mercoledì 24 giugno 2015

Angolo della Poesia - febbraio/marzo/aprile/maggio 2013


Shelley




Il tempo passato

Come il fantasma d'un amico amato
è il tempo passato.
Un tono che ora è per sempre volato
via, una speranza che ora è per sempre andata
un amore così dolce da non poter durare
fu il tempo passato.


Ci furon dolci sogni nella notte
del tempo passato.
Di gioia o di tristezza, ogni
giorno un'ombra avanti proiettava
e ci faceva desiderare
che potesse durare
quel tempo passato.

C'è rimpianto, quasi rimorso, per
il tempo passato.
È come il cadavere d'un bimbo molto
amato che il padre veglia, sinché
alla fine la bellezza è un
ricordo, lasciato cadere
dal tempo passato.

******************************* 

Piange il suo dolce amore

Piange il suo dolce amore un augel vedovo
sul ramoscello gelido;
il freddo vento in alto in alto fluttua,
in basso il fiume tremola.


Nel bosco ignudo non v'ha fior, non foglia;
niun palpito è nell'aura:
sol della ruota del mulino il murmure

rompe la solitudine.







Giovanni Giudici
 (Le Grazie, 26 giugno 1924 – La Spezia, 24 maggio 2011)



Alla beatrice


Beatrice sui tuoi seni io ci sto alla finestra
arrampicato su una scala di corda
affacciato dal fuori in posizione precaria
dentro i tuoi occhi celeste vetro
dentro i tuoi vizi capitali
dentro i tuoi tremori e mali


Beatrice sui tuoi seni io ci sto a spiare
ciò che fanno seduti intorno a un tavolo
i tuoi pensieri su sedie di paglia
ospiti appena arrivati o sul punto di partire
raccolti sotto la lampada gialla
uno che ride uno che ascolta e uno che parla


Beatrice dai tuoi seni io guardo dentro la casa
Dalla notte esteriore superstite luce
Nella selva selvaggia che a te conduce
Dalla padella alla brace
Estrema escursione termica che mi resta
Più fuoco per me tua minestra


Beatrice – costruttrice
Della mia beatitudine infelice


Beatrice dai tuoi seni io vengo a esplorare com’è
La stanza dove abitare
Se convenienti vi siano i servizi
E sufficiente l’ordine prima di entrare
Se il letto sia di giusta misura
Per l’amore secondo natura.
Beatrice dunque di essi non devi andare superba
Più che dell’erba il prato su cui ci sdraiamo
Potrebbero essere stracci non ostentarli
Per tesori da schiudere a viste meravigliate
I tuoi semplici beni di utilità strumentale
Mi servono da davanzale

Beatrice – dal verbo beare
nome comune singolare.

“L’amore, come elemento imperioso totalizzante dell’emozione poetica, ritorna nella poesia di Giovanni Giudici, approdo per lui significativo e risolutivo, dopo la lunga narrazione (La vita in versi), di sapore autobiografico, dell’intellettuale funzionario che si ripiega a considerare la sua nuova attuale condizione. Qualche critico, all’apparire di Salutz, titolo delle settanta liriche della raccolta d’impianto sonettistico, immediatamente rilevava la novità della ricomparsa del Minne medievale dopo secoli di assenza.”






Le mie ore - Ore sole



Dal tetto cadon giù
un dopo l'altra
l'ore,
le lascia giù cadere
l'orologio a martello!
in colpi secchi
uguali
tutte sul mio cervello.
E ognuno di quei colpi
m'è come una puntura,
come se mi strappassero un capello.
Ore sole come solo pane
per oggi e per dimane
e per tutti i giorni di tutte le settimane.
Mattutine, vespertine,
popolate da campane
vicine e lontane.
Ore del sole
che non ridete a chi v'aspetta sole.
Ore grigie, ore nere,
silenzio delle campane
vicine e lontane.
Vien da qui presso
spampanato il coro
dell'antico convento delle Nazarene,
sfogano in coro le loro pene
a tutte le ore
(e lo spampana il vento)
anche per esse l'ore son sole.
« Al cielo, al cielo l'ore son sole...
la gloria o Signor!»
Ore della notte, ore del sole,
eguali tutte
che non ridete a chi v'aspetta sole,
Ore sole come solo pane
per oggi e per dimane
e per tutti i giorni di tutte le settimane.

 Aldo Palazzeschi







Vladimir Majakovskij



Adolescenti

Per i ragazzi c'è un sacco di roba da studiare.
S'insegna la grammatica a scemi d'ambo i sessi.

A me invece
m'hanno scacciato dalla quinta classe.
Hanno cominciato a sbattermi nelle prigioni di Mosca.

Nel vostro
piccolo mondo
di appartamenti
crescono ricciute liriche per le camere da letto.

Che vuoi trovarci in queste liriche da cani pechinesi?

A me, per esempio,
ad amare
l'hanno insegnato
nelle carceri di Butyrki.

M'importa assai della nostalgia per il bosco di Boulogne,
e dei sospiri davanti ai panorami marini!

Io, ecco,
m'innamorai
dallo spioncino della cella 103,
di fronte all'"Impresa pompe funebri".

Chi vede tutti i giorni il sole
dice con sufficienza:
"Cosa saranno mai quei quattro raggi"!

Ma io
per un giallo illuminello
sopra un muro
avrei dato allora qualunque cosa al mondo.





