venerdì 17 maggio 2013

Un libro sul comodino di... Salvo Scollo





STONER 

di John Williams, 
Fazi ed., 2012, pag. 332, € 17.50


17/05/2013
etichetta: Un libro sul comodino
William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata. Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville, il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per tutta la vita, per quasi quarant’anni è infelicemente sposato alla stessa donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante. Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto, ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron).

Il romanzo racconta la vita di Stoner da quando ha diciannove anni, nel 1910, alla sua morte, nel 1956. Mezzo secolo, due guerre mondiali, crudeltà e insensatezze, il tempo che passa troppo in fretta e che sembra scivolare via senza lasciare traccia e, tutto sommato, senza particolare significato. Stoner è abituato a non chiedere niente alla vita. Quel che può e deve fare, senza consegnarsi alla rassegnazione, è vedere e andare avanti, in un viaggio limitato nello spazio e appena un po' esteso nel tempo, con la sensazione di trovare, proprio alla fine, "tutto il tempo del mondo".

Leggo tanto, ma di norma mi stanco facilmente e, perdendo la concentrazione, preferisco mettere il libro di lato, per riprenderlo magari il giorno dopo.
Stoner l’ho letteralmente divorato in due giorni, complice un viaggio in treno sino a Napoli e ritorno, che materialmente mi ha impedito di dedicarmi ad altro. Ma anche segno che era forte il bisogno di “accompagnare” con la lettura la vita del protagonista.
Sul mio giudizio positivo ha sicuramente influito la predilezione per storie di persone comuni (categoria cui appartengo – lo dico senza vanto né rimpianto).
Forse per ritrovare senso in tante esistenze (compresa la mia) prive di picchi sia nel bene sia nel male, dove la quotidianità la fa da padrona, negando l’eccezionalità.

La cedevolezza (non rassegnazione) di Stoner verso gli eventi della vita è disarmante e ammirevole, non si fa travolgere dalla vita, ma ci rimane dentro, sempre, sino alla fine.
Mai ossessivamente teso a trovare una spiegazione ad ogni costo a quanto gli succede intorno.
E così è anche per tutti gli altri personaggi, nessuno dei quali è predominante ai fini della vicenda. Sembrano tutti avere una fissità invariabile, statuaria, monolitica. Eppure sono grondanti di emozioni, spesso comunicano una insoddisfazione quasi tangibile che in taluni casi è addirittura disperazione silente.
Nessuno di essi cerca il confronto, nessuno pronto ad aprirsi, non per disprezzo degli altri, ma per pudore, o forse perché non credono che la soluzione possa arrivare dall’esterno. Lo scontro verbale è evitato, meglio il silenzio.

Ho avvertito costante il desiderio di interrogarli, di dar loro in qualche modo una mano d’aiuto. Ho provato per essi, senza distinzione, una stretta al cuore, voglia di star loro vicino, anche se non condividevo sempre il loro modo d’agire.

 Tutto ciò, com’è comunicato? Con una scrittura piana, senza scosse, all’apparenza neutra e non desiderosa di prendere posizione. Però capace di “prendere”, e non per semplice curiosità, ma per seguire con la mente e il cuore, da amico partecipe, la parabola di Stoner.
Sotto una luce sempre morbida e mai abbagliante, Williams dà conto delle pochezze e nel contempo della grandiosità del suo personaggio, uomo medio per eccellenza.
Difficile non provare empatia per il protagonista e non commuoversi per le sue vicende tanto normali e comuni: egli vive al posto di noi lettori la vita di tutti, anche la nostra e anche se a tratti ciò può non piacerci.
E mai cala l'interesse nei suoi confronti, pur trattando il romanzo a volte argomenti svalutati come il tradimento, le piccole o grandi ingiustizie che avvengono fra le mura domestiche, il rapporto con i figli, e con i terzi.

