domenica 14 aprile 2013

PattiS - Il vecchio e il gabbiano - narrativa - racconto




IL VECCHIO E IL GABBIANO

di

PattiS


15/04/2013
etichetta: la stanza di PattiS




Vide il padre asciugarsi le lacrime col dorso della liscia, lunga mano, poi prendere una pausa, poi, sospirare.
- Perché piangi? -
Era la prima volta che lo vedeva piangere. Sentì un forte senso d’abbandono.
Senza rispondere il padre aprì un cassetto della vecchia credenza in stile.  Lo vide poi riporvi qualcosa di bianco non troppo grande aventi delle scritte calligrafiche sopra.
- Non dire niente a tua madre! -
Aveva dieci anni e non immaginava che quel frammento rubato dalla vita di suo padre fosse
la chiave di ciò che avrebbe inciso poi così tragicamente sulla sua adolescenza e sulla sua vita. Da quel momento, negli anni, i rapporti con suo padre cambiarono.  C’era un prima, c’era un dopo.
L’amato genitore era molto affettuoso con sua madre, allegro e scherzoso con i suoi fratelli ma lui, semplicemente veniva ignorato oppure gli dava quel minimo di attenzione che serviva solo a confondere ancora di più la sua giovane mente.
Aveva tutto ciò a che fare con l’incidente avvenuto in salotto? Perché? Scoprire la debolezza del notaio tutto di un pezzo aveva così turbato il padre da non volergli più parlare?  Non avesse mai assistito a quella scena, la sua vita sarebbe stata molto diversa. Siamo così vittime delle circostanze?  Ma era possibile cancellare un figlio?

Guardo l’orizzonte del mare: una nave da crociera scivola sull’acqua lasciando quella scia che piano piano sparisce. Sempre lo stesso incanto mai svanito nel tempo.
Guardo ancora in su verso i gabbiani che in coro gridano e disegnano nel limpido cielo.
Com’è bello il mare! Così cristallino l’azzurro, ne intravedo i fondali.

- Questi sono i miei figli! – Orgoglioso suo padre li presentò ai conoscenti che li avevano raggiunti nella loro casa sul mare. – Giovanni, Marco, Maria, Sonia. – Non poteva crederci: suo padre non l’aveva presentato agli amici insieme agli altri figli…papà, voleva urlare, esisto anch’io! hai cinque figli!
Quante volte in situazioni analoghe aveva cercato disperato con lo sguardo la madre. Sempre, la madre aveva evitato gli occhi del figlio, non senza vergogna.
- E’ un po’ strano il vostro ultimogenito …- passando dal salotto, le finestre aperte e il vento del mare portarono le parole pronunciate dagli amici che si stavano godendo l’aperitivo nell’ampia terrazza.
Si… - rispose il padre. Una folata di vento alzò la tenda bianca e il ragazzo fu costretto a fuggire. Il grido di un gabbiano nel suo cuore.

Il telefono!... perché mi sono lasciato convincere di istallarne uno? L’acquisto della casa però era stato un ottimo affare; un po’ malridotta ma tanto c’era tutto il tempo per rimetterla a posto. Forse…
La prima crisi l’aveva avuta a sette anni. Gli era venuta una strana ossessione per il fuoco e voleva solo vedere come il vestito di sua sorella in poco tempo si sarebbe trasformato in un magnifico campo di forza e luce.
In seguito decise di concentrarsi più su se’ stesso. Un po’ perché dava meno nell’occhio e un po’ perché l’indifferenza che lo circondava alla fine aveva contagiato anche lui.
Non era più interessato a desiderare di essere amato.

Ah gabbiani, voi che siete liberi cosa ne sapete! Non sapete cosa vuol dire passare degli anni in un tetro manicomio!
Ancora quel maledetto telefono!
Alla morte di suo padre era lì con sua moglie e i suoi fratelli dal notaio. Un altro notaio, ovvio.
Grazie ad una cura psichiatrica a base di farmaci riusciva a stare anche lunghi periodi con sua moglie e sua figlia.
Non rimase stupito che il padre non gli avesse lasciato nessuna eredità. Era oramai da anni alieno a tutto ciò che riguardava suo padre, sua madre e i suoi fratelli. Ma questo non è tipico dei malati di mente?  La moglie gli strinse con la mano l’avambraccio. Non ci pensare pareva dicesse. Santa donna! Lo aveva sopportato per così tanto tempo!

