lunedì 17 giugno 2013

Gianni Celati - narrativa


Come fa il mondo ad andare avanti

17/06/2013
etichetta: racconti AA.VV. supplemento salotto


In un piccolo paese in provincia di Parma, non lontano dal Po, mi è stata raccontata la storia di un vecchio tipografo che s'era ritirato dal lavoro perché voleva finalmente scrivere un memoriale a cui pensava da tanto tempo.
Il suo libro avrebbe dovuto trattare questo argomento: come fa il mondo ad andare avanti.
Essendo in pensione, il vecchio tipografo andava in giro tutto il giorno sul motorino, e andando in giro leggeva tutte le scritte che vedeva. Infatti gli era sempre piaciuto molto leggere e aveva sempre pensato che, per capire come fa il mondo ad andare avanti, bisogna leggere molto.
Con il tempo però s'è accorto di non poter più mettere gli occhi quasi da nessuna parte senza trovare delle parole stampate da leggere. Pubblicità, insegne, scritte nelle vetrine, muri tappezzati di manifesti facevano che lui, dopo una mezza giornata fuori casa, avesse già letto migliaia e migliaia di parole stampate. Così tornando a casa non aveva più voglia né di leggere libri, né di scrivere; aveva solo voglia di guardare delle partite di calcio alla televisione.
Ha cominciato a pensare che non sarebbe mai riuscito a scrivere il suo memoriale, perché c'era troppo da leggere. Ma siccome, andando in giro sul motorino vedeva sempre più parole stampate, sempre più manifesti e scritte pubblicitarie dappertutto, un giorno gli è sorto il desiderio di sapere almeno cosa fosse successo: perché le parole da leggere in giro aumentavano sempre? Doveva essere successo qualcosa.
E andato a parlarne con un grande mercante che importava carne dalla Russia e che, andando spesso in quel paese, forse poteva sapere cos'era successo. Il commerciante gli ha detto soltanto che la gente crede di stare meglio mangiando sempre più carne, così lui doveva trovare tutta la carne che gli chiedevano e per quello doveva andare in Russia, dove però, che lui sapesse, non era successo niente.
Il tipografo è andato allora all'università di Parma. Qui trovava solo studenti che non ne sapevano niente, e professori che passavano la vita a parlare, e a forza di parlare secondo lui erano diventati tutti pazzi. Ha capito che neanche 1à non potevano aiutarlo.
Al pomeriggio spesso portava in giro la sua nipotina sul portapacchi del motorino, ed esponeva a lei il suo problema. La nipotina l'ha consigliato di andare a parlare con il suo professore di scienze che abitava fuori dal paese ed era anche un giovane inventore.
Il giovane inventore era uno con dei capelli lunghi fino alla schiena, che portava sempre un grembiule da meccanico. Ha detto al tipografo che non aveva mai riflettuto prima a quel problema e così hanno cominciato a pensarci.
Poiché secondo il tipografo bisognava sempre ripartire dal problema di come fa il mondo ad andare avanti, i tre sono ripartiti da quel punto. Ci pensano e discutono, giungendo a questa prima conclusione: che il mondo va avanti perché la gente ci pensa, cioè ci pensa a mandarlo avanti.
Però, come fa la gente a pensarci? Cos'è pensare? Allora i tre (in particolare la bambina che aveva una gran passione per gli studi scientifici) si comprano delle dispense scientifiche nelle edicole; una enciclopedia, dei libri, e cominciano a studiare. Imparano che gli impulsi esterni e interni sono una corrente elettrica che viaggia lungo i nervi passando per punti in cui debbono fare un piccolo salto, che sarebbe poi una depolarizzazione(2) come nelle batterie delle macchine, e così nel cervello non c'è altro che degli schemi elettrici sempre variabili.
Non so molto di questi loro studi, tranne le conclusioni fallimentari a cui sono arrivati, enunciate un giorno in un bar dal tipografo. Ha spiegato che nessuno può dire, e non c'è libro o enciclopedia che lo spieghi, in che modo uno riesce a ricordarsi di un piatto di minestra che ha mangiato il mese prima, dato che non c'è più traccia elettrica di quella minestra nel suo cervello.
