mercoledì 10 aprile 2013

Augusto Benemeglio - Eliot e Joyce - articolo


ELIOT E JOYCE 
S’INCONTRANO A PARIGI:
     LA LETTERATURA? UN CUMULO DI CAZZATE.


                                                    
Di Augusto Benemeglio


11/04/2013
etichetta: la stanza di Augusto Benemeglio




1." Poesia-fogna

   T.S. Eliot , il grande mescolatore ( il sommo shakerista) del metafisico e quotidiano, del solenne e il banale, sempre pronto a ironizzare su tutto e a negare ogni idea di progresso e ogni prospettiva escatologica della storia stessa, fu  “ colui che fece della poesia una mezza fogna” ( Montale dirà poi che la poesia è pura deiezione, una fogna totale ) nel senso che fu il primo ad accogliere nel proprio linguaggio tutto l'impoetico possibile: “Scrivere poesia che sia essenzialmente poesia, senza nulla di poetico, poesia che si sostenga da nuda sul nudo scheletro, o poesia così trasparente che leggendola siamo intenti a ciò che la poesia ci indica e non alla poesia, questo mi pare il fine cui dobbiamo tendere. Giungere oltre la poesia come Beethoven nelle sue ultime composizioni si sforzò di giungere oltre la musica.”

2. Ulysses
 E fu sempre lui che, grazie al suo carisma, celebrò, in America, l'Uysses di Joyce," il pusillanime" ( come poi disse, quando lo conobbe meglio ) che da Trieste se ne era scappato a Zurigo a causa delle avvisaglie di guerra , e infine aveva trovato rifugio a Parigi, dove, solo grazie a Sylvia Beach, poté pubblicare il fortunato romanzo e avere un sussidio che pose fine al suo stato di perenne bisogno e miseria. (Tra parentesi, va detto che Joyce pubblicò una raccolta di poesie sulla guerra, imitando Ovidio, nel senso che le scrisse dopo essere “scappato” dai campi di battaglia )
" Questo libro" - disse Eliot, mostrando l’Ulysses agli americani - “è la più importante espressione letteraria dell'età contemporanea, e James Joyce deve considerarsi il più grande maestro della lingua inglese dopo Milton, l’autore del “Paradiso Perduto". Joyce dispone di un potente inventario tecnico, come non s’era mai visto prima d’ora. I processi simultanei, la trasposizione dell’inespresso, l’uso di determinate parole o proposizioni chiave come motivi conduttori, il linguaggio sincopato per indicare le interruzioni del flusso della coscienza. A Dublino lo hanno considerato uno scrittore che si muove tra il banale e l’ovvio, ma io vi dico che si tratta di un genio che detta una linea di confine della letteratura tra il “prima” e il “dopo” Joyce. Era una vera e propria investitura.

3. La letteratura è solo un cumulo di cazzate
Ma quando, successivamente, incontrò lo scrittore irlandese in carne e ossa , a Parigi , rimase enormemente deluso dall’uomo. Joyce beveva come una spugna e sparlava sia degli inglesi che della sua stessa amata-odiata Dublino: "Altro che letteratura e teatro! In Irlanda c'è la gente più arretrata d'Europa, una massa di borghesucci indifferenti e moraleggianti, che regna compiaciuta nei palchi e nelle gallerie spiando tra le pieghe delle vesti femminili", gli disse. Jimmy, a dire il vero, cominciò ad usare un linguaggio da taverna che inorridiva Eliot: “Ma lo sai che i giovani a Dublino si suicidano a forza di pippe, perché le ragazze irlandesi non li fanno scopare prima del matrimonio?… Del resto cos’è la letteratura se non una pratica onanistica della mente? In fondo, tra noi, caro Eliot, lo possiamo dire: la letteratura   è solo un cumulo di cazzate?”