Io ti amo e se non ti basta…

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempira l'universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Stefano Benni




(Da Prose e Poems)

KAHLIL GIBRAN

C'è fra voi chi cerca
la compagnia delle persone loquaci
per timore della solitudine.

Il silenzio della solitudine
svela infatti ai loro occhi
la loro nuda essenza,
cosa dalla quale rifuggono.

E vi sono quelli che parlano,
e senza consapevolezza né preveggenza
rivelano una verità
che sono i primi a non capire.

E vi sono coloro che hanno
la verità dentro di sé,
ma non la esprimono a parole.








ALDA MERINI - Come tutti i poeti


Come tutti i poeti
io sono una persona deludente
una che batte la fiacca
una che forse preferisce alla quotidianità
qualche certezza ancora più bella
quella della vita.

E te lo dico
sopra le ceneri di Dante
proprio adesso che sto scrivendo un libro.

Sono poesie d’amore
per un ragazzo…
ma tu sai quanto costi
a un poeta della mia età amare
e sperare di vedere un uomo vivere?

Io capisco il vostro amore
e posso anche dire
che senza l’affetto dei lettori
un poeta non sarebbe niente.

Però, come non portò avere l’amore di quest’uomo,
non potrò avere la salute di un tempo.
Spesso mi sono chiesta
come mai i nostri ammiratori non si siano mai domandati
quanto tempo occorra per scolpire una poesia…

Molto tempo molti pensieri
che agli altri possono sembrare oziosi
invece sono tempi riparatori di tante ingiustizie.

Il poeta ha una ragione etica per vivere
ed è la difesa dell’uomo
e del suo diritto alla libertà
e per me, che sono stata tanti anni in prigione,
chiedo la libertà di essere libera






"Traversando la Maremma Toscana"

Dolce paese, onde portai conforme

l’abito fiero e lo sdegnoso canto
e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme,
pur ti riveggo, e il cor mi balza in tanto.

Ben riconosco in te le usate forme
con gli occhi incerti tra ’l sorriso e il pianto,
e in quelle seguo de’ miei sogni l’orme
erranti dietro il giovenile incanto.

Oh, quel che amai, quel che sognai, fu in vano;
e sempre corsi, e mai non giunsi il fine;
e dimani cadrò. Ma di lontano

pace dicono al cuor le tue colline
con le nebbie sfumanti e il verde piano
ridente ne le pioggie mattutine.

Giosuè Carducci,








Commiato

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

Giuseppe Ungaretti









In estate come in inverno

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Accanto a lui un imbecille
un signore che ne ha
tristemente pesca con la lenza
Egli non sa perché
vedendo passare una chiatta
la nostalgia lo afferra
Anch'egli vorrebbe partire
lontano lontano sull'acqua
e vivere una nuova vita
con un po' di pancia in meno.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Il bravo pescatore con la lenza
torna a casa senza un sol pesce
Apre una scatoletta di sardine
e poi si mette a piangere
Capisce che dovrà morire
e che non ha mai amato
Sua moglie lo compatisce
con un sorriso ironico
E' una ignobile megera
una ranocchia d'acquasantiera.

In estate come in inverno
nel fango nella polvere
sdraiato su vecchi giornali
l'uomo che ha l'acqua nelle scarpe
guarda le barche lontane.

Sa bene che i battelli
son grandi topaie sul mare
e che per i bassi salari
le belle barcaiole
e i loro poveri battellieri
portano a spasso sui fìumi
una carrettata di fìgli

Jaques Prévert







Nata in Bulgaria, nel paese di Bjala Slatina, il 2 gennaio 1922, Blaga Nikolova Dimitrova

Muore a Sofia il 2 maggio 2003, all'età di 81 anni (ndr)


Dalla raccolta Il mondo in pugno, Sofia, 1962 


ESSERE DONNA


Essere donna e' dolore
Soffri scoprendoti adulta.
Soffri di essere amante.
Soffri quando sei madre.
Ma insostenibile e' in terra
il dolore di essere donna
senza aver conosciuto questi dolori
fino in fondo...

1965



DONNA SOLA IN CAMMINO

Scomodo rischio è questo
in un mondo ancora tutto al maschile.
Dietro a ogni angolo ti aspettano
in agguato incontri vuoti.
E percorri vie che ti trafiggono
con sguardi curiosi.
Donna sola in cammino.
Essere inerme
è la tua unica arma.

Tu non hai mutato alcun uomo
in protesi per sostenerti,
in tronco d'albero per appoggiarti,
in parete - per rannicchiarti al riparo.
Non hai messo il piede su alcuno
come su un ponte o un trampolino.
Da sola hai iniziato il cammino,
per incontrarlo come un tuo pari
e per amarlo sinceramente.

Se arriverai lontano,
o infangata cadrai,
o diventerai cieca per l'immensità
non sai, ma sei tenace.
Se anche ti annientassero per strada,
il tuo stesso partire
è già un punto d'arrivo.
Donna sola in cammino.
Eppure vai avanti.
Eppure non ti fermi.
Nessun uomo può
essere così solo
come una donna sola.
Il buio davanti a te cala
una porta chiusa a chiave.
E non parte mai, di notte
la donna sola in cammino.
Ma il sole come un fabbro
schiude i tuoi spazi all'alba.

Tu cammini però anche nell'oscurità
e non ti guardi intorno con timore.
E ogni tuo passo
è un pegno di fiducia
verso l'uomo nero
col quale a lungo ti hanno impaurita.
Risuonano i passi sulla pietra.
Donna sola in cammino.
I passi più silenziosi e arditi
sulla terra umiliata,
anche lei
donna sola in cammino.

