisabeth Thorpe, nome in codice Cynthia, americana, moglie di un diplomatico inglese, per sottrarre nel 1941 le tabelle cifranti della Marina Militare Italiana custodite nella nostra ambasciata a Washington? E che dire di Clifton James, misconosciuto attore inglese che nei mesi immediatamente precedenti il D-Day recitò la parte del generale Montgomery in una finzione organizzata per imbrogliare le carte dell’intelligence nazista? Nomi, date, alleanze, improvvisi cambiamenti di fronte, strategie di depistaggio e disinformazione, doppi e tripli giochi. In un complicato mosaico di personaggi e di eventi ora drammatici, ora eroici, ora assolutamente incredibili, talora al limite del grottesco.

Altre figure femminili dello spionaggio internazionale ricordiamo:

Mata Hari (1876-1917) Danzatrice esotica è stata in contatto con le più alte cariche politiche e così, intenzionalmente o meno, ha contribuito a diffondere informazioni riservate. È la spia più famosa di sempre.

Elisabetta Schragmüller (1888-1940) è la più famosa spia tedesca meglio conosciuta come Fraulein Docktor. Durante la prima guerra mondiale si distinse per le informazioni sulle truppe belghe.


 Anna Chapman, classe 1982, è stata arrestata dall’FBI per spionaggio. È una delle dieci presunte spie russe arrestate negli Stati Uniti.










Ma gli italiani sanno scrivere i gialli? 
Da questa semplice domanda è nata la trasmissione Giallo 24, in collaborazione tra Radio 24 e Il Giallo Mondadori. Abbiamo invitato i loro ascoltatori e i nostri lettori a cimentarsi con la narrativa del mistero e dell’investigazione, scrivendo un racconto abbastanza corposo accompagnato da una versione ridottissima adatta ai tempi radiofonici. Una sfida che hanno raccolto in migliaia, con risultati sorprendenti. Ecco allora nella doppia versione le dieci storie selezionate per l’etere la scorsa estate. A firma di: Manuela Costantini, Stefano Di Marino, Antonino Fazio, Salvo Figura, Giorgia Rebecca Gironi, Marzia Musneci, Alberto Odone, Marilù Oliva, Nicoletta Sipos, Alain Voudì. Una bella avventura che stende un ponte ideale fra lettori e radioascoltatori. E poi… facciamo spazio. Altri cinque racconti di valore da leggere in quest’antologia.
Noi facciamo il tifo per Manuela Costantini, alla quale rivolgo un in bocca al lupo per il suo prossimo romanzo giallo, E’ di Giulianova, a due passi da casa frame e speriamo di leggerla presto su queste pagine. Ha promesso che relativamente agli impegni ci verrà a trovare.

109 commenti:

  1. Oy! Che bello. Ma stai vicino a Giulianova? eh...cavoli! Lo Scrigno del Mare rimane sempre uno dei miei ristoranti preferiti...(magari non c'è più...)

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    1. Giulianova è famosa per i ristoranti di pesce. Questo che dici tu mi devo informare se c'è ancora. Tra l'altro il racconto di Manuela è proprio ambientato in Giulianova e d'intorni.
      Comunque Patty, se te lo compri e ne leggi alcuni di questi racconti, per quella faccenda che tu sai magari serve. Oddio, non ne sono sicuro, magari uno rischia di incasinarsi le ideee ancora di più. A un certo punto leggere per uno scrittore diventa controproducente, almeno a me succede così, ma si sa io non sono uno scrittore ahhahaha

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  2. La risposta, a mio parere è sì. Solo che non li amano. O meglio, sono vittima di un pregiudizio radical - chic che li fa ritenere, tuttora, un genere minore. E' difficile che ammettano apertamente questo pregiudizio, ma ce l'hanno, eccome. Spesso, mascherano il giallo da qualcos'altro oppure vi aggiungono altri elementi, quasi si vergognassero di scrivere un giallo "e basta". Però sono capaci di scrivere gialli, specie se in quest'ambito facciamo entrare anche il thriller ed il noir.
    Biondillo, Carrisi, Pinketts sono i primi tre nomi che mi vengono in mente, ma ce ne sono molti altri.

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    1. Io non penso che ci sia alcun pregiudizio e ci sono scrittori italiani contemporanei che sono diventati famosi per aver scritto gialli di tutto rispetto. Camilleri ne è un esempio eclatante. Lo stesso Camilleri dice:: «Negli ultimi trent’anni il giallo considera il delitto un elemento scatenante, ma non determinante ai fini del racconto. Oggi non è tanto il chi ha ucciso che interessa in un romanzo giallo, ma il perché è stato ucciso. Questo perché è stato ucciso uno, fa sì che si esca dal romanzo giallo, dallo schema trito del giallo, per diventare un romanzo qualsiasi, senza possibilità di catalogazione, poiché tutto il contesto, vale a dire il perché, diventa alla pari con l’elemento scatenante».

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  3. beh, questa è un po' la distinzione che faceva Hitchock tra il whodunnit ed il racconto di suspence o, in ambito letterario, quanto diceva Chandler che, parlando di Hammeth diceva che costui aveva tolto il giallo dai salotti per restituirlo alle strade.
    Io credo, a tale proposito che: 1) il romanzo nel quale prevalga l'aspetto di indagine possa a buon diritto essere considerato "giallo" 2) il romanzo nel quale prevalga la suspence "thriller" 3) il romanzo in cui prevalga l'aspetto psicologico o sociale "noir"
    Ovviamente sono distinzioni che uso per comodità mia e si può parlare di "giallo" tranquillamente e giustamente (anche se forse in modo non del tutto preciso) in relazione a ciascuna delle tre tipologie di opere.
    Intesisi sul concetto allargato di "giallo" non sono d'accordo con Camilleri (mi si perdoni l'immodestia) quando parla di fenomeno degli ultimi trent'anni.
    E' un fenomeno assai più vecchio, che risale agli anni '30 del Novecento.
    Il già citato Chandler diceva di voler scrivere romanzi che fossero anche "gialli", ma questo secondo aspetto gli importava meno.
    Prova ne sia che quando gli si chiese si spiegare la trama de "il grande sonno" al regista (il romanzo ha una trama in cui si intrecciano più storie parallele e, a dirla tutta, a volte un po' confusa) egli ebbe dei problemi, pur facendo lo sceneggiatore. Come autore aveva in mente qualcosa di diverso da ciò che aveva in mente il regista, che pensava ad un giallo classico, all'inglese.
    Ebbene, io credo che, paradossalmente, ormai i rapporti di forza, per così dire, tra questi genere si siano invertiti. Oggi l'aspetto di mera "detection", per così dire, appare quasi secondario. Quanto dice Camilleri ne è la prova. E' come se i romanzieri avessero delle remore a scrivere un romanzo in cui l'indagine è centrale. Eppure secondo me è un eccesso di zelo, oltre che un tradimento dello spirito originario del genere.
    Non si deve, a mio giudizio, essere troppo ideologici nè in un senso nè nell'altro.