Succede spesso che i gusti personali, in fatto di lettura, siano divergenti l’uno dall’altro, passando anche dall’entusiasmo alla totale insoddisfazione.
Non penso quindi che il mio parere sia autorevole. In questo caso, però, mi conforta che su IBS, dove in calce alla sinossi del romanzo sono riportate le “recensioni” dei lettori, esse (ben 35!) siano tutte favorevoli, e tutte prossime al voto massimo.
Se siete quindi in procinto di acquistare un libro, fidatevi, e prendete questo.

Con l’augurio che la sua lettura procuri anche a voi le stesse emozioni.

(Salvo Scollo)
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Sul comodino di Ippolita:

Le brave ragazze non leggono romanzi
scritto da Francesca Serra




...ed io avrei voluto scrivere il seguito:
Ecco perchè fanno Pasqua ai Caraibi e Natale a Cortina!

Chi non legge vive meglio
senza fantasticherie e senza fantasia
Piattamente fermi sull'AVERE
e senza sbalzi onnicomprensivi....



Almeno io le vedo così
le non leggenti
ovviamente sono anche non scriventi
e questo agevola di molto la vita
Fanno shopping compulsivo e si truccano per ore...
le leggenti mangiano romanzi e illanguidiscono,
loro fanno diete e massaggi e qualche realissimo incontro col maschile
le leggenti sognano e si trasportano in sublimi altezze
avvinto al libro,al romanzo che eroticamente  attrae loro in un morboso abbraccio
le donne non leggenti sono informatissime sui pettegolezzi dei vicini e dei lontani,
una differenza incolmabile
Ed io ora ,alla fine dei miei cinquanta anni ed avviandomi ai sessanta
posso dare ragione a Francesca Serra
AH, se non avessi letto tutti questi libri, tutti proprio tutti
io ho letto i libri che lei cita e che nuocciono gravemente alla salute delle donne!!




Sul comodino di Matteo Vajani:


Il cimitero di Praga

Umberto Eco




Appena iniziato a leggere, la mia reazione è stata: finalmente un romanzo scritto come si deve! Lo stile era proprio quello che piaceva a me, e le ambientazioni erano il massimo. Strano, ho pensato, e dire che in giro sembra non sia piaciuto a nessuno. Infatti, come in tutte le cose belle, l’incanto si infrange intorno al centinaio di pagine (ovvero subito dopo il coinvolgente capitolo “I tempi del nonno”, l’unico in cui l’autore riesce a prendersi più spazio per l’immaginazione). Il seguito è un susseguirsi di eventi storici narrati minuziosamente, fin nei minimi dettagli, fino ai livelli parossistici di riportare parola per parola i menu dei ristoranti del tempo (o gli ingredienti delle ricette!), e riempiendo pagine e pagine di dettagli ridondanti e spesso fastidiosi. L’impressione è che Eco, eruditissimo più che mai, abbia voluto palesare fino all’eccesso il frutto delle proprie ricerche, infarcendone il testo anche laddove non se ne avvertiva il bisogno. Così la narrazione si fa nozionistica, e i personaggi si ritrovano spesso a pronunciare monologhi di pagine intere, quasi stessero recitando parola per parola un manuale, tanto da apparire una schiera di automi “wikipediani”. A farne le spese sono il coinvolgimento del lettore, e l’anima stessa del romanzo che risulta deprivato di qualsiasi emozione. Tutto ciò potrebbe passare in secondo piano, se almeno il protagonista fosse avvincente, ma è proprio il contrario: Simonini è odioso, anaffettivo all’ennesima potenza, crudele e cinico peggio di un demonio. Lo fosse stato un po’ di meno, sarebbe anche potuto risultare ironico, ma per come agisce e ragiona non può che essere disprezzato. È anche vero che riflette alla perfezione una corrente di pensiero dell’epoca, e forse era proprio così che l’autore voleva descriverlo, visto che, attribuendogli il concepimento dei cosiddetti Protocolli dei Savi di Sion, lo incolpa di conseguenza dell’Olocausto. Ma anche leggendolo in quest’ottica, risulta impossibile parteggiare per lui (come per esempio mi era capitato per gli assassini Dick e Perry in “A sangue freddo” di Capote), e si desidera solo di vederlo fallire. Molti critici hanno trovato questo romanzo pieno di ironia, ed è vero, perché è impensabile che Eco condivida anche solo un centesimo delle idee che ha espresso (e riportato fedelmente dai suoi documenti), però purtroppo quest’ironia antifrastica (a mio parere) fatica ad emergere e risulta schiacciata dalle atrocità narrate (e narrate senza trasporto, con la freddezza di un saggio storico), che fanno sì riflettere, ma alla lunga finiscono per nauseare. Insomma, dopo la delusione de “Il nome della rosa”, ci sono ricascato. Eco è un eccelso saggista, nulla da dire, e ha un bagaglio culturale impressionante e quasi impensabile ai giorni nostri, ma come romanziere proprio non mi convince. Non c’è emozione nelle sue parole. So che può sembrare blasfemo, ma la penso così. Un professore lo si riconosce subito, quando scrive narrativa.