1965


ARS POETICA

Ogni tua poesia
crea come fosse l'ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l'ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro di prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

1966


FELICITÀ

Nel fondo di questa notte
la tenebra mi potrebbe soffocare
se accanto a me non ci fosse lui -
finestra aperta, illuminata
da cui prendere il respiro.

1966

Dalla raccolta Gong. Poesia scelta, 1976


ERBA

Nessuna paura

che mi calpestino.
Calpestata, l'erba
diventa un sentiero.

1974


FERRO DI CAVALLO

Un ferro di cavallo, perduto da tempo,
superstiziosa, comincia a mancarmi.
Lo prenderei in mano come diapason
che misurò il suono esatto
di ogni sasso,
di ogni incavo sul terreno,
di ogni orma che svanisce.
Lo alzerei al mio orecchio
col fiato sospeso, per sentire
l'eterno echeggiare delle strade
perdute per sempre,
e l'eco di una voce, sincera e spenta.
Potessi ritrovarlo,
prendere il la sulla mia fronte
e il tono mio misurare.










Vincenzo Cardarelli

AMICIZIA

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c'incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.



Autunno veneziano

L'alito freddo e umido m'assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l'estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d'incanto se n'è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d'acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d'Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d'altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v'ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l'autunno veneziano.






Giacomo Leopardi 

l’Infinito

«Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»







SPIAGGIA DI SERA
 
Giorgio Caproni
Così sbiadito a quest'ora
lo sguardo del mare,
che pare negli occhi
(macchie d'indaco appena
celesti)
del bagnino che tira in secco
le barche.

Come una randa cade
l'ultimo lembo di sole.

Di tante risa di donne,
un pigro schiumare
bianco sull'alghe, e un fresco
vento che sala il viso
rimane.



 DONNA CHE APRE RIVIERE

Sei donna di marine,
      donna che apre riviere.
      L'aria delle mattine
      bianche è la tua aria
      di sale e sono vele
      al vento, sono bandiere
      spiegate a bordo l'ampie
      vesti tue così chiare.



 ALBA

Amore mio, nei vapori di un bar
all'alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l'occhio, ora nell'ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?...Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitio tra i denti, è forse
di tali ruote un'eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte,
qui, col tuo passo, già attendo la morte.






PABLO NERUDA

Il tuo sorriso

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l' aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l' acqua che d' improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d' argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d' aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell' ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d' improvviso
vedi che il mio sange macchia
le pietre della strada,
ridi, perchè il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d' autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, delle strade
contorte dell' isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l' aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perchè io ne morrei.






VITTORIO SERENI

Strada di Zenna
.
Ci desteremo sul lago a un’infinita
navigazione. Ma ora
nell’estate impaziente
s’allontana la morte.
E pure con labile passo
c’incamminiamo su cinerei prati
per strade che rasentano l’Eliso.
.
Si mutal’innumerevole riso;
è un broncio teso tra l’acqua
e le rive nel lagno
del vento tra stuoie tintinnanti.
Questa misura ha il silenzio
stupito a una nube di fumo
rimasta qua dall’impeto
che poco fa spezzava la frontiera.
.
Vedi sulla spiaggia abbandonata
turbinante la rena,
ci travolge la cenere dei giorni.
E attorno è l’esteso strazio
delle sirene salutanti nei porti
per chi resta nei sogni di pallidi volti feroci,
nel rombo dell’acquazzone
che flagella le case.
Ma torneremo taciti a ogni approdo.
Non saremo che un suono
di volubili ore noi due
o forse brevi tonfi di remi
di malinconiche barche.
.
Voi morti non ci date mai quiete
e forse è vostro
il gemito che va tra le foglie
nell’ora che s’annuvola il Signore




Fernando Pessoa


Non sto pensando a niente  
Non sono nulla, non posso nulla
Il mito è quel nulla che è tutto.




*
Non sto pensando a niente,
e questa cosa centrale, che a sua volta non è niente,
mi è gradita come l’aria notturna,
fresca in confronto all’estate calda del giorno.

Che bello, non sto pensando a niente!

Non pensare a niente
è avere l’anima propria e intera.
Non pensare a niente
è vivere intimamente
il flusso e riflusso della vita...
Non sto pensando a niente.
E’ come se mi fossi appoggiato male.
Un dolore nella schiena o sul fianco,
un sapore amaro nella bocca della mia anima:
perché, in fin dei conti,
non sto pensando a niente,
ma proprio a niente,
a niente...


**
Non sono nulla, non posso nulla,
non perseguo nulla.
Illuso, porto il mio essere con me.
Non so di comprendere,
né so se devo essere,
niente essendo, ciò che sarò.
A parte ciò, che è niente, un vacuo vento
del sud, sotto il vasto azzurro cielo
mi desta, rabbrividendo nel verde.
Aver ragione, vincere, possedere l'amore
marcisce sul morto tronco dell'illusione.
Sognare è niente e non sapere è vano.
Dormi nell'ombra, incerto cuore.



***
Il mito è quel nulla che è tutto.
Lo stesso sole che apre i cieli
è un mito brillante e muto -
il corpo morto di Dio,
vivente e nudo.

Questi, che qui approdò,
poiché non c'era cominciò ad esistere.
Senza esistere ci bastò.
Per non essere venuto venne
e ci creò.

