giovedì 9 maggio 2013

Poesie nella rete - Concomitanze - Fabio Pusterla



CONCOMITANZE
di 
Fabio Pusterla

9/05/2013
etichetta: poesie nella rete


Concomitanze    

Rieccola. Ha socchiuso
i vetri del balcone, e sta fumando. Si distingue
appena il fumo azzurro che risale
nell’aria, verso i tetti e le case più alte. Di lei
non so nulla: appare
nella penombra di una tenda, e fuma.

Forse interrompe qualcosa,
o la disturba l’odore. O ha dei figli, un marito
che vieta. Fuma e guarda, penso,
perdutamente: un camion che posteggia,
le ambulanze, l’ingiallita
sorte di un tiglio cittadino. La ritrovo
laggiù ad ogni pausa che concedo
a me, se studio o leggo. E a volte credo
che anche lei abbia notato
le nostre concomitanze. Che si chieda
chi è quel tizio che ogni tanto si affaccia
e sta lì a rimirare i palazzi. Magari
potremmo un giorno salutarci con la mano,
come dal ponte di due navi che si incrociano
in mezzo al vasto mare. Ciao, ciao,
vorrebbe dire il gesto, ciao, buona fortuna,
chiunque tu sia, dovunque tu vada.
E buon coraggio, anche, sulle strade
che ti portano. Davvero,
sarebbe bello salutarsi così. Darebbe forza.

Fabio Pusterla


Non una ma tante librerie – una estesa e luminosa; una più piccola e intima, stile cella monastica; uno scaffale a mensola in corridoio - ospitano i libri di Fabio Pusterla. Se gli chiediamo “Dimmi come leggi”, scopriamo che le sue avventure di lettore sono variegate: ad esempio le tragedie greche si possono leggere di notte spingendo un passeggino; Gramsci può anche diventare pericoloso (se nello spolverarlo si cade da una scala); mentre Dylan Thomas (scoperto da ragazzo in omaggio a Bob Dylan) sprigiona tutta una serie di coincidenze quasi magiche.
La sensibilità nei confronti delle parole accompagna Pusterla fin da quando, come ci racconta, ascoltava le sonorità della lingua inglese nelle canzoni amate da ragazzo, o quando a scuola ascoltava il ritmo di un verso di Virgilio. Non a caso questo amore per la luce di significati inattesi che le parole irradiano, l’ha portato a diventare uno dei maggiori poeti contemporanei di lingua italiana. Tra le sue numerose raccolte, ricordiamo l’edizione Einaudi dal titolo “Le terre emerse. Poesie scelte 1985-2008” e la raccolta più recente, edita da Marcos y Marcos e intitolata “Corpo stellare”. Fabio Pusterla è anche critico letterario, docente di italiano al Liceo di Lugano e traduttore, soprattutto del poeta Philippe Jaccottet.

8 commenti:

  1. E' forte 'sta poesia.
    Sembra un cosetta da niente se uno la legge tra il caffè e la coda del telegiornale. Sembrano riflessioni di un guardone da balcone, ma chi non ha avuto almeno una volta nella vita sensazioni ed esperienze di questo tipo?
    Ma non avete mai guardato attraverso i vetri la casa di fronte? Non avete mai fantasticato sulla vicina di casa che si affacciava al balcone per fuumare una sigaretta? Non avete mai guardato le braccia nude della rimpettaia che stendeva i panni?
    Ma dove vivete, sulla luna? ;-)))
    Il fatto è che il linguaggio così semplice potrebbe spiazzare, insomma da un autore così ci si aspetterebbe un lessico più ricercato, metafore e ghirigori di alto profilo ma... la sua semplicità apparente è proprio secondo me la sua forza. Poi si sà, ognuno ha i propri gusti ed è pure lecito dissentire dal mio parere.
    Discutiamone perlomeno.
    Grazie a chi me l'ha segnalata.

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  2. E' più forte di me.
    Una prosa poetica che non riesce a coinvolgermi.
    Forse perchè lei probabilmente è una tabagista...
    Sid
    P.S.: Sono sempre stato colpito dalle infinte cose importanti che sanno fare contemporaneamente certe persone.
    Io riesco a farne solo una alla volta e male per giunta.
    Che ci giochi una punta d'invidia?

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    1. Io no, non ho mai guardato la vicina che stende i panni nè quella che fuma al balcone però ho fantasticato sul vicino che taglia l'erba a petto nudo ...mi sono sempre chiesta come mai le zanzare e i moscerini non lo divorano, a me danno certi morsi ;-)

      A me questa poesia piace molto per l'implicazione intima che lega due perfetti sconosciuti.

      Io credo che il linguaggio di una poesia non debba essere astruso nè astratto ma al contempo la semplicità non deve essere banale o semplicistica, insomma deve avere il suo perchè ;-)

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  3. Vi aleggia un senso di solitudine, mitigato dalla speranza che un giorno ci si possa incontrare, e almeno salutare.
    Molto piaciuta, grazie Franco per averla postata.

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  4. Gente. Pusterla? Certo!
    Dylan Thomas è un'altra cosa.
    C.P.

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  5. Davvero bella.

    Franco "Pale"

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  6. Serenella Tozzi9 maggio 2013 22:56

    La trovo suggestiva, riesce a farci entrare nella scena. Rimane pacata e discorsiva nel raccontare, come certe poesie di poeti americani.
    Certo capita di osservare attraverso le finestre la casa degli altri, quasi a carpirne i segreti. Qui, però si tratta di concomitanze. Quanto volute? magari inconsciamente.

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    1. Serenella Tozzi10 maggio 2013 18:21

      Dimenticavo di aggiungere che mi ricorda il bel film "La finestra di fronte" diretto da Ferzan Özpetek. Ma nel film la storia si svolge in maniera molto più complicata.

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