venerdì 17 maggio 2013

Poesie nella rete - Madre -

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MADRE

di
Manrico Bacigalupi


17/05/2013
etichetta: poesie nella rete



MADRE


Odo rintocchi lievi di campana
calar, di balza in balza, dalla Pieve:
l'eco risponde in val, laggiù, lontana,
mentre danzando appar la prima neve.

Candidi fiocchi accendon l'imbrunire
di magico chiaror, siccome stelle,
così nel vecchio cuor mi par d'udire
ancor la madre a raccontar novelle.

Il fuoco canta allegro nel camino
la sua canzone a riscaldare il cuore...
sovviemmi allor quel canto, da bambino,
quando cullava il sonno col suo amore.

Ormai la barba è diventata bianca.
Non più novelle ancor, la voce è spenta,
il guardo tuo silente, la man stanca...
Fuori, la neve cade lenta, lenta !

11 commenti:

  1. Sembra di vederli questi verseggiatori ipermodernisti dei tempi nostri.
    Ieratici, sprovveduti, invasati da presunto fuoco sacro dell'ispirazione, pieni di sè, aggredire il foglio bianco riempiendolo di getto con un fiume di parole e di elucubrazioni farneticanti.
    E poi senza nemmeno rileggere rimetterle in pasto indigesto ai malcapitati lettori.
    Poi ci sono i Poeti con la < P > maiuscola.
    Modesti, semplici, limpidi, coinvolgenti.
    Quasi dei sopravvissuti in un mondo di presuntuosi facitori di versi assurdi.
    Ecco allora il nostro Manrico che dalla sua isola baciata dal Dio leva la sua voce chiara, ritmica, armoniosa.
    Lui non si profonde a cantare la quint'essenza dell'Universo.
    No, come un Francesco d'altri tempi, guarda ai piccoli essenziali eventi della vita, e li descrive poeticamente e delicatamente.
    Qui ci narra di un amore antico come la Terra, eterno, pieno di commozione.
    Che c'è altro da aggiungere?
    Niente, basta solo farsi cullare dal moto calmo ed avvolgente delle quartine ottimamente costruite in metrica classica, dalla musicalità indiscussa, dalla tecnica espositiva propria dei grandi del passato.
    Perchè noi sopravvissuti al disastro letterario sperimentalista siamo ancora e sempre la fiaccola della buona Poesia.
    Bravissimo.

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    1. Nulla da aggiungere a quanto ha detto Sid. Bellissima e coinvolgente.

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  2. ma che bella! quanta poesia in queste parole, quanto sentimento trasmette a chi la legge.
    bravissimo, piaciuta tanto tanto tanto

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  3. La composizione è di quelle classiche, il tono è garbato e il lessico ricercato, ma nemmeno tanto, insomma il giusto. Una poesia dal sapore antico, ma è voluto e l'effetto è piacevole. Insomma a me la diatriba tra l'antico e il moderno modo di poetare non appassiona. Ci trovo pessime e belle cose su entrambi i fronti. Inutile schierarsi per partito preso, meglio concentrarsi sulla poesia per vedere l'effetto che fa. Se poi piace bene, altrimenti...amen.
    E per essere sinceri fino in fondo, sono le tronche che mi risultano un pochino indigeste. Per il resto, all'endecasillabo... tanto di cappello.

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  4. Ma stiamo scherzando signor Siddharta??!!!
    Credo di no.
    Salve Franco, non é colpa tua, indovina un po' chi sono, non ce l'ho fatta, perdonami!

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    1. Aspetta neh... emm, emmm, forse ci sono,
      ma la memoria talvolta mi tradisce. prima di rispondere lasciami mangiare qualche ostrica ancora.;-)

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    2. Che sia la Stefania Convalle?
      Il reo torna sempre sul luogo del delitto...
      Sid

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    3. Mi arrendo.
      Sid

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  5. Grazie per l'inserimento, è una poesia che lascia un buon sapore in bocca.
    Quanto alla inesistente necessità di prendere posizione a favore delle poesie "classiche" o "moderne", condivido appieno la riflessione del padrone di casa. Alle poesie lette, indipendentemente dall'epoca in cui sono state create, il lettore appassionato chiede solo che esse lascino il segno nel proprio cuore e nella propria mente.
    Anche le considerazioni di Siddharta non mi lasciano indifferente: a volte mi capita di leggere poesie moderne che, secondo il mio modesto parere (in questo campo non sono professionalmente ferrato) badano solo a impressionare , assente la voglia di comunicare.
    Un po', insomma, come i fuochi d'artificio che, dopo aver riempito il cielo di botti e luci multicolori, si spengono miseramente.

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  6. Mi sa che Franco ha copiato il commento che ho fatto altrove, a questa poesia.
    Scherzo... però in effetti mi sono pronunciato nello stesso modo, in merito alla diatriba tra classico e moderno. Per me le poesie si dividono in :BELLA: o :BRUTTA: e questa la colloco ovviamente tra le prime.
    ...sul fatto che poi il classico abbia qualcosa in più riguardo alla musicalità ed al semplice piacere della lettura, direi che proprio non ci piove.

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