mercoledì 3 aprile 2013

Salvatore Scollo - Un appello - racconto - short story - narrativa




UN APPELLO (da firmare, se volete)

di
Salvatore Scollo


04/04/2013
etichetta: la stanza di Salvo Scollo 



Prima di parlarne con voi, gentili lettori, ci abbiamo pensato a lungo e ne abbiamo discusso fra noi.
I contrari sostenevano che, con tutte le angosce esistenziali che circolano, le calamità che si susseguono, la situazione politica e sociale grave, i cortei di protesta che si infittiscono, il nostro problema non avrebbe interessato più di tanto.
Alla fine abbiamo convenuto che era giusto accennarne su questa pagina, conservando noi tutti nel profondo la speranza che il nostro cruccio, non essendo di impossibile soluzione, possa essere risolto con beneficio per tutti.

Permettete di presentarci. Siamo i servizi “buoni” di bicchieri, tazzine da caffè, posate d’argento e affini, che da tempo immemorabile fanno mostra di sé dietro le vetrinette dei mobili del salone.
Per carità, vi preghiamo di non sorridere e non volgere lo sguardo altrove, in cerca di un articolo più consono alla vostra intelligenza e sensibilità.

Noi chiediamo di essere utilizzati non solo in occasione delle visite di cortesia che, tra famiglie, vi scambiate; riteniamo di avere gli stessi diritti di tutti gli altri oggetti della casa che, per essere usati giornalmente, conducono una vita degna di essere chiamata tale.
Che valore può avere la nostra bellezza, la perfezione delle nostre forme, se poi raramente se ne fa uso?
Anche a noi deve essere permesso di esprimerci nell’incontro con le persone; anche noi avvertiamo l’esigenza d’essere sfiorati, carezzati, di ricevere il calore d’una mano amica per sentirci vivi, e utili.

Avete mai pensato cosa sarebbe della vostra esistenza se fosse ostacolato il rapporto col prossimo? Le vostre qualità e gli entusiasmi non sfiorirebbero prima del tempo? È umano, vi chiediamo, avvertire lo scorrere degli anni senza alcuna novità che illumini le giornate, nel silenzio d’una stanza che dilata a dismisura il senso opprimente della solitudine?

Vorremmo perciò pregarvi accoratamente di far parte della vostra vita, di condividerne le felicità e delusioni, e non essere solo il contenuto raffinato d’un sacrario destinato a sporadiche celebrazioni di culto esteriore!
È troppo? Non lo crediamo.
E, in alternativa, donateci a qualche famiglia che non gode del medesimo benessere economico. Per sentirci, come regalo, strumento di gioia per chi ci riceverà e che, ne siamo sicuri, farà di noi gli artefici di un nuovo modo di realizzarci, nella nuova casa che andremo ad abitare. 

10 commenti:

  1. La tua ironia la stai portando all'estremo. A me piace.
    Dopo averlo letto, mi sono alzata ho fatto un giro fra credenze e cristalliere, rendendomi conto che ho un villaggio di piccole porcellane, sono sicura che di notte, mentre dormo, si daranno ai bagordi, simili ai vari personaggi delle fiabe di un certo Andersen. Hai ragione, si usano veramente poco, come tenere in cassaforte oro e pietre preziose. Se molliamo i cordoni, andrebbero a far felici altre famiglie. Ovviamente trattandosi di porcellane ci sarebbe il rischio di far chiudere altre fabbriche, ma se queste porcellane sono "preziose" andrebbero a far del bene.
    Certamente lo spazio nella mia nuova casa servirà solo a me.

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  2. Ciao Salvo, devo dire che oltre a divertirmi. il tuo scritto mi ha fatto riflettere sugli eccessi inutili delle nostre case, soldo spesi in piatti e cristalli che non vengono mai usati proprio perchè troppo costosi e si ha paura di romperli.Che dire, un inutile spreco che andrebbe evitato o bisognerebbe avere il coraggio di godersi di più la vita.

