sabato 18 maggio 2013

frame - narrativa - racconto



... brutta, brutta, brutta!  

16/05/2013
etichetta: la stanza di frame


E pensare che era stato proprio Mario, una sera d’inverno al pub “Que viva Mexico”, a dirmi che Laura era brutta! 
Già, fu proprio lui a parlare della mia fidanzata, mentre fuori il lungomare era deserto e si beveva Jack Daniel's, si ascoltava della vecchia musica country e si sgranocchiavano tortillas dal sapore di polenta fritta.
Per la verità non disse proprio così!
No, non usò quella parola, però mi bastò guardarlo in faccia, mentre mi domandava se stavamo ancora insieme, per capire il senso di quel sorrisetto strano e la ragione di quello sguardo sfuggente.
Non te la prendere, mi fece, quando finalmente si decise a buttarmi gli occhi addosso.
La pensi così perché non la conosci, gli risposi seccato e offeso.
E sempre quella volta gli parlai di Laura come prima non avevo fatto mai, e per non essere frainteso, mi espressi nell’unico modo che ritenevo fosse capace d’intendere.

Dissi che forse aveva ragione e che se il davanti risultava un po’ piatto, il didietro aveva una linea perfetta. Ammisi che la carrozzeria non appariva slanciata come un cabriolet, che non era certo una berlina di lusso, ma tra quelle della sua categoria era accattivante, moderna, agile e scattante. Lo sfidai a trovarne una sul mercato più affidabile e altrettanto sicura. Lo assicurai che non sbandava mai, neppure in condizioni estreme e che sul corso, nel traffico cittadino e nell’ora di punta, faceva la sua porca figura e che non mancavano quelli che me la invidiavano.

«Senza contare che consuma pochissimo, anzi, quasi nulla!» aggiunsi.
«Ah…sì?» fece lui, ancora incredulo, ma più disposto ad ascoltarmi.

A quel punto giocai il jolly e gli raccontai in modo esplicito e senza l’uso di metafore, di quella volta che andammo al lago e pagò tutto lei: albergo, ristorante e alla fine, anche il pieno di benzina!
Lasciai cadere una sonora pacca sul tavolaccio di legno a sostegno della grande balla, e rimasi a guardare la sua faccia stupita, in attesa che si decidesse a dire qualcosa.
Sai, aggiunsi, colto da un leggero senso di colpa e con il timore di avere esagerato, in quel periodo mi trovavo a corto di grana, me la passavo proprio male e… lei mi ha aiutato molto, mi è stata vicina e poi, insomma, che ti devo dire, a me non sembra così… brutta, brutta, brutta.
Se lo dici tu, fece Mario mollandomi una pacca sulla spalla.

Poi ricordo che si parlò d’altro, ma quel pirla ormai mi aveva messo in testa un tarlo e dal quel giorno con Laura non fu più la stessa cosa.
Cominciai a guardarla in modo diverso. Smisi di portarla in posti frequentati da gente conosciuta. Niente più vasche mano nella mano sul corso, e se proprio non potevamo evitare di andare da qualche parte a piedi, cercavo perlomeno di stare sempre un passo davanti a lei, costringendola a saltellare sui tacchi e anche il suo modo di camminare mi sembrava ridicolo.
Togliti questo cappottino! Sembri cappuccetto rosso, le dissi un giorno che il disagio era arrivato a un limite insopportabile e tutto di lei mi pareva brutto.

Sì, è vero, quando eravamo soli riuscivo ancora a dimenticare tutto.
Non mi stancavo mai di sentire il suono della sua voce e quando mi baciava, il tempo scorreva in modo diverso e adoravo il profumo della sua pelle e tutto di lei mi sembrava semplicemente e naturalmente bello. Il sapore delle sue labbra m’inebriava, le sue carezze non mi facevano mai sentire stanco e niente mi turbava. Nemmeno i suoi tic, le sue piccole manie e quel suo modo strano di tenere la sigaretta tra le labbra, con gli occhi sbarrati contro il soffitto, nuda e distesa al mio fianco sul letto ma… ormai la mia testa bacata girava al contrario e fu così che lentamente ma inesorabilmente, la nostra storia finì.

Passò del tempo, conobbi e frequentai molte donne più belle di Laura, ma non fu facile farmi passare quel malessere, perché tutte mi sembravano mai abbastanza carine e guardandole attentamente, non solo vedevo in loro mille difetti, ma trovavo anche il tempo di domandarmi che fine avesse fatto quel fetente di Mario.
Finché un giorno, nel bar sotto casa incontrai Giulia, la migliore amica di Laura, quella che non poteva non sapere. Cercai di evitare il suo sguardo, sperai di non essere visto, ma fu lei a venirmi incontro con un sorriso radioso.
E fu sempre lei, dopo avermi raccontato che il suo ex si era fatto la Mercedes nuova, mentre lei si era dovuta accontentare del capoufficio, sposato e senza garanzia, a parlarmi di Laura.
Co… come sta? Riuscii a balbettare, fingendo un repentino, quanto fastidioso prurito al naso.
Bene. Aggiunse lei senza indugi, anzi, benissimo: adesso sta con Mario.