La leggenda così si dipana,
penetra la realtà
e a fecondarla decorre.
La vita, metà di nulla,
in basso muore.



                                         

 
Giorgio Caproni


Congedo del viaggiatore cerimonioso


Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
 Dicevo, ch’era bello stare

insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.






Le parole
se si ridestano
rifiutano la sede
più propizia, la carta
di Fabriano, l’inchiostro
di china, la cartella
di cuoio o di velluto
che le tenga in segreto;
le parole
quando si svegliano
si adagiano sul retro
delle fatture, sui margini
dei bollettini del lotto,
sulle partecipazioni
matrimoniali o di lutto;
le parole
non chiedono di meglio
che l’imbroglio dei tasti
nell’Olivetti portatile,
che il buio dei taschini
del panciotto, che il fondo
del cestino, ridottevi
in pallottole;
le parole
non sono affatto felici
di essere buttate fuori
come zambrocche e accolte
con furore di plausi e
disonore;
le parole
preferiscono il sonno
nella bottiglia al ludibrio
di essere lette, vendute,
imbalsamate, ibernate;
le parole
sono di tutti e invano
si celano nei dizionari
perché c’è sempre il marrano
che dissotterra i tartufi
più puzzolenti e più rari;
le parole
dopo un’eterna attesa
rinunziano alla speranza
di essere pronunziate
una volta per tutte
e poi morire
con chi le ha possedute.




Valerio Magrelli



"Ora serrata retinae"



***
Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.

La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.

***
Il sesso apre vertigini
nel corpo della donna
e lo sguardo si accalca
tra le sue ombre
e ne soffre il pensiero.
Il desiderio è questo
fruttificare della commozione
al limitare delle membra.
***
Come terreno calpestato, risuona
profondo, cavo e abbandonato
come terra scossa,
questo corpo chiaro di dona,
come un animale battuto, questa schiena
fatta lucida da mani silenziose,
come pietra levigata
dal corso d'altre pietre,
senza profumo e senza voce,
bocca consumata e debole
come una pianta troppo usata,
senza ombra, ovunque toccata,
ovunque percossa, campo desolato
senza erba e senza tracce, senza margini
come la dolorosa immagine del cieco,
nuda e sospesa, raccota
nel cerchio della solitudine,

questo è l'ultimo frutto dell'amore
che per sè trattiene soltanto
la disabitata povertà dell'osso.

***
Domani mattina mi farò una doccia
nient'altro è certo che questo.
Un futuro d'acqua e di talco
in cui non succederà nulla e nessuno
busserà a questa porta. Il fiume
obliquo correrà tra i vapori ed io
come un eremita siederò
sotto la pioggia tiepida,
ma nè miraggi nè tentazioni
traverseranno lo specchio opaco.
Immobile e silenzioso, percorso
da infiniti ruscelli,
starò nella corrente
come un tronco o un cavallo morto,
e finirò incagliato nei pensieri
lungo il delta solitario dello spirito
intricato come il sesso di una donna.
***
Dieci poesie scritte in un mese
non è molto anche se questa
sarebbe l'undicesima.
Neanche i temi poi sono diversi
anzi c'è un solo tema
e ha per tema il tema, come adesso.
Questo per dire quanto
resta di qua della pagina
e bussa e non può entrare,
e non deve. La scrittura
non è specchio, piuttosto
il vetro zigrinato delle docce,
dove il corpo si sgretola
e solo la sua ombra traspare
incerta ma reale.
E non si riconosce chi si lava
ma soltanto il suo gesto.
Perciò che importa
vedere dietro la filigrana,
se io sono il falsario
e solo la filigrana è il mio lavoro.




EDOARDO SANGUINETI - *La ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.




MILO DE ANGELIS

da Tema dell’addio (2005)
Milano era asfalto, asfalto liquefatto. Nel deserto
di un giardino avvenne la carezza, la penombra
addolcita che invase le foglie, ora senza giudizio,
spazio assoluto di una lacrima. Un istante
in equilibrio tra due nomi avanzò verso di noi,
si fece luminoso, si posò respirando sul petto,
sulla grande presenza sconosciuta. Morire fu quello
sbriciolarsi delle linee, noi lì e il gesto ovunque,
noi dispersi nelle supreme tensioni dell’estate,
noi tra le ossa e l’essenza della terra.

L'idea centrale

È venuta in mente (ma per caso, per l'odore
di alcool e le bende)
questo darsi da fare premuroso
nonostante.
E ancora, davanti a tutti, si sceglieva
tra le azioni e il loro senso.
Ma per caso.
Esseri dispotici regalavano il centro
distrattamente, con una radiografia,
e in sogno, padroni minacciosi
sibilanti:
"se ti togliamo ciò che non è tuo
non ti rimane niente".

Milo De Angelis



EDOARDO ZUCCATO

Guarda,i puliticant hin ‘me i piùni,
pussé te i casciat via e püssé lur
Turnan indré si süj canal dul tecc.

Ul so vers l’è quel d’amur nuèl
in Itagliano, hin simboli di pace
e se tütt or e lüs i sgùlan sü
sü j ustensòri, trach! Spirito Santo.

Nom, suranòm, suracugnòm,”colombo”
in dialett al stà dumà al segond pian
e i grond ho da netàj tré volt a l’ann.



Guarda, i politici sono come i piccioni,
più li scacci e più loro
tornano sui canali del tetto.

