lunedì 13 maggio 2013

Dove vanno a morire i blog




- Gli spazzini del web
- Retroweb e Webarcheologia
- Dove vanno a morire i blog

14/04/2013
etichetta: post critica - attualità - arte - varie



GLI SPAZZINI DEL WEB

Come eliminare dalla rete internet informazioni sgradite, lesive della propria reputazione e come rifarsi una nuova immagine.

Se avete qualche segreto sgusciato non si sa come sul web, qualche foto compromettente che vorreste seppellire, oppure molto più semplicemente desiderate rifarvi una nuova reputazione, ora basta chiamare gli spazzini della rete, gli addetti alla “nettezza elettronica” e penseranno loro a far scomparire notizie negative, scandali e gossip maligni.
Società come la californiana Reputation Defender o le inglesi Tiger Two e Distilled, sono delle vere e proprie lavanderie on line, che ripuliscono dietro compenso i motori di ricerca, creano link positivi per il proprio cliente, seppelliscono quelli negativi e fanno salire nei risultati di Google le pagine che più mettono in buona luce il personaggio in questione.
La pioniera del nuovo business in Italia è la società Net Reputation di Firenze (www.netreputation.it) che offre un servizio di eliminazione dalla rete Internet delle informazioni indicate dal cliente come non gradite, così come la possibilità di correzione di quelle informazioni ritenute distorte o lesive della propria reputazione/immagine.

RETROWEB e WEBARCHEOLOGIA

A volte i server web sono come i cassetti più bassi delle nostre scrivanie. Luoghi dove vengono riposti documenti che saranno poi dimenticati per lustri. Con la differenza che i documenti sepolti nei cassetti possono essere “riscoperti” solo da noi e dai nostri intimi, mentre le pagine abbandonate sui server sono (con un minimo di buona volontà) accessibili a tutti. Tenendo conto del ritmo col quale si sviluppa la tecnologia del settore e della tenera età del World Wide Web, imbattersi in un sito di 10 (o più) anni è fare un salto agli albori del Web.
Se tra le varie correnti dell’archeologia ci fosse anche quella relativa alle pagine web, la visione di questi siti “dimenticati” potrebbe diventare importante per gli studiosi di questa disciplina.


DOVE VANNO A MORIRE I BLOG

Un blog che chiude però non è sempre un blog che scompare dalla rete: è l’utente a doverlo cancellare, altrimenti servizi come Blogger lo lasciano lì, abbandonato nei secoli e nei secoli. Zombie Dead Blog è un sito che raccoglie proprio questi ruderi di internet: siti personali e blog pieni di speranza ed emozioni, dimenticati presto da tutti e lasciati soli.
Come spiega l’anonimo fondatore del blog, «Internet è pieno di blog morti. Zombie Dead Blog raccoglie il meglio e il peggio di queste pagine abbandonate. "Spero di ispirare quei blog che vagano tra le tenebre dei link perduti e di resuscitarli".


Fra qualche decennio si parlerà dell’epoca in cui Blogspot era ancora cool, il miglior modo di aprirsi una finestrella nel web. Era prima che Tumblr indicasse una vita più semplice e veloce al blogging: non c’erano retweet, like o reblogging; il tutto si giocava su un intricato e perverso giro di commenti, auto-commenti, “scambi di link” e blogroll. Ogni blogger era blogger a suo modo ma tutti dovevano affrontare un nemico comune: il primo post. Quello che servizi come Blogger o WordPress.com titolavano automaticamente “Hello World!”, facendo gridare all’utente ignaro una gioia di vivere ingiustificata. I più astuti cancellavano quel testo e lo sostituivano con il loro personale saluto ai neo-lettori: Salve Gente!

E fra milioni di anni, scriveva un Siddharta del secondo millennio sulle pagine di un non meglio identificato blog a casa di Frame, le discendenze sapranno anche della nostra interiore presenza letteraria in una sorta  di enorme biblioteca digitale sull’avvenuto passaggio in terra. 
"Personalmente," sostiene cinicamente il filosofo, "confido in un misericordioso futuro virus terminator che accechi il tutto, attesa la scadente qualità culturale dei contemporanei!".