- Carlo! Carlo! Ma dove sei? Mi potresti anche rispondere! – aveva trovato il marito sul terrazzo all’ombra degli oleandri che ormai a giugno erano in fiore.
- Sono stata da tua madre…- si sedette accanto a lui – potresti andare a trovarla qualche volta adesso che stai un po’ meglio. –
- Sì sì… ci andrò – si sistemò gli occhiali da sole.
- Stava come al solito. Ma mangia sempre bene. Oggi poi farneticava… mi parlava di te…
Mi prendeva per un braccio e mi guardava con quegli occhi strani che le sono venuti dopo la malattia… mi parlava di te… poi di una lettera, diceva che erano calunnie,
…che la gente del paese era cattiva, che lei era rispettata e moglie di un notaio… che ti aveva sempre voluto bene anche se eri strano. Poi mi parlava come al solito di tuo padre, che uomo meraviglioso… insomma oggi aveva voglia di chiacchierare…
- Per questo mando te all’ospizio. Voi donne siete più portate per le chiacchiere... –
Volate, gabbiani volate.
- Ma insomma, perché non rispondi al telefono? –
Eco di mare e voci le mie orecchie.
- Papa’! Mi hai fatto spaventare! Lo sai che devi rispondere, se no mi preoccupo e non posso più lasciarti qui solo!
  Mi appaiono davanti il viso solare e i lunghi capelli mia figlia.
- Hai preso le medicine oggi? –
- Certo mia cara, non devi preoccuparti troppo per me.  Sono qui in compagnia dei gabbiani, del mare del cielo. Cosa voglio di più? –
Volgo la faccia in su per l’ultima volta prima di rientrare, respiro aria salmastra.
Ancora quel gabbiano, che strano, sembra che una lacrima scivoli dai suoi occhi…
- Dai papa’ rientriamo che comincia a fare freddo qui sulla spiaggia. –
- Si, arrivo. – getto gli ultimi pezzi di pane verso il sole che sta tramontando. 

17 commenti:

  1. Serenella Tozzi15 aprile 2013 13:43

    Un racconto dignitoso, Patty, esponi con buona sintesi quella che può essere l'imperscrutabilità della vita. E, a volte, la stessa vita è segnata da piccoli incidenti anche banali.
    Ma non credo che il ricordo di quella scena fugace avrebbe potuto incidere sugli atteggiamenti del figlio e farglielo legare ai mutati atteggiamenti del padre; mentre il notaio si è dimostrato alquanto superficiale nel prendere per buona una lettera anonima: per rispetto alla moglie avrebbe dovuto almeno approfondire.

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    1. a volte noi vogliamo leggere o scrivere cose logiche. In realtà, nella vita, di logico, spesso c'è poco.

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    2. Serenella Tozzi16 aprile 2013 14:41

      In effetti è più logica, qui, la malattia mentale del figlio di fronte all'indifferenza del padre, che non l'atteggiamento del notaio. Figura dalla quale ci si potrebbe aspettare un maggiore approfonditmento e attenzione delle cose, proprio in virtù della professione esercitata (nella vita non si parla forse di deviazione professionale?).

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  2. Prosa singhiozzante che ben si presta all'inventiva del tema.
    Lessico familiare: un interno fotografato con occhio compassato, uno come tanti purtroppo.
    La short story mantiene un'adeguata suspence fino alla fine, tanto da far dubitare su chi sia il vero sano di mente.
    Ottimo il ritmo narrativo, moderno e scattante.
    Sid

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  3. beh...grazie. Ci sono espressioni un po' ingenue. Faccio notare.