Il loro verso è quello dei nuovi amori
in italiano, sono simboli di pace
e se tutti d’oro e luce si appollaiano
sugli ostensori, zac! Spirito Santo.

Nome, soprannome, sopracognome, “colombo”
in dialetto abita solo al secondo piano
e le grondaie mi tocca pulirle tre volte all’anno.

Nota
Pensare in una certa lingua vuol dire anche pensarla in un certo modo, e il dialetto che si parla al nord di Milano, lingua madre di Zuccato, è anche una visione del mondo. […]
E’ proprio vero, rispetto ai politici i poeti parlano un’altra lingua, e non è certo quella che inquina di più.

( da Il Sole 24ore – Paolo Febbraro)



61 commenti:

  1. C'è qualcosa che non mi convince....forse, penso alla linea lombarda di italiano povero, ma al loro dialetto così ricco...così fatto di onomatopee..qui mi pare l'operazione da italiano povero a dialetto povero.

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  2. Quando ho trovato questa poesia inserita tra quelle contemporanee da salvare in assoluto e su un autorevole rivista, mi sono meravigliato un po' anch'io. Ma sai, io prendo sempre tutto per oro colato, anche se la seconda strofa soprattutto io la trovi... poco riuscita. Insomma carina ma non certo un capolavoro. Meno male che sei d'accordo anche tu.
    Volevo approfittare per dire, che le poesie che di volta in volta vengono inserite, non necessariamente sono ritenute dei capolavori. anzi, alcune volte le metto solo per stimolare la discussione.

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  3. L'idea centrale è una poesia stupenda.
    In un solo istante ho amato quel letto, quelle bende e quell'ultimo verso.
    Non avevo ancora letto i vostri commenti e quindi ero immune da qualsivoglia altra sensazione, non sapevo neppure che era considerata una poesia da salvare...
    ma io ne ho percepito la verità
    SIamo diversi nei gusti ma è bello per questo

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  4. Serenella Tozzi28 febbraio 2013 17:19

    Trovo musicalità e guizzi provocatori in queste poesie di Magrelli.

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  5. Tra le poesie di Montale che amo di più.

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  6. Sì sì lo so. A molti questa poesia di Caproni non piacerà, ma che ci posso fare se ho un debole per il viaggiatore cerimonioso? Oggi non si scrivono più poesie così, anzi si prendono ad esempio per mantenere le debite distanze. Meno male? Che peccato? Bohh fate un po voi. Io , ogni tanto me la rileggo e chi sa perchè non mi mette affatto tristezza, anzi...

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  7. anch'io l'adoro...un capolavoro

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  8. Serenella Tozzi13 marzo 2013 16:18

    Due poesie sincere, quella di Montale sulla parola, quella di Caproni sul congedo.
    Coinvolgono.

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  9. Invece questa di Caproni è una bellezza, punto.

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    1. Serenella Tozzi13 marzo 2013 22:18

      Scusa Pale, ma quell'invece a che lo attribuisci?

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    2. Era avversativo verso il dubbio di non gradimento di Franco; come dire che non c'è nulla da discutere, è bella e basta, altro che storie! In effetti non hai torto, l'ho messa al posto sbagliato, non si capiva, sembrava volessi contraddire te. No no - e son d'accordo con te sul discorso sincerità.
      Un saluto, Serenella.

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    3. Serenella Tozzi14 marzo 2013 13:06

      Menomale Pale, mi era sembrato che avessi preso come riduttivo il termine sincero.
      Anche a me piace molto... è così sentita e condivisibile.

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  10. Pessoa è un vecchio colpo di fulmine. Avevo circa vent'anni quando ho cominciato a scoprire le sue poesie e il suo mondo.
    Di lui mi hanno affascinata prima i suoi versi, poi la sua complessa personalità. Talmente complessa che lo porta a tirar fuori da sé quella moltitudine di personaggi che erano dentro di sé.
    Una vera e propria folla di eteronimi cui diede nome, luogo e data di nascita, nonché una vita e un pensiero propri e che, spesso, si trovavano anche ad imbeccarsi su questioni tra le più disparate, su alcuni giornali dell'epoca. Questo non lo dispensò dal firmare altre poesie col suo vero nome che è sempre un frammento di sé. Feranando Pessoa è l'ortonimo a cui affidò prevalentemente il lato rivolto all'occultismo e all'esoterismo.
    Poiché nelle poesie qui presenti, protagonista è il "nulla" tanto caro a Pessoa e eteronimi, mi permetto di citare l'inizio di una celebre poesia "Tabaccheria" firmata Alvaro de Campos eteronimo:

    Non sono niente.
    Non sarò mai niente.
    Non posso voler essere niente.
    A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.

    Una poesia lunga e articolata che custodisce momenti alti di riflessioni intime ed esistenziali. Fortemente consigliata la lettura.
    Ciao

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  11. Luino, passeggiata lungo lago verso Zenna e il tempo brutto che fa pensare al poco da vivere che manca, al poi, e nell' indi: il ritorno. Mi incute angoscia.
    Bellissima.
    Sereni altro grande poeta da non dimenticare.

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  12. e che vuoi che ti dica Franchino, Neruda è "Neruda"
    a me piace tanto
    ciaoooooooo

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  13. Quello sì era un uomo che sapeva amare la sua donna.
    Io lo amai, lo amo e lo amerò.
    Il "Franchino" merita un grazie per averla postata.
    Buon dì

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    1. dimenticavo, forse un refuso o una traduzione sbagliata:
      ma, quando si leggono questi versi ci vuole:
      vedi che il mio sangue macchia

      ciao ciao

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  14. Serenella Tozzi22 marzo 2013 11:06

    Eh, sì, una bellissima poesia d'amore che ogni donna vorrebbe le fosse dedicata.