(frame)

5 commenti:

  1. Molto bello e intenso il contenuto di questa etichetta.
    Culturale, istruttivo, realistico.
    Frame ci porta a ripensare questo mondo altamente tech, nel quale abbiamo riposto idee, miserie e sofferenze.
    Fidando in una sorta di contenitore che ci faccia illudere sull'eternità del nostro passaggio in terra.
    Ma, dice il nostro conduttore, il pensiero web è in continua evoluzione, tanto da farci pentire anche del nostro recente passato, visto ormai come impresentabile sotto certi punti di vista.
    L'immaginazione ci fa inoltre presentire lo sferragliare di tanta innovazione tecnologica, ogni giorno più pressante e divoratrice.
    Un mostro che nell'inconscio ci terrorizza perchè prima o poi potrebbe scoppiare come una grande fragile bolla di sapone, travolgendoci.
    Il progresso informatico corre troppo velocemente, impedendo di soffermarci e coltivarci nella tranquillità dello spirito ristoratore.
    Una sorta di vuoto in fondo al tunnel che ci ingoierà come in un buco nero.
    In questa disperazione ed ultima istanza di fuga, ecco allora i tanti inseguire la chimera di un soprannaturale contrabbandato dai profeti religiosi di turno, approfittatori del loro sbandamento.
    Le nuove frontiere tecnologiche ci stanno fagocitando rendendoci più meccanici e meno umani, distruggendo il nostro passato, presente e futuro.
    Siddharta

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  2. Serenella Tozzi14 maggio 2013 13:06

    Bè, allora se affidiamo qualcosa di nostro al web sarà come non morire, esisteremo in eterno.
    E non è questo il sogno dell'uomo dall'inizio della presa di coscienza dell'esistenza della morte?

    I nostri scritti che come stelle vagano per lo spazio intergalattico: riusciranno a sopravvivere o saranno destinati ad un incontro con qualche buco nero che li fagociterà?

    Un inserimento interessante, che come argomento si confà alle mille domande dell'oggi.
    La tecnologia ci sopravanza dal punto di vista intellettuale e sociale e l'uomo sarà in grado di affrontare in modo adeguato queste sfide?

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  3. Quando scrivi che "le discendenze sapranno anche della nostra interiore presenza letteraria in una sorta di enorme biblioteca digitale sull’avvenuto passaggio in terra" in realtà sei più realista del re.
    Il problema è a chi appartengono i dati personali e sensibili rimasti in rete dopo la dipartita di colui che li ha inseriti. Alcuni dati sono personalissimi e quindi non trasmissibili agli eredi. Pensiamo al nome, al nick (forse), all'identità personale: può un mio erede appropriarsi della mia identità informatica?
    Esistono alcune società che già si occupano di cancellare dalla rete i defunti e coloro che vogliono sparire informaticamente. Per quanto ho capito queste società verificano l'attività in internet del cliente. Se costui rimane inattivo per X tempo (non so quanto) presumono che sia morto e (chiaramente previo contratto e a pagamento) cancellano tutte le tracce in internet del cliente stesso.

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  4. Serenella Tozzi14 maggio 2013 13:51

    So di molte pagine di persone ormai defunte mantenute in vita su fb da parenti ed amici .

    Capisco che possa essere un modo per mantenerlo vivo e vicino nonostante tutto, ma mi chiedo spesso se sia giusto e se la persona morta ne sarebbe contenta.

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  5. Dovrò ricorrere agli spazzini, perché in effetti, a pensarci bene, sarebbe meglio far sparire quel mio racconto del divano; il motivo è ovvio...
    In quanto all'immortalità dei nostri scritti, una gran bella consolazione poter pensare, se da vivi non ci ha mai filato nessuno, un domani... chissà che ci verrà assegnato un qualche riconoscimento alla memoria.
    Che bella morte sarebbe

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