Sul comodino di Stefania



Ieri sera ho iniziato un libro che mi ha prestato un'amica e sono sicura che ti piacerebbe (se non l'hai già letto). "A piedi" di Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro (Ed.Chiarelettere). Scrivono come piace a te;-) Quarta di copertina: "Che grande sensazione di libertà l'errare senza che nessuno ti rimproveri e che grande sensazione di libertà errare per strade non fissate o indicate da altri. Errare per errare." A piedi, lentamente. Da Lavarone a Vetralla. Attraversando le strade, i paesi, i bar, la gente, i dialetti. Trovando un compromesso tra il tempo e lo spazio, tra la bellezza dei paesaggi e la lunga distanza da percorrere. Sulle strade asfaltate. Perché da Lavarone a Vetralla, 659 km a piedi per 32 giorni? Possiamo buttarla sullo sportivo (fa bene muoversi). Possiamo azzardarci sul filosofico (i sapienti greci divulgavano la loro scienza camminando). Possiamo provare la via spirituale (il bisogno di isolarsi, meditare). E infine il letterario: Stendhal, Goethe, Kerouac. Alla fine abbiamo scelto due tipi di risposta. La prima, un po' dada, un po' situazionista,e forse anche betabloccante: "Perché no?". E la faccenda finisce lì, davanti allo sguardo sbigottito dell'interlocutore. La seconda risposta è più articolata: "A Giugno non avevamo un cazzo da fare".




Questo sul mio comodino ci sarà presto. Mi sembra interessante. Qualcuno di voi l'ha per caso già letto?
Franco



Storie di donne

Il volume comprende quindici racconti di epoca diversa, perlopiù inattesi ritratti di volti femminili (con qualche comparsa maschile). Antonia è una giovane donna che ha maturato, nell’adolescenza e nella prima giovinezza, un atteggiamento ribelle rispetto alla famiglia e all’ambiente provinciale in

cui è cresciuta. Carla vede…………

Fausta Garavini, studiosa di letteratura francese e occitanica, traduttrice e scrittrice, ha insegnato alla Facoltà di Lettere di Firenze.


Franco


I ragazzi del massacro
    di Scerbanenco


Un'aula scolastica, una lavagna piena di parolacce e disegni osceni e il cadavere di una giovane donna completamente nuda, orrendamente massacrata di botte, i suoi abiti sparsi dappertutto. La vittima è Matilde Crescenzaghi, fragile e delicata signorina della piccola borghesia dell'Alta Italia, "insegnante di varie materie e anche buona educazione" nella scuola serale Andrea e Maria Fustagni. Un ambiente non molto raccomandabile, visto che spesso gli studenti sono già passati per il riformatorio o vengono da famiglie difficili. A risolvere il caso sarà un personaggio di culto come Duca Lamberti, medico e investigatore, alle prese questa volta con un ambiente insolito, morboso, feroce.