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  15. Neruda è un grande poeta, uno dei miei preferiti e questa poesia è davvero straordinaria.grazie di averla condivisa

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  16. Serenella Tozzi28 marzo 2013 11:06

    Un parlare dimesso questo di Caproni, uno stile piano che a me piace molto. Colpisce l'animo.

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  17. Donna che apre riviere...soave poesia, dolcissima
    la leggo, la rileggo e mi piace, mi piace, mi piace
    buona giornata, a tutti chiaramente

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  18. Dite la verità,
    siete stupiti di trovare L'infinito di Leopardi da queste parti, vero?
    Spero non sia troppo grave. :-))))))

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  19. Una sorpresa piacevole. Io aggiungerei:
    Giacomo Leopardi - L'infinito (Nando Gazzolo) - YouTube
    ► 1:21► 1:21
    www.youtube.com/watch?v=Te8tyDDsh2ACondividi
    31/lug/2011 - Caricato da AforismarioTube
    Giacomo Leopardi - L'infinito, declamato da Nando Gazzolo. Bellissima interpretazione della poesia ...

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  20. Ciao Franco, non ti preoccupare è apprezzatissimo, almeno da me, a scuola ho amato Leopardi e continuo a trovarlo straordinario, poi l'Infinito è una delle più belle liriche.

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  21. Serenella Tozzi4 aprile 2013 17:58

    L'Infinito di Leopardi.
    E' un respiro illuminato questo componimento, riesce sempre a trasportarmi quando lo leggo.
    Mi è capitato talvolta di provare le stesse sensazioni guardando da certi panorami familiari, e l'idea dell'eterno e del rinnovarsi delle stagioni, perenni ed uguali, così come i sentimenti umani che ci animano di fronte all'infinito.
    Questo tramandarsi di generazione in generazione con il passato che ci incide... e il pensiero del futuro che prosegue attraverso noi.
    Splendida, davvero splendida questa poesia.
    Quanto ci sarebbe da dire su Leopardi sommo poeta e ancor più grande filosofo e scienziato.

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  22. Trovo più commenti su poeti sui giardini dei vicini. Vedi l'ultimo il buon Carver. Forse ci parlano di mondi lontani e noi ammalati di esterofilia ci tuffiamo.
    Cardarelli, già: io lo conobbi ed era ammalato, io non capivo di che cosa soffrisse, ero una ragazzina, ma vederlo imbacuccato in un cappotto pesante e aveva una grossa sciarpa avvolta intorno a collo mi fece una certa impressione, ci saranno stati trenta gradi! Il mio padrino mi sussurrò: è ammalato di freddo.Mi rimase impressa questa strana figura e lessi allora molte sue poesie.e imparai a memoria credo "Autunno Veneziano". Questa è bella, ma se qualcuno vuole venire a camminare con Cardarelli per le calli...prego:
    Gassman recita "Autunno veneziano" di Vincenzo ... - YouTube
    ► 2:19► 2:19
    www.youtube.com/watch?v=xocqW6qG4...
    16/ago/2010 - Caricato da RAITVcultura
    Il mattatore recita una poesia di Cardarelli tra i canali e le calli di Venezia nel programma "Cammin ...

    Scusatemi, ma non potevo lasciarlo solo.

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  23. Serenella Tozzi8 aprile 2013 19:19

    Molto bella e profonda "L'amicizia".
    "Autunno veneziano": la poesia recitata da Gassman è diversa, e più bella, rispetto alla versione riportata sotto. Sole le ultime strofe convergono. Cardarelli ne ha fatto due versioni?

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  24. Segnalo il refuso ( per rispetto al Poeta ): Prévert, con l'accento acuto.
    Sid

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  25. Poesie che scaldano sempre il cuore sul tuo blog.
    grazie Franchino per allietarmi la giornata e per fornire cibo sano alla mia mente
    ciao e buona serata

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  26. Serenella Tozzi12 aprile 2013 15:48

    Disincantato Prévert, bella la poesia "In estate come in inverno".

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  27. Prevert! I giovani lo conoscono come poeta dell'amore. Ed è anche e
    soprattutto grande poeta dell'incomunicabilità e del disagio sociale. Un grande.
    Proprio ieri ricorreva il giorno della sua morte, morte fisica naturalmente, perché la sua voce è ancora con noi.
    (il giornalino dei poeti che mi arriva puntuale lo ricordava!)
    Grazie