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    1. Beh, io penso che dietro l'essere troppo ideologici ci sia in realtà lo zampino degli editori troppo zelanti, ahimè.

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  4. Serenella Tozzi1 marzo 2013 17:04

    Tutto si evolve.
    Eppure, secondo Massimo Siviero, il primo giallo italiano "Il mio cadavere", scritto a Napoli nel 1852 da Francesco Mastriani, ha anticipato la figura di Holmes di quasi quarant'anni.
    Pubblicato a puntate su riviste conteneva elementi che si riferivano sia al genere poliziesco che a quello horror.
    Anche il "Cappello del prete" di Emilio De Marchi è stato scritto nel 1887, e conteneva buonissimi spunti psicologici.

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  5. Mi sto facendo con voi una cultura sul giallo e derivati, nulla da eccepire.Io sarei solo una lettrice, ma fa bene sapere cosa ne pensate.
    Vi devo ringraziare tutti, veramente un bel dibattito, tanto di cappello!
    Qualcuno ha letto qualcosa di Giorgio Todde?
    Mi piacerebbe saperne di più, io l ho bevuto i suoi libri, ma non faccio testo.
    E già che siamo Chapeau a tutti

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    1. E’ assolutamente vero Elisa, è un vero piacere seguire questo dibattito. Che classe!
      Io mi considero come te un semplice lettore, non certo un esperto del settore. L’anno scorso presi una cotta per Marco Vichi e lessi quasi tutto di lui, poi arrivò Malvaldi che sembrava il nuovo anche se la copertina della Sellerio ricordava il maestro Camilleri. Poi ho riscoperto Scerbanenco che sciaguratamente avevo trascurato e infine per restare aggiornato mi sono sciroppato Carlotto e Ravasi. Insomma complimenti ragazzi. Andiamo avanti così che è un bel leggere.

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    2. Ippolita la regina della litweb2 marzo 2013 09:27

      Siamo nel giallo? Ed allora facciamoci una domanda gialla. scherzo eh! Non c'è più Stefania Convalle! Dove è finita? Non ci sono più nemmeno i suoi post, dove sono finiti? Qui ci vuole un signor investigatore, vogliamo che trovi le tracce della donna scomparsa e ce la riporti a casa, nel blog.
      Sono spariti i nostri commenti ai suoi racconti, sono spariti i dibattiti ed è sparito in un solo momento un anno d'amore...scusatemi, ve la canticchio Un anno d'amore di Mina e la dedico a Stefania Convalle e a tutti voi.
      Franco chiama l'ispettore e ... riportala a casa...

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    3. E brava Ippolita, ieri nelle patrie galere a dar conforto ai carcerati e oggi in veste di buona samaritana a casa di frame.
      Ebbene, Sancta Ippolita da Lamezia, non stare in pensiero per Stefania, adesso lei sta al calduccio della sua nuova casina e non aspetta altro, ne sono sicuro, che tu la vada a trovare. Anzi, siccome l'uccellino mi ha sussurrato che tu nel suo nuovo nido hai già svolazzato, quando ci ricapiti non ti dimenticare di salutare e di fare tanti tanti auguri.

      E adesso perchè non ci parli della tua nuova esperienza nelle carceri? Argomento molto più interessante... nevvero?

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    4. Ippolita la regina della litweb2 marzo 2013 11:18

      Sono stata Bannata tre volte, Franco, e so che anche la rete non è immune dal difetto di essere reale.
      Non c'è niente di virtuale, anche qui ci sono rapporti reali.
      Ho già fatto gli auguri a Stefania per il suo nuovo blog, uno non esclude l'altro.
      Ho detto questo a entrambi.
      Il tuo è un blog comunitario in cui tu hai le chiavi di casa.
      Noi siamo invitati e insieme partecipanti, ma il blog è appunto a casa di Frame.
      La strada la tracci tu...
      ed auguro ad entrambi una strada
      come la auguro a tutti, ovviamente, una strada ...
      Beh, ritorno sempre sui miei errori, come l'assassino.
      Un giallo interessantissimo.
      Proprio con la cattiva strada mi bannarano su neteditor.
      Di strade non devo parlare.

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    5. Sei sicura di essere stata bannata. Su Neteditor ci sono pagine e pagine sotto il nome Ippi, Non me ne intendo, se bannare vuol dire cambiare...

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    6. Prova ad andare sul profilo e vedi se io esisto... prova
      Ciao Anonimo
      e già che ci sei domandati il perchè
      oppure leggiti gli ultimi blog, se vuoi

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  6. essere bannati fa fighissimo...c'è gente che se ne vanta per decenni...come avessero vinto a Waterloo, come fossero sopravvissuti al rogo delle streghe, come avessero camminato sulle acque...

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  7. Carissima Patti, specialmente se il motivo per cui ti hanno cancellato è esserti esposta contro la piaggeria, contro il conformismo, contro la violenza delle paroline zuccherose che ti obbligano a farte di un gregge.
    Io, vedi, preferisco il tuo modo spiccio ai salamelecchi pubblici ed alle coltellate dietro le spalle.
    Preferisco così
    E questa è una esperienza come un'altra, Patti
    Ciao e buona domenica

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    1. Serenella Tozzi3 marzo 2013 14:23

      Anche a me Neteditor, per quel poco che ho potuto leggere, pare un sito di buon livello.
      Sulle controversie non mi pronuncio non essendo a conoscenza dei fatti.
      Ho sempre pensato, però, che la locuzione “cum grano salis“, vada sempre bene, anche come medicina, in ogni circostanza.