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  3. scusa se ho abbreviato il tuo nome in Salvo, mi è venuto spontaneo :)

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  4. Dove devo firmare?
    Io sottoscrivo in pieno e aderisco al tuo appello. Buttiamo fuori di casa tutto ciò che non serve più... e senza frignare. Di regalare la roba non ci pensare proprio, è più probabile che si offendano e in ogni caso non ti aspettare ringraziamenti.In america non si vergognano di mettere in vendita le mercanzie di famiglia per raggranellare qualche dollaro e per fare spazio alla roba nuova, da noi invece è disdicevole.Non sia mai.Teniamo tutto nelle credenze, e conserviamo gelosamente anche le tazzine sbeccate della nonna. In ogni caso l'invito a regalare è da prendere in considerazione. Oggi stanno prendendo piede anche gli scambi di merce alla pari.
    Simpatico, gustoso e carico d'ironia il tuo racconto. Complimenti.

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    1. Io non pensavo alla roba in quanto tale, pensavo ad altra roba più fungibile.
      Allora ho capito male io!

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    2. Mi piacerebbe saperne di più.
      Salvo ti prego devi dire la tua.
      Io continuo a vedere non il regalo di tazze vecchie, e chi le vuole più, anche il più misero con due euro compra made in China, ma essere più altruisti in tutte le forme.
      Non come san Francesco sarebbe troppo, ma una mezza via fra san Martino e Suor Teresa di Calcutta.
      Circa ahahahah

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  5. Serenella Tozzi4 aprile 2013 18:22

    Io ho pensato a noi stessi.
    Potremmo paragonarci ai servizi buoni che non si concedono che in rare occasioni? Non sarebbe meglio partecipare alla vita mescolandoci anche con coloro che non riteniamo degni di noi?
    Bò? mi sa che devo smetterla di fare filosofia spicciola. :-)

    Prendendolo alla lettera il racconto risulta uno spaccato della realtà quanto mai veritiero. Però, non solo in economia la moneta cattiva scaccia la buona; evidentemente la regola rimane valida per ogni occasione.
    D'altra parte le porcellane col troppo uso si sbeccherebbero, i bicchieri si ridurrebbero di numero e le posate!... chissà quante andrebbero perse buttate per sbaglio nella pattumiera insieme agli avanzi.

    Hai un bello sguardo, caro Salvo, sempre attento alle cose e ai contorni che ci circondano, e sempre con occhio acuto, benevolo e ironico.

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  6. Ecco non vorrei sembrare uno che si cita per forza, ma mi è impossibile qui non farlo: in questi servizi "buoni" imploranti, bisognosi di attenzione e di esistenza e viceversa costretti al loro ruolo passivo di osservati/osservatori dietro al vetro ho rivisto la stessa frustrazione ed impotenza del reggiseno "nell'atto di fasciare i seni acerbi di una adolescente" e la stessa preghiera accorata della carta igienica "inghiottita tra due natiche" - insomma gli stessi "compiti assegnati" della mia minisilloge, un destino segnato che impedisce, che nasconde.
    Una prosa bella, Salvo, delicata, pudica e garbata come tuo solito. Se poi tocchi uno dei temi che più mi è caro - quello di uno sguardo rivolto ai dimenticati costretti dietro al vetro, beh, come si fa a non approvare con totale convinzione.
    Complimenti.

    Franco "Pale"

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  7. Una bella intuizione, Salvo.
    Personalmente mi è difficile tenere in bella mostra qualcosa senza utilizzarla, però mi rendo conto che la maggior parte delle case sono attrezzate di cristalliere che, guai a toccarle!
    Ma è ben più profondo il discorso... mi piace pensare alla morale segnalata da Franco qui su.

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  8. Io invece ho pensato proprio alle stoviglie, forse perchè per me le cose che ho in casa sono dotate di personalità e con loro parlo spesso soprattutto con le tazzone che adoro.
    Non ho praticamente nulla di inutilizzato, proprio per questo i servizi negli innumerovoli anni della mia vita si sono assottigliati, capita spesso che in occasione di pranzi con ospiti numerosi metta bicchieri di vario genere senza preoccuparmi affatto dell'asimmetria palese, trovo che proprio la diversità renda la tavola più calorosa.

    Sei bravo Scollo e soprattutto sempre tanto ironico :-)

    Marilena

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