venerdì 14 giugno 2013

frame - Il caos dei nomi


IL CAOS DEI NOMI IN TESTA


14/06/2013
etichetta: la stanza di frame - supplemento salotto - narrativa - racconto



o come sono solo sulla terra
con i miei errori, i miei figli, l'infinito
caos dei nomi ormai vacui e la guerra
penetra nelle ossa!...
( G. Caproni )


L’altra sera dopo cena, mentre dormivo profondamente in poltrona, con la complicità di un buon bicchiere di Montepulciano di Controguerra e di un noioso dibattito politico alla televisione, sono entrato di soppiatto nella mia testa.
Volevo dare solo una sbirciatina al mio cervello e scoprire la fine di tutti quei nomi propri di persona, animali e città, che alla bisogna regolarmente mancano all’appello.
Mi aspettavo, a dire il vero, di trovare il solito disordine dentro il mio cranio, e pensavo di dover affrontare la confusione mentale di sempre. Temevo inoltre di scorgere l’abituale trambusto delle opinioni in continua trasformazione, e di ravvisare perlomeno un certo fermento e scompiglio tra i dubbi vaganti, i problemi irrisolti e la sfilza d’idee assurde sparse in ogni dove.
Ero pronto persino ad affrontare a viso aperto i miei propositi più ambiziosi che, stanchi di aspettare, esigevano una spiegazione alla loro mancata attuazione; invece ho dovuto constatare che tutta questa mercanzia giaceva abbandonata alla rinfusa, su vecchi scaffali polverosi e che la frenesia di un tempo era completamente scomparsa.
La grande massa cerebrale pulsante e in fermento come il magma di un vulcano in piena attività, era ridotta a un cumulo di materia gelatinosa, privo di forma e di consistenza. Molto simile a quella sbobba semiliquida che gli inglesi chiamano comunemente: “Blob”.
Di fronte a tale scempio, incredulo e sconcertato, tra l’indifferenza di sfaccendati neuroni che bighellonavano in giro con le mani in tasca e alla luce fioca e azzurrina delle esigue sinapsi in funzione, riuscii a ritrovare l’archivio dei nomi.
Il casellario era al suo posto. I cassetti c’erano tutti, compresi quelli delle ics, delle ipsilon, delle acca e delle cappa.
Ne aprii uno a caso e subito mi resi conto della grande confusione e del disordine che regnava nella mia memoria. Sembrava che qualcuno si fosse divertito a invertire l’ordine cronologico delle schede, infatti, non ebbi nessuna difficoltà a ritrovare tutti i nomi e perfino le immagini della gloriosa quinta “B”; anche le schede di commilitoni del CAR di Trapani erano lì a portata di mano, mentre erano scomparse molte pratiche relative al mio presente.
Rovistando tra le carte e nel tentativo di fare un poco d’ordine, mi ritrovai tra le mani la foto di un mio vicino di casa: un signore gentile che incontro tutte le mattine all’edicola. Anche il suo fascicolo intero era scomparso.
La conseguenza di questo disguido, che potrebbe ai più sembrare di poco conto, è che quando lo incontro per strada non ricordo mai il suo nome, e siccome sono testardo e non mi rassegno facilmente, per farmelo venire in mente, sono poi costretto a ricorrere a espedienti dei quali io stesso mi vergogno. Mi spiego meglio.
So per certo, non chiedetemi come mai perché non saprei rispondere, che il suo cane si chiama Lillo, la mia gatta invece è Lella, mia sorella non c’entra nulla ma è Ornella e suo marito, mio cognato per l’appunto, di nome fa Gabriele, ma lo chiamano Lino, proprio come quel signore che mi saluta sempre con il Corriere in mano.
Insomma, è stata una vera faticaccia rimettere insieme i “cocci della memoria”, tappare le falle, nascondere le crepe… No, non è stato per nulla facile e se si considera che ho dovuto lottare anche contro il tempo, perché temevo di svegliarmi da un momento all’altro, direi che ho compiuto una vera impresa.
Temo tuttavia che sia prematuro cantare vittoria e dare per scontato il risultato. Una di queste mattine, quando incontrerò quel signore all’edicola, spero proprio di poterlo salutare col suo nome, senza dover pensare a quell’antipatico di mio cognato che non vedo da vent’anni e non sento nemmeno più a Natale.
Nondimeno ho il sospetto d’aver commesso un’altra sciocchezza imperdonabile, infatti, prima di uscire dalla mia testa, ho avuto la poco brillante idea di dare una controllata anche al settore della poesia e per la fretta, penso di avere combinato un pasticcio, se non proprio un vero guaio.
Evidentemente ho fatto qualche errore, avrò premuto inavvertitamente qualche interruttore, perché adesso ho la rima che mi perseguita e non mi concede tregua. Oddio, per la verità questo piccolo difetto l’ho sempre avuto. Ora però è troppo e devo ricordarmi la prossima volta di rimettere tutto a posto, poiché quando prendo quella china, sono poi costretto a pensare al fegato*, che detesto anche a tavola, ma pare sia una delle poche parole in italiano, forse l’unica, a non avere lo straccio di una rima.