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    2. Io mi sono iscritta nel 2010 e precisamente a Luglio, Sono stata accolta più che bene e dovete credermi non ho fatto nulla per chiedere aiuti vari,e, soprattutto non mi sono chiusa in qualsiasi Hortus Clonclusus. Tu, Ippolita, ti eri presentata con un nick, poi hai cambiato con Ippi e ora ci sei con un altro nick. Qualche volta ci siamo scambiate qualche opinione, ma commenti pochissimi da parte mia e da te? Non ricordo.
      L'unico neo su Net? Almeno per me: è' un mare di gente che va e che viene. A volte capita una buona penna e magari passa nell'anonimato e poi si defila, e, lasciatemelo dire. Mi dispiace E' difficile seguire tutto e tutti.
      Ecco: questo è quello che penso.
      Elisa
      ps:
      Non lo so cosa bisogna fare per essere bannati. Conosco una vecchia situazione, non tua, e allora mi dispiacque.Era uno triestino simpaticissimo ahahahah

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  8. ehehhe....dovremmo aprire un post: comportamenti da asilo mariuccia nei siti di letteratura...un mondo...veramente, da studiare e sviscerare (io le mie idee me le sono fatte, e non è vero che il virtuale sia specchio di quello che succede nel reale). Comunque non conosco Neteditor, quelli che sono approdati qui mi sembrano buoni. Qualcosa che si salva c'è sempre. Parlo da lettore. Ovvio.

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  9. I siti di letteratura!?
    Croce e delizia degli scrittori online. Parliamone pure ma evitiamo di trasformare il dibattito in un processo di condanna o di beatificazione degli stessi. Tanto i siti, più o meno sono tutti uguali, anche perché gira e rigira la gente che li frequenta è sempre la solita. Le regole del gioco le conosciamo sino alla nausea, personalmente penso convenga frequentarli con molta umiltà, tanta serietà, ma senza esagerare, anche un pizzico di spensieratezza aiuta a non prendersi troppo sul serio.

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    1. Serenella Tozzi5 marzo 2013 16:10

      Hai ragione Franco, soprattutto con un pizzico di spensieratezza.

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  10. Accidenti! Che bella iniziativa del Sole 24 ore. Praticamente la crème de la crème...

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  11. Ottima notizia. Ora faccio il copia incolla.
    Molti li ho già, ma quelli che mi mancano li segno sul calendario.
    Bravo

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  12. A proposito di Paul Auster e la sua trilogia, ecco, per i giallisti, un ottimo esempio di come rinnovare, arricchire, elevare filosoficamente un genere. Scrittura post-moderna che richiede anche un minimo di preparazione (informarsi su) per non avere brutte sorprese e pensare di avere a che fare con dei classici del genere.

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  13. Ha ragione PattiS. Avvicnarsi al post- moderno americano non è facile.
    Io ricordo di aver letto un libro, che dopo definii fantastico, di un precursore di questo modo di scrivere, si tratta di "Manatthan Transfert" di Don Passos, libro ora dimenticato; sembra di leggere il cubismo, sì potrei proprio affermare CUBISMO. Peccato non sia stata scelto "Americana" di De Lillo.
    Ma qui ci sono lettori ottimi lettori.

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  14. ... ma si parlava di Gialli o sbaglio? dimenticavo di citare Malvaldi. Prendiamo il suo ultimo "milioni di milioni" o quelli sulla serie del BarLume. Ebbene: sono classicissimi, all'inglese e quasi tutti incentrati sul meccanismo dell'ambito ristretto: c'è una comunità circoscritta, un delitto, la scena finale in cui tra i possibili colpevoli viene individuato quello giusto. Non di rado l'inghippo si risolve con il metodo scientifico (v. "la carta più alta"). La Christie andrebbe in brodo di giuggiole.
    Dall'altro lato, tutto il racconto è permeato da un umorismo ed un'arguzia tipicamente toscana e c'è una notevole capacità di descrivere il microcosmo strizzando l'occhio al grande mondo laggiù.

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    1. Malvaldi secondo me, a parte la tecnica classica del giallo all'inglese, è un caso a parte nel mondo del giallo italiano che vuole fare il verso al giallo americano.
      Ha il suo modo interlocutorio di farti entrare. Insomma: mi sono divertita!
      Ero affezionata al barLume e ai vecchietti...
      Ho avuto una delusione col suo Milioni di Milioni. Forse meno lineare.
      D'accordo sull'umorismo e l'arguzia tutta toscana.
      Da leggere senza pensare al grande scrittore, ti diverte!

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    2. Quando ho saputo che nell'ultimo romanzo Malvaldi aveva abbandonato i vecchietti al loro destino nel bar Lume, non l'ho voluto leggere. La calata toscana mi lascia abbastanza indifferente, è di un'ironia tutta sua e un mi garba molto. Però devo ammettere che aveva avuto una bella idea. Non era male, anzi...

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  15. beh, in realtà la struttura del romanzo è identica - cioè sempre un giallo classico che si svolge in un ambiente ristretto. Io penso che abbia fatto bene a lasciar perdere un po' i vecchietti (ma in fondo aveva anche scritto un giallo il cui protagonista era l'Artusi)per non logorarli. Del resto, hanno un'età...
    Se ci si sta attenti la "pista genetica" è tracciata sin da mezzo libro, quando appare il parroco forzuto.
    Il punto debole se si vuole, sono le motivazioni del/la colpevole, che appaiono solo alla fine, invece di essere anticipate da un inizio serio, come accade in altri libri (l'indizio c'è, ma è forse un po' labile...)

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  16. Serenella Tozzi6 marzo 2013 16:28

    "Libridine rubricatoria"
    Ah ah ah! Molto azzeccato come termine.

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  17. Serenella Tozzi7 marzo 2013 15:28

    Bello!
    Che ideona! Da brevetto questa dell'OHbook.

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    1. OhBook è una provocazione.
      Un modo pratico e un suggerimento a pubblicare e a leggere nel web opere che sono considerate troppo LUNGHE.
      Tutto ciò che supera le duemila parole viene letto sullo schermo con molta difficoltà. Sento dire non importa la lunghezza, ma basta dare un'occhiata ai commenti nei vari siti e ci si accorge che i racconti brevi ricevono maggiore attenzione. Con le difficoltà che oggi si incontrano nel stampare qualcosa, molte opere restano nel cassetto, dove nessuno le leggerà mai. Invece sul web a qualcuno può sempre venire in mente di leggere, oppure di stamparselo e di leggerlo comodamente su carta. Insomma Oh Book sono post destinati ai racconti lunghi, anzi lunghissimiiiiii!

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    2. Serenella Tozzi26 marzo 2013 12:56

      Ehi, Franco, siamo tutti in attesa di un prossimo lunghissimo racconto!
      Uno tuo, possibilmente; ne hai scritto diversi davvero belli. Ti rimane solo da scegliere.