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  28. Naturalmente so di scontentare un pò tutti, specie i partigiani del tema.
    Penso che la letteratura poetica straniera debba avere giustamente un posto importante da noi, almeno per doverosa conoscenza se non di apprendimento.
    Ma quando mi ci accosto, mi assale sempre un'angoscia mentale.
    Rifacendomi ad esempio al Neruda pluricommentato in questo blog, son sempre riandato all'ingiustizia da lui patita.
    La sua opera, fuori della Patria, è purtroppo figlia di più autori, il Neruda ed il suo/suoi traduttori.
    In tutti i classici interpretati a più mani dell'Oriente, Occidente, Nord e Sud non ho mai trovato due testi sullo stesso soggetto uguali tra di loro.
    Ognuno ha sempre tradotto secondo le proprie sensibilità, conoscenza della lingua, ecc.
    Per lo più falsando l'autenticità degli scritti.
    E ci credo.
    Pensate che quando stendo una poesia, per mesi ( talora anni ) mi alambicco su un aggettivo, un avverbio, un lemma, ecc., ricercando la parola più adatta ad esprimere il concetto, l'emozione cantata.
    E allora anche qui sollevo le più ampie riserve sulla poesia del nostro cileno, roso dal dubbio che essa sia più opera del traduttore che di Neruda.
    Naturalmente il danno appare maggiore nelle liriche, a causa dela loro necessaria compattezza e brevità, più che nella narrativa per sua natura ampia e diluibile: ma anche qui certi modi di dire in lingua spesso sono intraducibili e incomprensibili, per cui è nessario il ricorso ad un giro di parole, ma a scapito dell'efficacia della resa.
    Conchiudo con un esempio.
    La versione dell'< Imitazione di Cristo > di Padre Bianchi priore della comunità monastica di Bose è un vero inno al sacro, quella letterale di certi altri uno schifo incredibile a credersi.
    Sid

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  29. beh syd, tradurre è tradire, si sa. Si può sempre fare come Eliot che imparò l'italiano giusto per leggersi la Divina Commedia. Inoltre, ce lo immaginiamo l'immane lavoro di tradurre in polacco o in cinese la stessa? Come tradurre perfettamente rime e ritmo? Impossibile, però, io sono del parere che se un testo, qualsiasi, (lo stesso discorso vale anche per la letteratura in generale e mi diceva una mia amica russa che Dostoevskij in italiano le faceva orrore), riesce ad arrivare nonostante la traduzione, allora è un gran testo. Io prendo sempre le poesie in originale con le traduzioni a fronte, che mi serve come guida se conosco la lingua. Sarebbe però peccato evitare di leggere Rimbaud o Baudelaire sono perché non si conosce il francese. La nostra poesia novecentesca deriva da lì, dai simbolisti francesi che si ispirarono ai romantici inglesi o tedeschi che a loro volta si ispirarono anche a Dante, Petrarca insomma....le culture diverse sono state un arricchimento.

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  30. brava PattiS, mettiamoci dentro anche i grandi poeti greci e latini.

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  31. Errata corrige: < lambicco >, nel mio testo.
    La vista si fa sempre più debole e stanca.
    Chiedo venia.
    Sid

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  32. Cara PattiS, a meglio lumeggiare quanto detto trascrivo il distico di una mia poesia ( < Il cippo > ):

    "Ecco lasso su freddo cippo siedo:
    un poco, quinci a la magione riedo. "

    Dimmi quale trasposizione straniera saprebbe rendere la classicità e l'atmosfera di ciascun verso ( absit superbia verbis ).
    E quindi dell'intenzione letteraria.
    Impossibile dico io, sempre più convinto dell'intraducibilità poetica, a pena di tradire il sentimento, la forma, la musicalità prescelti con sofferenza intellettuale.
    Per l'amica Elisa.
    Per carità, gli ipermodernisti già ci tacciono di inadeguatezza termporale, figuriamoci a scomodare i Grandi della classicità...
    Sid

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  33. eh....temo che gli stranieri dovranno farsene una ragione...:-), ti teniamo tutto per noi (sig)

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  34. Amor de terra lonhdana,
    Per vos totz lo cor mi dol.

    Perché non in provenzale allora? Ancora più evocativo

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  35. Per conchiudere, mi corre l'obbligo di riportare questa terzina dei mistici spagnoli Teresa de Ávila e Juan de la La Cruz che ebbero a scrivere entrambi con lo stesso titolo la lirica < Vivo sin vivir en mí >:

    " Vivo sin vivir en mí,
    y de tal manera espero,*
    que muero porque no muero."

    L'ultimo verso ricorre martellante a ritornello finale in tutte le successive strofe delle due poesie.
    Come mai potrebbe esser forzato in altra lingua la sua semplice , dolente sonorità corporea?
    Ho letto diverse raffinate traduzioni del verso, ma nessuna ha saputo esprimerne la compostezza.
    Sid

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  36. Errata corrige: < forzata >.
    I caratteri sono troppo piccoli per la mia vista ormai affaticata dagli anni.
    Sid

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  37. Serenella Tozzi2 maggio 2013 22:38

    "Traversando la Maremma Toscana"
    Delicatamente nostalgica, con riferimenti al passato e alle delusioni che la vita inevitabilmente distribuisce, eppure con un appiglio a qualcosa di positivo sul finale, proprio di chi non vuole cedere alla malinconia.
    E' una poesia che rientra fra quelle sue che preferisco.

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  38. Sull'Alda Merini, ricordo soprattutto due cose:
    a) - Il vitalizio Bacchelli strappato allo Stato Italiano a furor di popolo.
    b) - La sua casa sui Navigli, nella confusione e nel degrado.
    Come il disordine abitativo dell'ultimo Sandro Penna.
    Un pò pochino, direte voi: beh, ognuno ha i suoi limiti.
    Sid

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  39. A me il Kahlil sentenzioso non è mai piaciuto ( come altri ), specie in poesia.
    Al massimo preferisco un aforisma.
    Perchè come ognuno può constatare ogni asserzione < universale > ammette anche il suo esatto contrario.
    Vale il paradosso di Epimenide: se dico di mentire, o dico la verità e allora mento, o mento e allora dico la verità.
    Siddharta

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  40. Benni? Quella sua poesia è stampata sulla mia t shirt e quindi...ottima scelta
    C. Porta

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    Risposte
    1. Il Benni proposto?
      Troppa retorica, e con ciliegina finale purtroppo...
      Siddharta

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    2. Retorica voluta, credo, proprio per spiazzare con una chiusa che ho trovato divertente

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  41. Serenella Tozzi8 maggio 2013 15:21

    La poesia di Benni la trovo retoricamente ben messa e finemente studiata per arrivare a quel finale spiazzante e divertente.

