giovedì 16 maggio 2013

Archiloco - Frammenti - Poesie



Archiloco


16/05/2013
etichetta: post critica - attualità - arte - varie



Ci sono pervenute poche schegge dell'opera di Archiloco: abbiamo un album di istantanee senza didascalie, con scorci di navi, di mare, di donne deliziose appena intraviste, di momenti erotici e di donne invecchiate.

Sappiamo che era nato a Paro, figlio illegittimo di un maggiorente dell'isola e di una schiava di nome Enipò, e che s'innamorò di una ragazza di nome Neobùle.
Fu un amore bramoso e appassionato, ma lui non doveva essere il tipo che i padri di tutti i tempi giudicano ideale come genero: infatti Licambe gli rifiutò la mano della figlia e lui si vendicò.
Cominciò a far circolare poesie diffamatorie, non solo contro il padre, ma anche contro le due figlie. Le vittime portate alla disperazione finirono per impiccarsi.
Un frammento crudele è arrivato fino a noi, e ci basta.
Sappiamo anche, sempre da lui,  che finì per prendere moglie e diventare un pessimo marito.
Crizia disse di lui: "se non fosse per lui, non sapremmo tante malefatte, né che era un poco di buono, eccessivo e prevaricatore..."
In un combattimento perse lo scudo, come dichiarò allegramente in un giambo, con biasimo delle genti di allora. Lo cantò lui stesso, e molti critici hanno visto nel celebre frammento un'irrisione cosciente dell'ideale cavalleresco: ma è solo un episodio di vita, e la rivoluzione di Archiloco è in tutta la sua opera.

Elegie

5.
e spesso sul mare canuto tra ricci di schiuma,
implorando il dolcissimo ritorno

7.
Dai, muoviti tra i banchi della nave veloce
con la boccia, togli i tappi alle botti,
piglia il vino roso fino alla feccia. Non possiamo
stare qui di fazione senza bere.

8.
Un Saio si fa bello con il mio onoratissimo scudo,
che abbandonai tra i rovi contro la mia volontà.
Ma la pelle l'ho salva. E poi, d'uno scudo, che m'importa?
Al diavolo. Ne rimedierò uno migliore.

Tetramentri

11.
una nutrice la teneva in pugno -
capelli profumati, un seno
che avrebbe fatto innamorare un vecchio:
ah, Glauco


15.
Non mi va il gran capitano dalle gambe larghe
né il fiero riccioluto, né il rasato:
lo voglio basso e con gambe storte,
saldo sui piedi, e fegato da vendere.

16.
Glauco, guarda, si muove a fondo il mare,
sopra le Tonde sta una nube dritta,
che è segno di tempesta. La paura
viene così, da ciò che non aspetti.

17.
Basta Paro, coi tuoi fichi e i ricci di mare.

18.
Cuore, mio cuore, mescolato
d'insolubili guai, torna a galla,
a chi ti tratta male tieni botta,
piazzati presso i covi dei nemici
e non mollare. Se vinci, non vantarti in pubblico,
se perdi non crollare, in casa a piangere.
Se va bene sii contento, se va male soffri
ma non troppo. Impara dunque come è questa
musica della vita.





- "Amico, ho una voglia che mi squaglia."
(...)
(...)
- "Astenendosi affatto, sopportare lo stesso (...)
    però se non resisti, se lo spirito si drizza,
    c'è tra noi una che ora, pare, ha gran voglia di nozze,
    bella, tenera, vergine. A me pare
    che d'aspetto sia perfetta, Ma sì, fanne la tua bella."
    Così quella cianciava. E io le rispondevo:
- "Figlia d'Anfimedò, che era una brava donna,
    di buon senso e ora, ahimè, è al buio sotto terra,
    la Dea ai giovani signori, dà molti svaghi,
    a parte quella cosa divina. Ma una basterà.
    Quando annotterà, in santa pace,
    io, te e l'aiuto divino vorremo così e così".
( ...)
- "obbedirò a quello che comandi:"
(...)
- "Passa via sotto il fregio e dalle porte
    (no, amore, non dirmi di no)
    io filerò verso i giardini
    sull'erba. E poi volevo dirtelo. Neobule,
    se la prenda un altro.
    Uh, è una tardona floscia:
    il fiore della verginità se n'è ito,
    il fascino dì una volta.
    Mai sazia. Quella matta
    svelò i confini della gioventù.
    Lasciala ai corvi. Che mai mi venga,
    stando con una donna come quella,
    di essere l'allegria del vicinato.
    Molto di più te, voglio.
    Tu non sei una da non fidarsi,
    una falsa. La sa molto più lunga,
    e quanti imbrogli fa. Ho paura,
    se mi spinge la smania,
    di essere la cagna che mette al mondo
    cuccioli ciechi e sformati!"
    Così cianciavo. E presi la vergine
    e la sdraiai tra i fiori rigogliosi,
    la coprii con un morbido mantello:
    io le tenevo un braccio sotto il collo,
     lei tremava come una cerbiatta.
    Le accarezzavo dolcemente il seno
    e dovunque mostrava quella pelle
    nuova, l'incanto della giovinezza:
    tutto quanto il bel corpo maneggiai,
    ma accarezzavo la sua bionda chioma
    quando emisi il mio bianco vigore