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  18. Beh... io la vedo così, tanto per fare il bastian contrario.
    Esiste un insieme di temi e tecniche narrative che si raggruppano sotto il nome di"genere letterario".
    Il problema l'hanno creato i critici ritenendo il "genere" una categoria mentale da usare più con metodo sintetico a priori che analogico a posteriori e - il passo è breve e direi necessario, una volta che si è creato una sorta di "dogma" - affermando che scrivere narrativa di "genere" è deteriore.
    In realtà secondo me esistono storie belle o meno belle raccontate bene o meno bene. Il genere letterario serve o dovrebbe servire solo per dare un'idea al lettore circa l'oggetto del racconto.
    Colui che critica il concetto di genere letterario in quanto tale parte, più o meno consciamente, dal presupposto, a mio parere erroneo, che il genere sia una brutta cosa e quindi da abolire (e allora andiamo fino in fondo aboliamo le avanguardie, il romanticismo, il classicismo, il liberty, il medioevo, il romanico, il corinzio perchè sono classificazioni anche quelle).
    Per me il genere in sé e per sé non è una cosa negativa.

    Propongo un altro esperimento, piuttosto: confrontate sulle copertine le dimensioni del nome dell'autore rispetto a quelle del titolo dell'opera. Arriverete a considerazioni interessanti, secondo me.





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    1. scusami, pensavo al poi...Franco corre ...
      Hai ragione tu, anch'io preferisco sapere di quale genere è il libro che sto comprando, ma a volte si segue l'autore, e poi ti capita, prendi ad esempio Mankell che dal giallo nordico classico salta di palo in frasca, e racconta storie d'altro genere . Anche Grisham passò dal giallo stile avvocati alle storielle di Natale. Le copertine...non credo.

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  19. Non comprendo. Quali copertine intendi?
    Sempre del discorso precedente credo. Perché di copertine vere e proprio nel discorso che ha portato in campo (non parlo di chi sai tu)
    ma del nostro padrone di casa: parlo degli Oh Libri credo che ce ne siano veramente poche.
    Se parli dei generi in generale: c'è il mondo.
    Io ho dei libri che le loro copertine non esistono più, e non sono del tempo che berta filava...
    Sarà che io, non ho mai seguito i generi, piuttosto cercavo le varie collane. I primi libri veramente per adulti me li trovai da sola nei Delfini Bombiani

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    1. Penso che Rubrus rispondesse all'articolo sulle ETICHETTE, non credo che si riferisse agli OhBook.

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    2. l'ho capito dopo e mi sono anche scusata, guarda più sù
      Ho fatto una gaffe ahahahah
      notte

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  20. Ippolita la regina della litweb8 marzo 2013 08:45

    http://trollipp.blogspot.it/2013/03/ho-visto-donne.html

    Per tutte noi
    e per tutti noi
    il mio blog di auguri
    http://trollipp.blogspot.it/2013/03/ho-visto-donne.html

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    1. Il tuo è un peana al femminile, dove si esalta il contrario di tutto.
      Nel campo maschile era, almeno presso i greci era un corale per esaltare il valore dell'uomo.
      Hai ragione, il tuo è un urlo che ti esalta.
      Ricordo una canzone: Siamo Donne ... siamo semplicemente Donne!!!..oltre alle gambe c'è di più...

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  21. sì parlavo delle etichette e delle copertine.

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  22. Grazie Ippolita, era proprio quello che volevo leggere oggi, 8 marzo, giorno dedicato alla donna

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    1. Oggi leggerò questo mio blog in conclusione della giornata dedicata ...
      in una occasione pubblica.
      Ho fatto i capelli e dedicata poesia a mio fglio che è nato proprio l'otto marzo.
      Non so se lui ha letto la poesia che io gli ho poggiato sul comodino dandogli gli auguri
      non lo so
      già saperlo e saperlo da lui mi farebbe sentire meglio.
      La differenza fra noi donne di oggi e le donne di allora però sta in questo.
      Io oggi vado in conferenza, malgrado il suo ostracismo e mutismo, e parlo a tanti, le donne di una volta si crocifiggevano e si davano colpe che non avevano.
      Grazie Carla e grazie a tutte voi che con i vostri commenti mi aiutate.
      Un mutuo soccorso

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    2. Tanti auguri di buon compleanno anche a tuo figlio.
      I figli fanno finta di non sapere, di non vedere, e di non capire. Lo facevo anch'io con mia mamma... è nella logica delle cose. Ma ti sente, non ti preoccupare, ti vede e la tua presenza la sente, eccome se la sente. Fidati.

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    3. Serenella Tozzi8 marzo 2013 21:39

      E' giorno di compleanni, oggi.
      La nipotina di Elisa compie un anno e il figlio di Ippolita. Anch'io aggiungo i miei auguri per lui, un po' più grande.
      E non te la prendere Ippi: i figli sono croce e delizia dai tempi dei tempi.

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  23. ciao ippi temevo te ne fossi andata...:-) felice di leggerti. per fortuna tutte queste cose io non le ho viste, ma non vivo in Italia e sono di un'altra generazione. Piuttosto, ho sempre visto una donna battagliera, agguerrita con unghie e denti, però l'ho vista perdente lo stesso, non so perché (cioè, lo so, ma non lo dico). In realtà oggi, al contrario di ieri, anche l'uomo è perdente, anche se non lo sa ancora, cioè fa finta di non saperlo. Società e relazioni da rifare.

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  24. Serenella Tozzi8 marzo 2013 12:18

    Gli schemi sono difficili da rompere, ma mi pare che la strada sia stata intrapresa.
    Oggi le donne tendono ad adeguarsi ai comportamenti maschili, quelli più negativi,
    come eccessiva libertà sessuale e sregolatezza, ad esempio.
    Questo nuovo modo d'essere spaventa gli uomini, e le donne stesse non sanno ancora ben misurarsi in questa nuova dimensione.
    In fondo, secondo me, ci sarebbe un modo di fare molto semplice per risolvere l'eterno dualismo uomo-donna: basterebbe usare rispetto, per sé stesse/i innanzi tutto, e le padelle usarle per romperle in testa a chi non lo fa.
    Metaforicamente, s'intende ;-)

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  25. Bel pezzo Ippolita.
    Una condizione della donna, quella da te descritta, che (e grazie a Dio) non mi appartiene.
    E pensare che non era poi tanto tempo fa.
    Malgrado le lotte, però, la donna (ahimé) resta fragile di fronte all'ira fisica dell'uomo.
    Bello il finale che inneggia alla solidarietà tra donne.

    Baci

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  26. Serenella Tozzi9 marzo 2013 10:22

    A proposito delle donne...
    senz'altro la battuta di Mark Twain è la più definitiva. :-)

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  27. Io trovo che la prima sia la più forte:
    L'uomo perdona e dimentica, la donna perdona solamente.
    Philippe Gerfaut
    Almeno, io non so dimenticare!