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  4. Procede un po' a scatti la narrazione, è vero, ma questo fa parte del tuo stile. I pensieri che prendono forma, quelli che tu definisci ingenui, non sono male, ma piovono dal cielo e contribuiscono a far percepire il disagio, lo stato di incertezza psicologic e confusione mentale del protagonista. La tua è una scrittura che costringe il lettore a fare uno sforzo di immaginazione, lasci dei dubbi, offri degli spiragli e grazia al cielo non ti presti a soluzioni banali e consuete. insomma coerente col tuo modo personalissimo di intendere la poesia e la prosa.

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  5. Un racconto che mi è piaciuto proprio per i suoi contrasti, per le parti più poetiche e per i periodi concisi che rendono la narrazione più veloce.

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  6. Solo un saluto.
    Proprio in questi giorni sto leggendo un libro "il tempo è un bastardo" di Jenifer Egan. E in questo tuo breve racconto trovo il mondo del post moderno americano.
    Si scrive sulle sensazioni e senza dar tempo di digerire, sì va dal tempo passato al presente.
    Non è scrivere a scatti è scrivere a pelle che per me è un'altra cosa. Quando pensiamo non andiamo a viaggiare nel tempo tipo flash? E così che PattiS ha scritto.
    De Lillo con il suo Americana ne è la prova vivente.
    Credo che "Il tempo è bastardo" esca con il sole 24Ore. Una gran prova del post moderno, navigano dagli anni settanta ai nostri giorni, per me una favola!
    Brava!
    Arrivederci a tutti!

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    1. E quando mai, ne prendessi una giusta di questi tempi!
      Grazie della precisazione Elisa, Patti si sentirà molto meglio adesso. Anche se, a mio modestissimo parere, scrivere a scatti, in modo frammentario, quello che una volta, prima dell'avvento dei post moderno americano, si definiva semplicemente saltare da palo in frasca è una delle conseguenze di quello che tu definisci scrivere a pelle. Scusami Patti la precisazione, forse superflua, ma era per farti capire meglio, non per criticare.

      Grazie per i saluti Elisa, contraccambio, e buona fortuna.

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  7. Franco, di sicuro non saranno queste cose che mi faranno stare meglio o peggio, e devo dire che qui in questa pagina ho raccolti più buoni commenti che in un decennio di scrittura sul web (Madonna, e sono ancora qui...); sono abituata a sentirmi dire le peggiori cose ma io nel mio piccolo mi faccio le mie buone ragioni. Qui in realtà ho usato una tecnica dal nome moderno "flashback" ma che in realtà antica come la letteratura. Avevo molti dubbi, ma poi ho letto L'Uomo nell'Olocene di Max Frisch e ho capito che ero sulla strada giusta. Non è possibile scrivere nella malattia mentale in modo lineare, non è possibile far quadrare tutti i tasselli, sarebbe una falsatura, una patacca. Poi se scrivessi come un dio o come Nietzsche potrei anch'io dire come lui, sul suo lettore perfetto: " un mostro di coraggio e curiosità, con in più qualcosa di malleabile, di astuto, di attento, un avventuriero ed esploratore nato". Grazie a tutti per la lettura.

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  8. A scatti, a pelle, a salti, a singhiozzo, a incastro, ecc. Tante espressioni per indicare un certo modo di scrivere ipermodernista, veloce e senza concessioni retoriche.
    Che non consente voli di fantasia, semplicemente descrittivo, di stampo giornalistico.
    Certo, lungi le mille miglia dallo stile meditato e scorrevole del primo Novecento.
    D'altra parte oggi si ha fretta in tutto, e in letteratura s'applica il leggi e butta.
    Una gara a dimenticare il più velocemente possibile.
    Ho scorso i raccontini allegati al Sole 24 Ore: roba da mettersi le mani nei capelli.
    Se questa è la nuova frontiera...
    Sid