Cuore, mio cuore


Cuore, mio cuore, turbato da affanni senza rimedio,
sorgi, difenditi, opponendo agli avversari
il petto; e negli scontri coi nemici poniti, saldo,
di fronte a loro; e non ti vantare davanti a tutti, se vinci;
vinto, non gemere, prostrato nella tua casa.
Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori
non troppo: apprendi la regola che gli uomini governa.

Archiloco







(Serenella)

6 commenti:

  1. Dicono fonti attendibili che l’erotismo della sua poesia gli valse molte critiche da parte degli antichi e degli autori contemporanei. I valori tradizionali erano altri e la rappresentazione dell’amore in modo così crudo era considerato osceno. Per comodità riporto un giudizio critico recuperato nelle rete che mi pare esplicativo e convincente.
    Archiloco sembra non avere ideali o forme di compiacimento formale e nei suoi versi dà sfogo al suo temperamento ardente sia nell'odio sia nell'amore. Quest'ultimo sentimento gli ispira gli accenti più disparati: dalla idillica tenerezza che presta ingenua castità a una bellezza di etera sino alla più cruda sensualità e agli sfoghi d'ira per l'amore deluso.
    Bel post Serenella,molto interessante, complimenti

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    1. Mah, io tutta questa oscenità non ce l'ho vista: solo due o tre frammenti in tono diretto.
      Gli atteggiamenti codini, si sa, fanno sempre audience...
      Sid

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  2. Io, dal liceo, mi ricordo questi:

    εἰμὶ δ΄ ἐγὼ θεράπων μὲν Ἐνυαλίοιο ἄνακτος
    καὶ Μουσέων ἐρατὸν δῶρον ἐπιστάμενος.

    Servo io sono del signore Enialio
    e conosco l'amabile dono delle Muse.
    ἐν δορὶ μέν μοι μᾶζα μεμαγμένη, ἐν δορὶ δ᾽ οἶνος
    Ἰσμαρικός, πίνω δ᾽ ἐν δορὶ κεκλιμένος.

    Nella lancia ho il pane impastato,
    nella lancia il vino di Ismaro,
    e bevo appoggiato alla lancia.

    ἀσπίδι μὲν Σαΐων τις ἀγάλλεται͵ ἣν παρὰ θάμνωι͵
    ἔντος ἀμώμητον͵ κάλλιπον οὐκ ἐθέλων·
    αὐτὸν δ΄ ἐξεσάωσα. τί μοι μέλει ἀσπὶς ἐκείνη;
    ἐρρέτω· ἐξαῦτις κτήσομαι οὐ κακίω.

    Qualcuno dei Sai si fa bello
    dello scudo che, arma irreprensibile,
    presso un cespuglio abbandonai, contro il mio volere.
    Ma salvai me stesso: che m'importa di quello scudo?
    Vada alla malora! Me ne procurerò uno non peggiore

    Οὐ φιλέω μέγαν στρατηγὸν οὐδὲ διαπεπλιγμένον
    οὐδὲ βοστρύχοισι γαῦρον οὐδ᾽ ὑπεξυρημένον·
    ἀλλά μοι σμικρός τις εἴη καὶ περὶ κνήμας ἰδεῖν
    ῥοικός, ἀσφαλεώς βεβηκὼς ποσσί, καρδίης πλέως.

    Non mi piace un comandante di alta statura,
    né che proceda a larghi passi, né che sia fiero
    dei suoi riccioli, né con la barba accuratamente rasata.
    Ma per me ve ne sia uno piccolo e con le gambe
    visibilmente storte, ma ben saldo sui piedi,
    e pieno nel cuore di ardimento.

    e questo - di cui però non ho trovato il testo originale

    con un ramo di mirto gioiva
    e della rosa il bel fiore
    mentre la chioma
    le spalle adombrava, e la schiena

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  3. Biografia aggiuntiva.
    Archiloco vien dato mercenario nelle lotte di conquista dell'isola di Taso ove s'era trasferito dalla natale Paro.
    E che morì in battaglia ucciso da un soldato nassio.
    I suoi metri poetici sono elegie, trimetri, tetrametri ed epodi.
    Sui testi:

    Ad 5 - L'elegia ci informa di un naufragio in cui perì anche il marito della sorella del Poeta.

    Ad 7 - Frammento che non mi risulta agli atti...