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  28. Serenella Tozzi10 marzo 2013 19:49

    Tempi difficili per tutti a quanto pare, anche per gli scrittori di qualità... ma la concorrenza dovrebbe aiutare a migliorare la qualità.

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  29. Per Pedullà, vorrei fare un commento: secondo me a volte questi intellettuali vivono un po' nel loro mondo blasonato. Ha senso scrivere questo su "Sole 24 Ore"? No. Su "Chi" avrebbe dovuto scriverlo (ahahha...ovvio, non avrebbe potuto). Inoltre, caro Pedullà, vorresti vedere i tuoi saggi critici su De Sanctis in vetta alle classifiche? Ovvìa....

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    1. Ah dici che che non era del tutto disinteressato e obbiettivo l'articolo? Non ci avevo pensato, non l'avevo letto in quest'ottica, ma adesso che mi ci fai pensare...
      Insomma difendeva la categoria?. Ebbene forse sì, è normale che si consideri tra gli scrittori di qualità. Ovvìa Pattis, altrimenti che intellettuale sarebbe? :-))))))))))

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  30. mah... sarà sempre per fare il bastian contrario, ma secondo me dire adesso chi sia di qualità o no (sottintendendo, ovviamente, "io lo sono")è un po' (un po', eh?) azzardato.
    Il tempo è il miglior giudice. Premi, concorsi e valutazioni di giurie mi lasciano sempre alquanto scettico.
    Condivido quanto scrive PattiS e, andando anche oltre, non posso fare a meno di pensare alle varie concorsopoli.
    In realtà penso che le dinamiche sottese a moltissimi premi della critica non siano poi così diverse da quelle che stanno i siti per scrittori dilettanti, solo che tutto è fatto meglio perché circolano più soldi.
    Nino Nutrizio de "la notte" accanto ai film metteva la valutazione secondo la critica e secondo il pubblico.
    Non che non sia possibile un giudizio qualitativo, beninteso. Solo che a distanza ravvicinata è molto più difficile di quanto si creda. E allora rimane il parlarsi un un po' addosso.

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    1. Serenella Tozzi11 marzo 2013 16:25

      Concordo che sia il tempo a stabilire la qualità del prodotto, in tutti i campi artistici.
      L'opera che resiste al tempo si potrà considerare senza ombra di dubbio di qualità, qualunque ne sia stata la critica. Penso che siano i fatti che contano, non certo i bla bla, ed il parere del pubblico alla fin fine è quello che merita rispetto, ne emerge spesso un certo impalpabile fiuto, anche considerando che il gusto man mano matura, soprattutto se guidato da veri e appassionati esperti, al di fuori di fedi o ideologie ottenebranti.

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  31. Ormai, non solo quelli che ha nominato il Pedullà scrivono, o meglio qualcuno scrive per loro, ma mezza Italia scrive e c'è chi approfitta della situazione, una situazione disgustosa per donare sogni di gloria.
    I premi grandi a esempio: Strega, Viareggio, Campiello e vai vai ...per il mio modesto giudizio sono pilotati, basta leggere i libri dei premiati certe c...te che fanno ridere i polli. Una volta c'erano i critici veri. Ora per sbarcare il lunario, anche loro fanno le fortune dei padroni. Prendo ad esempio "le isole del Paradiso" di un certo Stanislao Nievo (nipote di Ippolito si aggiudicherà rispettivamente, il Premio Campiello nel 1975 e il Premio Strega nel 1987 ( vi rendete conto 12 anni di distanza!). Ottimo libro che sostituisce il Tavor e mi dispiace per la casa che lo produce....Pedullà per un mio vago modo di pensare, conosce qualcuno per farsi pubblicità.
    E' stato prudente, ha dato delle ottime indicazioni su di uno scrittore che non c'è più. Ricorda Beppe Fenoglio, che noi tutto conosciamo per il "Partigiano Jhonny".
    Solo il futuro sarà l'epuratore naturale, e quei pochi autori che rimarranno a ricordo di un secolo particolarmente confuso, ringrazieranno da lassù, sì, da quella nuvoletta rosa a destra dell'arco del cielo.

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  32. Ecco, bravo, un c'è bisogno che te ne vai in Inghilterra, basta pubblicare robba bbona. Ce n'è pohina in giro, ma chi cerca trova. Per il momento fuohino fuoherello. Ciao ciuchino
    Max

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  33. Va bene che siamo nel paese dei balocchi, anche tu max trasformato in ciuchino?
    Io non ho mai amato i racconti, mi lasciano a bocca asciutta.
    Mi fa meraviglia che il padrone di casa non abbia mai letto i romanzi di Jan McEwans. E' vero, sono brevi. Mi sembra impossibile che non ti sia passato per le mani il suo breve romanzo
    "Cortesie per gli ospiti". Un vero pugno allo stomaco.

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    1. Ian McEwan?
      E siccome è un pugno nello stomaco, lo vorresti rifilare anche a me? No, grazie.
      Non ti meravigliare, la mia ignoranza va oltre ogni tua immaginazione.
      Tutto qui quello che avevi da dire?

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    2. mi piacciono gli scrittori inglesi, perché non sono logorroici.
      Tutto lì. Anni fa il libro che ho citato era fra i più venduti.
      Sono solo un centinaio di pagine.
      Un Lungo racconto? Ma sì.
      Io amo gli scrittori stranieri e non l'ho mai nascosto, specialmente i nordici e di lingua inglese. Compresi quelli della Nuova Zelanda.
      Non amo i sudamericani in generale. Levati tre scrittori. Ti basta?

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  34. secondo un detto inglese, chi usa quattro parole per esprimere un concetto definibile con tre è capace di qualsiasi delitto. Oltre ad un diverso approccio allo scritto, va detto che l'inglese è una lingua più sintetica dell'italiano (e, quanto a grammatica, più semplice). Io credo quindi che diversi romanzi brevi inglesi diverrebbero, per avere un'uguale resa in italiano, romanzi, e, molti racconti, romanzi brevi. Per fare la prova basta prendere un testo inglese con traduzione a fronte.
    Ciò detto, credo che sarebbe bene distinguere i piani.
    Un discorso è il modo in cui si dicono le cose (sintetico o no), altro discorso il numero delle cose da dire.
    Un romanzo non è un racconto dilatato, una versione adulta dei temi delle elementari, quando si allungava il brodino. Personalmente, credo che - e buona parte delle trilogie e saghe lo dimostrano - non pochi romanzi siano racconti dilatati con chiose, aggiunte, glosse, ripetizioni, con diverse parole, dello stesso concetto.
    Secondo me un romanzo è un testo narrativo che dice più cose di un racconto, non un testo narrativo che usa più parole per dire le stesse cose.

