domenica 5 maggio 2013

Il corpo - racconto - microracconti - taglio web - di Full - articolo





FULL

- Microracconti e taglio-web

- Il corpo - racconto Full mineo




05/05/2013
etichetta: post - attualità - critica - arte - varie




Microracconti e taglio-web

Sull’opportunità di scrivere breve nel web, s’è detto molto e non è difficile trovare della letteratura in proposito.
Mi limito a parlare della narrativa dove brevità significa anche intensità e dove c’è molta resistenza da parte degli autori a causa della sua difficoltà intrinseca. Scrivere un brano brevissimo, eppure interessante e piacevole, può capitare a tutti. Produrne in continuazione, invece, pare sia concesso a pochi, né basta l’arte della sintesi.
Nei siti letterari, la brevità è quanto mai opportuna. Infatti non è vero che questi siti sono gratuiti. Dobbiamo pagare i nostri lettori in natura leggendo a nostra volta i loro brani che spesso non ci interessano affatto, sia per l’argomento, sia per l’esposizione dilettantesca. Escludendo i lettori accaniti che divorano tutto, ed escludendo i brani decisamente buoni, queste letture di scambio rappresentano solo una noiosa incombenza.
Ebbene, chi scrive corto e bene pratica il prezzo migliore e avrà i clienti migliori. Chi si ostina a scrivere lungo, senza essere un conclamato talento, ottiene il peggio: letture scarse, approssimative, o finte. Quasi sempre costui rifiuta questa realtà e continua a scrivere lungo dicendo di divertirsi così (ma è anche vero che nessuno si diverte a pubblicare senza la garanzia di essere letto… per davvero).
Una sola volta lessi qualcosa che sfiorava questi miei concetti. Lo diceva Rubrus e suonava pressappoco così: lo scrivere breve, in un sito letterario, potrebbe essere una forma di cortesia verso gli altri autori/lettori.
Per gli amanti dell’aritmetica: considero microracconti quelli con meno di 200 parole. Definisco “full-minei” i miei brani al di sotto delle 500 parole e considero taglio-web quello che sta abbondantemente sotto le 1000 parole.
Chiudo con un mio slogan: la vera lunghezza di un brano è il tempo di riflessione o il momento di suggestione offerto al lettore.
Buona lettura/scrittura a tutti.


IL CORPO (racc. Full mineo)
                
Per non ferire gli occhi impastati di sonno, evitò di accendere la lampada sul comodino. Si diresse in bagno a tentoni, urinò e tornò verso la camera. Nella penombra gli sembrò di notare qualcosa sul letto che aveva lasciato vuoto. Allungò le mani e sentì una massa… come un corpo steso.
Si ritrasse bloccandosi. Poi cercò di dire qualcosa, forse voleva urlare, ma non riuscì a produrre suoni. Infine pensò che non poteva starsene così. Quella sagoma sembrava inerme, come un essere addormentato. Di nuovo allungò una mano, dapprima per scuoterlo, poi per tastarlo. La mancanza di reazione lo favorì e prese a percorrere quelle membra coi polpastrelli tremanti: ne sfiorò le braccia, il torace, il viso dove indugiò.
Finalmente capì e, con movimenti lenti, d’automa, montò sul letto e s’infilò in quel corpo con l’impaccio di chi entra in un abito troppo su misura. Si sistemò al meglio, si mise tranquillo e aspettò un paio di giorni, sino a quando arrivò qualcuno a far casino, confermando quanto ormai gli era chiaro.
(da “Gente che scrive” e Neteditor: racconto breve, narrativa, 172 parole)

6 commenti:

  1. Sono contento che taluno la pensi come me.
    Multa paucis, corto e denso è bello.
    Fino all'aforisma.
    Sul raccontino, siccome sono pignolo mi sono contate tutte le parole: 172 esatte!
    Sul tema, è chiaro che il significato allude a qualcosa di importante che però mi sfugge, grossolano come sono.
    Comunque, quando la notte torno a letto dopo la... pipì, trovo invariabilmente mia moglie e , quando tuona, piove e tira vento, anche l'amatissimo bassottino...
    Sid

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  2. Serenella Tozzi5 maggio 2013 18:32

    Come non darti torto quando dici: "Nei siti letterari, la brevità è quanto mai opportuna. Infatti non è vero che questi siti sono gratuiti. Dobbiamo pagare i nostri lettori in natura leggendo a nostra volta i loro brani che spesso non ci interessano affatto, sia per l’argomento, sia per l’esposizione dilettantesca". Questo se vogliamo a nostra volta essere commentati.

