martedì 28 maggio 2013

Poeti del novecento italiano - Corrado Govoni



TRA CREPUSCOLARISMO E FUTURISMO

Poesie di
Corrado Govoni

24/05/2013
etichetta: poeti del 900

Govoni Corrado (1884 – 1965)
Un fenomeno tipico dei primi del Novecento è quello della presenza di autori privi di una precisa appartenenza a una corrente, che anzi sono passanti attraverso più di una esperienza. E’ il caso di Corrado Govoni, anche per il lungo arco di tempo della sua attività poetica, che lo vide all’inizio ancora ricco di echi della scapigliatura milanese e poi approdare al crepuscolarismo.

Poesie tratte da:

Armonie in grigio et in silenzio, 1903
Poesie elettriche, 1911
Il flauto Magico, 1932
Aladino. 1951












Le cose che fanno la domenica

L’odore caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L’urto dei secchi contro il pozzo e il cigolìo della puleggia.
La biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L’elemosina.
La neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I ricoverati grigi.
L’azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati.
Lo stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le bucce d’oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scalèa rossa.
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestibuli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.



La siesta del micio

E' sereno. Ogni cosa
sembra velata di fatica.
Il pomeriggio è in panna su l'antica
Certosa
Nel marciapiede suonano i miei passi.
Si pensa quasi che l'azzurro crepiti.
Dei pugnali di sole tiepidi
feriscono il cuore dei tassi.
Sopra un tetto s'illuminan dei coppi.
De le finestre sono infiorate.
Il vento pettina le sue chiome arruffate
nei lunghi pettini dei pioppi.
De le campane d'un convento vicino
spennellan l'aria d'una loro festa.
Sul davanzale un bianco micio fa la siesta
a gambe a l'aria come un maialino.



La trombettina

Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera
quella trombettina
di latta azzurra e verde,
che suona una bambina
camminando, scalza, per i campi.
Ma, in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi,
c'è la banda d'oro rumoroso,
la giostra coi cavalli, l'organo, i lumini.
Come, nello sgocciolare della gronda,
c'è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei lampi e dell'arcobaleno;
nell'umido cerino d'una lucciola
che si sfa su una foglia di brughiera
tutta la meraviglia della primavera.



L'acquazzone

Di nubi grigie a un tratto il cielo fu sporco;
e il tuono brontolò con la voce d'orco.
Si cacciò avanti, lungo lo stradone,
carta, foglie ed uccelli il polverone.
Si udirono richiami disperati,
tonfi d'imposte e d'usci sbatacchiati.
Si vider donne lottare in un prato
con gli angeli impauriti del bucato.
Poi seminò la pioggia a piene mani
tetti e vie di danzanti tulipani;
tagliò il paesaggio, illividì ogni cosa
in un polverìo d'acqua luminosa.
Quando si stava inebetiti e fissi
come sull'orlo di infuocati abissi
dove il mondo pareva andar sommerso,
il cielo sulle case era già terso,
e nei vetri appannati del tinello
risorrise il paese ad acquarello:
sulla campagna dolcemente crespa
ronzò la chiesa d'oro come vespa.
Non rimaneva dell'orrendo schianto
che il gocciare di musicale pianto
della gronda, già buono già tranquillo;
lo raccolse morente il bruno grillo.
Coi tamburini gracili di pelle
le rane lo portarono alle stelle.

(Da Il flauto magico, 1932)



Autunno

Il vento alle porte
urta insistentemente
ed il mio cuore si sente
pieno di foglie morte




Un cimitero

Nel cimitero che ha l'aspetto
d'una gran casa
con un solo muro che gira tutto attorno,
(senza tetto perché i poveri morti
possan godere ancora un poco d'aria
e la vista del cielo turchino
nella lor triste vita solitaria)
è tanto il verde e l'erba è cosi densa
che camminando si lascia un sentiero
come in un prato,
con tanti fiori che quasi si pensa
d'essere in un magnifico giardino abbandonato.
La commovente confusione!
l papaveri con le rose,
l fiordalisi con i cardi, e tra le ortiche
il dente di leone con le barbane,
il fiore che si spegne con un soffio...
Cosi diversi e cosi belli!
Solo qui dentro tutti son fratelli.

(Poesie di Novembre | Mesi e Stagioni)


Quanto poté durare...