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  9. maddai! Che dici! Mica tutti avevano uno stile meditativo e scorrevole a inizio '900 e nemmeno nell''800. Poi prova poi a leggerti la Genesi e dimmi se lo stile è scorrevole e non è nemmeno meditativo e Giobbe? Il libro di Giobbe viene considerato un capolavoro della letteratura mondiale, prova a vedere quanto è facile e scorrevole e non "salta di palo in frasca" come dite voi. Cavoli! Mia madre ascolta musica classica e le piace Elvis Presley ma ciò non le impedisce di apprezzare anche gli U2. Un po' di elasticità, per dio!!! Sennò siamo alle solite, si stava meglio quando si stava peggio, era bello andare a mungere le vacche, a lavare al fiume, non avere l'automobile, la televisione ecc. ecc.

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  10. Mi soffermo su questa frase "Non è possibile scrivere nella malattia mentale in modo lineare, non è possibile far quadrare tutti i tasselli, sarebbe una falsatura, una patacca" che, secondo me, è la chiave di lettura più idonea.
    Due riflessioni:: mentre nell'ottocento si pensava che si potesse fare - e la convinzione era piuttosto salda - oggi si è assai meno convinti. Questa incertezza si riverbera nella scrittura e gli stili la riflettono.
    In secondo luogo qui è il punto di vista interno che spinge ad adottare questo stile - fosse stato un medico il racconto avrebbe dovuto essere diverso.
    Insomma, secondo me è una questione di approccio - cognitivo o no - allo scritto.
    Una nota grafica: pensiamo a quanto avrebbe favorito la lettura il riportare il flashback in carattere diverso (es. corsivo).
    Personalmente (ma qui entriamo nel campo del gusto, che conta ben poco) ho trovato un po' spiazzante il passaggio dal presente al passato al presente, mentre effettivamente di lungaggini descrittive non sento il bisogno. Di connessioni e nessi logici e causali, un pochino. Ma mi limito ad enunciare il mio gusto.

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    1. Hai capito perfettamente. Il punto di vista è interno e non è detto che sia totalmente aderente con la realtà, anzi. E' possibile che questa ostilità sia solo percepita, realtà distorta. Per quel che riguarda i flashbacks è sufficiente guardare i tempi verbali. La carognata vera sta nella casa sul mare, ce n'è una nel passato e anche una nel tempo presente, questo confonde parecchio. Grazie Rubrus

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  11. L'unica cosa che mi pare improbabile in questo racconto è la decisione da parte del padre di ignorare il figlio perché testimone di un evento francamente trascurabile. Nel senso che è un'età troppo acerba perché il genitore non riesca a giustificare un'azione di quel tipo, una lacrima, una lettera nascosta in un cassetto. Verosimile è invece la malattia del figlio legata all'indefferenza del padre, un'indifferenza perpetrata per anni e una madre che, per altrettanto tempo, ha assistito in silenzio e senza essere di nessun conforto, alla noncuranza del marito nei confronti del figlio.
    Il racconto nel complesso scivola bene, poetico a tratti e con qualche "ossessione" che resta irrisolta. Come il telefono, per esempio... E quei gabbiani che tanto bistrattiamo in poesia qui, invece, assumono contorni lievi, simbolo di quella libertà che il protagonista non ha mai conosciuto.
    Ciliegina sulla torta il titolo, omaggio al grande Hemingway.
    Piacevole lettura. Ciao Patti.

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    1. Ciao Danj! Grazie di essere passata. In parte trovi la risposta nella mia a Rubrus. Io non trovo che la letteratura debba per forza essere logica, la vita è troppo imprevedibile, i personaggi reali non si muovono sempre come ci aspetteremmo. Insomma, secondo me, questo raccontino pur non essendo granché, certo non ho la raffinatezza della Woolf, ha il suo porco fascino...:-)

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  12. Frammenti di una vita lasciati al lettore da ricomporre. Sì mi è piaciuta questa esposizione a sprazzi, questo dire non dire e ridire, parte di un vivere mai interrotto. Certe incomprensioni non trovano soluzioni neanche in una intera vita! Bella l'immagine del gabbiano nel cuore.
    ciao

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