I tre si dedicano allora ad esperimenti pratici con un encefalografo comprato dall'inventore in un'asta. Studiano i diversi tipi di onde cerebrali, secondo se uno dorme, se è sveglio, se ha sonno o è arrabbiato. Poi passano a far esperimenti con una pianta in un vaso.
Attaccano alle foglie della pianta due elettrodi(4) collegati con l'encefalografo, e vedono che la pianta reagisce in modi diversi quando qualcuno passa davanti. Le onde che si possono leggere sullo schermo dell'encefalografo, cambiano il loro tracciato secondo quello che fa o pensa la persona che sta davanti alla pianta. Un giorno, ad esempio, il giovane inventore ha dato uno schiaffo alla bambina, e il tracciato delle onde sullo schermo è diventato tutto a punti, come se la pianta si offendesse. Un'altra volta ha detto molte parole dolci nell'orecchio del portinaio della sua scuola, e sullo schermo sono apparse delle onde distese, come le onde del cervello d'uno che dorme.
Questi risultati spingono i tre a cercar di capire cosa pensa la gente, per mezzo d'una pianta e dell'encefalografo. Cominciano con il chiedersi: a cosa pensano ad esempio i ricchi ?
Si fanno prestare un furgoncino e di notte vanno ad appostarsi davanti alle ville dei ricchi nei dintorni del paese. Mentre la bambina e il tipografo sorvegliano la strada, il giovane inventore scavalca il muro e va a piazzare gli elettrodi sui rami d'un albero particolarmente vicino a una finestra della villa.
In quelle villette ci sono sempre alberi con rami che arrivano vicino a una finestra. Piazzando gli elettrodi su un ramo, i tre sperano di capire, attraverso le reazioni dell'albero, cos'ha in testa la gente sempre chiusa nelle villette a guardare la televisione. E ancora viva, già morta, o solo addormentata? Pensa, non ci pensa, o solo sogna che qualcosa succede?
Continuano a fare queste spedizioni per gran parte di un'estate, accumulando moltissimi diagrammi. Li confrontano tra di loro, li confrontano con altri diagrammi riportati sui libri, e alla fine capiscono di non capir niente di quello che succede.
Allora hanno l'idea di scrivere una lettera al sindaco, per illustrare tutti i loro fallimenti. Il sindaco passa la lettera all'assessore alla cultura, il quale organizza una conferenza pubblica sull'argomento che appassiona i tre: come fa il mondo ad andare avanti?
Viene chiamato a parlare un conferenziere che va in giro a far conferenze su tutto, sempre facendo riferimento alla sua infanzia e ai suoi ricordi. Quello in meno di un'ora risolve il problema, risponde alle obiezioni del tipografo, della bambina e dell'inventore, e conclude la conferenza. Il pubblico applaude contentissimo di sentire che là fuori c'è un mondo così facile da spiegare che uno se la può cavare in mezz'ora.
Poi tutti, appena escono dalla sala e si ritrovano in strada, dimenticano immediatamente quello che hanno sentito, il conferenziere dimentica quello che ha detto, e l'indomani nessuno ricorda neanche più il titolo della conferenza.
Nel piccolo paese tutto continua ad andare avanti come prima, a parte il fatto che ci sono sempre più parole sui muri, sempre più insegne, sempre più scritte pubblicitarie dovunque il tipografo giri gli occhi.


2 commenti:

  1. caspita che bel racconto, l'ho letto due volte per quanto mi è piaciuto, volevo gustarmi in pieno tutte le sottigliezze che vi sono contenute.
    lui, se non sbaglio, è nato a Sondrio (come me) e allora bravo Franco che mi hai fatto gustare un bel brano di una persona che ha le mie stesse origini, non c'entra niente ma, ciapi istess
    buona girnataaa

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    1. Sarà nato a Sondrio ma è considerato uno scrittore emiliano, infatti è cresciuto a Ferrara e si è laureato a Bologna. In ogni caso vorrei recuperare questo libro della Feltrinelli, "I racconti della pianura, e me lo voglio proprio leggere."
      Ciao

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