4.   “Se tutto il tempo è eternamente presente / tutto il tempo è irredimibile"
  Era davvero troppo per l’astemio e puritano Eliot che aveva un comportamento da perfetto gentleman inglese, pur essendo nativo del Missouri, e se la legò al dito.  Così vent’anni dopo, quando era alle prese con una letteratura di tipo sperimentale che comprendeva Dante, Leopardi e unicorni ingioiellati, - i famosi  “Four Quartets”, - una specie di purgatorio dantesco, dove l’analisi della poesia porta alla negazione della

poesia, e dove ciò che tiene uniti i momenti più diversi di questa meditazione tesa al superamento della contraddizione tra vita e morte, è una energia spirituale la cui profondità è intuibile anche a livello emotivo  - Thomas disse:  “J. J non è la marca di un whiskey, come credono molti. No, è James Joyce , certamente una delle grandi figure della letteratura contemporanea, ma anche il più compreso o il più frainteso; stimato ma non compreso e riconosciuto, lo possiamo ben definire il più grande enigma della letteratura del secolo XX".
Era la sua stoccata: che significava quel grande enigma?, gli chiesero i suoi allievi. Ma lui non rispose, nonostante Joyce fosse ormai defunto da diversi anni.
Ma dobbiamo anche dire che Thomas era anche un uomo di grande onestà Allora, poiché il Natale era vicino, il grande T.S. Eliot se ne andò sotto l'albero , a rimirarsi le palle dell’albero, con la  “Commedia” di Dante in mano, mormorando fra sé e sé, tra il beatificato, l'umiliato e l'ironico: “anche oggi ho dato in pasto la mia solita razione di fole , perché , Signori , “diciamolo”, Jimmy  aveva ragione: la letteratura è un cumulo di cazzate”.

Roma, 1 marzo 2013                                               Augusto Benemeglio



5 commenti:

  1. Di questi due Signori non se ne sa mai abbastanza e non è facile aggiungere altro a quanto già detto, in questa e in altre sedi. Magari fossi in grado di dissertare su due monumenti della letteratura di tale fatta, però nel mio piccolo ti leggo con interesse e con vero piacere.
    Ciao

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  2. augusto benemeglio12 aprile 2013 00:48

    Il fatto è, caro Franco, che questi due Signori, come li chiami tu, incutono un timore reverenziale, li si guarda troppo come mostri sacri della letteratura, insomma come monumenti, e poco come esseri umani, con tutti i loro difetti ( li abbiamo tutti, e siamo fortunati se, come contrappeso , abbiamo anche qualche pregio), i loro tic, le loro ossessioni. Di solito un letterato, un artista in generale, è un monomaniaco, esiste solo quello ( ed era il caso di Eliot) e quindi diventa noioso a starci insieme , ma a Joyce invece piaceva la compagnia di amici con cui fare bisboccia , aveva il gusto un po' dissacratorio e ironico della battuta salace, spesso in irlandese, condita da parolacce, era un polemista pungente , aggressivo , le cose non le mandava a dire ; e poi aveva il vizio - notorio - del bere. Con lui , insomma, non ci si annoiava.
    Ciao.
    Augusto

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  3. A confronto un irlandese di quelli tosti e un americano, ma dall'aspetto tipicamente inglese? Secondo me non esiste paragone.
    Simpatica e mordente disamina.

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  4. Serenella Tozzi12 aprile 2013 12:09

    Davvero interessante questo sguardo dal punto di vista umano su due esseri: due artisti importanti come Joyce e T.S.Eliot.
    Joyce molto più accettabile coi suoi limiti umani e la sua comprensione per l'altro; T.S.Eliot un superuomo che, come dici, doveva riuscire molto, molto più noioso nella convivenza.
    Due personaggi anticonformisti che hanno simboleggiato la crisi esistenziale del periodo comprendente le due guerre mondiali, con tutte le incertezze (o le certezze) che si portavano appresso.
    Anche il linguaggio duro non è ostentazione, ma fa parte del vivere, e solo i bacchettoni possono non comprenderlo e condannarlo.
    Proprio quelli che i due autori stigmatizzavano.

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  5. http://youtu.be/JAc901X7gK0

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