29 commenti:

  1. Hahahahhahah e ti sta bene, Mario sa sciegliere, Mario è furbo.
    Piaciuto un sacco signor Franco si.
    Ciao

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    1. Ciao Lucia, ti ringrazio per essere passata da queste parti, però lo sai che Mario è un fetentone;-)

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  2. Il maltrattato e disconosciuto congiuntivo ribellandosi così si vendicherebbe < se stessimo ancora insieme >...
    Poi è chiaro che man mano che la lettura procede, di tanto in tanto affiorano ricordi autobiografici.
    Come lo < struscio > con mia moglie ventenne sul corso dove un giorno un attempato mio dirigente alle presentazioni mi disse soffiando < complimenti, mi sento d'invidiarti... >
    O come il proverbio, più volte da me verificato sul campo, pel quale < la donna è quella cosa ( notasi il disprezzo tutto mascolino ) che per vitto e per vestito costa il doppio del marito e la chiamano metà >.
    La mia lei legale ( e le altre prima e dopo ) mai ebbero a sognarsi di pagarmi alcunchè...
    Mentre sono sempre andato orgogliosamente a braccetto della mia passione di turno, e poi con la mia Santippe da sposato, ricorderò comunque un mio zio che vidi sempre < marciare > qualche passo avanti alla moglie: forse un costume meridionale.
    Infine la pelle: una mia amata da giovane malgrado la bellezza aveva un afrore così insopportabile da avermi costretto ad abbandonarla ( questione di ormoni ).
    Un'altra invece con un profumo naturale talmente gradevole e sensoriale da stravolgermi e farmi andar giù di testa.
    Non ho letto molto di frame: ma il suo modo di concludere i racconti sono così a sorpresa da renderli piacevoli alla memoria.
    Un senso di humour veramente di pochi.
    Siddharta

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    1. Vada per il se stessimo, Grazie Sid, io non mi offendo, accetto di buon grado i suggerimenti. Per molto meno altri ti avrebbero fatto la pelle.

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  3. Serenella Tozzi18 maggio 2013 17:25

    Un bel racconto che con veste leggera e spiritosa dimostra una grande profondità.
    E' scritto bene e sebbene anche io sia una estimatrice dell'uso del congiuntivo, debbo riconoscere che, per l'evolversi della lingua, il suo uso si va ormai perdendo a vantaggio del molto più semplice indicativo usato dai più, specie nel linguaggio parlato.
    Perdonato questo piccolo peccato veniale (se tale lo vogliamo considerare) ti va tutto il mio plauso per la scrittura semplice, diretta e accattivante.

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    1. Ha ragione Sidd, grazie per il perdono. Complimenti graditi ma immeritati.

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    2. Serenella Tozzi18 maggio 2013 18:35

      Guardi Sig. Frame, che sei fa così il modesto inizio a scriverle una tale sfilza di complimenti che domani mattina all'alba ancora non si sarà finito di leggerli. :-)))
      E poi voglio vedere come si schermisce :-)))

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    3. Cara Serenella,
      da anni ci si lamenta della scomparsa del congiuntivo nella parlata italiana ( < credo che è > invece di < credo che sia >, ecc. ).
      Secondo i letterati, invece, il congiuntivo ( e il condizionale ) sarebbe tornato fra noi.
      La proclamata morte del congiuntivo non si è avverata.
      Come invece vent’anni fa aveva preconizzato quel corvaccio di Alberto Moravia.
      Se hai tempo e voglia, vai sugli esilaranti pezzi al riguardo in Google.
      Siddharta

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    4. Serenella Tozzi18 maggio 2013 18:51

      Grazie, Sid, andrò a vedere senz'altro.

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  4. Ottima prosa, evita i preziosismi, va dritta allo scopo, ritmo giusto e senza sbavature.
    Difficile leggere racconti che rimangano tanto distanti dal superfluo.
    In una parola, piaciuto.

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  5. eh eh eh si può usare una metafora in questo blog? bè la uso: e bravo pirla!!!

    Ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare, ci vorrebbe un amico... e Mario è arrivato ma per consolare Laura :-)

    Divertente questo racconto bravo Franco

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    1. Eppure io sono convinto di averti già ringraziato per il commento, ma che succede saltano anche a me i commenti?
      Ma che disdetta, comunque grazie neh... Ciao.