Quanto poté durare il tuo martirio
nelle sinistre Fosse Ardeatine
per mano del carnefice tedesco
ubriaco di ferocia e di viltà?
Come il lungo calvario di Gesù
seviziato, deriso e sputacchiato
nel suo ansante sudor di sangue e d'anima
fosse durato, o un'ora o un sol minuto;
fu un tale peso pel tuo cuore umano,
che avrai sofferto, o figlio, e conosciuto
tutto il dolor del mondo in quel minuto.

(da "Aladino, lamento su mio figlio morto", 1946)



Il calabrone ubriaco

 Questo ispido villoso calabrone
l’ho trovato fradicio
di polline e rugiada
nella campana d’un fiore arancione.
Zampettava di qua e di là, ronzando
per uscire, ma non trovava più la strada.
Lo tirai fuori, ed ora è lì che vola
in un raggio di sole tutto d’oro:
come un ubriacone che s’alza dal marciapiede
e s’incammina malsicuro borbottando.



Paesello

Paesello
tra smeraldi di monti:
una penna nera dietro un muro sereno,
un ruscello
con la voce di due passeri: in vista,
un diroccato caste! d'edera
che nel cielo s'inabissa,
una chiesina
dalla faccia centenaria
tutta rughe (chissà se piange o ride)
dal gruppo delle case nere si divide,.
con quella campanina
che invita: sta qui, sta qui,
sta qui
l'amore, la felicità,
la pace.
Svanisce tutto come un fiocco d'aria
quando tace.



Charlot

Con la tua bombetta all'idrogeno
piena d'uova di pasqua e canarini;
con la tua finanziera rattoppata
che ha nelle tasche i resti dell'aquilone
impiccato al lampione del sobborgo
per rumoroso vertebrato fazzoletto;
con la tua giannettina di rabdomante,
scettro di re in esilio,
bastone del vescovo pazzo,
vincastro del pastore;
con le tue scalcagnate scarpe
buone da far bollire nella pentola
nei giorni della carestia;
pagliaccio schiaffeggiato dai milioni:
girerai sempre l'ironico disco
della luna dei poveri
col tuo tacco di eterno vagabondo,
usignolo fischiato dal silenzio,
sull'ipocrita cuore del mondo.



7 commenti:

  1. ...quanta tenerezza e dolce malinconia...grazie.
    (Alberto Automa)

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    1. Grazie Alberto per esserti soffermato su questo post, che per la verità doveva comprendere anche le poesie di Lucini e Soffici, ma ho pensato che Govoni meritasse uno spazio tutto suo. Meglio coì, qui nel web la carta non costa e di spazio ne abbiamo all'infinito. Il discorso su questo genere lo concluderemo quanto prima.
      Ciao

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  2. Serenella Tozzi28 maggio 2013 13:50

    Sono un misto di astuzia e candore, raffinatezza e immediatezza ruvida ma spesso veramente deliziose le sue poesie.
    Mi piace molto l'elencazione de "Le cose che fanno la domenica". Ti immergono nel tempo descritto.

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    1. Anche a me piace molto quella poesia, e nel complesso si rileggono tutte con piacere.
      Ciao

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  3. Provo le sensazioni dei commentatori che mi precedono, un misto di tenerezza dolcezza, ricordi lievi e semplici. Meno male che altrove critichiamo impunemente le elencazioni, io non mi sogno di criticare le cose che fanno la domenica tanto è suggestiva. E quel micio pancia all'aria é proprio il mio, c'e un candore d'altri tempi, un'immediatezza d'immagini qui che fa bene al cuore e ai sensi.
    Ora spero che non venga qualcuno a dire quanto sia importuna la poesia contemporanea, brutta e incomprensibile, ogni epoca ha i suoi modi che hanno una concreta ragione d'essere, naturalmente adeguata alle sollecitazioni dei tempi, che lo si voglia o no.
    Intanto complimenti per aver scelto queste poesie.
    Anonima.

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  4. Erano anni che non le leggevo queste poesie, praticamente dal tempo del liceo. Che peccato però... grazie grazie

    Bel sito questo. Complimenti
    Ma chi è il Frame in questione... il Melzi di Castelleone per caso?

    Ciaociaociaociaooooo

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  5. De gustibus non est disputanziellam...
    Sid

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