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  35. Molte volte, anzi, quasi sempre sono le case editrici a decidere l'etichetta da dare all'opera. In Italia si è prevenuti nei confronti del "racconto" si vende meno, e pertanto si tenta di spacciare qualunque storia per romanzo. Se è breve sarà la critica poi a stabilire e aggiungere l'aggettivo "breve". Che poi equivale a racconto lungo, stessa roba ma è riduttivo. A questo punto dovremmo fare delle disquisizioni sullo stile, sul numero di cose dette e distinguere dalle ciurlate di manico dalla sostanza ma... non ne usciremmmo vivi da questa discussione.
    Consentimi di fare due esempi pratici, per definire le differenze di mercato:
    Seta di Baricco è un libretto che non supera le 15.000 parole. La storia poteva essere raccontata con molta più dovizia di particolari, se solo l'autore lo avesse voluto, tuttavia quelle cento paginette sono state vendute come un romanzo. Anche il prezzo era alto rispetto al numero delle pagine.
    L'angelo Lombrico di F.Brown, e lo cito perchè l'ho sottomano e sai di cosa parlo, è ancora più lungo e nessuno si sogna di spacciarlo come romanzo.

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  36. mmm... quello cui fai riferimento è un altro profilo ancora, ossia come gli editori chiamano quanto pubblicano.
    Ovvio che se devo dire che cosa è un libro e di che cosa parla e, nel dirlo, devo far sì che quanto descrivo "acchiappi" il lettore, devo appiccicargli un'etichetta, innanzi tutto, accattivante.
    Se il lettore italiano impazzisse per le "novelle", vedremo etichettare come "novella" un romanzo di 200 pagine.
    E' come dire che un romanzo è un thriller o un mistery quando è un horror, per non incorrere nel divieto di vm14.
    Non vedo gli editori come dei burattinai che manovrano il pubblico. La faccenda funziona nei due sensi.
    L'idea de "L'Angelico Lombrico" è quella della linotype cosmica o magica - la stessa che sta alla base di "Etaoin Shrdlu" ed è una, al di là degli eventi attraverso cui si manifesta.
    In "Seta", invece, abbiamo, per quanto rammento, più elementi storici, filosofici, psicologici: l'arrivo della seta, la storia dell'imprenditoria, la descrizione di un certo tipo di imprenditore e di una relazione tra due persone (è passato un po' di tempo da quando l'ho letto e posso sbagliarmi).
    Tutto sommato, avrei qualche remora a definire "romanzo" l'opera di Brown e "racconto" quella di Baricco, quindi concordo con le etichette degli editori, stavolta.
    Gl'inglesi fanno prima. Da buoni empiristi, parlano di "short stories" e morta lì. E, per rimanere in tema, dicono "don't judge a book from his cover"

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    1. Siamo d'accordo su short stories,
      mai sostenuto che l'opera di Brown fosse da considerarsi un romanzo, semmai il contrario.
      Ciao

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  37. Se vi capita, leggevi il citato "E' nata una star" di Hornby. Secondo me, un ottimo paradigma di quello che potrebbe essere oggi lo scrivere. Idea geniale (una donna scopre da una vicina di casa che suo figlio è un famoso porno-attore. La storia si sviluppa benissimo attorno alla figura della madre (è lei l'io narrante), molto puritana e all'argomento sesso spesso ancora tabù tra genitori e figli. Lo leggerete in una o due ore e vi sentiranno ridere anche i vicini di casa.

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    1. Leggerezza, psicologia, umanità: Nick Hornby, uno dei miei preferiti. è nata una star non è la sua cosa migliore ma è divertente, non banale e perfettamente coerente con la sua ottima produzione (mi accodo convinto al consiglio di Patti).

      Franco "Pale"

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    2. Ciao Omonimo,
      cercherò di seguire anche il consiglio di Patti, io faccio il possibile, con il blog poi sono stimolato continuamente e alla fine leggo a macchia, in fretta e male, soprattutto non trovo più il tempo di scrivere... anche se questo è il male minore.
      Senti, Franco, se mi leggi, scrivimi in privato, perchè da quando ho cambiato il pc. il tuo indirizzo email è sparito.
      Ciao e grazie.

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  38. Mi dispiace, ma con me hai pescato male. Non ho mai avuto lo stimolo di leggere gli oroscopi.
    Penso di essere fra i pochi. Presumo, da quello che mi dicevano due amiche che ci sia qualcosa di vero, almeno nel carattere. Ma saputo quello tutto il resto non serve.
    L'argomento, dopo la beffa dei maia, potrebbe avere estimatori.

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    1. Leggi l'articolo va, e poi ne parliamo. L'argomento non è astrologico.

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  39. prova per nove, Rubrus, sei della bilancia??

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    1. ah ha ha ha... sono curioso anch'io, Vuoi vedere che il mago c'ha preso :-)

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  40. no.. non sono della bilancia. ehehee.
    Sono però dello stesso segno di King (ihihi)

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    1. Ah be', allora adesso si spiegano le affinità, le similitudini, l'attrazione fatale...ahha ha ha ha ha

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  41. ho visto l'articolo da cui hai tratto il post. Beh, interessante. Vien da chiedersi quali siano i veri motivi che ci spingono a scegliere un libro anzichè un altro, uno scrittore anzichè un altro.
    Personalmente mi è capitato più volte di formulare un pensiero e poi di scoprire che uno scrittore che mi piaceva l'aveva formulato in modo molto simile.
    Il caso più eclatante mi è capitato non con King (ahaha... ma con lui mi è capitato molte volte) bensì con Joe R Lansdale.
    Nel tu-sai-quale sito come autodescrizione ho usato la seguente "... Il mio proposito è che chi mi legge si diverta almeno la metà di quanto io mi sono divertito a scrivere".
    Ebbene: tempo dopo ho letto la stessa frase all'inizio di una raccolta di racconti di Joe R Lansdale ("In un tempo freddo e oscuro").
    Forse non è una frase molto originale, ma una piccola coincidenza c'è, eccome.

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    1. Vuoi dire che sul sito riportavi la scritta di Landsale:"Il mio proposito è che chi mi legge si diverta almeno la metà di quanto io mi sono divertito a scrivere". Senza sapere che fosse sua?
      Forte!

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  42. esatto!
    Io l'ho scritta, poi, un annetto dopo, ho comprato il libro di Lansdale e l'ho ritrovata, paro paro, nell'introduzione.