Avevo in casa il libro, una vecchia edizione del 78 e non l'avevo mai letto:
l’ho trovato davvero notevole, per la prosa essenziale, senza sbavature, perché l'argomento - difficile, ma ancora attuale - è trattato senza morbosità e perché i personaggi sono assolutamente efficaci. Conoscevo l'autore soltanto di fama, penso che valga la pena di leggero, se amate i gialli naturalmente. Di fronte a tanti libri thriller che escono in Italia uno scrittore di qualche tempo fa, ma assolutamente d'eccezione.




Stefania

Testimone inconsapevole

di Carofiglio

Fonte: www.sellerio.it
Puglia, Bari. L’avvocato Guido Guerrieri è alle prese con la dolorosa separazione dalla moglie Sara: attraversa quindi un periodo davvero particolare della sua vita, e negli ultimi tempi soffre anche di crisi di panico e di pianto. Le cose non vanno di certo meglio nel suo lavoro: ha perso infatti la passione. Riesce comunque a sbarcare il lunario, assistendo diversi clienti “con poche pretese”.

Un giorno, per caso, nel suo ufficio si presenta una giovane donna, la quale gli chiede di accettare la difesa del suo uomo, un giovane ambulante senegalese: Abdou Thiam. Quest’ultimo si trova in carcere con delle accuse atroci: uccisione, sequestro ed occultamento del cadavere del piccolo Francesco Rubino, detto Ciccio. Il piccolo di soli nove anni è stato soffocato ed il suo corpicino senza vita è stato ritrovato nelle campagne, in fondo ad un pozzo. Abdou in effetti conosce il piccolo, era solito incontrarlo durante i suoi turni di lavoro nella spiaggia di Monopoli, frequentata dal bambino insieme ai nonni. Ma Abdou giovane maestro senegalese, arrivato in Italia regolarmente e, con la speranza di un futuro migliore, è innocente: non avrebbe mai fatto del male al bimbo a cui era tanto affezionato!
Il destino del giovane ambulante, senza l’intervento dell’avvocato Guerrieri, è segnato dal carcere . Per fortuna, il destino di Abdou, finisce proprio nelle mani dell’avvocato, il quale s’impegna anima e corpo nel dimostrarne l’innocenza. L’avvocato riesce a ribaltare e anzi, a dare una nuova interpretazione alla testimonianza del barista Renna, testimonianza che solo apparentemente sembra inchiodare inevitabilmente il suo cliente.



"In Testimone inconsapevole" non c'è un caso da risolvere ma c'è un uomo da salvare e non è necessariamente, o solo, il senegalese accusato di un orrido delitto." Così è scritto nella quarta di copertina.
Mi ha colpito lo stile narrativo dell'autore, un linguaggio che si sposa perfettamente con i miei gusti. E mi piace la figura dell'avvocato/uomo che racconta di sé e delle sue inquietudini mentre lavora al processo.

Piaciuto molto:-) Ve lo consiglio.





28 commenti:

  1. Ricordo di averlo letto tanti anni fa. Mi era piaciuto, anche perchè i fatti sono ricostruiti nella Milano anni 60/70 nella zona di Lambrate e Loreto.

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  2. Voglio vedere chi avrà il coraggio, visitatori di questo blog, di dire davvero quali sono i libri sul comodino;-) oppure se tutti diranno che hanno solo opere di autor-oni :-D e letture super impegnate;-)

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  3. A proposito di Gialli, voglio segnalarvi un breve romanzo che ho letto quest'estate: "Testimone inconsapevole" di Gianrico Carofiglio (ed. Sellerio).
    "In Testimone inconsapevole non c'è un caso da risolvere ma c'è un uomo da salvare e non è necessariamente, o solo, il senegalese accusato di un orrido delitto." Così è scritto nella quarta di copertina.
    Mi ha colpito lo stile narrativo dell'autore, un linguaggio che si sposa perfettamente con i miei gusti. E mi piace la figura dell'avvocato/uomo che racconta di sé e delle sue inquietudini mentre lavora al processo.
    Piaciuto molto:-) Ve lo consiglio.