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  6. Ben scritto e divertente. Il congiuntivo? Vero, più corretto usarlo ma molto meglio per l'orecchio, almeno limitatamente al caso, la soluzione che hai scelto.
    Unico piccolo neo per me? Io non avrei cominciato con "E pensare che era stato proprio Mario..." che anticipa troppo il finale, gli leva una parte di sorpresa. Forse poteva essere ancora più deciso/incisivo iniziare col discorso diretto (di Mario).
    Scusa se mi son permesso Franco, ma questo è il classico racconto brillante con l'amaro come piace a me (ottimi i risvolti psicologici del comportamento del protagonista in conseguenza della "verità" enunciata da Mario).

    Franco "Pale"

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    1. Caro Pale,
      Ho deciso d’iniziare il racconto con “E pensare che era stato proprio Mario…” di proposito, e per sottrarmi al cliché del raccontino ad uovo di Pasqua, cioè con sorpresa finale incorporata.
      Se avessi voluto celare il finale e mantenere l’attesa, non avrei iniziato con una frase così esplicita.
      La sorpresa non funziona quasi mai nei siti dove i racconti si possono commentare. Stai tranquillo che arriva subito il furbetto che svela l’inghippo e che ti dice “ … e ma io l’avevo capito che l’assassino era il maggiordomo!”
      E se ci pensi bene, anche in questo caso, basterebbe leggere i commenti prima del mio testo, il tuo compreso, per mandare a farsi benedire la sorpresa finale.
      Giusto per fare quattro chiacchiere da Franco a Franco, e grazie per avermi dato l’occasione di precisare.
      Ciao

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  7. Se ho capito bene, hanno fatto fuori un congiuntivo e il maggior indiziato sarebbe il maggiordomo? E pensare che io avevo dei sospetti su Mercedes...
    Scritto bene, scorrevolissimo e molto simpatico, il racconto. Mentre Mario, molto meno.

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    1. Hai capito perfettamente. Mario sta antipatico anche a te, vero? Non me ne parlare ;-)

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  8. Ciao! ragazzi a me è piaciuto moltissimo, l'ho trovato divertentissimo e gustoso,ma concordo con Mauri: Mario è detestabile, mi ricorda quanto possa essere influente l'invidia nei rapporti umani.

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    1. Ti sei divertita? Mi fa piacere Chiara, anche Mario se la ride, l'amico un po' meno. Ben gli sta! Se lo meritava.

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  9. mannaggia, arrivo solo ora! devo mettermi in fila caro mio - e la fila è lunga - i complimenti al caro Frame che come sempre usa uno stile piacevole, scorrevole, simpatico, mai banale, devo continuare? bravo Franchino che dopo Siddharta sei il mio preferito.
    ciao e buona giornata a tutti

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    1. Cara Carla, tu non mi conosci.
      Sono un sentìna di vizi e di follie, e sono certo che a breve mi rinnegherai...
      Ed allora il nostro webmaster potrà pavoneggiarsi alla grande, balzando al primo posto, il suo d'altronde.
      Siddharta

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    2. ...ma è proprio per questo che mi piaci...Franco lo sa e non ne soffre perché mi conosce bene e sa quanto lo stimi.
      Mi piace il fatto che tu dica quello che pensi e soprattutto mi piace il modo con cui lo dici, pazienza se qualcuno si offende, è una libertà che rivendico anch'io quella di parlare liberamente e, come si dice, chi non ci ama non ci merita!
      ciao Sid, con ammirazione

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    3. Sì, sì... sempre dopo il Sidd. Sono d'accordo, lui è il numero uno :-)

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  10. Sai quanto mi piacciono i tuoi racconti. Sto pranzando, ho iniziato a leggerlo e ho dovuto andare fino in fondo...comunque ben ti sta!
    Ciao Franco
    Rita

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    1. Ma tu guarda un po', mi stavo dimenticando di ringraziare proprio la Rita. Imperdonabile da parte mia.
      Ciao e Grazie del passaggio.
      Comunque Mario è uno str... ;-))))

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  11. Alla faccia dell'amicizia... Racconto piacevole, ben ritmato e giocato un filo sull'equivoco.
    In effetti l'inizio anticipa un po' il finale, ma ciò non toglie gradevolezza alla lettura.

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    1. Sono d'accordo, mai fidarsi degli amici. In questioni di cuore soprattutto.
      Grazie Daniela.

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  12. Carino. Oh oh, ho,letto da qualche parte che alle ragazze si dice ' sei carina' per non dire sei brutta. Non so se vale anche per il resto, peccato però che una donna debba ancora puntare sul l'aspetto fisico, dovrebbe puntare sulla clava e tirar la in testa a chi di dovere, alla Flinstones, che donne erano quelle!!!!!
    Anonima

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    1. Ai bambini bruttini invece si dice, com'è dolce! All'uomo ciofeca, si però è un tipo interessante, mentre davanti alle donne bruttine, con la clava tra le mani soprattutto, l'uomo saggio tace.
      Grazie del passaggio.;-)

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