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  43. Ritrovare Vittorini, credetemi è stato piacevole,e solo con l'incipit m'è venuto incontro come un vecchio amico, forse per il suo modo scrivere un po' contorto e in questo credo di assomigliarli un pochino.
    Conversazione in Sicilia è un libro particolare, scritto in un periodo storico difficile. E' piacevole e vale la pena la lettura o anche una rilettura.

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  44. Serenella Tozzi20 marzo 2013 15:56

    Ci si ritrova un po' coi tempi nostri leggendo questo brano di Vittorini.

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  45. Serenella Tozzi20 marzo 2013 16:42

    Povero Cyrano, eroe romantico e incapace di piegarsi alla mediocrità.
    Ancora oggi viene rappresentato con successo, segno che la sua figura di amante sfortunato e amico devoto ancora fa breccia nei cuori moderni.
    E, sì, piace, piace ancora anche leggerlo, quando cominci non smetteresti più.

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  46. Io ricordo del Cyrano un'altra grande interpretazione: Josè ferrer (un film del 1950) vincitore dell'Oscar e del golden globe. Io purtroppo ero già nata e al cine: lo ricordo come fosse ieri, piansi.
    Da ricordare che Rostand si rifece a un personaggio veramente esistito. Diciamo: una biografia!

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  47. L'inciplit è interessante, non conosco questo scrittore, e, almeno per me, non è il momento di andare all'inferno.
    I clochards mi hanno sempre fatto una pena infinita. Per quel loro mollare ogni forma di lotta per me significa un suicidio della psiche. Mille motivi.
    Quel freddo delle ossa è terribile.
    Lo leggerò, perché ho sempre avuto simpatia per la letteratura d'oltralpe. Ma non ora, perché se mi giro intorno in questo mondo di schifo, potrei diventare da un giorno all'altro una clochard con il tipico carrello della spesa per casa e con il cane al seguito, perché ? Mi si chiederà del il cane. Già, perché solo da lui mi verrà una leccata buona

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    1. Serenella Tozzi21 marzo 2013 13:37

      Dai, Elisa. Che sono questi momenti di tristezza? Ti sei fatta deprimere dal titolo.
      Al posto del cane se vuoi ti mando i miei gattini: sono affettuosi e giocarelloni e non danno fastidio. Lui dorme molto e lei se ne va a spasso; poi, quando si tratta di mangiare, lui si sveglia e lei ritorna.

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    2. No, credo siano pochissini i clochard con il gatto al seguito. Ho visto solo una volta proprio a Parigi un suonatore di organino di Barberia con gatto e scimmia.Ma , credo che alla sera i tre un rifugio l'avessero avuto. No, i gatti sono indipendenti. Solo un cane può vivere con un barbone. Vivono l'uno per l'altro senza chiedere. Il cane dipende il gatto no. Quando vuole se ne va.
      Amo i gatti, ma tendenzialmente sarei cane...

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    3. Ehmmm... ma state parlando dei punkabbestia? Quelli che stanno sui marciapiedi con i loro cani?
      Mica tutti sono poveri disperati, tra i giovani è stata e lo è tuttora una moda, Un modo più facile per razzolare un po di quattrini da spendere poi in alcool e droga. Ma se volete ne riparliamo. Se non ricordo male mi pare di avere incontrato, durante i miei vagabondaggi nel web, una recensione di un libro italiano sullo stesso argomento. Anzi, adesso che ci penso, forse si trattava del libro della Lattanzi su Einaudi.
      Magari faccio una piccola ricerca e poi ne riparliamo, magari duman matina neh...

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  48. Il Maestro e Margherita, libro cult negli anni sessanta.
    Per il mio parere, che è di parte, è una dei più bei libri della letteratura del novecento.
    Un libro faticoso, ma fantastico.
    Da leggere e tenere negli scaffali di casa, e soprattutto da rileggere. Di sicuro lo farò, perché ricordo la storia. Ragazzi erano gli anni sessanta! Ma ne vale la pena.

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  49. uno dei migliori incipit della storia della letteratura, la scena nel parco è un capolavoro. concordo con Elisa, libro impegnativo (non l'ho letto tutto...)

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  50. Mikhail Bulgakov è un autore molto complesso, a me piace moltissimo sia in questo incipit come in altri suoi libri come Cuore di cane.

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  51. Io che amo PESSOA non avevo letto quasi nulla di lui. Poi sono rimasto folgorato dal suo, Sostiene Pereira, e ho aggiunto letture ma quello rimane il suo capolavoro. Molto trascurato in Italia. Forse non un grande, ma un ottimo scrittore.

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  52. Io lo scoprii molti anni prima, Con un piccolo romanzo "Notturno Indiano" e senza volerlo mi interessai di questo scrittore che fin dall'infanzia si innamorò delle opere di Pessoa, sin da diventare il traduttore delle sue opere e farcele conoscere. Scrisse anche un piccolo volume sui vari eteronimi di Pessoa, ora non ricordo il titolo.
    Innamorato del Portogallo senza volerlo diventò il suo cantore.
    Io ebbi la fortuna di conoscere a Lisbona la sua segretaria che lo seguiva nei mesi di lavoro; mi fece conoscere meglio questo uomo, per lei un grande scrittore, che si fece conoscere di più all'estero che non in Italia.
    Anche in Notturno indiano si percepisce l'ombra di Pessoa, ma alla fine della lettura, veramente breve, rimane un dubbio, che, una volta chiuso il libro, lascia spaesati e meravigliati.
    Tutti conoscono Sostiene Pereira, perché il film ebbe enorme successo. Marcello Mastroianni mitico, ma Notturno Indiano ha il diritto di essere inserito nella propria biblioteca.
    Dimenticavo, il Portogallo è un paese incredibile, da visitare.

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    1. Sì brava, hai ragione, più conosciuto all'estero che in Italia. Questo romanzo breve sull'India, l'ho letto abbastanza di recente. Memorabile l'incontro sul treno, i viaggi, e le descrizioni di certe notti passate in alberghi inospitali e inadatti a un occidentale. Piaciuto a metà, in certi punti stancae non credo di averlo finito. E' un mio brutto vizietto, mi permetto ancora di interrompere la lettura, quando l'interesse scema, anche a poche pagine dalla fine. Sono un pessimo lettore, sempre detto.

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    2. 124 pagine, dico 124 pagine, due o tre ore di lettura! Libro dall'spetto minuscolo.
      Fai uno sforzo, certi romanzi hanno la parte finale che a volte riscatta tutto il libro.