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  4. a proposito del signor Carofiglio...
    http://temi.repubblica.it/micromega-online/difendiamo-la-liberta-di-critica-dalle-assurde-pretese-dellon-carofiglio/

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  5. Ahahahah:-D mi è simpatico il Carofiglio;-) conosco persone molto meno famose che si credono poeti che ucciderebbero per un commento negativo;-) Tutto il mondo è Paese.
    Ciò non toglie che il suo romanzo mi sia piaciuto:-)

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  6. Le critiche al vetriolo tra scrittori sono vecchie come il mondo. Mi ricordo la Woof che descrisse l'Ulisse di Joyce l'opera di un ragazzetto brufoloso, un esercizietto di stile (anche sei in seguito un po' di pentì di quel commento). E' chiaro che le critiche non piacciono a nessuno, sopratutto in campo artistico, dove il giudizio è meno delineabile. Io non ho mai letto Carofiglio (odio gli scrittori alla moda, a prescindere. A volte sono buoni, quasi mai ottimi), però, definire simpatico un tizio che querela chi ha espresso una critica negativa (condivisibile o meno) nei confronti della sua opera, significa voler creare un pericoloso precedente. E se consideriamo che il signor Carofiglio è giudice e politicante la faccenda si aggrava ulteriormente. Visto che qui parliamo di letteratura, credo sia nostro dovere difendere la libertà di espressione, sarebbe un dovere di tutti chiaramente, ma ancora più da parte di chi si ritiene scrittore, o scribacchino (che poi è la stessa cosa). Tanto per chiarire.

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  7. Ho letto tutti i libri di Carofiglio.Posso segnalare,-ragionevoli dubbi,-posso ricordarvi-il pssato é una terra straniera-alcuni suoi libri li ho riletti.Invece Nesi lo trovo scciocco...de gustibus.Sul mio comodino ora-la forza della debolezza-del cardinale Martini,che ho sempre stimato come mente lucida e...moltkssimi altri libr-,Ippolita

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    1. Ma che ti succede Ippolita? Sei tu ad avere il singhiozzo oppure è la tua tastiera che soffre di balbuzie? :-)))))))
      E pensare che per la prima volta sei riuscita ad inserire il nome sopra il commento, ma che hai fatto, non sei più una Blogger?
      Allora vada per la forza della debolezza del Cardinale Martini. Bè certo sei un filoso e per te queste letture sono leggere, come bere un bicchiere d'acqua.

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  8. Pc fuso. Tablet scomodissima. Perdonatemi.Dimenticata password delmio blog. Come Giobbe. Accetto con la forza della debolezza le prove ahahah

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  9. Adoro Scerbanenco quasi come Fruttero e Lucentini...se leggiamo...leggiamo tutto anchedragonero...dissi unavolta in un blog su Neteditor...

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    1. Sì hai ragione, Dragonero è un autore molto bravo e interessante, lo conosciamo e lo leggiamo da molto tempo. Un elemento da invitare a casa di frame. Provvederemo quanto prima!

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    2. Confermo: Dragonero è da invitare;-)

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    3. Provaci tu, a me per il momento non risponde! Ahhhh... che dolore, come farò a prendere sonno.

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    4. Perdindirindina, ora gli scrivo! ;-)

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    5. Fatto... Poi non ti lamentare se sottolineo che l'ho portato io, neh;-)

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  10. Il libro più bello che ho letto oggi l'ho trovato nelle ore trascorse da un'amica: in fondo, ma nemmeno tanto in fondo, i rapporti umani, quelli profondi, quelli veri, sono i libri migliori che possiamo regalarci.

