mercoledì 19 giugno 2013

Angolo della poesia - giugno 2013


Poesie di Carlo Betocchi

Biografia
Carlo Betocchi nasce a Torino il 23 maggio 1899 da padre ferrarese e madre toscana. Il padre, impiegato nelle Ferrovie dello Stato, nel 1906 viene trasferito con la famiglia a Firenze dove muore nel 1911. Il giovane Carlo, rimasto orfano con i fratelli Giuseppe e Anita, viene educato dalla madre la quale segue con particolare cura la sua formazione spirituale. http://www.centrocarlobetocchi.com/Biografia.htm


Giudizi critici
Carlo Betocchi.è considerato una guida morale tra gli ermetici, cionostante fonda la sua poesia su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.
Mario Luzi
C'è un punto ideale nella storia di ogni poeta in cui la distinzione tra prosa e poesia sembra un limite o un arbitrio insostenibile: un punto in cui la lingua è una. Con misura e fermezza Betocchi si è collocato in quel punto non dovendo per questo discendere ma anzi salire.
Giorgio Caproni
…più che toscano, italiano all'antico modo romanico, sia per il cristiano realismo della stringatissima ispirazione, la quale pur tenendo l'occhio costantemente puntato al cielo non perde mai di vista la terra e le sue stagioni (gli uomini e le loro fatiche), sia per l'asciuttezza quasi frustante del linguaggio, qui più che mai vicino alla plasticità e all'incisività, così popolata di schietta gente nostra alla vigna o all'incudine di certi Mesi dell’anno che fregiano tante antiche cattedrali o chiesuole sparse da un capo all'altro d'Italia.

Un dolce pomeriggio d'inverno
Nella prima strofa si presenta il tema iniziale: i pensieri dell'autore, nel corso di un dolce pomeriggio d'inverno: prendono il volo.
Nella seconda strofa il tema iniziale è ripreso e sviluppato in una serie di immagini
Nella terza strofa raffigura le misteriose e impalpabili immagini che la mente del poeta, ormai libera, fantasticando crea.

Un dolce pomeriggio d'inverno, dolce
perché la luna non era piu che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo

Come povere farfalle, come quelle .
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre piu in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c'era piu una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d'un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l'angelo che a Te mi conduce.


Piazza dei fanciulli la sera

lo arrivai in una piazza
colma di una cosa sovrana,
una bellissima fontana
e intorno un'allegria pazza.

Stava tra verdi aiole;
per viali di ghiaie fini
giocondavan bei bambini
e donne sedute al sole.

Verde il labbro di pietra
e il ridente labbro dell'acqua
fermo sulla riviera stracca,
in puro cielo s'invetra.

Tutto il resto è una bruna
ombra, sotto le logge invase
dal cielo rosso, l'alte case
sui tetti attendon la luna.

Ivi sembrava l'uomo
come una cosa troppo oscura,
di cui i bambini hanno paura,
belli gli chiedon perdono.




Emilia, se i tuoi gesti indovinassi

Emilia, se i tuoi gesti indovinassi
di quando ti fai bella in quello specchio .
che può vederti, beato, nel vecchio .
angolo della stanza, e i pochi passi

che fai per rimirarti tutta sola,
io mi contenterei. Dicendo: come
ella fa adesso forse anche in mio nome
segretamente, qualche volta, vola

a riguardarsi per vedere se è bella
e tocca i suoi capelli e la sua testa
piega sul seno e timida cancella

un che di men pudico: e non le resta
nessun orgoglio, e come pura ancella

di ciò che piace a me si fa una festa.


Poeti Moderni - Poesie Report On Line http://www.poesie.reportonline.it





Konstantinos Kavafis


Lo specchio nell’ingresso

Quella casa di lusso aveva, nell’ingresso,
uno specchio grandissimo, antico
almeno d’ottant’anni.
Un ragazzo bellissimo, il commesso d’un sarto
(la domenica, atleta dilettante),
era là, con un pacco. Lo consegnò a qualcuno:
quello andò dentro per la ricevuta.
Il commesso del sarto
restò solo. Aspettava.
S’avvicinò allo specchio. Si guardava; assestava
la cravatta. Portarono, dopo cinque minuti,
la ricevuta; ed egli la prese, e se n’andò.
Ma quello specchio antico, che in così lunga vita
ne aveva viste tante
- migliaia d’oggetti, di visi -
ma quello specchio antico s’allegrava,
s’esaltava d’avere accolto in sé
- per attimi – l’armonica beltà.