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    3. L'avevo preso proprio perchè piccolo.
      L'ho riportato in biblioteca. Troppo tardi, cercherò di sopravvivere anche senza conoscere la fine. Non sono curioso.
      Anche l'ultimo che ti dicevo, quello che mi piaceva tanto, ti ricordi? Ebbene mi ha già stufato. Io sono fatto male. Che ci vuoi fare? ;-)

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  53. Serenella Tozzi26 marzo 2013 12:49

    Moby Dick , che incipit meraviglioso e che splendida traduzione questa di Pavese.
    Lui tradusse Moby Dick, che venne pubblicato dall'editore Frassinelli nel 1932, e scrisse per varie riviste molti articoli sulla nuova letteratura americana poco prima di dedicasi a scrivere i racconti di Ciau Masino.

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  54. melville è melville, per dire, in quegli anni si scrivevano i promessi sposi...no, per dire, da dove la modernità.

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  55. Serenella Tozzi27 marzo 2013 16:08

    Il quesito del salotto affollato. Non saprei.
    Rinnovare il post del salotto ogni quindici giorni potrebbe essere la soluzione più semplice, però la completezza del mese a me non dispiace.

    Per quanto riguarda i Marò, l'Italia non è la prima volta che fa figuracce in campo internazionale.
    Penso che sarebbe ora che si provvedesse ad una migliore organizzazione all'interno del Ministero affari esteri verificando la preparazione e la competenza degli addetti al suo interno, arrivando magari ad una migliore collaborazione fra i suoi vari uffici e anche con i competenti ministri dei diversi ministeri man mano che le questioni si presentano.

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    1. A dire la verità nessuno si è mai lamentato dell'affollamento sul salotto. Sono io che mi preoccupo inutilmente, meglio così. Anche a me piace il mese completo.

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  56. Parlando del "papà" di Philo Vance (che Chandler definiva come il detective più balordo della letteratura) aggiungerei che le regole vanno benone per il giallo "all'inglese" o di "detection", non per tutto il poliziesco. Aggiungerei un altro "no". No a gemelli e sosia in particolare se ignoti.

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  57. Le famose venti regole di Van Dine! Ovviamente per il giallo classico.
    Io nel NO aggiungerei:

    alibi creato grazie a un fantoccio;
    cane che non abbaia e quindi rivela il fatto che il colpevole è uno della famiglia;
    siringhe ipodermiche e bevande soporifere;
    delitto commesso in una stanza chiusa, dopo che la polizia vi ha già fatto il suo ingresso;
    associazioni di parole che rivelano la colpa;
    alfabeti convenzionali che il poliziotto decifra
    Non mi dispiace che si parli anche di altri scrittori di gialli, ci sarebbero un certo Wallace e un Rex Stout. per non parlare di autori che hanno lasciato il segno. Anch'io fra l'altro lessi tutto Chandler, ma fra le altre cose io amo il giallo classico.
    Ora sono più portata verso i giallisti europei, sono poliedrica mi piace persino Fred Vargas.
    Esiste un Jan Rankin: scozzese, un Eskine Mankell: svedese e un Jo Nesbo: norvegese.

    Mi fermo, questo è solo un frammento perché il mondo del noir è così immenso...


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  58. La Vargas è interessante quasi anche "epistemologicamente" - specie la serie di Adamsberg.
    Mankell è stato un po'messo in ombra da Larsson ("uomini che odiano le donne" è una variante del classicissimo enigma della stanza chiusa)ma il primo giallista svedese noto anche da noi è stato lui.
    La Holt mi ha lasciato un po' così (senza infamia e senza lode), le preferisco il connazionale Nesbo.
    Ma non dobbiamo assolutamente dimenticare Markaris.
    Il suo ultimo "L'esattore" è splendido.
    Tra gli americani contemporanei ho appena scoperto (ed. Sellerio) Lawrence Block.
    Don Winslow (che, come Hammeth, è stato un vero detective) è notevole - ma i suoi sono più noir che gialli classici.
    Gli europei li trovo a volte più lenti e prolissi.

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  59. Per caso è l'amico di Siddharta ad avere scritto il pensiero su Benigni? ahahah
    avercene di persone che ci leggono Dante in modo così comprensivo!!!
    lo amo troppo Benigni, lo difenderò a spada tratta, sempre !!!
    ciaoooooooo

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    1. Te lo regalo!
      Come attore, comico, buffone istrione eccetera mi inchino. Come catechista ne faccio volentieri a meno. Posso? Oppure mi devo genuflettere sui ceci? Ciao anc'a ti...neh

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  60. bastano due ave gloria recitati in ginocchio
    ariciao

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  61. Non faccio follie per gli aforismi: o sono validi, ma allora c'è il rischio che diventino frase fatte, o non lo sono e allora c'è il rischio che non li legga nessuno.
    Il fatto è che con questa letteratura modello scritta da bacio Perugina gli aforismi spopolano.
    Gente come Marziale, Wilde o Kraus meno.

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    1. Serenella Tozzi29 marzo 2013 16:14

      "Il comportamento degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere completamente occultati e sconosciuti".
      A me piace molto questo di Elias Canetti, anche se lo avrei condensato così:
      "Il comportamento degli uomini è così equivoco che basta mostrarsi come si è per vivere completamente scansati".

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  62. Serenella Tozzi30 marzo 2013 14:13

    Acc. com'è allegorica la foto che hai messo per rappresentare questa Pasqua.
    Buona per ogni circostanza... atmosferica e no ;-))

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    1. Eh certo, me lo sono dovuto fare da solo questo montaggio, perché tutte le foto ufficiali avevano cieli tersi e colombe candite con il ramoscello in bocca. Visti i tempi, il cielo non poteva che essere come minimo adombrato di qualche nuvola nera all'orizzonte.
      Non pensavo che fosse così evidente, che occhio! Complimenti.
      Cosa mi tocca fare ... per augurare Buona Pasqua a tutti :-))))

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  63. Buona Pasqua a tutti, che oggi e sempre sia un giorno di serenità.
    Un abbraccio, da parte mia, che vi stringa forte forte. Lucia

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  64. Due parole sui... due Marò.
    Ho la sgradevole sensazione che i due fucilieri all'epoca dei fatti si siano provati a fare i Rambo alla don Chisciotte.
    Contro una barchetta da niente, che per loro contava solo come tiro a segno.
    Perchè abbordare e assalire una nave grande e grossa come la nostra petroliera è cosa da esperti pirati, non certo da pescatori.
    E la differenza doveva per forza notarsi.
    Infine un appunto personale, a ricordo: l'ex ministro Terzi è uscito dalla mia stessa scuola liceale.
    Mi dispiace della sua fine ministeriale così poco eroica.
    Sid.

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