* Altre parole come  – uva- e  -stomaco- sarebbero senza una rima in senso classico. Poi bisogna intendersi e decidere se fegato, faccia o meno rima con “sabato” tanto per fare un esempio. Ma se si considerano le sillabe dall’accento tonico in giù, allora la rima non c’è, anche se le assonanze che si possono trovare sono molteplici.


16 commenti:

  1. io conoscevo personalmente una signora che aveva questo problema, ricordarsi alcuni nomi di persone, aveva escogitato il sistema di scrivere su foglietti questi nomi (li teneva in borsetta) e, all'occorrenza, li leggeva risolvendo così un grande cruccio che l'assillava.
    ciao Franco, buona giornata

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    1. Prendere appunti può essere utile, ma senti questa.

      -Nonno, ti piacciono ancora le donne?
      -Certo che sì, – rispose il nonno estraendo il taccuino – … ma non mi ricordo più perché!
      Oppure
      -Dottore soffro di amnesia.
      -Da quanto tempo?
      -Da quanto tempo cosa?

      A proposito, ma tu chi sei?
      ;-)

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    2. ahahahahahahaha

      che ridere, la prima l'ha detta Valerio?

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  2. Serenella Tozzi14 giugno 2013 11:54

    Un gran bel pezzo, divertente e sagace, scritto con geniale ironia su di un problema comune che avanza con l'età.
    Buongiorno Carla, buongiorno Franco e a tutti coloro che leggono.

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  3. Serenella Tozzi14 giugno 2013 12:02

    Mi è venuto in mente un suggerimento per risolvere il problema: portarsi appresso un nomenclator, come facevano nell'antica Roma.
    Era di solito uno schiavo o un liberto che suggeriva i nomi al padrone man mano che occorreva. Oggi, che bisogna inventarsi di tutto, potrebbe essere l'occasione per un nuovo mestiere. :-))

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    1. buongiorno a te Serenella e, naturalmente, a tutti quelli che frequentano il blog del nostro comune amico

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    2. Be' sai che ti dico, cara Serenella, mi hai convinto.
      Una bella badante, giovane e dotata di buona memoria potrebbe fare il caso mio.
      A proposito, salutami quella di nonna Pina. Come si chiamava la Signora?
      Devo averlo segnato da qualche parte sul mio taccuino ma non ricordo più sotto quale voce, tu che dici, sarà sotto la "b"?
      Ciao

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    3. Serenella Tozzi14 giugno 2013 21:14

      Ahahah, penso che la b possa andare bene. Io non me lo ricordo più il nome, anche se vado spesso da nonna Pina, però dovresti chiederlo a Pierluigi, lui senz'altro se lo ricorda.

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  4. Scrittura lineare e scorrevole, ironia nella giusta misura, accenno a un problema di memoria con fare sornione: ottima prova di saper usare la penna (o meglio, la tastiera del pc).
    L'unico impiccio di cui dovresti tenere conto è, a mio parere, l'uso smodato della rima. Sulla smemoratezza sono disposto a perdonare (forse perché ho lo stesso problema), ma sulla poesia non transigo: le rime, come le lacrime che inumidiscono tanti testi, sono deleterie e provocano effetti indesiderati, vale a dire la rottura traumatica di qualsivoglia rapporto sociale con l'autore :-))

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    1. Sono d’accordo, l’uso smodato della rima è sempre da evitare, ma per eliminare incresciose ricadute ho smesso di scrivere poesie. Faccio prima.
      Così il nostro rapporto di amicizia è “Salvo”.