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  11. Il libro di racconti che ti accingi a mettere sul tuo comodino dev'essere interessante, poi ci dici:-)
    Ieri sera ho iniziato un libro che mi ha prestato un'amica e sono sicura che ti piacerebbe (se non l'hai già letto).
    "A piedi" di Claudio Sabelli Fioretti con Giorgio Lauro (Ed.Chiarelettere). Scrivono come piace a te;-)
    Quarta di copertina: "Che grande sensazione di libertà l'errare senza che nessuno ti rimproveri e che grande sensazione di libertà errare per strade non fissate o indicate da altri. Errare per errare."
    A piedi, lentamente. Da Lavarone a Vetralla. Attraversando le strade, i paesi, i bar, la gente, i dialetti. Trovando un compromesso tra il tempo e lo spazio, tra la bellezza dei paesaggi e la lunga distanza da percorrere. Sulle strade asfaltate.
    Perché da Lavarone a Vetralla, 659 km a piedi per 32 giorni?
    Possiamo buttarla sullo sportivo (fa bene muoversi). Possiamo azzardarci sul filosofico (i sapienti greci divulgavano la loro scienza camminando). Possiamo provare la via spirituale (il bisogno di isolarsi, meditare). E infine il letterario: Stendhal, Goethe, Kerouac. Alla fine abbiamo scelto due tipi di risposta. La prima, un po' dada, un po' situazionista,e forse anche betabloccante: "Perché no?". E la faccenda finisce lì, davanti allo sguardo sbigottito dell'interlocutore. La seconda risposta è più articolata: "A Giugno non avevamo un cazzo da fare".

    Ieri sera, quando l'ho iniziato, mi ha già fatto fare due risate per l'ironia messa nel raccontare:-) Vi dirò se continuerà a piacermi :-)

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  12. Uè Dutùr!

    Ti avevo chiesto due parole sull'ultimo di Eco e mi arriva una recensione tipo Corriere della sera... Però te set propri brav. Continua così neh... io te l'ho sempre detto che tu hai un futuro come critico ;-)
    Comunque stai tranquillo, questo non lo leggo manco morto. Ho avuto un colpo di fulmine per il nome della rosa, mi è passata la cotta con il pendolo di Faucoult e adesso mica voglio crepare con il cimitero di Praga. Sun minga matt!. Ciao neh...

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  13. Appunto!
    Quanta verità.
    Solo un professore può parlarci di storia annoiandoci a morte.
    Quanti di voi l'ha letto, o almeno iniziato?
    Arri-sentirci
    piperita patty

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  14. eheh Matteo...mi è piaciuta la tua recensione su Eco....devo dire che ho amato Il nome della Rosa e Baudolino e che il Pendolo di Foucault è sempre lì sul tavolino e che ho letto un orrendo La misteriosa fiamma della regina Loana. Poi altri saggi, alcuni buoni, altri meno. Insomma...ha quell'umorismo che a tratti è ottimo e a volte si fa pesante...a me sembra che abbia un po' non la sindrome di Stendhal, ma quella di Borges, di Proust e di Joyce o di Eliot sicuramente. Per la serie: vorrei scrivere il romanzo del secolo (ormai ahimè trascorso invano...),il romanzo enciclopedico, per intenderci. Nn credo ce la potrà fare, per il motivo da te esposto (fondamentalmente è un professore, non un visionario). Ehy!!...non è che adesso ci cita come Carofiglio con quell'altro, no eh...!! Mi appello a Barthes (non si sbaglia mai...)

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  15. Sul mio comodino, questa notte, c'era una poesia che ho scritto prima di andare a dormire. Non voglio una stanza, ma voglio farvela leggere, condividerla con voi.

    DI NOTTE

    Scelgo il silenzio
    in quest’autunno
    lascio la trappola delle parole
    agli scaltri.

    Nel tempio c’è pace
    e il destino già scritto,
    tamburo ancestrale:
    silenzio, per porgergli ascolto.

    E’ semplice, in fondo,
    abbandonarsi alla vita,
    credere al cuore
    e ai colori negli occhi chiusi.

    Facile,
    assecondare il fluire
    incamminarsi per raggiungerci
    dentro un passo lento e tranquillo.

    Arancio e verde
    il futuro.

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    1. Di quale silenzio parli? Quello della parola?