    Ma non sempre è così, a volte incappiamo in racconti lunghi degni della nostra migliore attenzione, perché scritti bene, interessanti come argomento; però anche qui hai ragione, sono pochi quelli che si cimentano a leggerli. Perché?
    Per superficialità, per arroganza, per incapacità a interagire. Ci sono anche i restii a dare, gli egoisti che pensano solo a sé stessi: pubblicato il loro racconto quello degli altri non interessa, soprattutto se richiede troppo tempo, troppa attenzione; sintetizzerei in: se richiede generosità.

    In un commento postato su di un sito internet ho letto e riporto:
    "Intanto è molto bello quello che dici del commentare come sul posare un dono. Una visione di premura per quello che si ha da dire, e che non sia solo il dire per il dire o per far vedere come dici bene, altrimenti non è più un dono.

    Concludo dicendo che il tuo racconto pubblicato a mo' di esempio è davvero esemplare nella sua brevità commista a compiutezza e, secondo me, riesce ad offrire il momento di suggestione a chi legge.

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    Risposte
    1. Parole sante!
      E facilissimo commentare dopo Serenella, in genere è difficile riuscire ad aggiungere qualcosa di compiuto.
      Dico soltanto che in questo blog, nonostante il sottoscritto sia d'accordo con Full in linea di principio, ho deciso sin dall'inizio di non porre un limite di parole ai racconti pubblicati. Sarà il pubblico a decidere se leggere o meno.
      Però trovavo molto interessante sottoporre a tutti il punto di vista di Full, che ringrazio per la sua collaborazione.

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  3. Confermo quanto scrive Full.
    Il discorso (paradossalmente)è lungo, ma direi che in primo luogo ci si deve ricordare che (anche se la nostra autostima ne viene frustrata)la maggior parte di noi non è sufficientemente brava da tenere avvinto il lettore per pagine e pagine.
    Tenere in mente questo principio, soprattutto quando in realtà si scrive diaristica camuffata da narrativa vuol dire mortificare il proprio ego e quindi è oltremodo arduo.
    Mi capita di leggere nei siti letterari espressioni come "'ho buttato di giù di getto" (che va benissimo) "e l'ho pubblicato": ecco, in quell'"e" secondo me casca il proverbiale asino.
    Scrivere è una cosa pubblicare un'altra.
    Nella vita reale non ci mostriamo agli altri perennemente in canottiera pezzata ed infradito (lo facciamo, ma in casa nostra). Perché in rete ci sentiamo autorizzati a farlo?
    La cura (e quindi il rispetto per il prossimo)nello scrivere si esprime scegliendo le parole migliori per esprimere quanto si vuol dire.
    Una volta che hai scelto le migliori, o almeno ci hai provato, le altre non servono. Quindi possono essere tolte.
    Tanto per esprimere il principale (se non unico) punto di dissenso rispetto a Full - se no qui ci si avvia ad una poco stimolante uniformità - io la vedo differentemente da lui per quanto attiene alla trama.
    Parlando di narrativa (di saggistica o diaristica no) per me la trama rappresenta almeno il 50% della storia: veicola il messaggio (il messaggio è la morale, e se si riduce il testo a quello si fa saggistica) e si esprime attraverso lo stile (che ad essa è quindi subordinato; se fosse lo stile a predominare avremmo poesia).
    Almeno, io la penso così.

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  4. "ma è anche vero che nessuno si diverte a pubblicare senza la garanzia di essere letto… per davvero".
    toh, una cucchiaiata di scienza infusa, verità liquida.
    magari al posto di 'nessuno' poteva dire 'qualcuno'. così, solo per vedere che effetto avrebbe fatto non credersi onnisciente.
    cordialmente, Ano. Nimo

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    1. Ma certo!
      "Qualcuno" potrebbe divertirsi ugualmente a pubblicare, anche senza la garanzia di essere letto.
      In fondo ha una sua logica.

      Ma perchè "anonimo"? Che peccato.

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