      Ps: vedi come mi sono ridotto? A fare i giochini cretini con le parole ;-) Dovrò darmi al Sudoku.

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    2. Io invece non concordo per niente, sulla rima.
      Dovremmo allora buttare alle ortiche tutti i classici, dimenticando anche che le rime sono un ottimo metodo di memorizzazione.
      Come nelle filastrocche ad uso apprendimento dei piccini.
      L'essere allergici alle fragole, al latte o altro non comporta la messa al bando di tali alimenti per tutta l'umanità...
      Un evviva alla metrica e a tutte le sue creature!
      Mi esimo dal spiegare altri perchè dopo quanto letto...
      Sid

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  5. Carissimo, il tuo racconto mi è piaciuto tantissimo anche perché mi ci sono ritrovata. Hai decisamente uno stile brillante e molto ironico senza essere cattivo. Bravissimo. Ciao, un abbraccio Mina

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    1. Ma non mi dire... la sciùra Mina :-)
      Che bella sorpresa!
      Grazie della visita, felice ti sia piaciuto il raccontino.

      Ciao Franco

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  6. Quando scorro le pagine del blog avverto con sgomento la velocità con cui oggi tutto viene seppellito sotto la valanga del nuovo che incombe e risospinge il vecchio.
    Così anche negli altri social network ( Facebook, ecc. ).
    Un tempo, tanto tempo fa, una notizia o evento teneva campo per giorni, per mesi.
    La massa delle new entry è travolgente, tanto da farmi dar ragione all'analista per il quale non è possibile ricordare senza prima dimenticare.
    Perchè il nostro archivio mentale ha un limite di capacità e di sopportazione, poi si ribella ed entra in disordine.
    Con le conseguenze disastrose prospettate.
    Hai voglia di ricorrere con Frame a tecniche di memorizzazione.
    Cicerone col suo metodo delle stanze in successione ( v, Google ) oggi fallirebbe miseramente.
    le sue difese...
    Io però ci ho una tecnica collaudata: ci dormo sopra senza oltre arrovellarmi, sicuro che di tanto in tanto il ricordo ricercato riaffiorirà prepotentementente limpido.
    Che importa se poi non servirà più allo scopo...
    Comunque è certo che oggi so più cose di prima, il che mi ha aperto gli occhi su diversi orizzonti.
    E infine, sono anche contento di dimenticare, almeno mi sento meno simile ad una macchina infallibile.
    Il racconto?
    Intelligente e da diversa angolatura, ottimo stimolatore del pensiero laterale, quando appunto non si viene a capo di un ricordo.
    Sid
    P.S.: Intanto il nostro Wm ci dà una mano in concreto, col suggerimento < Ti potrebbero anche interessare >.
    Utilissimo aggancio a ripercorrere disastrose dimenticanze

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  7. Ma come ci sei finito da questi parti?
    Troppa carne sul fuoco nel blog? Talvolta ho anch'io questa sensazione, ma se guardo i numeri devo constatare che i post nel prima anno appena concluso sono meno di trecento. Considerata la pausa in cui sono rimasto solo, la media è quella canonica di una pubblicazione al giorno. Tutto sommato un media appena sufficiente per i ritmi web.
    Per quanto riguarda la rima, la mia era più che altro una provocazione. A me l'uso non dispiace affatto, soprattutto quando arriva spontanea. Sono anche favorevole all'uso dell'endecasillabo, perchè aiuta a riflettere su ogni verso, tuttavia sono contrario a certe forzature per far tornare i conti. Penso che nel terzo millennio certe regole, le più rigorose, possano restare nel cassetto.
    Insomma per intenderci, se un verso conta dodici o dieci, ma mi suona bene, oppure gli accenti non sono quelli canonici ebbene non mi danno e lascio perdere, che sarà mai, dopotutto in poesia sono ben altre le cose che contano.

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    1. Sono approdato a questo blog da poco tempo, e non sono riuscito ancora a compulsare tutto il postato.
      Non sono nemmeno alla metà dell'opera.
      Perchè sono uno che legge tutto, mi piaccia o meno.
      Chi pubblica ha diritto ad esser letto e magari commentato.
      Caro Frame, tieni in conto che da te si leggono testi impegnati, non facilmente liquidabili con un < bello >, < mi piace > ed altre fesserie.
      Sid

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