      Ma scrivere è sempre un modo di comunicare
      e farsi leggere ancora di più, è un bisogno.
      Verde è il passato, cinquanta tonalità di grigio il futuro :-)))

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  16. Le brave ragazze non leggono romanzi
    altrimenti
    altrimenti
    poi fantasticano
    e fantasticano e tradiscono e si innamorano di uomini che non esistono e
    e poi
    e poi e poi
    e poi ditemi voi
    infelici bagnano lenzuola con lacrime amare
    e guardano sconsolate il loro uomo,nel letto, sudato, peloso, russante, grasso, in canotta
    oh Darcy
    dove sei tu???
    lamentandosi si girano e si voltano
    e lui, convinto che lei
    sia smaniosa di lui,
    fraintende e allunga una MANO...
    mA CHE STO SCRIVENDO?'
    iPPOLITA
    iPPOLITA

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  17. Il poeta è un uccellatore. Il più scaltro e intelligente di tutti.

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  18. Intanto scusami, Stefy, se ci ho messo un po'. Ho intuito in ritardo che la tua poesia potesse essere tra i commenti. Un po' sacrificata perché bisogna andarsela a cercare e, a parer mio, meriterebbe più luce.
    Mi sei piaciuta tanto. Ha il passo della Stefania che amo e seguo da qualche anno. Un passo delicato, felpato.
    Una poesia che mette in evidenza un animo sereno, concentrato su un presente tranquillo e soddisfacente, speranzoso per il futuro e che mi arriva fortemente ispirata e sincera.
    Scegliere il silenzio è coraggioso, ma so che ti riferisci al silenzio verbale, non a quello della penna. La voglia, insomma, di lasciarsi andare alle emozioni e alle gioie quotidiane e in questo, si sa, le parole non servono.

    A presto

    Dany

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  19. Grazie, Dany... Ti ringrazio per la tua considerazione sul fatto che la mia poesia meriterebbe più luce, mi fa davvero piacere che tu la pensi così... Ma forse il gesto di inserirla in questo modo, un po' defilata, appartiene al suo contenuto che tu hai colto in pieno (ma non avevo dubbi); il silenzio di cui si parla è verbale, non della penna, e ciò che dice la penna non necessariamente e sempre dev'essere esibito. Ho voluto condividere con voi questa poesia per il piacere di farla leggere a degli amici e naturalmente mi fa piacere che in tanti abbiano colto nel segno, anche se non in questa vetrina; Serenella mi ha lasciato il suo apprezzamento nei commenti alla nota che ho scritto nella mia bacheca di fb, mia personale vetrina, e insieme a tanti altri ha colto anche lei il senso delle mie parole. E' piaciuta e ne sono stata felice, ovviamente.
    Il viaggio è speranzoso verso il futuro, con più consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda, di ciò che conta e non conta più ormai così tanto, un viaggio che è il risultato di un percorso compiuto negli anni e che ne porta il peso (nel bene e nel male).
    Grazie di nuovo, Dany... Il tuo parere è sempre per me molto importante per la stima che ho nei tuoi confronti.

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  20. Grazie Salvo,
    con questa recensione in piena regola mi hai offerto la possibilità di rispolverare questa rubrica sepolta negli archivi. Era un peccato lasciarla morire definitivamente. Forse andrà rivista e aggiornata, ma mi auguro che anche altri seguano il tuo esempio, per mantenerla in vita.

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  21. Invero pregiata questa rubrica < Un libro sul comodino di... >.
    Da un lato solletica il mio interesse per i testi segnalati ed il desiderio di leggerli tutti.
    Dall'altro suscita in me la doglianza che forse mai potrò sfogliarli perchè:
    - per quanto mi impegni intellettuaalmente, la giornata di 24 ore si esaurisce in un lampo tra i vari interessi.
    Solo internet con le sue pretese mi inchioda troppo tempo;
    - la mia attenzione è tutta assorbita dalla saggistica, con nessun spazio per la letteratura d'evasione.
    Di fronte all'impossibilità di coprire tutto l'arco del... sapere, devo innalzare bandiera bianca.
    Siddharta

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