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)




Fernando Pessoa


Carpe diem, altra cosa non sei.

Alcuni, con gli occhi rivolti al passato,
vedono quello che non vedono; altri,
gli occhi fissi nel futuro, vedono
quello che non si può vedere.

Perché cercare tanto lontano ciò che ci sta vicino,
la nostra sicurezza? Questo è il giorno,
questa è l’ora, questo è il momento, questo
è ciò che siamo, e non v’è altro.

Senza sosta scorre l’interminabile ora
che proclama la nostra nullità. Con lo stesso
boccone col quale siamo vissuti, moriremo.
Carpe diem, altra cosa non sei.





Elio Pecora

ANCORA APPRESTANDO LA CENA

Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l’amore grande che presto
venga a domarti
un lunghissimo tempo.
T’ascolto senza gridare
perché io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d’anima.
(Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d’ombra).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l’incauta felicità
la nota che s’alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.


9 commenti:

  1. Questa di Pecora forse l'abbiamo già pubblicata, di certo è una poesia che non capisco fino in fondo. Non so di che genere d'amore si stia parlando, in ogni caso solleva dolcemente qualche ricordo piacevole.

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  2. Serenella Tozzi4 giugno 2013 11:57

    Secondo me parla di un amore generoso
    (quello di lui) che lascia libera la sua donna di proiettarsi verso un futuro dove lui non figura.
    Evidentemente un amore partito senza impegno, salvo poi... (almeno per quanto riguarda il protagonista maschile).

    Una poesia piena di malinconica tristezza calata in un'immagine di serenità apparente.

    E' vero, era stata già pubblicata.

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  3. alla prima lettura avevo delle perplessità circa questa poesia poi, dopo la spiegazione di Serenella, mi è sembrata incantevole, ai non addetti ai lavori spesso è incomprensibile il linguaggio poetico.
    Ti devo proprio ringraziare cara Serenella perché in ogni occasione viene fuori la tua sensibilità e cultura doti che, pur non conoscendoti, si evincono da ciò che esprimi nei tuoi commenti e nei tuoi racconti.
    ciao e grazie perché adesso questa poesia mi è comprensibile.

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    1. Serenella Tozzi4 giugno 2013 12:38

      Si, Carla, hai ragione, è incantevole questa poesia, così come il sentimento che l'ha dettata.
      E ti ringrazio dei complimenti, in particolare per quanto riguarda i racconti: sono contenta che ti piacciano.

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  4. L'interpretazione di Serenella è poesia nella poesia, io cercavo di trovare l'amore per una figlia ma non mi pareva calzante, riletta così diventa commovente

    Grazie
    Marilena

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  5. Serenella Tozzi5 giugno 2013 22:18

    Un sorriso e grazie a te, Marilena.

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  6. Pessoa,le sue poesie sono come musica per le mie orecchie, uno dei poeti a me più cari, comprensibili e che ti arrivano subito al cuore.
    Ho iniziato bene oggi la mia giornata, leggendo queste bellissime parole.
    carpe diem - fatto

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  7. Ippolita la regina della litweb6 giugno 2013 18:09

    Pessoa Pessoa Pessoa
    io ho scritto e presentato questo su Pessoa e Pina Majone al maggio dei libri.
    C'è pure il video.
    http://trollipp.blogspot.it/2013/05/dettagli-da-frontiera-di-pina-majone.html
    Ciao

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  8. Serenella Tozzi7 giugno 2013 13:41

    Pessoa, l'uomo dalle molteplici identità identità che già a sei anni si scriveva delle lettere.

    Kavafis, un infelice omosessuale che amava la bellezza. Ieri attaccato, oggi studiato nelle scuole greche.

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