    Ad 8 - ( Elegia ) - All'onore delle armi, il Poeta antepone l'importanza di salvare la pelle.
    Contrariamente all'antica condotta bellicosa di cui erano depositarie le donne spartane.
    Le quali ammonivano i figli che partivano in guerra: ritornare con lo scudo o sopra lo scudo!
    Archiloco come gli americani nella seconda guerra mondiale, i quali preferivano perdere un aereo che non il pilota per via del costo maggiore in addestramenti ed altro.
    Al contrario degli italiani che sprecavano le vite umane pur di non perdere un carro armato...

    Ad 11 - Il trimetro racconta a Glauco l'incontro fra il poeta e le sorelle Licambidi: le fanciulle gli si presentano nel pieno dello splendore, con i capelli ed il petto cosparsi di < muron >, un'essenza oleosa profumata.
    Essenza che contribuiva alla seduzione, così efficace da risvegliare anche i desideri sopiti d'un vecchio.

    Ad 15 - Nel tetrametro due ritratti di condottieri contrapposti.
    L'uno, riccioluto, prestante e curato, il ritratto del condottiero-eroe dell'epica del tempo.
    L'altro brutto e dalle gambe storte ma pieno di coraggio..
    L'esteriorità contro i valori interiori.

    Ad 16 - Il tetrametro archilocheo si presenta in metafora.
    Il pericolo di guerra con i Traci, minacciosi colonialisti dalle mire su Taso, si trasfigura poeticamente in un evento naturalistico minaccioso, come la nube nera in cielo ed il mare sconvolto dai flutti.

    Ad 17 - Tetrametro sull'isola di Paro, abitata da una classe dirigente aristocratico-commerciale attiva.
    Archiloco con la sua invettiva se la prende perchè impedito o incapace a darsi a commerci proficui per mare: i soli fichi dell'isola non gli davano prospettiva d'arricchimento...
    Di qui la sua emigrazione a Taso più ricca.

    Ad 18 - Con questo tetrametro ( qui ripreso due volte ) Epitteto ci andrebbe a nozze.
    I dolori, le sofferenze sono solo giudizi di valore.
    In realtà nulla di esterno può toccarci, in quanto al di fuori delle nostre concrete possibilità d'influenza.
    Accettiamo allora le avversità e gli eventi favorevoli come puri accadimenti, chè non possono nè devono turbare il nostro animo.

    All' ultimo epodo - Neobule cerca di indirizzare le attenzioni amorose di Archiloco sulla sorella maggiore di lei, a suo dire più appropriata.
    Per vendetta il Poeta descrive l'amata una poco di buono, sfiorita, infida, deflorata, dalle passioni smodate, tali da rendere chi la sposerà lo zimbello dei vicini: < lasciala ai corvi > = che vada al diavolo...
    La maldicenza indurrà le due sorelle ed il padre al suicidio.
    Da notare la finezza beghina del testo in lettura, il quale alla fine invece così recita:
    < e carezzando il suo bel corpo
    ... liberai il bianco sperma
    sfiorando il suo biondo pube >!

    Siddharta

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    1. Serenella Tozzi16 maggio 2013 19:50

      Per chi non conosce il poeta sono chiarimenti preziosi, certamente, Sid; anzi, aggiungerei altre piccole notizie per meglio approfondire.

      Mancano dati certi di riferimento circa la nascita, ma sappiamo che lasciò scritto: "Piango i mali di Taso e non quelli di Magnesia" e Magnesia fu aggredita e distrutta nel 652. Praticamente certa è la sua contemporaneità con il re Gige, del cui regno le date più accettate oggi risultano negli anni 685-657 a.c.

      Archiloco è l'esponente più antico della poesia individuale giambica e, certo, non poteva sapere che parlando di sé stesso e della sua vita aveva manifestato per primo la categoria del realismo.

      Senz'altro suscitò scandalo e Pindaro non poté trattenere la sua condanna: era stata aperta una strada losca nel mondo arcaico greco... ma c'era troppa verità nei suoi scritti e:
      "per quanto maldicente, i cittadini di Paro gli resero onore" dice Aristotele.
      Fu apprezzato come guerriero valoroso, morto per Paro combattendo contro i cittadini di Nasso, e finirono per idealizzarlo e per dedicargli un Archilocheion, cioè una tomba santuario come nelle loro patrie era stato fatto per Omero e per Saffo.
      Presto fu conosciuto in tutta la Grecia, che lo lesse e lo citò.

      Per quanto attiene alla traduzione bisogna ricordare che molto dipende dalle fonti dalle quali si è attinto; e si parla di traduzione di poesia, e tradurre la poesia significa tradurne la poesia.

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    2. Serenella, è comunque indiscutibile che la traduzione letterale dei tre ultimi versi citati è quella ricorretta.
      Il tuo traduttore-editore doveva di certo avere avuto a che fare con la censura del tempo, specie scolastica...
      Belli i nostri classici, veh!
      Sid

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