mercoledì 22 maggio 2013

Poesie nella rete - Alberto Nessi - Viaggio



Viaggio 


23/05/2013
etichetta: poesie nella rete




A Camnago penso a mia madre
che sta morendo
il sole lombardo si spande opaco sui binari
e mia madre diventa bambina,
<<Quando ti guardo sono mezzo guarita>>
mi dici a Desio tra i rottami industriali
mentre quella dello scompartimento vicino
con la sua voce imbratta il letto
dove mia madre muore. E io sono lontano
il treno corre verso gli orti sgavezzati di Sesto
grappoli di cenere nutrono
la periferia di Lambrate
dove cespugli si attaccano alla flebo del cielo
e nell’ematoma della foschia si disegna
lo scheletro dei frassini.
Verso Bergamo i rampicanti secchi
mollano la presa e gli occhi di mia madre
sono canali che pregano lungo la pianura
i tralicci sono aghi
nelle carni pallide di lei
che sta morendo
mentre quelli del telefonino parlano di calcio
e i gelsi nel finestrino hanno polsi artritici,
le montagne – ferite bianche come fiamme
senza fuoco –
depositano feci indurite nelle lenzuola
della campagna
e robinie amputate mostrano moncherini
nelle scarpate
accanto ai capelli viola dei rovi.

Ma a Trento giungono gli angeli barellieri
delicati sollevano mia madre
per le ascelle, le sue bende
diventano nastri azzurri e bianchi
che l’aiutano nella navigazione
sopra l’Alto Adige, sopra gli olmi siberiani
sopra gli ippocastani
sopra i tigli del Viale della Stazione
sopra il vecchio con il cappello tirolese
che straparla davanti al bicchiere di grappa
sopra la tristezza del sabato di febbraio
A Merano dove una ragazza sola
si colpisce le orecchie col palmo della mano
come per ammazzare uno scorpione.
Ecco ora mia madre veleggia sopra i dolori
della terra con la vela dei suoi capelli
con il viso che assomiglia a quello delle mie figlie
coi nastri bianchi della sua giovinezza
approda a Venezia, Piazza San Marco:
tre piccioni
le si posano sulle mani
per la fotografia dei diciott’anni.

(Alberto Nessi)

4 commenti:

  1. Alberto Nessi
    È nato il 19 novembre 1940. La generazione precedente è dominata dai due Orelli: Giorgio, il poeta, e Giovanni, erudito e fervente, e da un narratore del paese perduto, Plinio Martini. Le generazioni seguenti contano numerosi poeti, tra cui Fabio Pusterla, Aurelio Buletti. Due case editrici importanti: Dadò e Casagrande. Una quantità sorprendente di riviste letterarie. In questo contesto il posto di Alberto Nessi è centrale.
    Cresciuto in un ambiente popolare, si è sempre sentito in debito verso i suoi genitori. Ha distillato qua e là le loro vite nel cuore di molti racconti, mescolandole ad altri destini «irregolari». Storie di contadini e di operai, di rivolte e di scioperi, di solidarietà, ma anche di solitudine e silenzio. Anche per questo gli è stata assegnata l'etichetta di «poeta sociale», che lo irrita ma in cui pure, in parte, si riconosce.
    Questa attenzione alla gente «da poco» e alle cose semplici nutre già la sua poesia. I giorni feriali (1969), Ai margini (1975), Rasoterra (1983), i titoli parlano chiaro: c'è un'attenzione al quotidiano, senza magniloquenza.
    Da: http://www.culturactif.ch/viceversa/nessi.htm

    A me piace!
    Grazie a chi me l'ha segnalata.

    RispondiElimina
  2. Serenella Tozzi23 maggio 2013 13:30

    Mi piace questa poesia: lui che corre col treno, il pensiero dominato dalla figura della madre, e visioni e ricordi si accavallano, si permutano.
    Tanto affetto, sì, e la speranza di vederla serena espressi con sincera semplicità.

    RispondiElimina
  3. ho visto una sua intervista: alla domanda del giornalista che gli chiede il peso che hanno avuto gli affetti nella sua vita, lui risponde che quando scrive li sente lì dietro le spalle, i suoi cari, tutti.
    E' anche il modo in cui lo dice, come parla, questo autore, che lo fa amare, l'umiltà che mette nelle parole e negli atteggiamenti, uomo colto eppure vicino agli ultimi ai deboli ai quali si accosta con la scrittura e con la poesia, dal di dentro perchè sa, ha vissuto.
    Ricordo che una volta in un incontro poetico raccontò di come nacque una sua poesia osservando un manovale, disse che si sentiva attratto da quest'umanità semplice e schietta.

    Trovo questa poesia semplicemente splendida, intrisa di un intenso amore filiale espresso con genuina fede nella creatura-uomo, al di sopra delle miserie della vita-paesaggio, vincente oltre la malattia e il dolore.

    L'anonima.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' molto bello osservare un manovale all'opera, magari un muratore.
      Molto meno spezzarsi la schiena tutto il giorno coi suoi lavori pesanti...
      Ciclicamente sarebbe opportuno far invertire i ruoli.
      Come ottimamente fece Mao con la rivoluzione culturale, quando spedì milioni di intellettuali e imborghesiti nei campi e nelle miniere a rigenerarsi e risocializzarsi.
      Sid

      Elimina