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  42. Non so onestamente esprimere un giudizio, quel finale del Benni mi ha spiazzata. Sul momento l'ho trovato divertente, ma poi rileggendola mi ha lasciato l'amaro in bocca: forse una bella poesia sprecata.

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  43. ciao a tutti
    io, invece, la trovo simpatica proprio per quel finale...diversamente sarebbe banale.
    E' proprio nello stile di Benni questa poesia.
    ah, Franco, complimenti per il Milan grrrr

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  44. Anche per me il senso della poesia di Benni sta tutta in quel finale, la parte precedente è solo la preparazione.
    L'abbiamo fatta come esercizio col gruppo di teatro amatoriale.

    A me piace molto anche l'altra di Benni "le piccole cose", non so se qui l'hai già postata Franco è bellissima da fare come esercizio teatrale :-)

    RispondiElimina
  45. < Adolescenti > di Vladimir Majakovskij.
    Il mostro sacro del comunismo sovietico.
    E quale lettore avrebbe il coraggio di mostrargli il pollice verso?
    Anche se mi punge il sospetto che al suo suicidio possa aver contribuito anche se in ritardo la scoperta della verità sulla dittatura staliniana.
    Comunque qui siamo alla carcerazione zarista per reato di resistenza ideologica , che come si sa è aberrante sotto ogni latitudine.
    Per antonomasia la Poesia si presenta peculiare in ogni Paese d'origine, financo nei vernacoli locali.
    Chiaro quindi che per me dalla mentalità classica italiana e per giunta ottocentesca, questa lirica assuma valore soprattutto di denuncia sociale.
    Con quella freddezza esteriore e calore intrinseco sempre suscitati dall'orrore della restrizione in vincoli.
    Che differenza passa tra la versificazione in carcere e quella nell'intimità della propria casa?
    Molta secondo l'Autore, nessuna per me: la sofferenza interiore può sussistere intensa in entrambe.
    Altro discorso è il dolore fisico, come valore aggiunto.
    Certo i due mondi sono diversi, ma può la rabbia annullare l'emozione della natura?
    Infine quel < a me... mi >, che non soddisfa.
    Anche se forma volutamente insistita forse dal traduttore a sottolineare la genuinità dello spirito di ribellione.
    SIDDHARTA

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  46. Serenella Tozzi14 maggio 2013 13:46

    Palazzeschi, un poeta alla ricerca di un nuovo linguaggio per meglio affermare, attraverso la sua poesia giocosa e fanciullesca, l'autenticità nei rapporti umani in nome della propria concezione di avanguardia.

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    Risposte
    1. Di Palazzeschi invece mi piace la seguente, forse per via di Poggio Ridente, il paesino della mia infanzia:

      RIO BO

      Tre casettine
      dai tetti aguzzi,
      un verde praticello,
      un esiguo ruscello: Rio Bo,
      un vigile cipresso.
      Microscopico paese, è vero,
      paese da nulla, ma però...
      c'è sempre di sopra una stella,
      una grande magnifica stella,
      che a un dipresso...
      occhieggia con la
      punta del cipresso di Rio Bo.
      Una stella innamorata?
      Chi sa
      se nemmeno ce l'ha
      una grande città.

      Sidddharta

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    2. Serenella Tozzi14 maggio 2013 17:45

      E' una delle sue poesie più famose.

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  47. quando si dice : che bel davanzale...
    simpatica questa poesia, non la conoscevo,mi ha messo di buon umore

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  48. e' come il cadavere d'un bimbo molto amato che il padre veglia...pare che quando la prima moglie si suicidò, fosse incinta.
    molto romantico questo poeta, le sue poesie non lasciano indifferenti.
    belle, mi sono piaciute.

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  49. Serenella Tozzi30 maggio 2013 19:25

    Molto belle anche per me queste poesie. La seconda in particolare, con quel senso di solitudine che riesce a dare.
    Shelley sentiva molto il legame con la natura.
    Era un aristocratico anticonformista, insofferente ad ogni forma di disciplina e che fu sempre denigrato in vita per le sue idee anarchiche. Era un vegetariano (scrisse diversi saggi in cui difendeva la dieta vegetariana): amava il mondo animale e metteva in relazione la mente umana con la natura che ci circonda. Essa per lui era Dio e il mondo stesso e riteneva che stesse al poeta, traendone ispirazione, risaltare il filo invisibile del poema universale attraverso tutto quello che di bello la natura può offrire .

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  50. eugenio gambardella2 ottobre 2015 11:56

    Come sono monotono in fatto di gusto poetico....leggo, leggo e alla fine mi rimane dentro solo quel "ramoscello gelido" di Shelley e l'endecasillabo del Carducci. Poi, quando ti imbatti nell'Infinito di Leopardi hai la sensazione che tutto il resto scompaia nel nulla.

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